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Il segreto dei lavori metodici

Il segreto dei lavori metodici - Nuovicontesti

In questo articolo cercherò di esprimere l’importanza dell’alternare tipologie di attività diverse in modo tale che il lavoro non ne risenta, anzi: ne giovi sempre più.

A grandi linee, nei momenti di peggiore sconforto, a tutti potrebbe accadere di contrapporre, nel contesto di una lacrimosa e rassegnata lamentela, due grandi categorie di lavori: i lavori cosiddetti metodici (noiosi, ripetitivi, in tempi lunghi) e i lavori cosiddetti creativi (interessanti, sempre nuovi, in tempi contenuti).

Bene, oggi la mia missione è – e non sono certo la prima a farlo – sfatare il mito di questa triste inconciliabilità.

Posso dire di essere nel complesso una persona metodica, ma chi mi conosce bene sa che ho bisogno di (talvolta estremi) contrappunti in direzioni anche opposte, per far sì che tale lavoro metodico non mi precluda mondi altri e mi consenta di sopravvivere.

La verità è che amo il lavoro metodico, ma lo amo perché da solo non mi basta. Cerco di spiegarmi meglio. Per farlo bene si rende necessaria una certa misura di evasione. Occorrono momenti di non-concentrazione. Sulla linea del lasciar decantare.

Il segreto dei lavori metodici sta, per la mia esperienza personale, nel non subirli come tali ma nel farli diventare sorgente di qualcosa di diverso. Ad esempio, visto che in genere non richiedono l’utilizzo di eccessive risorse mentali, possono trasformarsi in uno spazio fantastico per far nascere nuovi pensieri. E qui stanno la mia gioia e la mia salvezza.

Spesso le idee nuove si affacciano in un istante imprevisto – sì, è proprio questione di un istante, è lo sguardo di un volto amato che per un istante si affaccia alla finestra, e pur nella brevità dell’evento questo affacciarsi ti infonde un calore immenso – le idee nuove si affacciano quando si abbandona temporaneamente la tensione costruttiva, creativa, progettuale e ogni sua deriva verso il concetto di accanimento.

Ciò non significa che sia sufficiente prendere per buone le idee nascenti come tali, abbandonare l’ispirazione in stato di abbozzo. Occorre, invece, precisamente, riprendere le idee in bozzolo al momento giusto – oppure, come più spesso accade nella vita reale, raccoglierle alle soglie della scadenza corrispondente – per affrontare il lavoro creativo in profondità e nella direzione corretta.

Ecco svelato, secondo una sorta di logica degli opposti, in un circolo virtuoso inaspettato, il vero motivo per cui amo – finestra e fucina di novità – i lavori metodici.

E tu, ami i lavori metodici?

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Voce del verbo camminare

Voce del verbo camminare - Nuovicontesti

Per me la parola camminare è simbolo del cambiamento costante, dell’evoluzione, dell’incontro con realtà sempre nuove. È l’ingrediente di un percorso a misura d’uomo, organico, che ha al centro l’esperienza personale e il piacere di poterne condividere alcuni aspetti.

Come mi è capitato di scrivere altre volte, trovo ormai impossibile separare il mio vissuto dal lavoro che faccio. Il modo in cui affronto ogni cosa somiglia al camminare: quando incontro un elemento, una questione, un tema che accende la mia curiosità raramente passo avanti senza fermarmi. Mi concentro, mi lascio condurre per un poco, se occorre approfondisco e poi lascio decantare. Molto spesso imparo qualcosa di nuovo, oppure trovo spunti per far nascere – il più delle volte non subito – nuove idee.

Camminando idealmente, ogni occasione è valida per avviare riflessioni serie ma anche per attivare qualche corto circuito. Ad esempio sto leggendo un libro, ma improvvisamente mi stacco dal contenuto come se dovessi farne la revisione. A questo punto non resisto dall’appuntare, sul margine della pagina, il piccolo refuso invisibile che trovo dentro al volume, la didascalia che scriverei, il sottotitolo che aggiungerei. Altrettanto improvvisamente mi sveglio dal mio volo pindarico in veste di revisore di bozze, torno al paragrafo dove ero arrivata e sorrido di me.

Quando cammino cerco di cogliere i dettagli di colore, di suono, di atmosfera. Tutto questo andrà ad arricchire il lavoro che faccio con le parole, un lavoro da modulare su tanti strumenti e canali diversi. Un gioco molto serio che richiede capacità di immaginazione, sguardo d’insieme, attenzione al dettaglio, metodo, pazienza, un poco di leggerezza e tanto, tanto tempo.

