Sondaggio, viaggio, assaggio.
Qualche settimana fa ho attivato Cosa è Voce Scritta?, il sondaggio che mi ha aiutata a esplorare l’espressione Voce Scritta attraverso lo sguardo generoso di persone che non conoscono il mio lavoro oppure che, su mia specifica richiesta, si sono espresse indipendentemente dalla mia attività.
Le risposte sono state – mi ripeto, con molta gioia e gratitudine – meravigliose: illuminanti, spiazzanti, arricchenti.
Per questo motivo ho scelto di condividere, in accordo con le autrici e gli autori, il multiforme e coloratissimo caleidoscopio dei contributi inviati, che mi ha anche portata a conoscere meglio le persone con cui ho dialogato.
Ci sono contributi essenziali, contributi argomentati, contributi poetici, contributi tecnici, contributi istantanei, contenuti decantati, contributi con tagli ancora diversi e tutti con approccio molto personale: ciascuno di essi è un piccolo germoglio dal quale, chissà, forse nasceranno altri germogli, e poi alberi, foglie, fiori, frutti.
Ho già anticipato qualche spunto raccogliendo, come prima sintesi, il Viaggio a Voce Scritta in 7 passi.
Ora procedo condividendo la proposta di partenza e la corposa raccolta dei contenuti originali pervenuti, per i quali sono davvero immensamente grata a ciascuna e ciascuno di voi.
I contributi che seguono non hanno un ordine particolare, né alfabetico né per tipologia o altri parametri: vorrei fossero letti come una antologia, o meglio come una conversazione corale che – per chi lo desidera – può proseguire nei commenti.
Cosa è Voce Scritta? Cosa ti suggerisce questa espressione? Quale definizione daresti, anche senza conoscere il tema come lo propongo dalla mia prospettiva specifica?
«A livello di pura suggestione l’idea di Voce Scritta mi rimanda al racconto orale, a un modo per fissare (come una farfalla infilzata nella cassetta entomologica) il racconto delle caverne, delle stalle, delle osterie, delle ninne-nanne… “Scripta manent”, la parola scritta che resta ferma lì, infilzata nell’attimo». Andrea Cocciardo
«Per me Voce Scritta è la capacità di far emergere una voce che si riconosca attraverso la scrittura. Non riguarda solo lo stile, ma il modo in cui idee, esperienza e visione personale prendono forma nelle parole. Quando la scrittura funziona davvero, non trasmette soltanto informazioni, trasmette una presenza, un punto di vista. La definirei così: la coerenza tra pensiero, identità e linguaggio che rende un messaggio autentico e riconoscibile anche sulla pagina». Elisa Modica
«Che definizione darei di Voce Scritta? Una maniera per ascoltarti, senza avere paura di metterti a nudo, sempre e comunque in una prospettiva di amore, comprensione e valorizzazione di te stesso/a». Elisa Verrecchia
«Voce Scritta è il dentro che diventa parola, che si trasforma in inchiostro. È dare corpo al pensiero, è permettergli di respirare ed esplorare. È il seme che, con cura e attenzione, germoglia». Cinzia Canali
«Forse è il modo per riuscire a mettere per iscritto il pensiero del proprio bambino interiore e la voce (appunto) del proprio inconscio. Avevi detto che serviva a scrivere cose nuove usando ciò che si ha già. Ciò che si ha già è il dialogo interiore, mischiato alle proprie esperienze». Riccardo Vagli
«Se dovessi dare una definizione istintiva all’espressione Voce Scritta, senza conoscere la tua prospettiva specifica, direi questo: per me la Voce Scritta è il momento in cui il pensiero trova una forma stabile, in cui il pensiero si cristallizza in una forma e struttura visibile/tangibile… È la trasformazione della voce interiore in qualcosa che può essere condiviso, attraversare il tempo e generare dialogo anche in assenza di chi l’ha pronunciata. In questo senso la scrittura non è solo comunicazione, ma estensione della presenza ossia una voce che continua a parlare anche quando chi l’ha generata non è più nella conversazione… o nel tempo presente». Luca Colombo
«Voce Scritta è un richiamo a rendere tangibile qualcosa che non può essere visto, ma solo sentito. La capacità di mettere su carta qualcosa che rischierebbe di perdersi, e farlo con la propria voce, con il proprio essere, con la propria persona». Sara Moroni
