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Fili di Voce Scritta Radici

Parole per dire grazie

Mi preparo a fare l’albero di Natale.

Sotto l’albero restituisco il mio grazie per essere riuscita – nelle ultime sere o meglio notti, dopo mesi di cova – a completare la proposta dei nuovi laboratori in 3 incontri.

Ho già potuto realizzare alcuni percorsi che, con mia grande gioia e meraviglia, sono stati apprezzati:

Dicono di me

A te chiedo di entrare in punta di piedi, con curiosità e voglia di esplorare.

La mia proposta è semplice e profonda: in 3 appuntamenti a distanza di 7 giorni lavoriamo in modo intenso e concentrato alle radici delle tue parole scritte.

L’esperienza è potente da entrambe le parti: lo è per me che vivo un momento di ascolto e di guida operativa altamente focalizzato sul tuo bisogno, lo è per te che lavori in modo molto concreto, mirato e lungimirante sulle tue parole scritte.

Definiamo insieme il calendario con date e orari in base alle tue esigenze.

Puoi già mettere il tuo percorso sotto l’albero, scegliendo il laboratorio che preferisci e prenotandoti per gennaio:

Esplora i laboratori attivati

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Visioni

Parole della fine

Ho individuato due percezioni di Fine, personali e non esaustive, che mi danno particolare emozione e coinvolgimento.

A volte percepisco la fine di una storia narrata quando gli eventi si accavallano e si intrecciano in modo imprevisto, è come se di colpo tutto si collegasse e così le parti della vicenda acquistano un significato ulteriore, non diverso, ma un senso d’insieme che mostra la vicenda da una prospettiva spesso più ampia. È come un salto vero e proprio di comprensione.

A volte la fine è preannunciata da un momento di apparente stasi in cui si prepara una sorta di nuovo equilibrio. In questo caso si crea una situazione non esattamente di circolarità, ma di spiralità [parola assemblata al momento], proprio come una spirale che si allarga rispetto all’inizio, dove non si torna alla situazione di partenza ma si passa a un nuovo inizio “aumentato” rispetto all’inizio vero e proprio.

[riflessione che ho condiviso qualche tempo fa nel gruppo Telegram 1 Testo al Giorno 🍏. Che ne pensi? Quale è la tua idea di fine? Che cosa ti fa comprendere che una storia, una narrazione volgono alla fine?

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Prospettive Radici

Parole per chi

Nel gruppo Telegram 1 Testo al Giorno ho proposto questa riflessione:

Prova a immaginare il tuo pubblico. Per chi scrivi? Per chi vorresti scrivere? Racconta come potrebbero essere le persone da cui desideri farti leggere, oppure se preferisci scrivere solo per te o solo per un’altra persona.

Pongo quesiti e poi fatico io stessa a rispondere. Ma a me piacciono le cose complicate, quelle che non risultano troppo immediate. Tuttavia mi posso definire una persona semplice, vale a dire che manifesta una certa linearità pur amando le asperità del cammino, che intraprendo senza scorciatoie. Tra l’altro, volevo essere breve e credo che sarò lunga. Ma che c’entra tutto questo con il pubblico della mia scrittura? C’entra.

Da molti anni gioco con le parole e ho iniziato con un vecchio blog di fotografie e testi brevi aperto nel 2006. Scrivevo così, in uno dei primi post:

Perché affidare al mare infinito della rete, come in un gioco, pensieri, riflessioni, distrazioni, immagini, parole, domande, istanti? C’era la gran voglia di uno spazio accessibile ed estremamente libero dove collocare, senza un ordine prestabilito, tutto quanto emerge dalla memoria, dalla realtà, dagli incontri: colore, forza e respiro di ogni mia giornata, segni infinitamente presenti, potenti o impercettibili. Con la leggerezza di un sorriso, do il benvenuto a voi, che vi avventurerete, per scelta o per caso, tra queste parole spettinate ma così vere.

Quindi, al di fuori di ogni aspetto professionale – allora lavoravo in una piccola agenzia di comunicazione – avvertivo una esigenza diversa da quella del lavoro, cioè quella che le parole derivanti dalle mie esplorazioni arrivassero a qualcuno, anche senza sapere chi. E da quelle parole sono iniziate conversazioni e relazioni che continuano ancora oggi.