Camminando, vedo un gatto arancione nel cortile di una casa abbandonata. Nella mia testa vedo il gatto molto più arancione di quello che è. Anzi, sono obbligata a vederlo più arancione per far sì che spicchi meglio rispetto all’intonaco azzurrino della casa e perché si ricolleghi visivamente alla ruggine sulla cancellata bianca. Il gatto è fermo, ma sta per saltare giù dalla tettoia. O meglio, io lo farei saltare giù, per andare in cerca di cibo, di una coccola o di una lucertola da rincorrere.

Nell’azione di camminare, metaforica o reale, il tipo di gioco – o meglio il tipo di lavoro, il lavoro di raccolta – non cambia. Cambiano il paesaggio e lo scenario in cui ci troviamo, e gli elementi che abbiamo colto ci serviranno per creare nuovi contesti.

Gli elementi che hanno creato il varco – verso una emozione, una sensazione, una visione – devono coordinarsi tra loro, uscire da se stessi e superare la forza di attrito iniziale per avviare un racconto rivolto a qualcuno. Devono trovare la forza di aprire tutte le finestre e prendere aria. Devono muoversi, agire, generare a loro volta movimento, far interagire e far dialogare. Hanno il compito di inventare [ri-trovare], mostrare e condividere nuove strade. A tutti i livelli: per le gambe, per il cuore, per la mente.

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Lento. Frammenti di carta

Lento. Frammenti di carta - Nuovicontesti

Premessa provvisoria

Lavoro tanto tempo servendomi dello schermo e della Rete, ma ho molto bisogno di spazi di carta, polmoni di carta, momenti di carta. Intendo la carta soprattutto come possibilità di sondare uno spazio profondo, aperto, lento, libero, come potenzialità mentale, come possibilità per scandagliare, ritrovare, scatenare risorse ed energie.

Oppure e anche

Da qui, per opposizione, mi è venuta l’idea di scrivere come si realizza il lavoro delle parole con la carta, ad esempio la carta dei libri. Per quanto mi riguarda ho lavorato con le parole degli altri, ma le ho vissute in prima persona. E ci sono moltissimi spazi per far vivere, risuonare, cantare le parole, anche quelle degli altri, dentro un libro.

Intermezzo infinito

Cito la carta dei libri solo come un esempio nell’infinita serie di altri supporti pensabili, leggibili, ascoltabili, scrivibili, esistenti, inventabili. Infinite prospettive, come spesso ripeto e desidero. Un infinito reale con cui, tra l’altro, ho un conto in sospeso per via della musica e della matematica. Per ora è un pensiero colto al volo, e forse riaffronterò il tema.

Una fatica tremenda

Torno alle parole dei libri. Un lavoraccio. Da innamorati folli. Un mestiere paziente e meticoloso. Al limite della sopportazione propria e altrui, visto che si lavora in team.

Spazi-con-parole

Prima di trovare una qualsiasi forma concreta, deve essersi già formata l’idea degli spazi-con-parole che la carta accoglierà: copertina, frontespizio, dorso, quarta di copertina, pagine interne, sovracoperta e molti altri spazi, visibili o invisibili ai più. A volte questa idea si costruisce con una lentezza fuori misura, a volte si intuisce con la rapidità di una associazione mentale immediata, tipo corto circuito. In ogni caso l’occhio va alle scadenze sempre imminenti e il tic-tac dell’orologio è fisso nella testa di ognuno dei suddetti folli innamorati.

Progetto innamorato

Non solo chi lavora con le parole è innamorato folle della carta: ogni singolo spazio-di-carta si deve combinare a tutti gli altri spazi-di-carta e si avvicina, si unisce, si aggrappa per sempre a tanti elementi come i segni grafici, i disegni, le immagini. Tutto avviene in un unico – naturalmente folle e innamoratissimo – progetto. Un amore da coltivare.

Parole e parole

Ci sono le parole, ci sono quelle già scritte, e ci sei tu con la tua testa, il tuo vissuto, le tue connessioni, il tuo essere, che devi mettere in gioco. Se le parole sono il tuo mestiere, sei tu il catalizzatore. Sei tu che guidi le parole, anche quelle altrui, e qui lavori con una delicatezza e un rigore se possibile ancora maggiori, in modo che concorrano al progetto e crescano con esso. E tutto si moltiplica. Risorse, idee, nuove soluzioni che in un processo composto di molti passaggi si trasferiscono dalla mente all’oggetto (in)finito.

