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Fili di Voce Scritta

Parole in bio

Lavoriamo alla tua presentazione, concentrata o estesa, da inserire nei social o in altri contesti sia online sia offline.

«Un viaggio tra le parole con la guida profonda, delicata e attenta di Federica che sfiora i tasti della tua identità per farla emergere con parole tue».

Come possiamo presentarci al meglio, attraverso un testo più o meno breve o esteso?

A chi vogliamo rivolgerci?

In quale contesto vogliamo prenderci il nostro spazio?

Quale obiettivo vogliamo raggiungere?

Quali aspetti vogliamo trasmettere di noi?

E così via.

Sono alcune domande a cui è bene rispondere prima di produrre qualsiasi bozza di bio.

Tra parentesi: bio è la forma abbreviata – o, più precisamente: accorciata – di biografia, una denominazione storica che contiene sia innumerevoli testimonianze del passato, sia altrettante e ulteriori possibilità di sviluppo.

Ad esempio: oggi la bio può essere presente nelle situazioni più diverse, sia online sia offline.

Ma procediamo, e torniamo alla coppia-principe di verbi che ci guida nelle parole scritte per la comunicazione professionale e, nello specifico, anche in questo percorso verso la bio: essere, fare.

Come spesso accade, tra l’essere e il fare c’è di mezzo – risulta agevole prendere in prestito l’espressione – il mare.

O meglio: tra l’essere e il fare c’è in mezzo una chiara presa di coscienza, supportata dalle parole scritte come strumento e guida.

Oppure ancora: tra l’essere e il fare c’è di mezzo un viaggio.

Tra l’essere e il fare, c’è di mezzo un camminare.

Potremmo apportare una piccola modifica, e scrivere:

dall’essere
al fare
c’è di mezzo
un camminare.

Ma quale viaggio, quale camminare?

E cosa c’entra con la nostra bio?

Per costruire la nostra bio abbiamo bisogno di un lavoro a monte, che prenda avvio dal nostro essere e ci riconduca con rinnovata consapevolezza a valle, al nostro fare.

Come comunicano e si nutrono fra loro il nostro essere e il nostro fare?

Possiamo scoprirlo attraverso un cammino condiviso – al contempo molto pratico e profondo – di parole dialogate, scritte, ritrovate, per farlo confluire nella nostra bio.

Vuoi approfondire questo approccio?

Vuoi lavorare alla tua nuova bio attraverso un cammino di piena coscienza, capace di accedere sia a ciò che sta a monte, sia a ciò che sta a valle?

Scrivimi qui per concordare un incontro informativo.

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Fili di Voce Scritta

Parole essenza

Grazie a questa esperienza di scrittura in versi, la dimensione personale si apre per portare beneficio alla dimensione professionale.

«Se già lo fai, di parlare con te stesso, il suo percorso, la “mappa” come la chiama lei, va così in profondità che ti porta dove non ti saresti mai aspettato di poter arrivare. Noi abbiamo dato ampiezza al dialogo, grazie alle parole che hanno preso forma durante l’incontro. Ma volendo si può focalizzare il percorso contestualizzandolo all’occorrenza professionale».

Parole dense, scritture brevi, testi essenziali: a cosa servono?

Per paradosso, una buona scrittura breve sostiene e nutre la scrittura estesa.

Ad esempio: hai mai provato a scrivere un haiku o un petit onze?

Oppure: hai mai letto un haiku o un petit onze con una prospettiva professionale, che non escluda gli intenti poetici?

Chiarisco subito: la scrittura professionale, in cui posso accompagnarti attraverso un percorso personalizzato, non è scrittura poetica, ma da questa può trarre molti insegnamenti.

Ho progettato un laboratorio dedicato alle scritture brevi, con applicazione a due tipologie di testi in versi.

Imparare a concentrare in poche parole uno o più concetti rilevanti aiuta sia chi scrive, sia chi legge.

Scrivere un testo denso aiuta a selezionare sempre meglio le idee, a non disperdere energie, a focalizzarsi sul messaggio da trasmettere, oltre che sul destinatario e sull’obiettivo.

