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Fili di Voce Scritta Prospettive

Parole da allenare

– Ma tu, Federica, come alleni le tue parole scritte?

Ogni giorno sento questa domanda nell’aria e nelle orecchie.

Vuoi saperlo anche tu?

Ora ti racconto come alleno le mie parole scritte.

Ho creato delle risorse e dei progetti collaborativi focalizzati sul concetto di community, in cui ogni persona può scegliere di partecipare con la frequenza che preferisce, meglio se regolare: quotidiana, settimanale, mensile.

Tra le mie attività quotidiane, una delle più rilevanti è proporre esercizi di parole scritte o aiutare a trovare spunti per scrivere.

Ogni giorno.

È un allenamento molto efficace, perché per ogni progetto, ogni giorno, ho il compito operativo di:

  • trovare idee nuove, oppure trovare nuove applicazioni di idee già sperimentate;
  • rispondere alle domande in modo chiaro e trasparente;
  • contribuire alle conversazioni aggiungendo valore;
  • valutare eventuali proposte dei partecipanti e dare riscontri, per costruirle nella community e con la community;
  • altro che adesso non mi viene in mente, ma forse puoi coglierlo anche tu dal tuo punto di osservazione, e dirmelo nei commenti.

Che cosa è per me questo allenamento?

È un patrimonio umano, relazionale, personale e professionale di enorme valore, in continua crescita, evoluzione, affinamento.

È una fonte generosa e illuminante di esperienze: trovo sia tanto utile per me, che desidero trasmetterla ad altre persone e condividerla con te.

Vuoi apprendere anche tu queste competenze?

Scegli il tuo spazio-laboratorio di parole scritte preferito: partecipa per sperimentare la qualità con cui possiamo lavorare insieme.

Per chiedere informazioni e chiarimenti puoi scrivermi qui.



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Prospettive Radici

Parole per chi

Nel gruppo Telegram 1 Testo al Giorno ho proposto questa riflessione:

Prova a immaginare il tuo pubblico. Per chi scrivi? Per chi vorresti scrivere? Racconta come potrebbero essere le persone da cui desideri farti leggere, oppure se preferisci scrivere solo per te o solo per un’altra persona.

Pongo quesiti e poi fatico io stessa a rispondere. Ma a me piacciono le cose complicate, quelle che non risultano troppo immediate. Tuttavia mi posso definire una persona semplice, vale a dire che manifesta una certa linearità pur amando le asperità del cammino, che intraprendo senza scorciatoie. Tra l’altro, volevo essere breve e credo che sarò lunga. Ma che c’entra tutto questo con il pubblico della mia scrittura? C’entra.

Da molti anni gioco con le parole e ho iniziato con un vecchio blog di fotografie e testi brevi aperto nel 2006. Scrivevo così, in uno dei primi post:

Perché affidare al mare infinito della rete, come in un gioco, pensieri, riflessioni, distrazioni, immagini, parole, domande, istanti? C’era la gran voglia di uno spazio accessibile ed estremamente libero dove collocare, senza un ordine prestabilito, tutto quanto emerge dalla memoria, dalla realtà, dagli incontri: colore, forza e respiro di ogni mia giornata, segni infinitamente presenti, potenti o impercettibili. Con la leggerezza di un sorriso, do il benvenuto a voi, che vi avventurerete, per scelta o per caso, tra queste parole spettinate ma così vere.

Quindi, al di fuori di ogni aspetto professionale – allora lavoravo in una piccola agenzia di comunicazione – avvertivo una esigenza diversa da quella del lavoro, cioè quella che le parole derivanti dalle mie esplorazioni arrivassero a qualcuno, anche senza sapere chi. E da quelle parole sono iniziate conversazioni e relazioni che continuano ancora oggi.

Ora so che quelle parole erano e sono scritte prima di tutto per me, per esplorare, per fare memoria del mio percorso e allo stesso tempo per guardare al futuro con uno sguardo presente. So anche che, senza buoni compagni di viaggio, il percorso rischia di essere più povero.

Forse cercavo buoni compagni di viaggio, che guardassero oltre la sfera lavorativa, che desiderassero riflettere su ciò che l’uomo ha di più prezioso: la consapevolezza e la capacità di saper amare e di essere amato.