Ora so che quelle parole erano e sono scritte prima di tutto per me, per esplorare, per fare memoria del mio percorso e allo stesso tempo per guardare al futuro con uno sguardo presente. So anche che, senza buoni compagni di viaggio, il percorso rischia di essere più povero.

Forse cercavo buoni compagni di viaggio, che guardassero oltre la sfera lavorativa, che desiderassero riflettere su ciò che l’uomo ha di più prezioso: la consapevolezza e la capacità di saper amare e di essere amato.

Questo vado cercando, e questo trovo, in modo speciale in 1 Testo al Giorno. Concludo con una frase che ho scritto durante il 2020:

Siamo ciò che scriviamo. Scrivere è osservare, ascoltare, imparare. È prendere il largo e ritornare. È avere un lettore da amare.

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Radici

[i miei ospiti #8] La scrittura per me, di Maria Grazia Tirasso

Maria Grazia Tirasso si presenta così: «Laureata in Lettere, counselor IACP di I livello, autrice e regista teatrale. Mi occupo di tecniche teatrali, vocalità e lettura espressiva». Con Francesco Nardi e Sandro Ghini ha creato il progetto Leggere a voce alta che seguo da tempo, soprattutto nella forma del podcast. La voce femminile di Leggere a voce alta mi ha conquistata da subito per la serenità, l’eleganza e l’autorevolezza che trasmette. Anche Maria Grazia, come Francesco, ha letto a voce alta il testo da lei scritto. Ascoltala qui, nel mio canale Telegram.

La scrittura per me è stata fin da subito il mio vaso di Pandora della fantasia.

In terza elementare scrissi un temino sugli uomini primitivi che fece il giro della scuola, temo per il fatto che era assai strano. Finiva con un punto esclamativo “Che tempi!”. Ma per me era normale, divertente potermi esprimere con la stilografica sul foglio del quaderno (la stilo però la odiavo! costringeva la mia mano in una posizione innaturale… ). Mi fruttò un bel dieci e lode!

Da lì al primo anno di liceo, il passo sembra lungo ma invece è breve: tanto illuminata la maestra Margherita, tanto ottuso l’innominabile prof di lettere che bolla con un 2 e sotto il commento “delirante!” (col punto esclamativo ma non come quello mio di terza, questo era un punto esclamativo di scherno) un tema surreale, con immagini visionarie di panna e solitudine, del quale ancora oggi vado molto fiera!

L’adolescenza, si sa, è tempo di sofferenza e quale forma meglio della poesia traduce in grafemi i fonemi dell’anima? La mia parte censoria le ha buttate via tutte, qualche anno dopo… peccato!

Ma la scrittura diventa a poco a poco anche pensiero da razionalizzare e sintetizzare sulla carta: la tesi di laurea, relazioni, discorsi (miei e altrui… ): mi piace anche questo lato, la tastiera al posto della penna.

I miei piccoli lettori si chiederanno a questo punto: e la fantasia? Signore e signori della Corte, chiedo le attenuanti generiche per la mia protetta (che sono sempre io… sì, temo di avere più personalità!) la mia vita ad un certo punto se l’è acchiappata il Teatro (croce e delizia, spesso croce… ), quindi molti degli sfoghi fantasiosi sono diventati testi teatrali. Alcuni anche rappresentati. Parole da dire, non solo da lasciare sulla carta e allora la Voce che esce dalla penna si fa “voce alta”. Mi piace!

E torniamo agli uomini primitivi, non per il punto esclamativo, ma per il racconto, genere recuperato per amore, ma anche su commissione, recentemente.

La scrittura coniuga in me il mio lato impulsivo (fiumi di parole, scritte di getto) e quello razionale (vorrei dire pedante) per cui a volte sto ore a mettere una virgola e dopo la tolgo, per citare Oscar Wilde.

A volte sì, ho il timore che dal vaso di Pandora sia uscito già tutto quello che c’era dentro, poi però penso alla magia e tutto è di nuovo parole che si rigenerano, si colorano, si inseguono, scappano via da me, anche malgrado me…

Sono onorata di aver ospitato Maria Grazia Tirasso e la sua bella voce. Ti aspetto nei commenti se hai domande o desideri approfondire. Qui trovi la puntata precedente.