Leggere un testo denso è l’azione complementare allo scrivere: aiuta a smontare i meccanismi, a riconoscere le strutture, ad acquisire nuovi strumenti per la nostra comunicazione scritta.

Per alcuni mesi, interessata anche agli aspetti storici, culturali e filosofici, ho studiato la forma poetica dell’haiku e l’ho sperimentata in modo costante scrivendo ogni giorno.

Attraverso l’esperienza con l’haiku ho assorbito sia la dimensione letteraria, che ora fa parte del mio bagaglio personale, sia la dimensione legata in modo specifico alla scelta delle parole e al loro intreccio, che ho riversato nelle mie competenze di scrittura professionale.

Rispetto all’haiku, il petit onze è per me una scoperta più recente a cui ho dedicato il progetto trasversale #PetitOnzers.

Mentre l’haiku, quello vero, ha diversi e vincolanti parametri formali e filosofici da seguire che ho scelto di non affrontare nel mio laboratorio – lavoriamo soprattutto sulla densità dei concetti e sulla brevità del testo – il petit onze ha una natura del tutto diversa.

Non ho trovato una documentazione storica precisa sull’origine del petit onze, ma me ne sono innamorata subito.

È una forma di testo in versi semplice e aperta, che si presta molto bene alla pratica di una scrittura breve selettiva, focalizzata, centrata.

Anche nel caso del petit onze non ci concentriamo sugli aspetti poetici, ma sulla ricerca delle parole, sulla loro collocazione in una struttura assegnata, sui passaggi logici – abbinati alla dimensione immaginativa e creativa – attraverso cui nasce il testo.

Non mi basta questo spazio per raccontarti ogni dettaglio: ti propongo di farti una prima idea visitando il laboratorio Verso l’essenza: scritture brevi.

Possiamo anche progettare un percorso del tutto personalizzato: ad esempio può essere più esteso per durata e argomenti, può prevedere vari livelli di approfondimento, può rivolgersi a pubblici diversi – dai professionisti agli appassionati, dai bambini agli adulti, con partecipazione individuale o di gruppo.

Ti piacerebbe saperne di più?

Ti invito a scrivermi per concordare un incontro informativo in cui possa rispondere alle tue domande e soddisfare – o far crescere ancora – la tua curiosità.

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Fili di Voce Scritta

Parole e curriculum

Il curriculum vitae rimane essenziale, pur non essendo più l’unico strumento per comunicare la tua dimensione professionale.

«Ciò che mi ha spinto a revisionare il curriculum vitae è stata la voglia di trasmettere chi sono diventato in questi anni. Grazie a te ho trovato le parole giuste non solo per il CV, ma anche per i colloqui e in questo modo ho trovato persone più in linea con la mia filosofia di vita».

Quale ruolo ha oggi il curriculum vitae?

Il curriculum vitae attinge non solo al nostro fare, ma anche al nostro essere.

Il CV è parte della nostra voce personale e professionale.

Ci sono molte strade attraverso cui possiamo incontrare nuovi datori di lavoro, potenziali partner oppure altri interlocutori rilevanti che fanno parte della nostra rete professionale.

Sappiamo bene come il curriculum vitae non sia più, da tempo, l’unica strada che abbiamo a disposizione per presentarci dal punto di vista professionale e personale: esistono LinkedIn, i social, i siti con blog e altre piattaforme di condivisione e conversazione, che possiamo considerare come elementi del nostro CV diffuso.

In correlazione a questi spazi aperti, che ci consentono di mostrare molteplici sfaccettature del nostro essere e fare, il curriculum vitae rimane un documento di sintesi essenziale perché il nostro destinatario si formi una prima idea su di noi.

Con riferimento alla mia esperienza personale e professionale immagino un curriculum vitae letto da una persona, selezionato velocemente fra tanti altri.

Cosa permette al nostro curriculum vitae di non essere cestinato ma, al contrario, di produrre un certo impatto, un preciso risuonare?

Il CV deve esprimere con efficacia più livelli: ha la funzione sia di trasmettere le nostre competenze specifiche, sia di presentare le caratteristiche della nostra personalità in un contesto professionale.

Di certo il CV non basta: in un momento successivo è indispensabile, ad esempio, la fase del dialogo diretto, con gli approfondimenti adeguati ad ogni specifico contesto.

