Categorie
Fili di Voce Scritta Radici

Parole alle radici

Ti piacciono le attività di parole scritte che sto proponendo?

Queste rubriche sono un piccolo assaggio del lavoro che possiamo fare insieme con le tue parole scritte, sono l’inizio di un viaggio che – da un lato – può scendere molto in profondità nel tuo vissuto personale e – dall’altro lato – può aiutarti a raggiungere obiettivi specifici nel comunicare la tua attività professionale.

Con le mie proposte vorrei trasmetterti quanto l’esperienza della scrittura, attraverso l’esercizio e l’allenamento, sia uno strumento eccellente per trovare le tue parole sia personali sia professionali e per utilizzarle con un approccio non solo consapevole, ma soprattutto pratico, operativo, concreto.

Ci sto riuscendo?

I laboratori che trovi nel mio sito web sono solo un punto di partenza di ciò che possiamo fare insieme.

Ho pubblicato alcune proposte adatte a un percorso individuale ma mi piacerebbe, nel tempo, ampliare la mia offerta lavorando con gruppi micro e piccoli, contesto in cui le potenzialità di incontro, approfondimento e scambio si moltiplicano a beneficio di ogni partecipante.

Per ora le proposte si svolgono online ma, anche in questo caso, vorrei arrivare a progettare incontri in presenza con l’ausilio di sedi coinvolgenti.

Ti invito a visitare le mie pagine iniziando dalle basi o, meglio, dalle radici – le tue radici – per poi esplorare le altre possibilità:

Parole vive: viaggia alle radici scrivendo per te

Non c’è un ordine cronologico prefissato per vivere questi laboratori: ti direi di partire dalla proposta che senti più vicina a te ma, se ti guidano la curiosità e la voglia di trovare nuove prospettive, preparati alle sorprese e alle scoperte.

Vuoi saperne di più?

Scrivimi un messaggio per concordare una telefonata o una videochiamata di presentazione in cui io possa comprendere quali sono le tue esigenze, i tuoi obiettivi, i tuoi desideri.

I laboratori riprendono a gennaio, però questo è il momento giusto per riservare il tuo posto e, perché no, per mettere un bel regalo sotto il tuo Albero.

Esplora i laboratori attivati

Hai esigenze specifiche?
Richiedi il tuo laboratorio personalizzato

Categorie
Fili di Voce Scritta Radici

Parole per dire grazie

Mi preparo a fare l’albero di Natale.

Sotto l’albero restituisco il mio grazie per essere riuscita – nelle ultime sere o meglio notti, dopo mesi di cova – a completare la proposta dei nuovi laboratori in 3 incontri.

Ho già potuto realizzare alcuni percorsi che, con mia grande gioia e meraviglia, sono stati apprezzati:

Dicono di me

A te chiedo di entrare in punta di piedi, con curiosità e voglia di esplorare.

La mia proposta è semplice e profonda: in 3 appuntamenti a distanza di 7 giorni lavoriamo in modo intenso e concentrato alle radici delle tue parole scritte.

L’esperienza è potente da entrambe le parti: lo è per me che vivo un momento di ascolto e di guida operativa altamente focalizzato sul tuo bisogno, lo è per te che lavori in modo molto concreto, mirato e lungimirante sulle tue parole scritte.

Definiamo insieme il calendario con date e orari in base alle tue esigenze.

Puoi già mettere il tuo percorso sotto l’albero, scegliendo il laboratorio che preferisci e prenotandoti per gennaio:

Esplora i laboratori attivati

Categorie
Prospettive Radici

Parole per chi

Nel gruppo Telegram 1 Testo al Giorno ho proposto questa riflessione:

Prova a immaginare il tuo pubblico. Per chi scrivi? Per chi vorresti scrivere? Racconta come potrebbero essere le persone da cui desideri farti leggere, oppure se preferisci scrivere solo per te o solo per un’altra persona.

Pongo quesiti e poi fatico io stessa a rispondere. Ma a me piacciono le cose complicate, quelle che non risultano troppo immediate. Tuttavia mi posso definire una persona semplice, vale a dire che manifesta una certa linearità pur amando le asperità del cammino, che intraprendo senza scorciatoie. Tra l’altro, volevo essere breve e credo che sarò lunga. Ma che c’entra tutto questo con il pubblico della mia scrittura? C’entra.

Da molti anni gioco con le parole e ho iniziato con un vecchio blog di fotografie e testi brevi aperto nel 2006. Scrivevo così, in uno dei primi post:

Perché affidare al mare infinito della rete, come in un gioco, pensieri, riflessioni, distrazioni, immagini, parole, domande, istanti? C’era la gran voglia di uno spazio accessibile ed estremamente libero dove collocare, senza un ordine prestabilito, tutto quanto emerge dalla memoria, dalla realtà, dagli incontri: colore, forza e respiro di ogni mia giornata, segni infinitamente presenti, potenti o impercettibili. Con la leggerezza di un sorriso, do il benvenuto a voi, che vi avventurerete, per scelta o per caso, tra queste parole spettinate ma così vere.

