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[3 per 3] Umanità aumentata, bianco e nero, ascoltare e parlare. Luca De Biase, Emanuela Pulvirenti, Gianni Rodari

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Tornano gli esperimenti esplorativi di 3 per 3, tra contesti nuovi e cammini antichi.

In questa puntata
Tecnologia e umanità, fotografia per vedere, relazioni e regole non scritte

In questi anni in cui l’assenza di tempo rende difficile curare le relazioni, l’amore ci consente di andare alla ricerca del tempo smarrito.

Alessandro D’Avenia, Ogni storia è una storia d’amore

1 di 3. Umanamente aumentati

La protesi [il telefono] aumenta l’umano e divide l’individuo in molti modi, entrando profondamente nelle operazioni di elaborazione, memorizzazione, comunicazione. E quella protesi elettronica che è il telefono non fa semplicemente aumentare le capacità del corpo: influenza le scelte e i comportamenti, ne modifica il senso.

In questo modo, peraltro, la coscienza – freudianamente il filtro che seleziona ciò che esce dalla dimensione che resta nell’inconscio – non è più del tutto individuale. Il filtro è insieme personale, tecnologico, algoritmico e sociale. Dunque non individuale, non collettivo, ma plurale.

Luca De Biase avvia una riflessione su tecnologia, operazioni umane, coscienza, individualità (o no?) dell’individuo.

In che modo, e a quale livello di profondità, stanno modificando la nostra vita quotidiana i dispositivi mobili che utilizziamo tante ore al giorno?

Fonte: Luca De BiaseUmanamente aumentati: individui, dividui, plurali

2 di 3. A che cosa serve il bianco e nero

Dunque togliere il colore non costituisce necessariamente una perdita di informazioni.

Può, infatti, rafforzare molto di più il senso e la comunicatività dell’immagine.

Nel suo articolo molto chiaro e concreto Emanuela Pulvirenti approfondisce i motivi per cui fotografare in bianco e nero può costituire un ottimo esercizio per imparare a vedere meglio.

Ho trovato questo articolo di recente: mi ha felicemente riportato alle riflessioni che ho scritto in Vedere in bianco e nero, scrivere a colori e alle connessioni, più o meno metaforiche, tra uno sguardo progettuale e selettivo e la pratica della scrittura.

Fonte: Didatticarte, Perché fare foto in bianco e nero?

3 di 3. Sapersi ascoltare, saper parlare

Ci sono regole non scritte, non codificate, che tutti dobbiamo, insieme, fare nostre. La prima è sapersi ascoltare. Abbiamo sempre troppa fretta di scavalcare le persone per arrivare allo schema che le rappresenta. Chi è quello che parla? Un reazionario. Un estremista. Un esibizionista. Un democristiano. Un liberale. Un idealista. Eccetera. L’etichetta ci serve per anticipare le sue conclusioni, per schematizzare il suo discorso. E così ci vietiamo di capire se in ciò che sta dicendo c’è, o non c’è in modo indiretto e distorto, qualcosa che può essere vero e utile per noi.

Un’altra regola è quella di saper parlare. Parlare di cose, di problemi, di oggetti, senza personalismi, senza esibizionismi. Parlare per dire, non per ascoltarsi. Parlare per comunicare, non per sfogarsi. Parlare per cercare, non per auto-affermarsi, non per proclamare. Più difficile, ma ugualmente necessario, è nell’incontro e nella discussione non cercare la vittoria, ma l’intesa, la decisione possibile e opportuna. Discutere per avere assolutamente e sempre ragione su ogni punto è puerile.

Con queste parole, scritte ai tempi in cui non esisteva ancora il web, Gianni Rodari affronta tematiche attualissime fondate sul sapersi ascoltare e sul saper parlare.

Oggi, tra un social e l’altro, tra chat ed e-mail, queste regole rimangono fondamentali per non perdere l’opportunità di una esperienza umana aumentata, che le piattaforme on line ci offrono come straordinaria occasione.

Fonte: Francesca SanzoSapersi ascoltare, sapere parlare: due regole di Gianni Rodari valide anche online

3 per 3

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Prospettive

Vado a capo. Come trovare il tone of voice del tuo progetto

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Vado a capo è il progetto ideato e coordinato da Francesca Sollo, per aiutare ad avviare o far ripartire la comunicazione on line della propria attività. Sono onorata di aver partecipato come docente, in un gruppo di 10 professioniste, al corso svoltosi interamente nel web dal 19 giugno al 9 luglio 2017. In questo post espongo in forma discorsiva i concetti che ho espresso nei miei tweet e nei rispettivi visual creati da Francesca.

Nell’ambito del copywriting, vale a dire nella dimensione strategica e creativa della scrittura, trovare il tone of voice del nostro progetto significa trovare gli elementi concreti per trasmetterne la personalità, l’identità, l’anima.

Scriviamo come parliamo

Compensa le distanze azzerate:
costruisci relazioni,
colma abissi di vicinanza
creati dalla tecnologia.

Leggere le parole di un testo destinato alla comunicazione è una attività che deve risultare il più possibile naturale e piacevole al nostro utente. Perché allora non proviamo a scrivere come parliamo? Immaginiamo di porre le premesse di un dialogo con il nostro interlocutore, che non è una macchina ma una persona in carne ed ossa, proprio come noi che scriviamo. Le aziende non sono entità astratte, sono fatte di persone: ed è proprio a queste che ci rivolgiamo e con le quali interagiamo.

