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Parole della fine

Ho individuato due percezioni di Fine, personali e non esaustive, che mi danno particolare emozione e coinvolgimento.

A volte percepisco la fine di una storia narrata quando gli eventi si accavallano e si intrecciano in modo imprevisto, è come se di colpo tutto si collegasse e così le parti della vicenda acquistano un significato ulteriore, non diverso, ma un senso d’insieme che mostra la vicenda da una prospettiva spesso più ampia. È come un salto vero e proprio di comprensione.

A volte la fine è preannunciata da un momento di apparente stasi in cui si prepara una sorta di nuovo equilibrio. In questo caso si crea una situazione non esattamente di circolarità, ma di spiralità [parola assemblata al momento], proprio come una spirale che si allarga rispetto all’inizio, dove non si torna alla situazione di partenza ma si passa a un nuovo inizio “aumentato” rispetto all’inizio vero e proprio.

[riflessione che ho condiviso qualche tempo fa nel gruppo Telegram 1 Testo al Giorno 🍏. Che ne pensi? Quale è la tua idea di fine? Che cosa ti fa comprendere che una storia, una narrazione volgono alla fine?

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Parole in volo

Aspettando la primavera. Così qualcuno ha scritto dietro il foglietto per gli appunti posato sul tavolo della mia cucina. Guardo fuori dalla finestra finalmente aperta, e percepisco uno sfrecciare di sagome scure. Abito in una strada storica della città, rettilinea e non troppo larga. Dal mio balcone piccolissimo osservo uno spettacolo che non ho mai visto. Decine di rondini sfrecciano avanti e indietro lungo la via, sfiorano i panni stesi e le teste dei passanti. Decido di scattare qualche foto, ho uno dei primi telefoni con la fotocamera e non riesco ad ottenere immagini definite, ma provo lo stesso. Una, due, tre, quattro, le ho fermate in volo. Qualche mese dopo, ed è estate, recupero le foto e le pubblico nel mio blog, che oggi è vecchio ma lo tengo perché contiene tanti ricordi ed emozioni. Sento un fruscio, mi giro e mi vedo sorridente, con una matita fra le mani, mentre scrivo il biglietto che lascerò a me stessa. Il biglietto, spinto dall’aria che entra dalla finestra, adesso si è spostato sulla poltrona. Aspettando la primavera è la promessa che mi sono fatta quel giorno. Primavera, ti ho attesa e sei arrivata. Ora l’energia dell’estate è alle porte, è la stagione in cui sono nata e in cui ogni pesantezza diventa leggera. Aspettando la primavera è il mio desiderio di rinascere ad ogni cambiamento, ad ogni caduta, ad ogni inverno.

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Parole piccole

Esploro
confini: undici
parole da attraversare
verso storie invisibili, immagini
quotidiane.

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Parole di ogni mattino

Niente
di nuovo,
tutto è nuovo.
La nave ci aspetta,
andiamo.

Salgo
e provo,
non mi ritrovo.
La barca è stretta,
cantiamo.

Resta
a bordo
nel viaggio, uomo.
L’onda è perfetta,
viviamo.

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Parole piccole

Bellezza. Ma dove sta? E ti dicono: la bellezza sta nelle piccole cose. Dicono sempre quello. Vedi tutto grigio? Sposta l’elefante. Anche questo ti dicono. Il discorso, forse, si può approfondire. C’è un paradosso. Come fa a stare la bellezza, che è così grande, dentro le cose piccole? Facile dire: guarda qui, nell’angolino, nell’interstizio, nel buchetto là in fondo. Un po’ di polvere, nulla più. Niente di tutto ciò. Lascia stare la polvere, guarda in su. La bellezza è grande, dirompente, travolgente. Quando la incontri te ne accorgi, la vedi e la vivi e la respiri con tutto il tuo essere. Può essere racchiusa in un granello di sabbia. Ma se in quel granello non senti la potenza del mare e un pianto caldo non ti invade il cuore, allora non è bellezza.

Scritto per Shiritori

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Parole e musica

Ci sono parole che vivono da sole perché sono potenti, sensoriali, piene di vita, azione, movimento.

C’è musica che vive da sola, senza parole. È un’onda che trasporta i pensieri, le emozioni, i sentimenti più in alto di dove ci sembra di essere, dove li vediamo in modo più chiaro, sopra la nebbia, oltre le nuvole che offuscano lo sguardo. Parole e musica non ci sottraggono al temporale più oscuro, ma ci danno la forza di guardare attraverso e oltre.

Quando le parole sposano la musica, l’arte prende le sembianze di un uomo o di una donna che presta le vibrazioni del proprio cuore, ogni parte del proprio corpo a un testo. Le parole in musica esplodono, si spalancano, diventano corpo, voce, anima, danza per arrivare ad altre anime e ad altri corpi come scintille, di luce, calore, energia.