Questo vado cercando, e questo trovo, in modo speciale in 1 Testo al Giorno. Concludo con una frase che ho scritto durante il 2020:

Siamo ciò che scriviamo. Scrivere è osservare, ascoltare, imparare. È prendere il largo e ritornare. È avere un lettore da amare.

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Prospettive

Parole in corso

Caro 2020, sei sceso nella clessidra per più di metà, e l’altra parte si prepara a scendere. Sei stato un bel concentrato di esperienze. Dovevi essere l’anno della mia svolta e la svolta è avvenuta, ma non esattamente come l’avevo pensata io. Hai portato con te eventi gravi che, tra le altre cose e nei migliori dei casi, ci hanno costretto tutti a cambiare molte abitudini. Perché ti scrivo? Saresti un tipo di anno da non vedere mai più, e invece vorrei esserti grata. In mezzo alla tempesta mi hai aiutata a capire quali sono le cose davvero importanti, e di come sono labili, fuggevoli, se non le afferri, se non le abbracci con tutto il tuo essere. C’è stato più tempo per tornare ad essere consapevole di ogni piccolo gesto quotidiano. Ci sono stati giorni in cui ho lottato per non mollare. Ci sono state lacrime e ci sono stati sorrisi nuovi, diversi, o forse sempre gli stessi sorrisi, ma visti da una prospettiva differente. C’è stata la scoperta di una forza nella fragilità, come non avrei voluto sperimentarla, ma la vita ti pone davanti ciò che vuole, e chiede che sia tu ad accoglierla, perché lei va avanti sempre e comunque. Ci sono state scelte, e c’è stata la coscienza più piena possibile che ogni mio gesto, se pure piccolo, ha un peso importante nell’esistenza di altre persone, con un effetto a volte imprevedibile. Caro 2020, ti manca ancora un bel pezzo di strada da percorrere. Non posso rinfacciarti che ti sei mangiato i miei progetti. Posso dirti grazie perché mi hai aiutato a vedere da un altro punto di vista le mie idee e i miei desideri di realizzarle. Sei stato l’anno degli anti-progetti, degli anti-eroi, di tutto ciò che ha continuato lentamente, meravigliosamente a crescere, con una fiducia e una perseveranza quotidiana commoventi, capaci di dire sì nonostante tutto, o meglio attraverso tutto. Mi hai mostrato quali sono i miei compagni di viaggio, quelli veri, quelli che non abbandonano, quelli che amano. Vorrei che nessuno si sentisse solo, perché nessuno è davvero solo, se gli sguardi che si incontrano sono quelli del cuore e di qualcosa che va oltre noi. Finisci pure di scendere nella clessidra del tempo, fai in modo che possa ringraziarti ancora, tra qualche mese. So che lo farai. Ciao.

Scritto per 1 Testo al Giorno

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[i miei ospiti #9] Io non amo scrivere, di Sandro Ghini

Sandro Ghini descrive il suo mondo: «Consulente di comunicazione digitale, affianco e intreccio la mia attività di sviluppo progetti web alla mia passione per pittura e disegno e arte in genere». Quando ho iniziato ad ascoltare il podcast Mettiamoci la voce! collegato al progetto Leggere a voce alta mi chiedevo, incantata dalle voci, dall’armonia della conversazione e dalla praticità delle informazioni condivise, quale volto avessero i suoi protagonisti Sandro, Maria Grazia e Francesco. A poco a poco li ho conosciuti meglio e li ho seguiti con interesse sempre maggiore. Anche Sandro ci regala la lettura a voce alta del suo testo: ascoltalo nel canale Telegram NuoviConTesti.

Io non amo scrivere.

Non amo quel modo che ha la scrittura di rendere reali le cose. Mi fa paura.

Ogni tanto penso che la penna, ancor più della tastiera, pensi da sola. Sa cose che tu non sai o ne sa altre che non vorresti nessuno sapesse. E invece le spiattella lì, nero su bianco, su un foglio di carta.

Io non amo scrivere.

Perché in un pensiero ti ci puoi coccolare, avvolgere sentire al sicuro. Una volta che è scritto è vero, reale tanto da poterlo toccare. Non è più tuo.