Quindi, al di fuori di ogni aspetto professionale – allora lavoravo in una piccola agenzia di comunicazione – avvertivo una esigenza diversa da quella del lavoro, cioè quella che le parole derivanti dalle mie esplorazioni arrivassero a qualcuno, anche senza sapere chi. E da quelle parole sono iniziate conversazioni e relazioni che continuano ancora oggi.

Ora so che quelle parole erano e sono scritte prima di tutto per me, per esplorare, per fare memoria del mio percorso e allo stesso tempo per guardare al futuro con uno sguardo presente. So anche che, senza buoni compagni di viaggio, il percorso rischia di essere più povero.

Forse cercavo buoni compagni di viaggio, che guardassero oltre la sfera lavorativa, che desiderassero riflettere su ciò che l’uomo ha di più prezioso: la consapevolezza e la capacità di saper amare e di essere amato.

Questo vado cercando, e questo trovo, in modo speciale in 1 Testo al Giorno. Concludo con una frase che ho scritto durante il 2020:

Siamo ciò che scriviamo. Scrivere è osservare, ascoltare, imparare. È prendere il largo e ritornare. È avere un lettore da amare.

Categorie
Radici

[i miei ospiti #8] La scrittura per me, di Maria Grazia Tirasso

Maria Grazia Tirasso si presenta così: «Laureata in Lettere, counselor IACP di I livello, autrice e regista teatrale. Mi occupo di tecniche teatrali, vocalità e lettura espressiva». Con Francesco Nardi e Sandro Ghini ha creato il progetto Leggere a voce alta che seguo da tempo, soprattutto nella forma del podcast. La voce femminile di Leggere a voce alta mi ha conquistata da subito per la serenità, l’eleganza e l’autorevolezza che trasmette. Anche Maria Grazia, come Francesco, ha letto a voce alta il testo da lei scritto. Ascoltala qui, nel mio canale Telegram.

La scrittura per me è stata fin da subito il mio vaso di Pandora della fantasia.

In terza elementare scrissi un temino sugli uomini primitivi che fece il giro della scuola, temo per il fatto che era assai strano. Finiva con un punto esclamativo “Che tempi!”. Ma per me era normale, divertente potermi esprimere con la stilografica sul foglio del quaderno (la stilo però la odiavo! costringeva la mia mano in una posizione innaturale… ). Mi fruttò un bel dieci e lode!

Da lì al primo anno di liceo, il passo sembra lungo ma invece è breve: tanto illuminata la maestra Margherita, tanto ottuso l’innominabile prof di lettere che bolla con un 2 e sotto il commento “delirante!” (col punto esclamativo ma non come quello mio di terza, questo era un punto esclamativo di scherno) un tema surreale, con immagini visionarie di panna e solitudine, del quale ancora oggi vado molto fiera!

L’adolescenza, si sa, è tempo di sofferenza e quale forma meglio della poesia traduce in grafemi i fonemi dell’anima? La mia parte censoria le ha buttate via tutte, qualche anno dopo… peccato!

Ma la scrittura diventa a poco a poco anche pensiero da razionalizzare e sintetizzare sulla carta: la tesi di laurea, relazioni, discorsi (miei e altrui… ): mi piace anche questo lato, la tastiera al posto della penna.

I miei piccoli lettori si chiederanno a questo punto: e la fantasia? Signore e signori della Corte, chiedo le attenuanti generiche per la mia protetta (che sono sempre io… sì, temo di avere più personalità!) la mia vita ad un certo punto se l’è acchiappata il Teatro (croce e delizia, spesso croce… ), quindi molti degli sfoghi fantasiosi sono diventati testi teatrali. Alcuni anche rappresentati. Parole da dire, non solo da lasciare sulla carta e allora la Voce che esce dalla penna si fa “voce alta”. Mi piace!

E torniamo agli uomini primitivi, non per il punto esclamativo, ma per il racconto, genere recuperato per amore, ma anche su commissione, recentemente.

La scrittura coniuga in me il mio lato impulsivo (fiumi di parole, scritte di getto) e quello razionale (vorrei dire pedante) per cui a volte sto ore a mettere una virgola e dopo la tolgo, per citare Oscar Wilde.