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Radici

[i miei ospiti #7] Ma dove sarà mai finita quella foto? Di Francesco Nardi

Francesco Nardi racconta di sé: «Attore e musicista teatrale, mi occupo principalmente di musicalità della voce (anche come pedagogista specializzato in didattica dell’espressività artistica) e svolgo la mia attività nell’ambito dell’Associazione culturale Il violino di Einstein». Ho incontrato Francesco alcuni anni fa, attraverso uno degli strumenti da lui prediletti: la voce. Ma non era solo: lo accompagnavano, come oggi, Maria Grazia Tirasso e Sandro Ghini, creatori del progetto Leggere a voce alta. Ti lascio alla lettura, con una sorpresa degna dell’autore: puoi ascoltare Francesco che legge a voce alta il suo brano nel mio canale Telegram.

Ma dove sarà mai finita quella foto?

Me l’aveva scattata di nascosto un commilitone ai tempi della Scuola Allievi Carabinieri (nel secolo scorso, si può ben dire). Già tutti e due con il pigiama di ordinanza, mi aveva sorpreso a scrivere, come tutte le sere, alla finestra della caserma (perché nel buio della camerata approfittavo della luce che veniva dai lampioni di fuori). Scrivevo… su fogli di carta igienica. Me lo ricordo ancora: non avevamo a disposizione fogli come normali studenti e allora bisognava arrangiarsi… Potevo forse non scrivere? Certo che no. Così la mia fidanzata di allora, i miei amici a casa ricevevano regolarmente quelle lettere… scritte su una carta un po’ particolare, diciamo così.

Sì, ho sempre scritto, dappertutto e di tutto… Anche in quel frangente, ma quante volte prima e dopo. A scuola e all’università, dove mi ero convinto che fosse necessario scrivere su quanto avevo appena studiato per impararlo, o come mi giustificavo allora, per “fissarlo” ancora meglio (ma non è che fosse una scusa? Confesso, lo faccio ancora oggi, anzi… l’ho fatto ancora oggi!)

Ho sempre scritto, dappertutto e di tutto… Ho pudore di farne un elenco perché ne risulterebbe solo un mezzo di questo Fine. Però, dai, un cioccolatino me lo concedo (e che sarà mai un gianduiotto?): leggo a voce alta per passione e vocazione… Da alcuni anni è diventata una competenza che ha abbracciato indissolubilmente il musicista e l’attore che sono in me. Ebbene, che bello scrivere a voce alta! Dare suono e intenzioni a quelle parole che mi scaturiscono chissà da dove e come… Scrivere e leggere a voce alta, come potrei volare con un’ala sola?

Però continuo a chiedermi… Ma dove sarà mai finita quella foto?

“Sei così distratto che non trovi l’acqua in mare…” mi diceva sempre mia madre.

Che sciocco, aveva ragione… Ce l’avevo e ce l’ho ancora qui.

Dentro di me.

Grazie a Francesco Nardi per aver condiviso questa storia di parole, anche a voce alta. Se hai domande o vuoi approfondire scrivi nei commenti. Qui puoi leggere la puntata precedente.

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Visioni

Parole e opposti

Nel tempo, più per il ripetersi delle esperienze (o meglio, più per il mio recidivo sbattere il naso nelle situazioni – ed è un naso che si direbbe importante, almeno per ingombro, d’altronde per un buon campanile ci vuole una buona campana, dice mio padre) e non per una presunta saggezza dovuta all’età (saggezza che – ormai ne sono certa – non ho, pur avendo un’età), mi sono resa conto che tendo a ragionare per opposti. Percorrendo poi tutte le sfumature intermedie. Siccome, ad esempio, tutti i miei progetti professionali non hanno mai avuto un costo standard (non lo hanno e non lo avranno, perché il valore economico dipende da proposta a proposta e da ampiezza e da articolazione, che valuto insieme al mio interlocutore volta per volta), proprio per questo mio approccio abituale a un certo punto ho sentito il bisogno di creare qualcosa di diverso, un pungolo, un micro-servizio che non solo fa della precisione e della puntualità di intervento i suoi elementi chiave, ma è subito quantificabile anche per quanto riguarda i costi. Si tratta di una proposta agile, potente e anche un po’ ribelle, che ha caratteristiche ben specifiche ma non ama essere classificata. Si trova qui.

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Prospettive

Parole per farci leggere

«In questi mesi particolari, in cui la dimensione online sostituisce la maggior parte delle volte il contatto offline, cresce nel nostro interlocutore il bisogno di una comunicazione sempre più efficacechiaradiretta».