A proposito di personalità: ciò che siamo, ciò che facciamo e i valori del nostro progetto sono gli elementi che confluiranno nel tone of voice. A seconda del progetto il tone of voice avrà un carattere peculiare, che sarà costante pur nel variare dei canali e potrà essere più o meno leggero: istituzionale, tecnico, informativo, culturale, divulgativo, ironico.

Occorre inoltre costruire e mantenere un buon equilibrio tra tone of voice formale (autorevole, professionale) e informale (caldo, amichevole). Per esprimere vicinanza al pubblico e porre le basi di un possibile dialogo è bene scegliere uno stile semplice e chiaro – non superficiale – anche quando gli argomenti sono complessi.

Tu o voi? Oppure ancora: noi?

La scelta pratica del pronome da usare quando scriviamo per il nostro pubblico dipende dalla natura del progetto, dal canale utilizzato e dal coinvolgimento desiderato. Non si tratta di una scelta semplice: per capire quale strada intraprendere – potrebbe variare a seconda del canale – proviamo a leggere ad alta voce il testo e ad immedesimarci prima nel nostro lettore più attento e ideale, poi nel lettore più frettoloso e sbadato che potremmo avere.

Che effetto ci fa? Ci sentiamo coinvolti o aggrediti? La risposta di volta in volta verrà da sé, senza dimenticare che il tone of voice e i suoi elementi più concreti possono evolvere e migliorare nel tempo a seconda del mezzo utilizzato e delle caratteristiche di ogni singolo progetto.

Per trovare il tono corretto occorre definire il pubblico e gli obiettivi del progetto, in modo da generare familiarità e fiducia in chi ci legge. La costruzione stessa del tone of voice procede per obiettivi strategici: il copywriting – quello che funziona – ha il compito di attivare connessioni, rafforzare legami e generare novità, o meglio generare nuove prospettive da cui guardare cose che nuove non sono affatto.

Obiettivo: la fiducia reciproca

L’obiettivo strategico principale è proprio quello di favorire un clima di fiducia reciproca: vanno evitate l’autocelebrazione e le promesse che non saranno mantenute. Con le nostre parole cerchiamo di compiere un passo verso le persone. Che cosa significa? Eliminare la promozione pura, proporre contenuti utili e puntare ad un tone of voice dal tocco umano.

L’umanità da imprimere ai testi è un argomento da approfondire e da tenere sempre presente. Un tone of voice capace di far leva sulle emozioni favorisce la connessione con le persone e genera una comunicazione coinvolgente, diretta, sentita. Infondere al tone of voice trasparenza, leggerezza, attenzione, calore consente di raggiungere più facilmente la mente e il cuore delle persone.

Individuato il nostro pubblico, questo va ascoltato nei canali in cui è presente. Sia per estrapolare gli argomenti che interessano ai nostri potenziali utenti, sia – in particolare – per comprendere il modo in cui si esprimono le persone a cui intendiamo rivolgerci. È importante anche analizzare come comunicano i concorrenti, per delineare un tone of voice unico.

Sulla base di queste osservazioni possiamo iniziare a sperimentare il linguaggio del nostro pubblico nei testi che scriviamo: per trovare affinità e migliorare l’empatia.

Altro passaggio necessario è porre le basi per una buona interazione con le persone che ci leggono e ci seguono. Per favorirla occorre creare, anche mediante il tone of voice, spazi accoglienti in cui il pubblico sa di avere ascolto e risposte. Grazie a tutti questi elementi possiamo orientare i contenuti a call to action efficaci: un buon tone of voice porta il pubblico a compiere azioni specifiche.

Come è necessario definire il tone of voice prima di avviare ogni attività di comunicazione, altrettanto importante è monitorare e migliorare costantemente la voce del nostro progetto: il tone of voice evolve insieme alla nostra attività.

Digitale e reale, digitale è reale

In ultimo, ma non meno importante, ecco qualche osservazione sul collegamento coerente della presenza off line e on line. Il tone of voice è il filo sottilissimo e potente, rappresentato dalla parola scritta, che unisce dimensione digitale e identità fisica.

Digitale e reale sono due livelli ormai sovrapposti, che anche nella attività di copywriting occorre interpretare in modo integrato. La percezione che si ha in un incontro nel web deve corrispondere alla percezione che si avrebbe nel mondo fisico, e viceversa.

Dobbiamo pensare ad una linea di continuità tra la dimensione off line e quella on line, per non essere abbandonati dal nostro utente nel caso non ci riconosca in contesti differenti. Una volta creato un tone of voice inconfondibile, quando incontriamo le persone nel web e fuori noi e il nostro progetto saremo riconoscibili e memorabili fra i tanti che apparentemente ci somigliano.

La definizione di un corretto tone of voice è solo la ciliegina sulla torta di un percorso molto ampio, articolato e complesso: l’obiettivo strategico di coltivare la fiducia reciproca può essere raggiunto solo quando miriamo alla creazione, al mantenimento e al consolidamento di relazioni vere e costruttive, che compensino le distanze azzerate e colmino gli abissi di vicinanza generati dalla tecnologia.