A volte sì, ho il timore che dal vaso di Pandora sia uscito già tutto quello che c’era dentro, poi però penso alla magia e tutto è di nuovo parole che si rigenerano, si colorano, si inseguono, scappano via da me, anche malgrado me…

Sono onorata di aver ospitato Maria Grazia Tirasso e la sua bella voce. Ti aspetto nei commenti se hai domande o desideri approfondire. Qui trovi la puntata precedente.

Categorie
Radici

[i miei ospiti #7] Ma dove sarà mai finita quella foto? Di Francesco Nardi

Francesco Nardi racconta di sé: «Attore e musicista teatrale, mi occupo principalmente di musicalità della voce (anche come pedagogista specializzato in didattica dell’espressività artistica) e svolgo la mia attività nell’ambito dell’Associazione culturale Il violino di Einstein». Ho incontrato Francesco alcuni anni fa, attraverso uno degli strumenti da lui prediletti: la voce. Ma non era solo: lo accompagnavano, come oggi, Maria Grazia Tirasso e Sandro Ghini, creatori del progetto Leggere a voce alta. Ti lascio alla lettura, con una sorpresa degna dell’autore: puoi ascoltare Francesco che legge a voce alta il suo brano nel mio canale Telegram.

Ma dove sarà mai finita quella foto?

Me l’aveva scattata di nascosto un commilitone ai tempi della Scuola Allievi Carabinieri (nel secolo scorso, si può ben dire). Già tutti e due con il pigiama di ordinanza, mi aveva sorpreso a scrivere, come tutte le sere, alla finestra della caserma (perché nel buio della camerata approfittavo della luce che veniva dai lampioni di fuori). Scrivevo… su fogli di carta igienica. Me lo ricordo ancora: non avevamo a disposizione fogli come normali studenti e allora bisognava arrangiarsi… Potevo forse non scrivere? Certo che no. Così la mia fidanzata di allora, i miei amici a casa ricevevano regolarmente quelle lettere… scritte su una carta un po’ particolare, diciamo così.

Sì, ho sempre scritto, dappertutto e di tutto… Anche in quel frangente, ma quante volte prima e dopo. A scuola e all’università, dove mi ero convinto che fosse necessario scrivere su quanto avevo appena studiato per impararlo, o come mi giustificavo allora, per “fissarlo” ancora meglio (ma non è che fosse una scusa? Confesso, lo faccio ancora oggi, anzi… l’ho fatto ancora oggi!)

Ho sempre scritto, dappertutto e di tutto… Ho pudore di farne un elenco perché ne risulterebbe solo un mezzo di questo Fine. Però, dai, un cioccolatino me lo concedo (e che sarà mai un gianduiotto?): leggo a voce alta per passione e vocazione… Da alcuni anni è diventata una competenza che ha abbracciato indissolubilmente il musicista e l’attore che sono in me. Ebbene, che bello scrivere a voce alta! Dare suono e intenzioni a quelle parole che mi scaturiscono chissà da dove e come… Scrivere e leggere a voce alta, come potrei volare con un’ala sola?

Però continuo a chiedermi… Ma dove sarà mai finita quella foto?

“Sei così distratto che non trovi l’acqua in mare…” mi diceva sempre mia madre.

Che sciocco, aveva ragione… Ce l’avevo e ce l’ho ancora qui.

Dentro di me.

Grazie a Francesco Nardi per aver condiviso questa storia di parole, anche a voce alta. Se hai domande o vuoi approfondire scrivi nei commenti. Qui puoi leggere la puntata precedente.

Categorie
Radici

Parole da un’alba

Le parole scritte hanno inizio, ma non si vede la fine. Le parole cominciano nella testa. A volte scivolano in punta di penna. Spesso si affacciano sui polpastrelli. A volte le sento rimanere appiccicate lì, anche dopo averle posate sulla tastiera. Le parole scritte camminano, e non sai dove vanno. Possono nascere da un’alba qualsiasi, forse scendono nel cuore del tuo lettore e, a volte, sono alba senza tramonto.

Dove partono le tue parole?

Categorie
Radici

Parole tra generazioni

Penso al prato grande nel parco in mezzo ai boschi, a poca distanza da casa e dove un tempo tutti arrivavano a piedi. È il posto in cui ho giocato fin da piccolissima, lì ho mosso i primi passi. È un’oasi verde di foglie e azzurra di cielo, dove un tempo c’era il bosco delle fate, con alberi antichi dalle forme magiche. Chi si corica nel prato, chi gioca a palla, chi legge, chi dorme, chi abbraccia, chi non fa nulla, chi cerca la sua strada nei sentieri nel bosco. I genitori vi portano i figli, e i figli vi portano i loro figli, da una generazione all’altra. Gli amici vi portano gli amici, gli amori vi portano gli amori. È una verde e azzurra eredità del cuore.