Quando, durante il laboratorio dedicato al curriculum vitae, lavoriamo alla stesura o alla revisione del documento, partiamo dal qui e ora per ottenere un contenuto capace di rappresentare la persona nella sua essenza attingendo dalla sua storia nello spazio-tempo, in modo simile simile a ciò che fa una buona fotografia.

Attenzione, però: un curriculum che funziona attinge alla nostra storia non per raccontarla tutta, ma per cogliere e selezionare le aspirazioni e i desideri in questa precisa fase della nostra vita professionale e personale.

Per questo motivo il curriculum vitae non può essere standard: evolve con noi, in ogni tappa del nostro percorso personale e professionale.

Suggerisco di tenere, in una cartella apposita, un curriculum vitae aggiornato che abbia una formulazione di base, in modo da essere ripreso e modificato tutte le volte che ci occorre.

Ogni risposta a ricerche di lavoro, ogni autocandidatura, ogni presentazione nel contesto di eventuali partnership richiede infatti un curriculum vitae personalizzato: non perché dobbiamo apparire diversi ad ogni invio, ma perché ogni destinatario ha bisogno di informazioni specifiche su di noi, e – ad esempio – in genere non è necessario inserire tutte le nostre esperienze.

Scrivere il nostro curriculum vitae è, ogni volta, trovare la nostra voce, esplorare la nostra identità, darci la possibilità di osservarci da altre prospettive: è un percorso profondo e concreto di autocoscienza, di scelta, di focalizzazione, che ci predispone a nuove occasioni di dialogo su terreni condivisi.

Più il nostro CV è specifico, mirato, tagliato su misura del nostro destinatario e su misura dei nostri obiettivi e della nostra visione, più questo documento può generare attenzione diventando il gancio per ottenere un primo appuntamento e, passo dopo passo, eventuali sviluppi.

Il curriculum vitae è la nostra voce di parole scritte: arriva all’interlocutore prima della nostra presenza fisica e suggerisce indicazioni importanti sulla nostra persona, tutta intera.

Credo fortemente in un curriculum vitae come essenza potente del nostro vissuto personale e professionale, approccio che ho sperimentato e continuo a sperimentare su me stessa: se vuoi approfondire questa prospettiva puoi scrivermi per chiedermi un incontro informativo.

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Fili di Voce Scritta

Parole in LinkedIn

I contenuti scritti capaci di rendere interessante il tuo profilo ti aiutano a raggiungere e coinvolgere il pubblico che desideri.

«Sono arrivata a Federica attraverso le sue parole su LinkedIn, ma sperimentare il suo laboratorio per ottimizzare i miei post è stata una ulteriore e sorprendente scoperta. Fin da subito ha compreso le mie esigenze e come un fiume in piena le sue parole, la tecnica e la professionalità con le quali affronta il suo lavoro mi hanno pervasa, trascinandomi verso nuove possibilità per scoprire insieme un nuovo modo di raccontarmi».

Che cosa è per te LinkedIn?

Se frequenti LinkedIn ogni giorno o con una buona regolarità, hai di certo la tua idea in proposito.

Per me LinkedIn è una bella piazza in cui cerco e incontro persone interessanti e generose nel loro condividere pensieri, riflessioni, stimoli: questo accade, di solito, con profili professionali molto diversi dal mio.

Da parte mia, voglio offrire la stessa esperienza di stimolo e generosità alle persone che la cercano.

E quindi, cosa ho in comune con le persone, anche molto diverse da me, con cui vivo forme di dialogo autentico e costruttivo?

Ciò che mi accomuna alle persone in cammino con me su LinkedIn – e, sempre più spesso, anche fuori dalla piattaforma – sono i valori condivisi: trasparenza, chiarezza, apertura.

LinkedIn, nel migliore dei casi, è uno spazio-tempo dentro la nostra vita professionale e personale.

Nelle mie giornate dedico a questo social spazio e tempo limitati e ben investiti, perché capaci di espandersi nel donarmi nuovi input, sollecitazioni, inviti a esplorare ambiti affascinanti che conosco poco.

Mi sento parte di un mondo che posso abitare e costruire per la mia piccola parte.