Ti è piaciuto l’articolo? Ti invito a commentare qui sotto con la tua esperienza e a condividerlo sui social per raggiungere ed aiutare altre persone.

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Prospettive Visioni

Educazione digitale: al via il corso-laboratorio di Rachele Zinzocchi

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Digital education: di che cosa si tratta, e perché serve? Sabato 17 dicembre, in TIMspace a Milano, Rachele Zinzocchi ha dato il via ad un nuovo percorso – un vero e proprio laboratorio in costruzione – per portare un cambiamento decisivo nel nostro modo di fruire della tecnologia e del digitale.

Formazione, interazione, comunicazione

Laboratorio di educazione digitale, che significa? In questo post vorrei raccontarvi almeno alcuni tra i punti salienti della prima giornata del corso organizzato da Rachele Zinzocchi.

Non è una trattazione esaustiva perché la giornata è stata davvero ricca e intensa e non è possibile riportare qui tutti i temi affrontati: ho preferito selezionare alcuni concetti essenziali e i valori alla base del percorso di formazione che le persone interessate potranno approfondire insieme agli esperti presenti, volta per volta, nelle prossime puntate del corso.

Un progetto collaborativo

Accanto a Rachele Zinzocchi sono intervenuti Lucia Pecora, Daniele Salvaggio, Pierluigi Vitale, Fabio Ferri, Andrea Trapani, Giovanni Corbetta: professionisti ed esperti che hanno interagito costantemente con il pubblico, sia nel fornire informazioni dettagliate, sia nel chiedere riscontro sulle pratiche quotidiane nell’uso degli strumenti disponibili in rete.

Come spettatrice e come mamma vorrei fare una menzione speciale: il team è stato affiancato da Tamara Maggi – finalmente ho potuto incontrarla di persona – una mamma d’eccezione che ha dato il suo supporto nella comunicazione dell’evento anche live mediante i social, e non solo.

Per costruire l’articolo mi sono servita dei miei appunti sparsi e ho preso spunto dal live tweeting realizzato in modo collaborativo dalle persone presenti all’incontro, che hanno twittato con gli hashtag #Educazione #Digitale, #EducazioneDigitale, #DigitalEducation, #Digital #Education.

I protagonisti della digital education siamo noi

La giornata ha avuto molteplici linee di sviluppo che si sono incrociate positivamente.

Un concetto chiave della giornata è stato quello della connessione necessaria e costante tra generazioni diverse: giovani e meno giovani, figli e genitori, ragazzi ed educatori possono imparare a vivere bene il digitale solo se riescono a interagire in modo positivo, con vantaggio reciproco.

L’educazione digitale è una forma di cultura che può svilupparsi solo se il dialogo tra generazioni diverse è continuo e costruttivo, solo se i più piccoli crescono insieme agli adulti, in un circuito virtuoso di scambio e conoscenza.

Il digitale utile, l’utile del digitale

L’educazione digitale è un tema utile per tutti, contemporaneo e trasversale, che interessa molti ruoli allo stesso tempo: dai genitori ai figli, dai giovani al mondo imprenditoriale, dagli operatori del settore digitale al mondo della scuola.

In proposito si è parlato in modo approfondito della necessità di una educazione civica digitale a partire dalla scuola secondaria di primo grado, ex scuola media.

Nell’ottica di un buon uso del digitale è stato illustrato un progetto teso a collegare il mondo della scuola alle opportunità offerte dall’utilizzo di un social come Facebook nel contesto didattico: uno spunto davvero interessante per conoscere meglio la piattaforma come strumento e per utilizzarlo in modo costruttivo.

Il digitale è uno strumento. Non è buono, e non è cattivo

La rete e le piattaforme digitali che usiamo ogni giorno non sono né buone né cattive. Per un professionista del web può sembrare una affermazione banale, ma è proprio qui il vero fulcro della materia per un uso consapevole di queste nostre appendici tecnologiche da parte di tutti noi, percepite particolarmente naturali dagli utenti più giovani, chiamati per questo nativi digitali.

La consapevolezza e la responsabilità che devono sottostare ad ogni gesto che compiamo on line è essenziale da una parte per vivere serenamente la rete e le sue dinamiche, e dall’altra per difenderci da situazioni pericolose che possono portare anche a perdere la vita, come accaduto in vicende di cui tutti abbiamo sentito parlare.

#StopWebViolence, troll e cyberbullismo: alcune buone pratiche da seguire

In concreto, una pratica sulla quale si è insistito molto durante la giornata-evento è stata quella di non pubblicare contenuti che ci presentino, solo per fare un esempio, in situazioni private, e di non pubblicarli nemmeno con una privacy limitata, perché una volta messi in circolazione possono sfuggire completamente al nostro controllo e generare una diffusione che non siamo più in grado di fermare, con conseguenze anche molto gravi se non bloccata per tempo.

A questo proposito potrebbe anche capitare che alcuni nostri contenuti – foto, ad esempio – siano scaricati e utilizzati da altri in modo improprio, anche se si tratta di materiali che ci presentano senza connotazioni negative.

Potrebbe succedere che una persona ci attacchi con pretesti vari e prosegua con insulti e atteggiamenti di grave prevaricazione.