Ma se quel pensiero ormai è autonomo, ti rappresenta ancora? Ti ha mai rappresentato? Era te in un dato giorno, in una data ora o era la penna a vederlo così in quel momento?

Io non amo scrivere.

Perché se è vero che la penna ne ferisce più della spada devi stare attento. Dove si prende il porto d’armi per scrivere? Già perché se dici una cosa magari puoi giocartela con il fraintendimento, con il “no ma volevo dire un’altra cosa…” ma con lo scritto? No con lo scritto non lo puoi fare. È lì inconfutabile. È lì a giudicarti e permettere di farti giudicare.

Io non amo scrivere.

Ma scrivo. In fondo quando si ama si scrive no?

Grazie a Sandro Ghini per aver partecipato alla rubrica con il suo testo e la sua voce. Se hai domande o vuoi approfondire scrivimi nei commenti. Leggi qui la puntata precedente.

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Parole e prole

Lasciamigiocarehaicapito?

Questo è il messaggio diretto al consorte dalla parte più piccola e imperativa della famiglia, invitata pochi minuti fa a sedersi a cena. Mi sono appena chiusa a chiave nell’ufficio portatile-tascabile, in questo inizio della mia serata lavorativa. Ho capito, sì, anche se il messaggio non era per me. E sappi questo, mia prole: tra due o tre ore buone, perché le tue batterie non sono mai scariche, verrò a darti la buonanotte e a giocare tra i tuoi sogni d’oro.

Il lavoro da casa è una abitudine per me, ma ho dovuto creare nuovissimi equilibri. E tu?

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Parole e ghostwriting

Mi è stato chiesto diverse volte, e anche di recente, perché nella mia comunicazione non inserisco le referenze pubbliche dei miei lavori, vecchi e nuovi.

La motivazione principale è che si tratta di una scelta o, per meglio dire, di un approccio necessario.

Di norma lavoro in modalità ghost, una dimensione cosiddetta fantasma altamente collaborativa, che non mi porta mai a sostituirmi al mio interlocutore ma ad accompagnarlo oppure a sostenerlo con interventi diversi a seconda della sua esigenza.

La modalità ghost implica il fatto di non inserire riferimenti pubblici.

In certi casi posso raccontare ispirandomi ad esempi reali senza fare nomi, per portarli a un livello oggettivo in modo che siano comprensibili ma non riconoscibili se non ho richiesto e ricevuto approvazione in precedenza.

L’alternativa, che sto attuando in modo continuativo, è comunicare attraverso i progetti personali o collaborativi da me avviati: sono iniziative ed esperienze dedicate alla comunità di persone interessate alla scrittura quotidiana contemporanea.

Questi progetti di tipo personale mi aiutano a condividere il mio approccio e le mie modalità di coinvolgimento.

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Parole per r-esistere

In questo strano 2020 pensavo di cominciare a uscire dalla dimensione totalizzante di mamma che sino ad ora mi coinvolge, se non a tempo pieno, almeno a tempo considerevole nell’arco della giornata: non è così, non ne esco, e in ogni caso sono immensamente grata al mio consorte per il pari impegno sostenuto in questo r-esistere.

Sta succedendo che – come, credo, numerose colleghe – mi sento in una sorta di maternità permanente, e sto lottando non tanto per non farmi sopraffare dai figli, con i quali condivido gran parte della giornata – perché in realtà amo farmi sopraffare dal loro amore dirompente e da qualsiasi altra cosa sia collegata alla loro esistenza – ma sto lottando per resistere e crescere come professionista, pur restando madre, felice e cosciente di rimanerlo per sempre.

Il limite di tempo si sta dimostrando un confine sempre più importante da considerare: un tempo da attraversare e valorizzare con un bagaglio di fiducia, di perseveranza e di energia che non sospettavo di avere e che, anzi, temevo di dover utilizzare in circostanze complesse, poco controllabili e poco governabili come quelle attuali, che sono poi quelle della Vita tutta intera.

Madri, padri, non madri, non padri, single e tutti quanti: cosa è cambiato in questi ultimi tempi? Come ti senti?

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Prospettive

Parole per organizzare

Forse è capitato anche a te: nelle ultime settimane i messaggi ricevuti tramite le diverse piattaforme si sono moltiplicati.