Da un lato seleziono, dall’altro lato semino.

Seleziono: utilizzo LinkedIn in modo che mi presenti persone e contenuti capaci di scendere in profondità, donarmi sollecitazioni, suscitarmi più domande e meno risposte.

Semino: lascio parole come tracce, perché possano prendersi spazio e tempo per germogliare, crescere e svilupparsi con buoni frutti nelle persone che le accolgono.

E così, dopo questo breve viaggio nel mio vissuto, torno alla domanda iniziale.

Che cosa è per te LinkedIn?

Scrivimi e parliamone.

Se vuoi approfondire, qui trovi il mio LAB per te dedicato a LinkedIn.

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Fili di Voce Scritta

Parole per posta

I messaggi di posta elettronica possono fare la differenza nella comunicazione professionale con tutti i tuoi interlocutori.

«Collaborare con Federica vuol dire riportare arte nel proprio mestiere. L’arte di trasformare le parole in un messaggio concreto e in uno stile che non alteri la propria autenticità».

Cosa si può ancora dire sulle email?

Vediamo.

Quanto ti focalizzi, ogni volta, sul tuo destinatario?

In quale modo, ogni volta, contribuisci a trovare una soluzione?

Quanto, ogni volta, sei nello stato interiore adeguato per scrivere un messaggio efficace?

Come, ogni volta, puoi acquisire crescente velocità senza diminuire in qualità?

Il punto è proprio questo: ogni volta.

Ogni volta in cui ti prepari a scrivere una email o la newsletter puoi sperimentare un approccio sempre più sostenibile, agile e concreto alla tua Voce Scritta.

Possiamo passare dalla teoria alla pratica lavorando insieme su come scrivi le tue email e le tue newsletter, in modo che ogni volta tu possa utilizzare in autonomia gli strumenti adeguati per auto-migliorarti.

Per questo motivo ho progettato un laboratorio tematico specifico sulle email e sulle newsletter.

Vorresti parlarne a voce per dirmi le tue esigenze?

Scrivimi per concordare il nostro incontro informativo.

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Fili di Voce Scritta

Parole in rete

L’estate è per me momento di pausa.

Ma quale tipo di pausa?

Le attività quotidiane rimangono numerose perciò, non appena possibile, quando l’essenziale è stato svolto, mi dimentico di loro per qualche ora o per una giornata.

Durante l’estate le mie parole sono: decantare, coltivare, maturare.

Lascio spazio ai tempi lunghi, ai silenzi pieni di fermento anche senza parole, agli sguardi che abbracciano senza attendere nulla in cambio, alle domande grandi senza risposte immediate.

Lascio vagare la mente e il cuore perché si perdano un poco, si aprano ed esplorino, per tornare con altri profumi, suoni, colori.

Lascio arrivare nuovi incontri, nuove persone.

Lascio con gratitudine che «le mie persone», le persone che sono «mie» perché camminiamo insieme, la rete a volte silenziosa ma potente con cui dialogo in alcuni casi da anni, mi mostrino parti di me che non ricordavo o non frequentavo da tempo.

Quando accolgo in modo pienamente consapevole queste dimensioni introspettive, attraverso un approccio di gratitudine divento anche capace di restituirle.

Lasciando spazio e tempo all’incontro ricevo un valore che non posso tenere per me: quando lo ri-con-divido, diventa eredità che si moltiplica e si espande non solo dentro di me, ma anche verso altre persone che desiderano accoglierlo.

Nel mio lento viaggio estivo – ma non solo: più in generale, nelle mie pause anche durante tutto l’anno – mi faccio aiutare da piccole serie di esercizi fisici, da semplici pratiche di respirazione consapevole, dai miei suoni e dalla vibrazione della voce.

Sto ponendo al centro la mia persona, per potenziare le mie capacità di ascolto e dialogo.

Solo in questo modo, tornando a me stessa, al mio essere, alla mia essenza, posso prepararmi ad accogliere altre persone che desiderano compiere un cammino alle radici, denso, intenso, nelle proprie parole scritte, con un approccio interdisciplinare.

La mia attività di comunicazione – più lenta ma ancora più profonda – rispecchia il percorso e i ritmi pacati, misurati, sostenibili che sto cercando e vivendo.