Scritto per 1 Testo al Giorno

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Parole dei libri

Il signor Rossi aveva la cattiva abitudine di iniziare a leggere i libri da una pagina qualsiasi. I librai impazzivano alla sua vista, le biblioteche temevano il suo ingresso, gli amici fuggivano le discussioni su romanzi e letteratura. Il fatto è che il signor Rossi iniziava a sfogliare un libro e poi voleva passare subito a un altro. Voleva trovare in un altro libro il proseguimento di ciò che aveva letto nel libro precedente. Quindi frequentava i posti dove c’erano i libri e, dopo la sua uscita dai locali, tutti i volumi erano fuori dagli scaffali perché lui voleva trovare il maggior numero di collegamenti possibili tra le storie. Aveva questa cattiva abitudine fin da bambino. Crescendo si era sempre più accentuata. Avevano provato a mostrargli la potenza di internet e dei suoi ipertesti, ma lo schermo non gli dava così tanta soddisfazione. Nei suoi ultimi giorni di vita, prima di partire per il viaggio più misterioso, ormai molto anziano aveva voluto fare un altro esperimento, diverso dai soliti. Aveva svuotato la sua libreria e aveva esplorato le pagine di tutti i libri alla ricerca della storia che nessuno aveva mai scritto. E così, ebbe la prova che non esiste nessuna storia che nasce dal nulla. Ogni storia continua nell’altra, come aveva cercato di dimostrare nel corso della sua lunga vita, anche se aveva infastidito tutte le persone che si occupano di libri. Una brutta abitudine davvero era il voler porre un limite alle storie, pensava il signor Rossi. Non si poteva pensare che ogni storia fosse chiusa in sé, nella propria scatoletta. Ma almeno quella brutta abitudine lui no, non l’aveva.

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Parole e Borges

– Eminente Borges, che cosa l’ha spinta ad accettare la mia intervista?
– Mi piace ascoltare chi legge i miei libri, per capire quali strade misteriose hanno favorito l’incontro.
– Se dovesse scegliere un suo luogo preferito che cosa mi direbbe?
– Nominare un labirinto sarebbe troppo semplice. Amo quei luoghi che rivelano sempre qualcosa di nuovo, che non si svelano mai al primo sguardo. Anche un luogo in piena luce può nascondere dei segreti, delle storie che vengono dal passato e si ripetono senza che nessuno le veda.
– A un certo punto della sua vita lei ha perso la facoltà di vedere. Come cambia la percezione delle cose, della realtà?
– Qualche volta non vedere permette di vedere meglio. Avrei preferito vedere ma è accaduto così, doveva andare così. Però non ho mai smesso di scrivere. Ma ora le faccio una domanda io: come ha iniziato a leggere i miei libri?
– È stato un caso, oppure no, anzi credo non sia stato un caso. Sono stata folgorata da un racconto, quello del minotauro, pubblicato in una antologia scolastica, un libro di mia sorella che io non avrei dovuto leggere. Ero molto giovane e da quel momento iniziai a procurarmi tutti i suoi libri, uno dopo l’altro, in biblioteca o in libreria. Da allora nella mia mente sono sempre presenti il libro infinito e la biblioteca infinita, con le loro infinite associazioni di immagini e di idee. Ha visto, Borges? Lei è stato capace di mettermi di fronte allo specchio, uno specchio ricco di sfaccettature, come le sue opere e come la vita, e le sono grata.
– Grazie a lei, torni a trovarmi e a parlarmi del mondo che c’è la fuori. La prossima volta le racconterò che cosa penso della poesia.
– Lo faccia ora, se vuole.
– Ricordi che la poesia è sempre in agguato dietro l’angolo. Ci può balzare addosso in ogni momento.

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Parole di me

Me 1
Razionale, organizzatrice, vive con regole essenziali e molta disciplina. Ottimizza ogni spazio e guai ad averla intorno: potrebbe riorganizzarti persino il cestino del pranzo, ma non ti prenderebbe un solo boccone. Recupera ogni oggetto che trova interessante e gli trova un posto. Sostiene che il problema non è avere spazi piccoli, ma il non saperli gestire bene. Dicono che farebbe stare un elefante nel suo armadio arancione.

Me 2
Sognatrice, di poche parole, si concede il lusso della sbadataggine. Predilige spazi aperti, verdi e azzurri, con aria e luce. Lasciatela in riva al mare e non si annoierà ad osservarlo per ore, senza compiere alcuna azione. Segue il filo dei pensieri come le nuvole spinte dal vento. Sa dove parte, ma non sa dove arriverà. Si mormora che non guardi mai l’ora e che misuri il tempo scrutando il sole, le ombre e le stelle.

Ispirato da 1 Testo al Giorno

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Parole capovolte

Il 2020 doveva essere l’anno della svolta. Desideravo finisse la maternità permanente, come la chiamo sorridendo. Però, mi sembra più l’anno del tranquillo capovolgimento di ogni cosa. Cercavo un anno intenso di formazione e studio accanto al lavoro. Non conoscevo il potere dei desideri più veri e profondi, ne mantengo un certo timore. Cercavo nuove domande, stanno arrivando. Voglio tenere bene aperto, prima di ogni cosa, il cuore. La storia è tornata all’inizio, ogni giorno può nascere qualcosa di nuovo. La mia maternità permanente sembra continuare grazie a covid, ma finalmente so questo: sono una mamma che, con lo sguardo rivolto all’essenziale, sta diventando grande.