In tali casi la prima cosa da fare è non dare alcun seguito alle persone che compiono queste azioni – don’t feed the troll – quindi bloccare subito questi profili e fare immediatamente uno o più screenshot da sottoporre nel tempo più breve possibile alla Polizia Postale.

Dati, sicurezza e tool utili per vivere meglio il digitale

In una fase di approfondimento tecnico si è parlato di dati, con particolare riferimento a WhatsApp e Telegram, app quest’ultima attualmente riconosciuta per la sua sicurezza. A titolo di esempio, a proposito di WhatsApp e della sua acquisizione da parte di Facebook, si è posto l’accento sulle clausole non per tutti chiare e spesso macchinose – che, di conseguenza, in pochissimi leggono – in riferimento all’uso dei nostri dati.

In linea molto generale, i nostri dati vengono raccolti e utilizzati dalle piattaforme di vario genere che ci offrono i loro servizi gratuiti, dai motori di ricerca ai social alle applicazioni di messaggistica: vengono organizzati per profilare gli utenti e, ad esempio, per mostrare annunci pubblicitari mirati.

Tra i vari tool utili presentati uno in particolare mi ha colpito. Per illustrare come è possibile recuperare in modo molto semplice tutto ciò che pubblichiamo è stato mostrato uno strumento in grado di individuare in un solo clic tutte le tipologie di contenuti pubblici inserite da un profilo personale qualsiasi in Facebook.

Ciò non è stato fatto per generare inquietudine fine a se stessa – sulla quale si è anche scherzato durante il corso – ma per confermare ancora una volta che solo la consapevolezza del digitale come insieme di strumenti, la conoscenza delle dinamiche che governano le azioni on line e la responsabilità con cui compiamo ogni nostro gesto in rete possono contribuire a rendere l’universo digitale un mondo migliore in cui abitare, da armonizzare con la nostra vita off line.

Conclusioni

Spero di avervi dato con questo post almeno un cenno dell’importanza e della ricchezza dei temi affrontati durante la giornata del 17 dicembre.

L’attenzione è stata puntata sulla formazione degli adulti, perché i giovani possano vivere al meglio, insieme a loro, il digitale in cui sono nati, e sull’idea di laboratorio permanente come strumento per una formazione di valore.

Questo post non è esaustivo e non potrebbe esserlo: per prima cosa ti consiglio di seguire Rachele Zinzocchi e le prossime puntate del suo corso-laboratorio. Se desideri aggiungere a questo post informazioni più complete e dettagli approfonditi ti invito a farlo – è essenziale per la crescita di tutti – nei commenti qui sotto. 

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[link] Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social

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Oggi non posto qui, ma sono onoratissima ospite di Roberto Gerosa su SocialDaily con l’articolo Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social. Enjoy! 🙂

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Facebook: scegli di vedere i contenuti che vuoi tu, non quelli che vuole lui

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Per te che leggi: nota del 2026. Questo articolo del 2016 è diventato storico, ormai è un documento del passato. Sono cambiate talmente tante cose che lo lascerei così, come testimonianza del tempo che fu. Tu cosa faresti?

Per te Facebook è un groviglio da sfoltire?

Ti sei mai chiesto cosa puoi fare perché le notizie che visualizzi su Facebook vadano un pochino oltre i saluti del mattino, del pomeriggio, della sera e della notte, caffettini, gattini e cuoricini?

Se te lo sei chiesto almeno una volta, ti indico qualche piccolo passo da compiere per far sì che Facebook ti mostri quello che vuoi tu, e non quello che vuole lui?

Seleziona i contenuti per la tua home di Facebook

In questo post vorrei condividere con te due pratiche davvero semplici ma utilissime che, per quanto mi riguarda, hanno reso molto soddisfacente l’utilizzo di Facebook per reperire informazioni e notizie o, più in generale, per seguire i contatti e gli ambiti che mi interessano maggiormente sul piano sia personale sia professionale.

Se ancora non le usi, ti illustro le opzioni che inizieranno a trasformare il tuo modo di utilizzare Facebook: Mostra per primi e Notifiche.

L’uso di queste opzioni rende un po’ meno imperante il famoso algoritmo di Facebook, almeno finché il social blu non rimescolerà nuovamente le carte, e allora ne riparleremo!

Mostra per primi

L’opzione Mostra per primi è attivabile sia per le fan page, sia per i profili personali.

Nella versione Facebook per desktop apri la pagina fan che ti interessa. Se non avessi ancora messo Mi piace mettilo e, una volta fatto, puoi selezionare l’opzione Mostra per primi all’interno del menu che compare cliccando sul pulsante Mi piace.

Sempre nella versione per desktop, sia per i profili personali che sono nostri amici, sia per i profili personali che desideriamo semplicemente seguire, è possibile scegliere l’opzione Mostra per primi che si trova cliccando rispettivamente sul pulsante Amici Segui già.

Nella versione per dispositivo mobile cambia lievemente l’impostazione grafica: per le pagine fan dovrai interagire con l’icona Segui già e una volta selezionata l’opzione Mostra per primi verrà visualizzata una stellina. In modo analogo potrà essere attivata l’opzione per i profili personali.

Attivando l’opzione Mostra per primi troverai nella tua sezione notizie, il news feed, tutti i contenuti che hai prescelto e solo a seguire visualizzerai i rimanenti.