Semino parole chiave della mia persona e della mia professione, per incontrare altre persone che vogliono condividere un pezzetto di strada e ripartire con prospettive a volte diverse, a volte più ampie, a volte più chiare.

Se nelle tue corde senti vibrare il desiderio di un cammino – lieve e agile, ma profondo e mirato – intorno, dentro o attraverso le tue parole scritte, per la comunicazione professionale e non solo, esplora le mie proposte oppure scrivimi per organizzare un percorso con argomenti, strumenti, tempi e modi del tutto personalizzati.

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Fili di Voce Scritta

Parole onda

Cosa è il ritmo?

Non ne esiste uno solo – anche se potrei arrivare a dire che siamo tutte e tutti dentro un unico grande ritmo, ipotesi aperta.

Ogni persona ha un proprio ritmo.

Durante i miei laboratori lascio emergere il ritmo della persona che sta lavorando con me.

Alterniamo attività di riflessione, scrittura, spazi di silenzio.

La voce dialogante accompagna e guida ogni singolo passaggio.

L’obiettivo è far emergere il tuo ritmo, far risuonare la tua persona con il testo scritto, ritrovare la tua armonia personale con la parola.

Questo approccio personale alla parola scritta, inserita in un contesto interdisciplinare, è la premessa sulla quale possiamo costruire o ricostruire la scrittura per la tua comunicazione professionale.

Attraverso i miei laboratori è possibile aprire nuove finestre di consapevolezza e di comprensione sulle parole personali, che preparano un approccio profondo alle parole professionali.

C’è un ritmo, un rispondersi, un risuonare costruttivo fra parole personali e professionali.

Esistono molte sfumature tra personale e professionale, senza scendere nel privato.

La dimensione personale è la lente attraverso cui possiamo esprimere la nostra dimensione professionale.

Puoi riconoscere e coltivare il tuo ritmo riservandoti una oasi di spazio produttivo.

Qui trovi alcune proposte di percorsi, che possiamo modificare e anche progettare da zero nella misura giusta, specifica e funzionale per te.

Poniti in ascolto della tua onda, che dal largo giunge alla riva e torna indietro, portando vita in entrambe le direzioni.

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Fili di Voce Scritta

Parole dal fare all’essere

Ricomincio da me.

Posso essere trattore, e posso essere seme.

Sì, potrebbe esserci una evoluzione nella mia presenza online, e me la prendo in carico tutta intera.

Nel mio qui e ora, posso considerare completata la fase di transizione professionale in cui mi trovo da circa due anni.

Professionalmente, mi definisco allenatrice di Voce Scritta.

Nel mio qui e ora, sento avvicinarsi una nuova fase: quella del passaggio dal fare all’essere.

Ma scendiamo nello specifico, scendiamo proprio a terra: parliamo di trattori e e di semi.

Cosa c’entrano le parole scritte con i trattori e i semi?

C’entrano con me, con il mio fare e con il mio essere.

Trattore e seme: per aiutarmi e aiutarti a comprendere, utilizzo i due estremi fra i quali oscillo e fra cui posso compiere la mia scelta, con tante sfumature intermedie.

Fino a oggi sono stata più trattore, e meno seme.

Posso essere trattore, cioè molto presente e operativa inventando e realizzando rubriche, iniziative, proposte, rischiando di saturarmi e disperdermi in un troppo che non fa per me.

Posso essere seme, selezionando un sentiero sostenibile per me e anche per chi cammina con me: poche rubriche, con spazio per sconfinare ed esplorare nuove prospettive, senza farmi prendere dall’eccessivo fare.

Scelgo di essere seme.

Scelgo di scendere in profondità: sembra strano perché è questo l’invito che faccio a te, e a cui a volte sfuggo io stessa.

Scelgo un percorso più lieve e arioso per me, per lasciare spazio a ciò che può arrivare dal mio essere, oltre che dal mio fare: se mi segui da un po’, credo tu lo conosca bene.

Non so con esattezza come procederò, ma la direzione è chiara: darò più spazio alle possibilità di riflessione e ai tempi lunghi, rendendoli accessibili da spiragli di istanti, da finestre di qui e ora.