Scritto su Telegram per 1 Testo al Giorno.

Qual è il posto che ti fa stare bene?

Categorie
Radici

Parole insegnate dai figli

Nella mia vita non ho mai avuto dei grandi colpi di genio, ma una tra le mie soddisfazioni più sentite è stata questa che vi racconto. Stavo aiutando il mio figlio grande a fare i compiti. Lui è più benevolo con le materie come matematica e geometria, e un po’ controvoglia doveva creare dei testi per italiano, sulla base di una traccia. Si trovava in difficoltà e quindi mi ha chiesto aiuto, senza troppe speranze visto che non era la sua attività preferita – anche se io vedo che è portato – e soprattutto senza fare alcun caso al mio lavoro collegato alla scrittura, che per molti anni ha considerato finto. L’ho accompagnato con uno sguardo il più possibile esterno (e poco materno) nel proseguire l’esercizio, ponendogli delle domande non dirette e facendolo riflettere. Alla fine è riuscito a completare in autonomia il compito e mi ha detto, incredulo del suo risultato – tutto suo – e con gli occhi che brillavano: Mamma, non so come ho fatto a scrivere, mi hai aperto la mente. Qui una madre si scioglie, dimentica ogni cosa e quando si riprende dallo svenimento si fa un paio di domande. Una risposta è che, di sicuro, il colpo di genio non l’ho avuto io.

Scritto ieri, complice Cristina ispiratrice, per 1 Testo al Giorno.

I colpi di genio mi hanno sempre evitata, ma ringrazio Cristina per avermi dato uno spunto per riflettere, con un sorriso.

Categorie
Radici Visioni

Parole della motivazione più grande del mondo

Ho in testa una cosa che a me sembra semplice ma è difficile da scrivere, forse perché prima di tutto sento di doverla dire a me stessa.

A volte socchiudo gli occhi e intravedo, nel mio approccio adulto alla vita personale e professionale, un aspetto per cui sono grata: la traccia dell’essere stata bambina, una bambina fortunata.

Intravedo nel mio passato di bambina, e mai sopite, una pervicacia genuina, una determinazione appassionata, una sicurezza pacata – parecchio cocciuta, se non si fosse capito – nel voler fare le cose.

Ai tempi del mio essere bambina non mi applicavo allo scrivere, è un amore che avrei scoperto molto dopo, ma vivevo decisa nel fare le cose per me normali: assemblare fogli e disegni in finti-veri libri, preparare intrugli di erbe e semi per nutrire i poveri fiori del giardino, costruire invenzioni belle e inutili fatte di oggetti ritrovati.

Con gli occhi di oggi intravedo la stessa forza innata – potrei dire imperativa – nei miei figli e nei tanti bambini incontrati: piccoli maestri, cuochi, muratori, attori, librai, sportivi, veterinari, tutti a giocare con i mestieri più diversi e così profondamente, teneramente, potentemente inseriti nel loro ruolo, pervasi e illuminati dalla motivazione più grande del mondo.

Dopo essere stata bambina, per un po’ di anni c’è stata luce intermittente tendente al buio, seguita da una luce più stabile una volta intrapresa la mia strada.

E se provassimo a ritrovare in modo sempre più consapevole l’energia convinta, sia pure istintiva, che avevamo da bambini, una energia aperta alla sperimentazione, al fallimento, al continuo rialzarci dalle cadute?

E se provassimo ad alimentare ogni giorno questa luce, che a volte gioca a nascondino, anche nel nostro agire da adulti?

Beh, non so se si capisce ma l’ho detta, anzi l’ho scritta, e prima di tutto la ricordo a me stessa.

Che cosa è importante, oggi, del tuo passato di bambina, di bambino?

Categorie
Radici Visioni

Parole e arte

Che cosa ci direbbe oggi, ai tempi del selfie, il Narciso attribuito a Caravaggio?

Scrive Caravaggio:

Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.

Ho incontrato questo dipinto in varie mostre diversi anni fa, e mi sembra di avere iniziato un dialogo con l’opera, mai concluso.

Protagonista è il corpo, il corpo come luogo di una storia di dolore, moltiplicata dal riflesso nell’acqua che restituisce una immagine destinata a cambiare.

Di me ho pochissimi selfie, non amo farli come abitudine e mi interrogo, senza alcun giudizio, quando ne vedo tanti di altre persone.

In compenso, ho molte domande.

Che cosa ci spinge, oggi, a mostrare la nostra immagine? Che cosa ci accade quando ci guardiamo in un nostro selfie? In che cosa abbiamo bisogno di rispecchiarci, per riconoscerci? Che cosa ci dice Narciso, oggi?

A cura di SegniSogniDisegni in collaborazione con IspirArte, qui.