Notifiche

Premetto che questa opzione attualmente è attivabile solo per le pagine fan.

Se ti capitasse di aver superato il numero di Mostra per primi consentito (non chiedermi quanti sono, ovviamente io li ho già superati, ma a dire il vero non li ho ancora contati né ho cercato tramite Google questo numero) puoi decidere sia di rivedere le pagine a cui hai dato la precedenza, sia di utilizzare, in alternativa, le Notifiche.

Per attivare l’opzione è sufficiente interagire con l’icona Segui già / Pagina seguita nelle fan page che ti interessano e cliccare all’interno del menu che si apre.

Sia versione Facebook per desktop sia in quella per mobile è possibile scegliere la tipologia di contenuto per cui desideri ricevere la notifica.

Conclusioni

Per quanto concerne la mia esperienza e l’efficacia che sperimento, preferisco utilizzare i Mostra per primi invece delle Notifiche, perché non devo tutte le volte cliccare ulteriormente da altre parti e ricevo subito tutto nel mio news feed con maggiore completezza.

Le Notifiche sono più scarne e non subito comprendo di che cosa trattano i rispettivi contenuti, di conseguenza spesso mi è necessario cliccare sulla notifica per capirlo e lo faccio solamente se la pagina fan è per me davvero fondamentale. Si tratta comunque di un bel modo per non perdere aggiornamenti importanti.

Spero di esserti stata utile e ti ringrazio per aver letto fin qui. E tu, come organizzi il tuo feed di Facebook? Vuoi suggerirmi un altro modo per non perdere le notizie interessanti? Scrivilo qui sotto nei commenti.

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Uno, nessuno e centomila modi di essere nel web

Uno, nessuno e centomila modi di essere nel web

Ultimamente – no, in realtà da sempre – amo le domande esistenziali, abbiate pazienza.

Questo post non sarà in ogni caso esaustivo, anzi. Come tutto quello che scrivo qui. Se volete, fateci un pensiero sopra.

Chi siamo?

Veniamo al punto. Di questi tempi la nostra identità off line va sempre più a completarsi e infine a coincidere con la nostra identità on line, che lo vogliamo o no. Il fatto di usare il nostro vero nome al posto di un nick ci apre nuove prospettive, nuove connessioni e nuove relazioni, ma ci pone anche di fronte a nuove scelte di responsabilità.

L’identità on line non è affatto virtuale, è ben altrettanto reale rispetto all’identità off line, e il comportamento che teniamo nel web è soggetto a regole talvolta sottovalutate ma di assoluta importanza per una buona vita nella dimensione digitale.

Social web e relazioni

Vi porto un piccolo esempio tratto dalla mia esperienza. Da quando frequento il social web con una certa consapevolezza, le mie relazioni interpersonali sono diventate più ricche ed intense.

Se incontro fisicamente una persona dopo tanto tempo in cui non ci siamo viste, ma se nel periodo intercorso abbiamo continuato a comunicare, dialogare, condividere tramite i social, ho la netta percezione che il nostro rapporto nel frattempo sia realmente cresciuto proprio grazie allo scambio on line di pezzetti di vita, di emozioni, di momenti, di riflessioni.

Si tratta di relazioni sia professionali sia di amicizia, che hanno entrambe una radice comune nel web, essendovi confluite o – in alcune circostanze – nate.

Personal branding

Restringendo il tema al contesto professionale, che talvolta con sorpresa non è privo di risvolti amicali, a questo punto è d’obbligo anche solo citare il tema trasversale del personal branding, in particolare on line, che naturalmente si rivolge non solo ai professionisti del web ma a chiunque svolge un lavoro, ha relazioni con clienti e fornitori, instaura collaborazioni e rapporti di fiducia con altre persone, siano essi il titolare d’azienda oppure il docente universitario.

Pronto, chi parla?

A corollario, come le persone devono imparare letteralmente a mettere nel web la propria faccia, anche le aziende devono imparare a parlare nel web come aziende fatte di persone: per far questo non basta sospendere i profili personali e sostituirli con le pagine dedicate alle aziende utilizzabili nei vari social, ma occorre una formazione costante – o almeno una consulenza seria e approfondita – rivolta al personale che deve occuparsene, se non si tratta di professionisti del web. Inutile dire che anche i professionisti del web necessitano di una formazione permanente.

Cosa, come, perché

Tornando alle persone, l’esigenza primaria è quindi cercare di definire – e di conseguenza unificare – la nostra vera identità personale e professionale. Per questo dobbiamo chiarire bene a noi stessi:

1. cosa sappiamo fare
2. come lo facciamo
3. perché vale la pena scegliere noi.

Un curriculum vitae diffuso

Non si tratta di creare solo un elenco di competenze, ma di esprimere la parte più appassionata, profonda e interessante della nostra personalità: un vero e proprio lavoro che ha l’ulteriore vantaggio di farci crescere in consapevolezza.

Per non sbagliare dobbiamo tenere sempre in mente le tre chiavi indicate qui sopra ogni volta che condividiamo pubblicamente dei contenuti. Dobbiamo pensare che tutto ciò che postiamo costituisce una sorta di curriculum vitae diffuso. In questo modo potremo presentarci bene in tutti i nostri profili social, che non devono essere tanti, anzi meglio se sono pochi, aggiornati e ricchi di informazioni.