«Se dovessi definire in modo intuitivo Voce Scritta, direi che è l’identità in parole. È il modo in cui una persona o un brand riescono a farsi riconoscere attraverso il linguaggio: scelta dei termini, ritmo delle frasi, tono con cui si rivolgono all’esterno. Nel mio lavoro di brand designer mi accorgo spesso che la chiarezza dell’identità visiva e quella della scrittura sono profondamente legate (nel mio metodo faccio una piccola parentesi sulle parole, ma poi rimando ai professionisti). Quando un brand sa chi è, cosa vuole dire e a chi sta parlando, questa consapevolezza si riflette sia nelle immagini sia nelle parole. Per questo penso alla Voce Scritta come a una componente dell’identità: non solo ciò che si dice, ma anche come lo si dice». Clara Urbani
«Sarò ermetica, come è nel mio stile. Voce Scritta mi suggerisce “dare una forma alle parole”, è la prima cosa che mi è venuta in mente». Veronica Berselli
«1) Cosa è Voce Scritta? La Voce Scritta è la traccia che resta quando la voce se ne va. È il calore della parola quando ha già lasciato la bocca e si è fatta strada sulla carta, o sul vetro luminoso di uno schermo. Non è semplicemente scrittura: è il timbro, il respiro, la postura morale di chi scrive. È quella cosa misteriosa per cui, leggendo tre righe, riconosci qualcuno come si riconosce un passo sulle scale. La Voce Scritta non è soltanto stile. Lo stile è il vestito, talvolta elegante, talvolta stropicciato. La voce è il corpo sotto il vestito: l’intenzione, l’ironia, la malinconia, la rabbia, la generosità. Quando qualcuno trova la propria Voce Scritta succede una cosa semplice e rarissima: la lingua smette di essere un utensile e diventa una casa. E allora la scrittura non è più soltanto comunicazione ma presenza. Anche quando l’autore è lontano, anche quando è morto da cent’anni, anche quando scrive in una stanza silenziosa alle tre del mattino. La Voce Scritta è ciò che rimane acceso. 2) Cosa ti suggerisce questa espressione? Voce Scritta mi suggerisce una contraddizione fertile, come certi paradossi che fanno lavorare la mente. La voce è aria, vibrazione, un animale rapido che passa e scompare. La scrittura invece è lenta, sedimenta, si ferma sulle pagine come polvere luminosa. Mettere insieme le due cose significa tentare di fermare il vento senza smettere di farlo soffiare. Mi suggerisce anche un gesto artigianale. Come un liutaio che accorda uno strumento invisibile: la lingua. Ogni persona parla, ma pochi accordano davvero ciò che scrivono. Quando accade, la frase smette di essere soltanto informazione e diventa riconoscibile, come una voce al telefono tra mille. E forse suggerisce anche una forma di responsabilità. Perché la voce, quando diventa scritta, non può più nascondersi. Rimane lì, davanti agli occhi di chi legge, come una piccola dichiarazione di esistenza: “questo sono io, almeno per queste righe”. 3) Quale definizione daresti? Direi che la Voce Scritta è l’impronta digitale della lingua. Non è quello che diciamo, ma il modo in cui le parole si dispongono quando passano attraverso di noi. È il punto preciso in cui biografia, carattere, letture, ironia e ferite si mescolano e diventano frase. È anche una forma di riconoscimento reciproco. Quando trovi la Voce Scritta di qualcuno, succede qualcosa di molto antico: capisci che lì dietro c’è una persona. Non un algoritmo, non un manuale di istruzioni, non un comunicato aziendale, ma una presenza viva che prova a dire il mondo con le proprie parole. Se dovessi dirlo in modo semplice: la Voce Scritta è quando la scrittura smette di sembrare scrittura e comincia a sembrare qualcuno che parla con te. Anche in silenzio. Anche a distanza. Anche molti anni dopo». Ricardo Antonio Piana
«Ci vuole coraggio, fatica e costanza per dare vita alla propria Voce Scritta. In realtà, sembra una contraddizione: un suono che corre, imprigionato su un foglio, pagina, video di un terminale. La verità è che, chi riesce a scrivere, rende la voce immortale e le dona ali per arrivare ovunque. La Voce Scritta è l’essenziale che ti rapisce. È ciò che rimane quando togli la struttura, la tecnica e tutto ciò che chiunque, con studio o talento, può ottenere: è la tua firma. La Voce Scritta non si trova. Tempo, lavoro e resilienza aiutano a scavare e far emergere ciò che era già lì e si nascondeva dentro di noi». Emanuele Ghidoni
«La Voce Scritta.