Falso epilogo, inizio vero

Per affrontare al meglio lo schermo e la Rete ho sempre più bisogno di pagine, libri veri, su cui posare occhi mani e mente, da studiare, da far decantare con lentezza. Dormendoci su la notte e facendo passare giorni tra una pagina e l’altra, oppure leggendo un libro anche in un solo pomeriggio. Per me è una questione vitale, di equilibri profondi.

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Come sopravvivere lavorando da casa

Sopravvivere lavorando da casa - Nuovicontesti

Se avete l’opportunità di lavorare da casa, per esempio al computer, vi sarete già accorti che la situazione presenta delle criticità per nulla trascurabili. Per quanto mi riguarda mi sono imposta delle regole precise per non essere fagocitata dalla mia dolce dimora e stabilire le giuste distanze con lei. Ecco allora alcune buone abitudini che desidero condvidere con voi.

1. E adesso dove mi metto?

Prima di tutto sceglietevi una postazione in grado di nascondere del tutto alla vista e alla mente – per almeno 6-8 ore al giorno, o comunque il tempo ottimale per la vostra attività – cose come la tv, il divano, il libro delle risposte, la finestra dei vicini, l’internet che distrae, insomma tutto ciò che nelle pause andrebbe benissimo ma durante il lavoro proprio no. Chiudete bene la porta e concentratevi al massimo sugli obiettivi che dovete raggiungere.

2. Stop ai mestieri di casa

Quindi, dimenticate tutto ciò che ha a che fare con i mestieri casalinghi. La lavastoviglie ancora da vuotare, il cestone dei panni da piegare, le stanze da riordinare, la moltitudine di giocattoli allo sbando o i peli del gatto sulle poltrone vi creano un chiaro senso di colpa? Rimedierete senza grossi problemi in un momento da voi deciso, appena prima o appena dopo il lavoro, meglio se in giorni stabiliti della settimana. Reset!

3. Bando all’aspirapolvere

Discende dal punto 2, ma per me è il nodo cruciale. Non fatevi tentare dall’aspirapolvere, per nessun motivo. Non potete passare l’aspirapolvere due volte al giorno solamente perché la casa trabocca di cespugli rotolanti. Tanto la polvere non smetterà mai di accumularsi. Nemmeno se avete un aspirapolvere di superdesign e di ultimissima generazione, come ad esempio questo (io non ce l’ho, ma il mio catorcio ha su di me una presa ugualmente formidabile). Per capire come organizzarsi è sempre valido il punto 2.

4. Pigiama? Nossignori!

Per me è un altro punto fortissimo e mi sento di consigliarvelo, ma fate voi. Anche se prevedete di non uscire, vestitevi come se doveste farlo, e abbandonate pigima e affini il più presto possibile nella vostra giornata. Prima di tutto vi sentirete meglio e poi, se vi fossero imprevisti (graditi) come partecipare a incontri di lavoro fuori programma, perderete meno tempo e sarete più efficienti (con tutto ciò che ne consegue) perché già pronti mentalmente.

5. Frigo: solo a ore pasti

Se siete spesso soli e tante volte vi coglie quell’irresistibile sottile languorino, domandatevi se è proprio il caso di dargli ascolto. D’accordo, il vostro elettrodomestico preferito contiene prelibatezze indiscutibili, ma riservatele ai momenti giusti. Provate a stabilire gli orari anche per le pause, e la vostra salute (ma non solo) ne gioverà tantissimo.

Per ora sono giunta a elaborare questi 5 punti, che mi sembrano una buona partenza ma non sono certo esaustivi. E voi, cosa aggiungereste?

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Socialcose e abbracci

Socialcose e abbracci - Nuovicontesti

Cinguettare, postare, pinnare, instagrammare, condividere. Una presenza appropriata – di qualità – sul web trova nei social media degli strumenti potenti e irrinunciabili: è un mondo in crescita, ricco di nuove prospettive, che si regge su regole proprie ed equilibri molto delicati.

Dalla creazione dei contenuti alla qualità delle interazioni, dal primo incontro alla gestione della conversazione, dal coinvolgimento come utente personale alla presenza come azienda, sono tante le dimensioni di cui tenere conto per una corretta strategia social.

