Il 2020 doveva essere l’anno della svolta. Desideravo finisse la maternità permanente, come la chiamo sorridendo. Però, mi sembra più l’anno del tranquillo capovolgimento di ogni cosa. Cercavo un anno intenso di formazione e studio accanto al lavoro. Non conoscevo il potere dei desideri più veri e profondi, ne mantengo un certo timore. Cercavo nuove domande, stanno arrivando. Voglio tenere bene aperto, prima di ogni cosa, il cuore. La storia è tornata all’inizio, ogni giorno può nascere qualcosa di nuovo. La mia maternità permanente sembra continuare grazie a covid, ma finalmente so questo: sono una mamma che, con lo sguardo rivolto all’essenziale, sta diventando grande.
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Parole e prole
Lasciamigiocarehaicapito?
Questo è il messaggio diretto al consorte dalla parte più piccola e imperativa della famiglia, invitata pochi minuti fa a sedersi a cena. Mi sono appena chiusa a chiave nell’ufficio portatile-tascabile, in questo inizio della mia serata lavorativa. Ho capito, sì, anche se il messaggio non era per me. E sappi questo, mia prole: tra due o tre ore buone, perché le tue batterie non sono mai scariche, verrò a darti la buonanotte e a giocare tra i tuoi sogni d’oro.
Il lavoro da casa è una abitudine per me, ma ho dovuto creare nuovissimi equilibri. E tu?
Parole da un’alba
Le parole scritte hanno inizio, ma non si vede la fine. Le parole cominciano nella testa. A volte scivolano in punta di penna. Spesso si affacciano sui polpastrelli. A volte le sento rimanere appiccicate lì, anche dopo averle posate sulla tastiera. Le parole scritte camminano, e non sai dove vanno. Possono nascere da un’alba qualsiasi, forse scendono nel cuore del tuo lettore e, a volte, sono alba senza tramonto.
Dove partono le tue parole?
Parole da vedere
Vedere. Spesso me ne accorgo dopo aver parlato, scritto, pensato. Le mie parole sono ricche di riferimenti visivi anche se, razionalmente, cerco di utilizzare e valorizzare tuti i sensi. Per me un volto si illumina, uno sguardo abbaglia, un cuore splende, una mente brilla. Oh, ma allora è proprio vero, guarda che cosa ho scritto.
E tu, hai un senso preferito?
Parole e ghostwriting
Mi è stato chiesto diverse volte, e anche di recente, perché nella mia comunicazione non inserisco le referenze pubbliche dei miei lavori, vecchi e nuovi.
La motivazione principale è che si tratta di una scelta o, per meglio dire, di un approccio necessario.
Di norma lavoro in modalità ghost, una dimensione cosiddetta fantasma altamente collaborativa, che non mi porta mai a sostituirmi al mio interlocutore ma ad accompagnarlo oppure a sostenerlo con interventi diversi a seconda della sua esigenza.
La modalità ghost implica il fatto di non inserire riferimenti pubblici.
In certi casi posso raccontare ispirandomi ad esempi reali senza fare nomi, per portarli a un livello oggettivo in modo che siano comprensibili ma non riconoscibili se non ho richiesto e ricevuto approvazione in precedenza.
L’alternativa, che sto attuando in modo continuativo, è comunicare attraverso i progetti personali o collaborativi da me avviati: sono iniziative ed esperienze dedicate alla comunità di persone interessate alla scrittura quotidiana contemporanea.
Questi progetti di tipo personale mi aiutano a condividere il mio approccio e le mie modalità di coinvolgimento.
Parole per r-esistere
In questo strano 2020 pensavo di cominciare a uscire dalla dimensione totalizzante di mamma che sino ad ora mi coinvolge, se non a tempo pieno, almeno a tempo considerevole nell’arco della giornata: non è così, non ne esco, e in ogni caso sono immensamente grata al mio consorte per il pari impegno sostenuto in questo r-esistere.
Sta succedendo che – come, credo, numerose colleghe – mi sento in una sorta di maternità permanente, e sto lottando non tanto per non farmi sopraffare dai figli, con i quali condivido gran parte della giornata – perché in realtà amo farmi sopraffare dal loro amore dirompente e da qualsiasi altra cosa sia collegata alla loro esistenza – ma sto lottando per resistere e crescere come professionista, pur restando madre, felice e cosciente di rimanerlo per sempre.
Il limite di tempo si sta dimostrando un confine sempre più importante da considerare: un tempo da attraversare e valorizzare con un bagaglio di fiducia, di perseveranza e di energia che non sospettavo di avere e che, anzi, temevo di dover utilizzare in circostanze complesse, poco controllabili e poco governabili come quelle attuali, che sono poi quelle della Vita tutta intera.
Madri, padri, non madri, non padri, single e tutti quanti: cosa è cambiato in questi ultimi tempi? Come ti senti?