Postilla. I miei sconfinamenti

Ed ecco il momento dello sconfinamento. Vi lascio con una suggestione che appartiene al mio vissuto. In circostanze particolari, e quando ho la possibilità di investire un certo tempo, amo il fatto di poter stendere un post prima su carta – in tutte le forme: mappa concettuale, appunti, pensieri sparsi, pensieri argomentati – per poi riportarlo, in un secondo momento, nel mio blog.

Questa continuità tra off line e on line a me fa bene e mi serve perché dà ulteriore concretezza ai miei pensieri e a ciò che realizzo. Probabilmente per me è un bisogno, e di certo è uno dei modi per offrire connessioni sempre nuove alla mia vita nel web.

Ora tocca a te

E voi, che ne pensate?

Quante identità avete inventato nel corso della vostra vita in rete? In che modo esprimete la vostra personalità nel web? Quali strumenti social utilizzate? Come utilizzate i social durante la giornata di lavoro?

Buona riflessione e buon lavoro, a presto!

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Il coraggio delle donne nell’era del social web

Il coraggio delle donne nell'era del social web - nuovicontesti

Dedicato alle donne che incontro ogni giorno, online e offline.

C’è un tema che mi sta a cuore e che mi frulla in testa da un po’ di tempo. Un tema trasversale al mondo della scrittura e dei contenuti per il web, un tema che si arricchisce sempre più con nuovi esempi di esperienze vissute e condivise.

Prima di tutto, grazie

Senza chiamarle per nome, ma con estrema gratitudine, con questo post vorrei ringraziare per la testimonianza di coraggio che ogni giorno mi danno – spesso senza saperlo –  le donne giovani e meno giovani, con figli o senza figli, single oppure no, che – oggi come nel passato – con vero spirito anticrisi si stanno reinventando o si sono reinventate non solo una nuova vita, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di fare comunità, ma anche una nuova professionalità.

Tutto ciò senza dimenticare l’altra metà del cielo, che in questo post sarà menzionata solo qui ma che, in tanti casi, costituisce una presenza importante, rispettosa e collaborativa nella vicenda di queste donne.

Donne e nuove professionalità

Vorrei soffermarmi, in particolare, sulle storie di donne alle prese con una nuova professionalità. Talvolta si tratta di storie invisibili ai più, storie che conosco solamente di persona grazie ai rapporti familiari o di amicizia; talvolta sono storie più largamente condivise, che leggo tra le righe dei social media.

Restringo ancora il campo e punto l’attenzione su queste ultime storie più visibili online, non tanto perché siano più rilevanti di quelle che rimangono offline, quanto per sottolineare – ancora una volta – che un buon uso dei social media e del web può essere un veicolo molto importante di competenze e talenti per persone assolutamente normali che hanno imparato a fare della propria quotidianità, del proprio modo di essere e della propria creatività una vera risorsa.

Sono davvero tante le donne che hanno avviato oppure stanno avviando una attività in proprio e che, senza farsi bloccare – per dirne due – dai percorsi della burocrazia e dalle difficoltà della pianificazione economica, sanno esprimere anche online e con buone strategie di comunicazione non solo il loro saper fare, ma anche l’energia, l’entusiasmo e la passione che le anima.

Donne per le donne

A corredo di questo post, vi segnalo che ci sono anche donne che lavorano per le donne. Solo un esempio: vi indico un sito utilissimo e che naturalmente adoro. Si tratta di C+B, in cui le donne creative che desiderano avviare una attività imprenditoriale possono trovare notizie, informazioni, opportunità, consulenza e tantissimi altri spunti.

E io? Io sono una donna normale, vale a dire unica e diversa come ogni singola persona, e possiedo – proprio come ogni singola persona – i miei lati chiaroscuri.

Sono orgogliosa di essere donna e di esserlo a modo mio, e non mi stanco di ripeterere che sono – ogni giorno di più – riconoscente per i tantissimi esempi di coraggio, cura, curiosità, attenzione, pazienza, sensibilità, creatività, capacità di ascolto, lungimiranza e determinazione che vedo splendidamente fiorire intorno a me.

Un patrimonio di immenso valore per tutti, da assimilare, far crescere e soprattutto da condividere, il più possibile.

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Prospettive Visioni

Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno

Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno - Nuovicontesti

Sei un aspirante scrittore? Questo è un post scomodo, ti avverto.

Ti aspetti forse un bell’elenco comodo comodo, con qualche utile e semplice consiglio per scrivere bene nei posti giusti?

Un post spettinato, come me

Credevo di dover scrivere un post ordinato, diligente e preciso sui luoghi e sui modi dello scrivere e poi, invece, tutto quello – o meglio, qualcosa di quello – che c’è intorno alla scrittura e al mondo dei contenuti mi è venuto incontro, arruffando ogni cosa, come al solito… e come piace tantissimo a me.

Scrivere e condividere contenuti, soprattutto online, è un’attività che oggi richiede grande attenzione e grande coscienza a tutti, non solo a chi lo fa per lavoro.

Ti parlerò dei posti per scrivere, ma cambiando prospettiva. Ho provato a guardare il mondo da altri punti di vista, che appaiono smontati, ma in realtà sono tutti interconnessi.