Cos’è la voce?
Un suono, più suoni!!
Aria che inspiriamo, anonima, pura.
Una melodia, restituiamo a chi ci ascolta.
Una Voce Scritta, è un suono che nasce dentro, sono note musicali che sbocciano nella mente, come immagini, nel cuore come un ritornello che ti prende e non ti molla più.
Una Voce Scritta è per sempre, puoi leggerla e rileggerla, puoi immaginare il suono che più ti appartiene, che più descrive ogni singola parola.
Una Voce Scritta la puoi interpretare, puoi creare più scene, più storie abbelliscono la tua vita, tutto nasce da te, lettore, dal tuo stato d’animo, dalla voglia che hai di farti coinvolgere, di diventare co-protagonista.
La Voce Scritta…
È responsabilità, è una nostra scelta, selezioniamo i pensieri, ricerchiamo le parole che illuminano ed emozionano chi ci leggerà.
Responsabilità, perché abbiamo deciso di comunicare uno o più concetti.
Quando scriviamo, siamo consapevoli che chi ci legge ha un suo pensiero, ha una sua posizione, ha una sua sensibilità, una comprensione che non sarà mai la nostra, per cui dobbiamo cercare di essere i più semplici possibile, dobbiamo accettare i feedback, qualunque essi siano.
Quando scriviamo, qual è la nostra intenzione?
Vogliamo spiegare?
Vogliamo insegnare?
Vogliamo trovare un dialogo?
Vogliamo instaurare relazioni nuove, far avvicinare al nostro pensiero, nuove persone?
La nostra Voce Scritta deve creare fiducia, se vogliamo creare una community, se vogliamo che ci dia conversazione, scambio di opinioni, dobbiamo cercare di costruire un ambiente sicuro per chi ci legge, che sarà sempre il benvenuto, sicuro per noi, per continuare ad essere liberi di pensare, di scrivere».
Federico Riolfo
«La definizione Voce Scritta mi fa venire in mente la capacità, la consapevolezza di sapere come tradurre in un testo quello che abbiamo nella testa, a seconda delle circostanze in cui questo testo deve essere utilizzato, che può essere utile comunicare. Può essere ad esempio pubblicare un post su LinkedIn, inviare una email commerciale, mandare un messaggio WhatsApp, scrivere un articolo, spedire una newsletter». Fabio Banzato
«Per me Voce Scritta significa mettere nero su bianco ciò che nasce da dentro di sé: emozioni, pensieri, esperienze e il proprio sentire più autentico. È una forma di espressione personale in cui la scrittura diventa un canale per dare forma a ciò che spesso rimane invisibile o non detto. La Voce Scritta è, per me, una discesa dentro sé stessi che permette poi una forma di trascendenza: qualcosa di intimo prende forma nelle parole e diventa condivisibile. In questo senso, la parola scritta è la voce di qualcuno che, pur nel silenzio della pagina, diventa voce parlante nella mente di chi legge». Roberta Acella
«La Voce Scritta è il timbro, è quel graffio sulla carta che permette al lettore di dire: “Ah, ma questo è proprio lei!”. Questa locuzione evoca tre concetti fondamentali. Suggerisce che il testo possiede una consistenza tattile. Ci sono scritti che sono velluto, altri che sono carta vetrata, altri ancora che sanno di sole mediterraneo. La Voce Scritta dà corpo all’astrazione. È la capacità di far sentire il ritmo. Suggerisce pause, accelerazioni, respiri affannosi o silenzi solenni. È musica per gli occhi. Nel mercato odierno, saturo di rumore bianco e di intelligenze artificiali scialbe, la Voce Scritta suggerisce presenza umana. È il rifiuto dell’omologazione, è il trionfo della personalità sull’algoritmo». Suzana Amalia Nemeș
«Voce Scritta è per me un gesto rivoluzionario. In tempi in cui tutti dicono quello che pensano ti obbliga a pensare a quello che stai per dire». Giuseppe Laregina
«Voce Scritta mi suggerisce un pensiero scritto ma con il calore e la semplicità del parlato, meno articolato, più diretto. Voce Scritta è anche un parlato ordinato, preciso, tipico di un testo scritto bene. Voce Scritta però mi fa pensare anche ad un contenuto, più precisamente un dialogo scontato: mentre parli so già dove vuoi andare a parare, conosco già il finale perché è già “Scritto”. Ci tenevo a partecipare perché è stato un ottimo momento di riflessione». Giovanni Argiuolo