Metto in pausa il trattore, e mi colloco in modalità seme.

Mi concentro sul passaggio dal fare all’essere.

Al sito NuoviConTesti lascio il compito di illustrarti il mio fare.

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Fili di Voce Scritta

Parole in profondità

Immagina: sta arrivando il momento di un incontro di laboratorio con te, che desideri trovare le tue parole scritte.

Senti il bisogno di una persona che ti accompagni in modo nuovo nei testi per raccontare la tua professione, la tua attività, la tua passione.

Non entriamo nei corridoi della grammatica o della sintassi: se occorre lo facciamo alla fine.

Partiamo dalle fondamenta della casa o se preferisci dalle radici dell’albero, raggiungiamo il tetto o le foglie.

E così, una volta presa coscienza del viaggio di consapevolezza che vuoi realizzare, scendiamo nelle stanze o lungo il tronco, nei percorsi della linfa, per trovare il filo di parole che confluiranno nella tua scrittura.

Cosa accade?

Durante ogni incontro, il mio stato d’animo oscilla fra una sensazione di serenità e una solida concentrazione.

Di solito ho già una idea di ciò che affronteremo insieme, ma lo svolgersi del laboratorio può rivelarsi del tutto imprevisto.

E poi?

È come se avessimo tra le mani alcuni semi e non sapessimo esattamente cosa può germogliarne, pur conoscendo in modo preciso la direzione e l’obiettivo da raggiungere.

Qualche volta il vissuto del laboratorio è come un’onda lunga: l’acqua va a lambire terre dimenticate, oppure antiche o nuove, e poi torna carica di un bagaglio prezioso ricco di spunti e possibilità inaspettate.

Proprio qui, in questa zona sottile dove possono attecchire piccoli semi e dove possono arrivare onde anche da molto lontano, si fondono aspetti in apparente contrasto.

Si incontrano il respiro della serenità, il battito di una energia riscoperta, la tensione concentrata che genera movimento produttivo.

Nello spazio di un laboratorio personalizzato, che può svolgersi in un numero variabile di incontri a cadenza settimanale, di solito brevi perché molto intensi, scendiamo in profondità e viaggiamo con occhi nuovi in paesaggi da riconoscere.

L’esperienza che ti propongo è al contempo concreta e di ispirazione.

Ti accompagno, sottovoce e in punta di piedi, a esplorare i territori a monte e a valle delle tue parole scritte.

Occorre che sia proprio la tua voce a trovare il suo spazio, a lasciarsi spazio per ascoltarsi, espandersi, esprimersi, comunicare.

E si ripete, allora, nel dialogare con te, un oscillare condiviso fra serenità e concentrazione, energia e osservazione, sosta e azione.

Guarda: c’è un posto accanto a me, c’è uno spazio in cui puoi fare domande dentro il viaggio che io stessa riscopro ogni giorno.

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Fili di Voce Scritta

Parole di una vita

La vita personale e professionale di ciascuna e ciascuno di noi è formata da archi temporali che non solo si succedono, ma spesso si intrecciano e sovrappongono.

Nel mio caso, ad esempio, sino ad ora a grandi linee ho impiegato:

• 18 anni per apprendere ed esercitare in tutti i suoi passaggi e processi una professione precisa, quella di copywriter e ghostwriter;

• 5 anni per fare pace con la mia voce parlata, letta, cantata;

• 2 anni per impostare una transizione costruttiva, sia professionale sia professionale, che facesse tesoro delle competenze e delle esperienze acquisite in precedenza, verso un ruolo professionale che ho definito – su misura per me e per ciò in cui posso essere utile – allenatrice di parole scritte;

• 14 anni per comprendere in modo pienamente consapevole il mio essere al contempo madre, figlia, donna, sorella, amica, professionista e altro che adesso non ho in mente, in tutta la ricchezza delle sfaccettature possibili, dove l’una nutre l’altra senza annullare alcuna dimensione.

E poi?

Passo dopo passo, si vedrà.

Il mio desiderio più grande e profondo è investire in cammini di bellezza ogni istante del tempo che mi è donato.

Parole scritte, parole lette, parole cantate, parole ascoltate.

E tu?

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