Le piattaforme tra cui scegliere sono tantissime e possono essere molto efficaci se usate in modo creativo e strategico. Occorre investire risorse come tempo e costanza, creare contenuti utili, interagire con le persone lasciando da parte la sola autoreferenzialità, essere presenti e relazionarsi anche fuori dalla rete.

Tutto ciò viene illustrato approfonditamente su Ninja Marketing, con alcuni preziosi consigli per farsi conoscere nel web attraverso i social media.

Ogni buona attività svolta in rete deve essere sempre consapevole del fatto che ad interagire sono le persone. Di conseguenza, le piccole o grandi norme – alcune solo di buon senso, di educazione – da osservare e i comportamenti da attuare si avvicinano sempre più a quelli di uno spazio reale. Per questo mi è piaciuta moltissimo la frase

Il Web è un ambiente in cui due cose mancano ancora; l’abbraccio e lo spriz.

Rudy Bandiera

Proprio così, accanto a tante altre indicazioni utili e piacevoli da leggere, suggerisce sorridendo – ma senza scherzare troppo – Rudy Bandiera nel suo articolo dedicato ai consigli per un anno social migliore.

A tutti voi, allora, l’augurio di un felice anno social!

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R-evolution!

R-evolution! Nuovicontesti

Da tempo rifletto su uno spunto che viene dal mio vissuto e si realizza anche nel mio lavoro. Evoluzione e rivoluzione. Lentezza e rapidità. Progettualità e azione. Sono famiglie di concetti apparentemente contrastanti, ma per quanto mi riguarda sono indissolubili.

Tante novità e tanti cambiamenti che ho sperimentato sono stati preparati da lunghi percorsi, che pian piano si sono dipanati rivelandosi, e rivelando nuovi sentieri. È accaduto prima nelle mie vicende personali, con progetti maturati nell’arco di un decennio.

Allo stesso modo sta accadendo con il mio lavoro, che dopo quasi dieci anni si apre a nuove prospettive mai immaginate prima. Questo grazie ad un meraviglioso percorso trasversale dove si sono mescolati la carta, la Rete e un ingrediente misterioso che per fortuna, credo, non capirò mai del tutto. Non so se chiamarlo sogno o follia, ma senza quello sarei di certo immobile.

Non so ancora bene cosa diventerà questo blog, ma conoscendomi posso dire che crescerà con me e magari con chi – per caso oppure no – passerà di qui: conterrà tanti piccoli input, frammenti di me, spiragli sul mio lavoro e su tutto ciò che di utile e bello incontrerò lungo il sentiero. Scrivere in questi spazi mi aiuterà a far chiarezza, trovare ispirazioni, realizzare nuove connessioni che non mi stanco mai di desiderare e immaginare.

Ora cominciamo sul serio e quindi… do il mio benvenuto ad ogni visitatore!

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Parole, punto e a capo

Parole, punto e a capo - Nuovicontesti

Inauguro questa esperienza di blog con un post quasi serio. Sì, perché io con le parole gioco, dialogo, lavoro, costruisco, vivo ogni giorno. Le parole e le loro combinazioni sono il mio pallino.

[nella foto il mio buongiorno, un augurio di buon inizio, da una finestra semiaperta del centro storico di Piacenza. Fiori sul davanzale, una tenda da cui filtrano luce e aria, un arco in cotto tra i mattoni a vista: #piacenzaisgoodPiacenza is good!]

E perché mai amo lavorare con le parole, giocare con le parole?

Perché fanno parte di un mondo con un numero incalcolabile di prospettive, e questo mi piace molto. Perché amo fare ordine tra alcune di loro, riorganizzare, spolverare, aprire le finestre, cambiare posto ai mobili, fare in modo che chi le cerca le trovi nella pagina o nel cassetto giusti, amo farle belle per gli ospiti. Perché dentro questo incredibile garbuglio si apre un sentiero per me. Perché, ovunque si trovi, la parola è viva e potente. Ogni parola ha il suo peso, la sua scia, la sua eco.

Ogni parola ha il suo posto. Ogni parola ha molte conseguenze. Parola ascoltata, letta, scritta, cantata. Ogni parola ha un colore. Ogni parola ha un calore. Non sono solo lettere, virgole e spazi.

Sono respiri e battiti. Un universo vivo e rigoglioso di legami, associazioni, combinazioni, dove la strada ha mille incroci. Un universo tendente all’infinito, da cui mi lascio catturare volentieri.

Questo per me è un nuovo inizio, un nuovo piccolo inizio. Come sempre mi accade, a condurmi è la curiosità, con un sorriso.