Parole insegnate dai figli
Nella mia vita non ho mai avuto dei grandi colpi di genio, ma una tra le mie soddisfazioni più sentite è stata questa che vi racconto. Stavo aiutando il mio figlio grande a fare i compiti. Lui è più benevolo con le materie come matematica e geometria, e un po’ controvoglia doveva creare dei testi per italiano, sulla base di una traccia. Si trovava in difficoltà e quindi mi ha chiesto aiuto, senza troppe speranze visto che non era la sua attività preferita – anche se io vedo che è portato – e soprattutto senza fare alcun caso al mio lavoro collegato alla scrittura, che per molti anni ha considerato finto. L’ho accompagnato con uno sguardo il più possibile esterno (e poco materno) nel proseguire l’esercizio, ponendogli delle domande non dirette e facendolo riflettere. Alla fine è riuscito a completare in autonomia il compito e mi ha detto, incredulo del suo risultato – tutto suo – e con gli occhi che brillavano: Mamma, non so come ho fatto a scrivere, mi hai aperto la mente. Qui una madre si scioglie, dimentica ogni cosa e quando si riprende dallo svenimento si fa un paio di domande. Una risposta è che, di sicuro, il colpo di genio non l’ho avuto io.
Scritto ieri, complice Cristina ispiratrice, per 1 Testo al Giorno.
I colpi di genio mi hanno sempre evitata, ma ringrazio Cristina per avermi dato uno spunto per riflettere, con un sorriso.
Ho in testa una cosa che a me sembra semplice ma è difficile da scrivere, forse perché prima di tutto sento di doverla dire a me stessa.
A volte socchiudo gli occhi e intravedo, nel mio approccio adulto alla vita personale e professionale, un aspetto per cui sono grata: la traccia dell’essere stata bambina, una bambina fortunata.
Intravedo nel mio passato di bambina, e mai sopite, una pervicacia genuina, una determinazione appassionata, una sicurezza pacata – parecchio cocciuta, se non si fosse capito – nel voler fare le cose.
Ai tempi del mio essere bambina non mi applicavo allo scrivere, è un amore che avrei scoperto molto dopo, ma vivevo decisa nel fare le cose per me normali: assemblare fogli e disegni in finti-veri libri, preparare intrugli di erbe e semi per nutrire i poveri fiori del giardino, costruire invenzioni belle e inutili fatte di oggetti ritrovati.
Con gli occhi di oggi intravedo la stessa forza innata – potrei dire imperativa – nei miei figli e nei tanti bambini incontrati: piccoli maestri, cuochi, muratori, attori, librai, sportivi, veterinari, tutti a giocare con i mestieri più diversi e così profondamente, teneramente, potentemente inseriti nel loro ruolo, pervasi e illuminati dalla motivazione più grande del mondo.
Dopo essere stata bambina, per un po’ di anni c’è stata luce intermittente tendente al buio, seguita da una luce più stabile una volta intrapresa la mia strada.
E se provassimo a ritrovare in modo sempre più consapevole l’energia convinta, sia pure istintiva, che avevamo da bambini, una energia aperta alla sperimentazione, al fallimento, al continuo rialzarci dalle cadute?
E se provassimo ad alimentare ogni giorno questa luce, che a volte gioca a nascondino, anche nel nostro agire da adulti?
Beh, non so se si capisce ma l’ho detta, anzi l’ho scritta, e prima di tutto la ricordo a me stessa.
Che cosa è importante, oggi, del tuo passato di bambina, di bambino?
Parole per organizzare
Forse è capitato anche a te: nelle ultime settimane i messaggi ricevuti tramite le diverse piattaforme si sono moltiplicati.
Per non perdere nessuna comunicazione importante, ma anche per usare nel migliore dei modi il mio tempo, nell’ottica di una essenzialità sempre più utile e funzionale mi sto facendo aiutare da #Telegram: è molto più di una app di messaggistica, è molto più di un social.
Condivido con te alcune azioni che ho attivato – alcune da mesi, alcune più di recente – stimolata dalla necessità di ottimizzare tempi ed energie.
Porto tutto questo con me, nella quotidianità nuova che si sta aprendo:
• gestione email: mi faccio aiutare dal bot @GmailBot che, con il suo formato sintetico, mi permette di fare scorrere tutto in tempi brevi;
• mi sono iscritta ai canali e ai gruppi dei siti che seguo, perché dai social spesso non reperisco tutti gli aggiornamenti che mi occorrono, in quanto gestiti da algoritmi non aderenti alla cronologia e alla sequenza completa dei contenuti. Ho silenziato quasi tutto, tranne le chat e alcuni gruppi dei quali non posso perdere nulla;
• canali, gruppi e chat private: ho organizzato tutto in cartelle tematiche e ho fissato in alto i principali tra di loro, pochi, quelli che mi occorre seguire in tempo reale.
E, visto che le cose fatte bene non si fanno mai da soli, ringrazio il mio mentore-aiutante Flavius Florin Harabor.
Conosci Telegram? Come lo usi?
Parole e sguardi
La normalità.
Dubito che tornerà tutto come prima.
Vorrei che la normalità fosse accorgerci davvero di tutto ciò che ci sta intorno, con occhi nuovi.
Ma lo sguardo nuovo, quello che vorrei avere quando la tensione si sarà allentata, sta già nascendo adesso.
Quindi vorrei essere capace di mantenere questo sguardo fatto di essenzialità, cura, semplicità, amore per ciò che ci è dato e che ci può largamente bastare.
Mi bastano il mio paesaggio verde per camminare, il cielo e le nuvole da osservare, il vento leggero tra gli alberi da ascoltare, i miei cari da guardare negli occhi e coccolare.
Scritto per 1 Testo al Giorno 🍏