«Per me Voce Scritta è la capacità di far risuonare e vibrare i nostri pensieri con parole che rimangono impresse e hanno così la possibilità di avere un tempo infinito per propagarsi. Voce Scritta è l’opportunità di lasciare ai nostri pensieri sentieri da percorrere per raggiungere paesaggi sconfinati da ammirare con stupore». Barbara Sala
«La mia Voce Scritta. Proverò a spiegare cosa rappresenti per me la Voce Scritta iniziando col dire cosa non è. Non è un esercizio di stile, non è un monologo autocelebrativo né il rumore sul foglio. La Voce Scritta è uno spazio di relazione e di trasformazione che si muove attraverso il coraggio della scoperta, lontana da ogni forma di giudizio. È un atto di responsabilità e di cruda onestà che si assume il rischio di camminare sulla linea sottile tra la luce e l’ombra, tra ciò che già conosco e ciò che ancora non mi appartiene. In questo equilibrio la scrittura smette di essere un peso e diventa il mezzo per abitare le mie contraddizioni con leggerezza. È un respiro trattenuto a lungo a cui ho deciso di dare un volto e che preme per trasformare il battito accelerato del cuore nel ritmo lento e costante dell’inchiostro. La immagino come il fluire dell’onda nel mare tra le pieghe del tempo. Scrivo per tramutare il silenzio in parola, rendendo “leggere” le zavorre dell’anima, proprio come la foglia che impara a cadere con coraggio, sapendo che il vento la trasformerà in volo, offrendole nuove direzioni. Scrivo con il desiderio che il lettore non si limiti a guardare i segni neri tra il bianco, ma possa ascoltare il tremore tra una riga e l’altra, sentire il profumo di un’emozione che sboccia ed emozionarsi, ritrovando in un mio verso quel pezzetto di sé che non riusciva a nominare». Daniela Pisanu
«Per me Voce Scritta è il punto in cui la parola trova forma senza perdere movimento. Non è la trascrizione di ciò che direi, e non è nemmeno un esercizio di stile: è uno spazio in cui il pensiero si chiarisce mentre prende corpo. La Voce Scritta non delimita, orienta. È un confine che non chiude, ma permette di vedere meglio da che parte sto. È presenza che si fa traccia. Rita Bellussi
«La Voce Scritta è l’impronta digitale, unica e irripetibile, che lasciamo sulla carta (o su uno schermo) nel dare forma comunicativa a ciò che è dentro di noi (pensieri, emozioni, sensazioni), affinché ne resti traccia. È cosa diciamo e come lo diciamo: è il ritmo delle nostre frasi, la scelta delle parole, quel particolare modo di guardare il mondo che traspare tra una riga e l’altra, il nostro stile di punteggiatura, il tono autentico e riconoscibile che fa sì che chi legge dica: “Sì, è lui/lei!”, allo stesso modo in cui le persone a noi vicine, se ci sentono parlare, anche senza vederci, ci riconoscono dalla voce, perché può essere solo nostra, ci appartiene e ci contraddistingue. Non ci occorre, dunque, ambire ad assomigliare a nessun altro, anzi! Ma può servirci a volte trovare in noi il coraggio di usarla, questa nostra voce». Anna Salzano
«La Voce Scritta è ciò che resta di una persona quando la sua presenza non c’è. Voce e scrittura non sono la stessa cosa. La voce, in senso proprio, è immediata, non mediata, accade nel momento. La scrittura invece è una tecnica: richiede distanza, scelta, costruzione (checché ne pensino molti aspiranti scrittori che incontro?). La Voce Scritta è questa tensione: è il tentativo di far passare qualcosa di vivo dentro un mezzo che, per natura, è filtrato e artificiale. Non è solo stile, né una questione di parole ben scelte. È una coerenza più profonda, che tiene insieme i testi anche quando cambiano i contesti. La riconosci perché crea familiarità: la incontri in una mail, in un post, in una pagina più lunga, e capisci che è la stessa persona, anche senza firma. Non la chiamerei autenticità, che è una parola spesso abusata. È piuttosto una forma che si stabilizza nel tempo: un modo ricorrente di selezionare, tagliare e restituire la realtà attraverso il linguaggio. Se dovessi dirlo in modo semplice: Voce Scritta è una struttura che ha preso corpo. Se cambia troppo facilmente per adattarsi a tutto, allora non è una voce. È solo superficie. Per come la vedo io la scrittura è sia tecnica sia tecnologia, ma con una differenza sottile:
la tecnica riguarda il “come” scrivo, la tecnologia modifica il “cosa diventa possibile pensare e dire”. In questo senso la scrittura non è solo uno strumento che usiamo, è anche qualcosa che ci usa, nel senso che struttura il modo in cui organizziamo l’esperienza. La Voce Scritta, allora, mi sembra stare proprio lì: nel punto in cui qualcosa di vivo passa attraverso una struttura che inevitabilmente lo trasforma, ma senza perdere del tutto la sua riconoscibilità. Se regge questa tensione, emerge una voce. Se si sbilancia troppo da una parte, resta o pura spontaneità (che si disperde) o pura costruzione (che suona vuota)». Roberto Errichelli
«Ti do subito una risposta, perché è quello che mi ha trasmesso questa definizione quando ti ho incontrata qui [su LinkedIn]. Voce Scritta mi fa pensare a una ricerca che vada oltre al “sapere scrivere” bene, per trovare anche il modo di rendere il proprio modo di scrivere unico e riconoscibile, proprio come la nostra voce personale. Non un modo di scrivere, ma il nostro modo di scrivere e di trasmettere la nostra unicità». Marco Fasoli
«La Voce Scritta è un rapporto tra un “essere vivente” che si esprime tramite un carattere permanente ed un “essere umano” che può non esprimersi, ma utilizza lo scrivere per non dimenticare il suo passato. Tale situazione non è generale, è rivolta a quegli individui che prima di esprimersi si analizzano per non lasciare tracce del confondersi». Antonio Zilio
«Voce Scritta è l’occasione più propizia per allenare la propria capacità di tradurre in forma scritta tutto ciò che ci passa per la testa, siano questi banali pensieri, complesse riflessioni, aneddoti esperienziali, progetti professionali, emozioni di gioia o di dolore, fantasie e sogni. Voce Scritta è introspezione e atto liberatorio al contempo, è magia per chi scrive e per chi legge». Vincenzo Parlavecchio
«Parola scritta e pronunciata dalla stessa mano e voce che l’ha impressa, quasi miniata, graffita sulla materia viva: respirare sul ritmo impresso dallo scrittore, pensare al respiro del lettore in un gioco di specchi e controspecchi che liberi le idee nello spazio». Andrea Villa
«La Voce Scritta è la tua impronta digitale: semplicemente sei tu, in una forma diversa da quella fisica. A tutti noi è capitato di sentire nella nostra testa o nel nostro cuore la voce di qualcuno che, in quel momento, non è fisicamente al nostro fianco. La abbiamo riconosciuta dal tono, dalla scelta lessicale, dal ritmo delle parole che si fermano o corrono. La Voce Scritta è la stessa cosa, ma su un supporto visivo: il tono e la scelta delle parole restano, la punteggiatura detta il ritmo, il risultato finale non cambia. Ci si riconosce. Si viene riconosciuti. Personalmente è una cosa che faccio quasi senza sforzo da quanto ero piccola, ma non sempre è così semplice per tutti. Serve ascolto – degli altri, di se stessi – prima di usare la parola. A volte serve una messa a fuoco, a volte strumenti di base per farlo, ma lei è lì, per tutti. Va solo riconosciuta in sé e negli altri». Laura Simioli
«Per me la Voce Scritta è un impegno, una promessa e un lascito. La voce parlata è presenza che svanisce, la Voce Scritta è assenza che permane. Perché ciò che scrivi resta oltre te, oltre il corpo, oltre i confini del tempo vissuto. È una forma di identità che sopravvive al corpo. In questo senso, ogni testo è una specie di eco senza origine immediata, una voce che continua a parlare anche quando chi l’ha prodotta non c’è più, come suggeriva un tempo Jacques Derrida. La Voce Scritta è un’impronta della vita, diversa per ciascuno di noi, unica e necessaria per l’evoluzione della nostra storia comune». Aurora Nina Allegra
«Voce Scritta
è la voce che ti parla
leggendo fogli scritti a mano
consumati dal tempo».
