– Eminente Borges, che cosa l’ha spinta ad accettare la mia intervista?
– Mi piace ascoltare chi legge i miei libri, per capire quali strade misteriose hanno favorito l’incontro.
– Se dovesse scegliere un suo luogo preferito che cosa mi direbbe?
– Nominare un labirinto sarebbe troppo semplice. Amo quei luoghi che rivelano sempre qualcosa di nuovo, che non si svelano mai al primo sguardo. Anche un luogo in piena luce può nascondere dei segreti, delle storie che vengono dal passato e si ripetono senza che nessuno le veda.
– A un certo punto della sua vita lei ha perso la facoltà di vedere. Come cambia la percezione delle cose, della realtà?
– Qualche volta non vedere permette di vedere meglio. Avrei preferito vedere ma è accaduto così, doveva andare così. Però non ho mai smesso di scrivere. Ma ora le faccio una domanda io: come ha iniziato a leggere i miei libri?
– È stato un caso, oppure no, anzi credo non sia stato un caso. Sono stata folgorata da un racconto, quello del minotauro, pubblicato in una antologia scolastica, un libro di mia sorella che io non avrei dovuto leggere. Ero molto giovane e da quel momento iniziai a procurarmi tutti i suoi libri, uno dopo l’altro, in biblioteca o in libreria. Da allora nella mia mente sono sempre presenti il libro infinito e la biblioteca infinita, con le loro infinite associazioni di immagini e di idee. Ha visto, Borges? Lei è stato capace di mettermi di fronte allo specchio, uno specchio ricco di sfaccettature, come le sue opere e come la vita, e le sono grata.
– Grazie a lei, torni a trovarmi e a parlarmi del mondo che c’è la fuori. La prossima volta le racconterò che cosa penso della poesia.
– Lo faccia ora, se vuole.
– Ricordi che la poesia è sempre in agguato dietro l’angolo. Ci può balzare addosso in ogni momento.
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