«Ma la riflessione vale anche, in prospettiva, come orientamento generale sempre più valido per situazioni non collegate alla quarantena che stiamo vivendo».

«La comunicazione deve portare subito il nostro lettore al suo punto di interesse».

Quando scriviamo, valorizziamo al massimo il tempo del nostro lettore?

In tre punti:

• quali problemi risolviamo?

• siamo nei panni del nostro lettore?

• parliamo del nostro lettore?

Ne ho scritto su C+B.

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Prospettive

Parole in diretta

NuoviConTesti LAB è un gruppo-laboratorio, l’ho aperto per allenare io per prima la mia scrittura e imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

La scrittura è ovunque, e serve ovunque.

Tutti scriviamo, ogni giorno, per motivi professionali e personali.

Proviamo a scrivere per comunicare sempre meglio?

Alleniamo la nostra scrittura giocando, nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

📌 OGGI 17.4 📌

Fino alle 19 ➡️ partecipa all’esercizio-gioco nel post fissato in alto.

Dalle 19 alle 20 ➡️ leggo e commento in diretta.

Le mie dirette sono registrate e rimangono disponibili all’interno del gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

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Prospettive

Parole col naso in su

Cielo
sei lì
oltre il vetro
ti guarderei da sotto
aspettami.

Susi, del gruppo Telegram 1 Testo al Giorno, mi ha insegnato un gioco di parole che si chiama petit onze (piccolo undici), me ne sono innamorata e ho iniziato a praticarlo per la sua bellezza. È una piccola poesia dalla struttura semplicissima, sono 11 parole in 5 versi, funziona così:

• verso 1 ➡️ 1 parola
• verso 2 ➡️ 2 parole
• verso 3 ➡️ 3 parole
• verso 4 ➡️ 4 parole
• verso 5 ➡️ 1 parola

Vuoi provare?

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Radici

Parole e polvere

Come credo tanti altri nella mia situazione, in queste settimane il tempo non si è ampliato. Mi si è polverizzato.

In mezzo alla polvere raccolgo pietosamente qualche scritto ritagliato tra vita e professione, che lascio a te ricomporre nell’ordine (o nel disordine) che preferisci.

Da due settimane il 4enne ha iniziato a mangiare la pizza che faccio a casa una volta alla settimana. Prima, questa era la sua dichiarazione ufficiale: No mamma, non mangio la tua pizza, mangio solo la pizza di… (uno dei meravigliosi negozi di alimentari del mio paese).

10enni che riprendono a scrivere sul proprio blog (mi sono chiesta cosa è successo in tutto questo tempo volato via, quando ho verificato che l’abbiamo aperto più di un anno fa e non volevo crederci). Con lui facciamo smart working: nel suo pc di cortesia accede ai compiti arrivati dal registro elettronico o che gli invio da una stanza all’altra via email, guarda video e fa ricerca. Da rimarcare sopra ogni cosa e detto ridendo, ma che sferzata: Mamma, in questi giorni mi hai dato più link che abbracci.

4enni (vedi quello di cui sopra) che assediano il mio pc, usano Paint, scrivono su Word e creano disegni alfabetici su Excel. Senza mandarmi in pappa la mia creatura elettronica. Imparano a nominare i file e a salvarli. Copywriter dei miei stivali, spostati.

Spezzo una lancia a favore della chat delle mamme della scuola, e credo ce ne siano tante così, anche se non se ne sente parlare perché diamo più peso a ciò che non funziona rispetto a ciò che funziona. Un solo esempio. Il mio gruppo mamme della scuola primaria è differente: rispetto, educazione, no lamentele, no spam.

In questi giorni il gruppo Facebook NuoviConTesti LAB compie 2 anni. Gruppo piccolo, a oggi poco più di 380 iscritti, ma gli devo moltissimo: tutto quello che mi sono inventata da marzo 2018 a oggi viene dalle idee che sono nate lì, da quel fare silenzioso. Lì dentro mi sono messa in discussione, mi sono messa in gioco anche nel senso ludico del termine. Mi sono allenata, ho sperimentato, mi sono evoluta, ho incontrato persone bellissime e anche nuove collaborazioni professionali. E il percorso è appena iniziato, mi dico ogni giorno.