Quindi ho individuato in bozza – e in modo assolutamente parziale, chi mi aiuta? – alcuni spunti esplorativi e piccoli esercizi di consapevolezza grazie ai quali le tue prospettive in qualche modo troveranno – lo auguro a te, come ogni giorno a me stessa – nuovo calore e nuova linfa, proprio come quelle foglioline attraversate dal sole che ho messo in foto e che fanno tanto desiderare la primavera.

E ora diamo inizio alle danze.

Prospettiva 1: il mondo visto attraverso Facebook

L’onnipresente Facebook – per scelta esaminerò solo questo social, anche se non è certo l’unico, e forse nemmeno il mio preferito – è il social media attualmente più diffuso, tanto che per alcuni “è” ancora il web.

Sempre più utilizzato dalle aziende non solo per ragioni di marketing ma anche, ad esempio – oltre a Linkedin e a Twitter, per nominare solo alcuni – per la ricerca di candidati e risorse umane, non è una dimensione parallela ma è un mondo del tutto integrato con la vita di ogni giorno.

Va frequentato come frequenteresti non solo una piazza, ma la piazza di una grande metropoli dove potresti incontrare sia il tuo attuale datore di lavoro, sia il datore di lavoro che avevi sempre sognato e che – ora, in questo momento – ti sta cercando. Comportati di conseguenza.

Prospettiva 2: il mondo visto attraverso i testi

Prova a fare un esercizio. Confronta consapevolmente, ogni volta che ne hai l’occasione, la lettura di contenuti brevi a letture lente, entrambe sia online sia offline. Per quanto riguarda le letture brevi, allenati a trovare i testi più efficaci senza perdere di vista la centralità del contenuto.

Testi incisivi e di impatto possono essere utilizzati – senza urlare e senza voler stupire a tutti i costi – per le descrizioni e i titoli da inserire nel curriculum, nell’oggetto delle comunicazioni e-mail, nei messaggi brevi – ma non per questo meno meditati – su WhatsApp.

Testi lunghi e argomentativi richiedono tempo per essere letti, ma sono la base per arricchire il mondo delle nostre parole e non solo. Non linkiamo mai un contenuto solo perché il titolo – o l’immagine, ma qui passiamo al punto 3 – ci ha catturato.

Prima di condividere andiamo a leggere bene la pagina linkata, approfondiamo e non accontentiamoci mai di una fonte sola, verifichiamo le notizie e la loro attualità, ad esempio cominciamo a cercare la data di pubblicazione.

Prospettiva 3: il mondo visto attraverso le (tue) immagini

Prova ad osservare il flusso continuo di immagini che scorrono online. In questo paragrafetto mi limiterò alle foto che ritraggono te, cioè solo un tassello microscopico di un capitolo infinito. Le immagini sono un osservatorio da cui guardare, per esempio, te e il tuo mondo. Le immagini raccontano chi sei, anche alle persone che non ti conoscono.

Vale sempre il discorso della grande piazza metropolitana. Vorresti che il tuo futuro e agognato datore di lavoro ti incontrasse per la prima volta in costume da bagno mentre ti scoli una mega birra?

La birra e il costume ci stanno benissimo, basta collocarli nel contesto giusto: queste immagini sono da inserire nelle foto condivise con i tuoi amici, ma non nei post pubblici o – peggio – nella tua foto profilo pubblica.

Prospettiva 4: il mondo visto attraverso la finestra

Che tempo fa oggi? Nevica? C’è il sole? Non dirmi che hai già visto il meteo sul web, metti il naso fuori dalla finestra e poi potrai rispondermi.

Ti devo spiegare perché ogni tanto fa bene alzarti dalla sedia, staccare per un attimo i pensieri e gli occhi da ciò che stai facendo e, per esempio, fare un minimo di movimento?

Ecco, per favore, dillo anche a me, che lo dimentico spesso! Ti auguro una pausa piacevole, magari con un buon caffè o con ciò che preferisci.

Prospettiva 5: il mondo visto attraverso lo schermo

Lo schermo è diventato il nostro compagno più assiduo oltre che, ogni giorno di più, indispensabile sia per il lavoro sia per la vita sociale.

Ognuno di noi, inoltre, fruisce di un numero variabile di schermi. In tutti i suoi formati, lo schermo è quasi uno specchio – per lo più portatile – che riflette la vita nostra e delle persone con cui siamo costantemente connessi.

Trascorriamo sempre più tempo con gli occhi sullo schermo: un esercizio potrebbe essere quello di limitarne l’uso allo stretto necessario e di scegliere solo le app e i social che vi sono davvero utili nella vita reale e corrispondono al nostro modo di essere.

Non occorre essere iscritti a tanti media se poi non abbiamo il tempo oggettivo di parteciparvi con una certa regolarità, ma soprattutto con una presenza di qualità.

L’esercizio potrebbe dunque essere: sfoltisci i tuoi media, e su questi dai il meglio di te, esattamente come faresti nella vita offline. Ma per questo argomento ti invito a leggere il prossimo punto.

Prospettiva 6: il mondo visto attraverso di te

Online e offline sono oggi inscindibili, per tutti. Online e offline devono avere una sola radice comune: te stesso, la tua personalità, il tuo modo di essere, la tua “voce”.