Isabella Pattarini
«Voce Scritta… non posso fare a meno di partire dall’analisi delle due parole: Voce = mezzo attraverso il quale comunichiamo idee, sensazioni, sentimenti, pareri. Il tutto parlando con linguaggi e suoni assolutamente personali e diversi da individuo a individuo. Scritta = mezzo attraverso il quale comunichiamo le stesse cose, ma a distanza utilizzando parole e segni convenzionali apparentemente uguali per ogni individuo. Il mettere insieme queste due parole mi fa pensare a una comunicazione asincrona dove si riesca comunque a far passare l’unicità dell’individuo. Dovendone dare un’unica definizione, direi empatia a distanza». Andrea Araudo
«L’espressione Voce Scritta mi fa pensare a una scrittura in cui si sente che c’è qualcuno, non solo qualcosa. Mi fa pensare a una voce che diventa riconoscibile perché prende corpo nelle parole e così lascia una traccia e restituisce un’identità e un’intenzione al suo autore». Federica Ronci
«Definirei l’espressione Voce Scritta come la trascrizione dell’umano: quel momento in cui la scrittura smette di essere grammatica e diventa testimonianza, respiro, presenza. È la voce di chi non ha voce, di chi sceglie il silenzio della pagina per farsi sentire più forte». Piero Podda
«La Voce quando è Scritta è parola, linguaggio, comunicazione che rimane. Sul pratico è la concretizzazione del pensiero ed il primo passo del processo creativo». Giorgia Iezzi
«Voce Scritta. La prima cosa che mi viene, leggendo questa espressione, è quasi una contraddizione, ma di quelle che si sciolgono subito, appena ci pensi un momento. La voce è fiato, è vibrazione, è qualcosa che nasce e muore nell’istante stesso in cui viene emessa. La scrittura invece resta, si lascia rileggere, occupa uno spazio nel tempo. Eppure Voce Scritta non suona strana. Anzi, suona vera. Credo sia perché conosciamo quasi tutti quella sensazione, almeno una volta nella vita, di leggere qualcosa e sentirsi improvvisamente capiti. Non dal contenuto in sé, ma da qualcosa che sta sotto, tra le righe, in un ritmo o in una scelta di parola che ci tocca senza che riusciamo a spiegare bene perché. Come se qualcuno ci parlasse senza vederci, e tuttavia ci vedesse. Ecco cosa mi suggerisce, allora, Voce Scritta: è quella parte di noi che affiora quando scriviamo, spesso senza che ce ne accorgiamo. Non è la parte che scegliamo di mostrare, quella che controlla e corregge e vuole fare bella figura. È qualcosa di più involontario, e per questo, di più vero. È la traccia di chi siamo davvero, non di chi vorremmo sembrare. E forse è anche per questo che scrivere, per molte persone, fa paura. Non perché sia difficile. Ma perché lascia un segno di sé che non svanisce nell’aria. Se dovessi darne una definizione, direi così: Voce Scritta è il modo in cui una persona rimane sulla pagina anche quando ha smesso di scrivere». Camilla Scatena
«Voce Scritta. Quando ci penso, mi viene in mente che abbiamo una voce interiore che continua a parlarci. “A volte ci aiuta, a volte no. A volte ci compiace, a volte no. A volte ci fa andare oltre l’immaginazione e i sogni, a volte ci dice che non si può. “Non so se sia esattamente la nostra unica voce, ma sicuramente fa parte di noi. E proprio perché è parte di noi, credo che scriverla su un foglio, attraverso un gesto grafico, possa aiutarci a restituirle dignità o semplicemente a renderci consapevoli che esiste. Sì, perché prima di esprimerla fisicamente attraverso le corde vocali, la voce inizia dentro di noi. Un processo tanto complesso da comprendere, quanto semplice nel modo in cui avviene. Non è sempre importante se la scriviamo prima o dopo averla pronunciata: potremmo dire che la scrittura stessa è una forma di emissione. Provoca la trasmissione di qualcosa che è dentro di noi verso l’esterno, coinvolgendo anche il senso della vista. E proprio la vista ci aiuta a rielaborare meglio la nostra voce interna. In prima battuta aiuta noi stessi, ma poi si riflette anche sulle altre persone e nei rapporti con loro, stimolandole a essere maggiormente consapevoli delle proprie voci interiori. Per questo ritengo che, in molte situazioni, la Voce Scritta possa essere un ottimo supporto per quella orale. Le conferisce un valore aggiunto e un senso maggiore di efficacia, proprio perché, scrivendo, abbiamo già compiuto un processo preventivo di comprensione e rielaborazione di ciò che desideriamo comunicare». Manuel Peruffo