Per non perdere nessuna comunicazione importante, ma anche per usare nel migliore dei modi il mio tempo, nell’ottica di una essenzialità sempre più utile e funzionale mi sto facendo aiutare da #Telegram: è molto più di una app di messaggistica, è molto più di un social.

Condivido con te alcune azioni che ho attivato – alcune da mesi, alcune più di recente – stimolata dalla necessità di ottimizzare tempi ed energie.

Porto tutto questo con me, nella quotidianità nuova che si sta aprendo:

• gestione email: mi faccio aiutare dal bot @GmailBot che, con il suo formato sintetico, mi permette di fare scorrere tutto in tempi brevi;

• mi sono iscritta ai canali e ai gruppi dei siti che seguo, perché dai social spesso non reperisco tutti gli aggiornamenti che mi occorrono, in quanto gestiti da algoritmi non aderenti alla cronologia e alla sequenza completa dei contenuti. Ho silenziato quasi tutto, tranne le chat e alcuni gruppi dei quali non posso perdere nulla;

• canali, gruppi e chat private: ho organizzato tutto in cartelle tematiche e ho fissato in alto i principali tra di loro, pochi, quelli che mi occorre seguire in tempo reale.

E, visto che le cose fatte bene non si fanno mai da soli, ringrazio il mio mentore-aiutante Flavius Florin Harabor.

Conosci Telegram? Come lo usi?

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Prospettive

Parole senza mezze stagioni

– Sono stanca.
– Di che cosa?
– Non c’è più una via di mezzo.
– Vorrai dire, non ci sono più le mezze stagioni.
– Anche. Prima arrivano disposizioni di tenere tutto ancora freddo. E poi: scalda bene, quasi come fosse estate.
– Beh, e a te che problemi crea?
– Prima mi ricopro di fiori, poi gelano e ridivento spoglia, poi piove e dopo ancora secca tutto. Non so più come vestirmi.
– Non dirlo a me. L’anno scorso mi sono straripati tutti i fiumi e non mi entrava più nessun vestito. Poi le foglie mi sono cadute in anticipo e non avevo più nulla da mettere in testa.
– A chi potremmo rivolgerci, secondo te?
– Il principale mi sembra molto occupato, ma non vedo altra soluzione se non rivolgerci a lui. E intanto non ho più foglie gialle.
– Chi intendi per principale?
– Di certo non mi riferisco all’uomo. Tanti amano ancora le mezze stagioni, ma altri non ci vogliono più vedere. Cercano solo la neve per sciare o il sole per andare al mare. Niente più richieste di autunno.
– E allora a chi ti riferisci?
– Chiederei al tempo. Lui solo sa dare le risposte. Passa, fa il suo corso, e riporta le cose in equilibrio. Spero mi aiuti a ritrovare tutti i miei colori.
– Il tempo, lui risolve tutto, ma intanto a me mancano i passi di quelle persone deliziose tra i miei alberi che rinascono, quando appaiono i primi germogli.
– Ci sarà pure qualche umano con un po’ di sensibilità, che voglia aiutarci.
– Appunto. Bisogna guardare bene, ma qualcuno c’è.
– Che dici, andiamo a cercarli?
– Proviamo. Sono stanca di essere scambiata per l’estate.
– E io sono stanco di confondermi con l’inverno.
– Magari troviamo qualcuno che ci aiuta a parlare con il tempo, sembra che questa volta le scadenze siano molto vicine e che rischiamo davvero di perdere il lavoro.
– Andiamo, primavera. Questa storia deve finire.
– Ok autunno, mando un po’ di pioggerella e sono da te.

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Prospettive Visioni

Parole e sguardi

La normalità.

Dubito che tornerà tutto come prima.

Vorrei che la normalità fosse accorgerci davvero di tutto ciò che ci sta intorno, con occhi nuovi.

Ma lo sguardo nuovo, quello che vorrei avere quando la tensione si sarà allentata, sta già nascendo adesso.

Quindi vorrei essere capace di mantenere questo sguardo fatto di essenzialità, cura, semplicità, amore per ciò che ci è dato e che ci può largamente bastare.

Mi bastano il mio paesaggio verde per camminare, il cielo e le nuvole da osservare, il vento leggero tra gli alberi da ascoltare, i miei cari da guardare negli occhi e coccolare.

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