Difficilmente una persona educata e gentile offline sarà di proposito maleducata online.

Una tra le difficoltà delle comunicazioni online sta però, ad esempio, nel fatto di nascondere, in tutto o in parte, la comunicazione non verbale, quindi il rischio di fraintendimenti cresce, e anche una persona generalmente educata dovrà riflettere bene prima di postare, trasmettere o condividere certi tipi di contenuti.

Anche in questo caso, l’invito è a fare costantemente – me compresa – un esercizio di consapevolezza su ogni dato e contenuto che mettiamo in circolazione.

Abbiamo a disposizione strumenti eccezionali e utili, divertenti e potentissimi: allo stesso tempo occorre tanta coscienza in più, occorre una vera e propria educazione. Penso qui alla fascia dei più giovani, tema su cui non apro un’altra infinita parentesi, e lascio la parola a te.

Postilla. Pensa che non prevedevo un post lunghissimo, ma questa volta – povero te, giunto fino alla fine – ho scritto un mare di parole che, nelle varie fasi di stesura, sono servite tantissimo a me in primis, ancora una volta, per riorganizzare idee e prospettive.

Grazie per aver letto fin qui, buona serata!

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Prospettive Radici Visioni

Scrivere. Con le mani in pasta

Scrivere. Con le mani in pasta - Nuovicontesti

Da qualche tempo avevo un post sulla punta delle dita. Letteralmente. Per me le mani sono antenne, archivio, strumento. Ecco la mia versione dei fatti, volete darmi la vostra? Vi avviso: il mio è un volo pindarico, però… io ci credo! 🙂

Per me scrivere – per un’azienda, per un bambino, per un adulto, per un amico, per me – significa metterci tutta me stessa, comprese le mani. Come corollario, alla fine di certe sere ho più appunti sul dorso delle mani che sui post-it che tendo a disseminare ovunque.

Il tempo che utilizzo per scrivere è molto minore rispetto al tempo in cui – nella mia testa e soprattutto nelle mie mani – si forma ciò che andrò a stendere sullo spazio bianco. Questo continuo stratificarsi è anche ciò che, tra gli altri fattori, favorisce l’efficacia: scrivere la cosa giusta al momento giusto.

Un processo che porta a generare la parola. Dentro un nido, in un luogo caldo, in un luogo vissuto. Empatia, contesto, pertinenza. E da ogni contenuto nasce a sua volta qualcosa. Nuove connessioni, relazioni, interazioni. Che hanno bisogno di essere coltivate, e quindi di tempi lunghi per portare a ciò che è duraturo. Ogni testo, per breve che sia il contenuto, così come ogni immagine, ha motivazioni e conseguenze.

Scrivere è un piccolo modello di vita. C’è sempre un prima, c’è sempre un dopo. Nulla nasce dal nulla, ma in un contesto reale che bisogna conoscere bene, all’interno del quale occorre ogni volta compiere delle scelte in una direzione ben precisa.

Ho le mani in pasta perché quando sollevo le dita per una pausa o alla fine della giornata mi sembra di avere i comandi da tastiera ancora incollati ai polpastrelli. Ho le mani in pasta perché quando prepariamo dolci e pizzette con il pargolo mi ritrovo a pensare per hashtag a tema cucina, mamme e bambinerie.

Ho le mani in pasta perché anche se questo maledetto raffreddore da elefante mi assedia ormai da oltre una settimana (e oggi è il giorno del mal di testa, yuppi) cerco di non farmi mettere ko e piuttosto che abbandonarmi a lui mi invento cose nuove da fare e da scrivere.

Finché ci sono consapevolezza, testa, cuore… c’è speranza. Anche per la scrittura! 🙂

Buona serata a tutti voi!

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Visioni

Come si accende un testo

Come si accende un post - Nuovicontesti

[il fuoco di un camino]

Completa tu la frase del super classico dei Nomadi, oppure leggi questo testo fino alla fine. Ok, ma che c’entra? C’entra, c’entra. Ora ti dico perché.

Ogni volta che scrivo un testo, come ad esempio un articolo di blog, a me succede come quando devo accendere il camino.

Il camino c’entra sempre, perché lavoro da casa e nelle giornate d’inverno è il mio compagno di avventure preferito.

Scelti prima il pubblico e gli obiettivi, con l’aiuto della metafora vediamo come si fa ad accendere un testo.

Cercare da accendere

Se non hai già in mente uno spunto guardati intorno, adotta uno sguardo da blogger e cerca un input di partenza da sviluppare, interessante per te e che ritieni interessante per i tuoi lettori. Potrebbe essere un’immagine, un avvenimento della giornata, una sensazione vissuta, una notizia da approfondire. Cerca di allenarti a questo tipo di approccio, perché ti sarà di molto aiuto nell’attività continuativa di blogging.

Intrecciare carta e rametti

Se scrivi ogni giorno o con una certa frequenza forse ti capita più volte, nell’arco della giornata, di individuare gli input adatti a diventare articoli. In questo caso ci sono due alternative: o postare subito, oppure annotare immediatamente l’idea – o più idee per più articoli – in qualunque spazio scrivibile tu abbia a disposizione, per non dimenticarla e poterne disporre al momento opportuno.

Avviare il fuoco

Preparata la base di possibili temi da cui partire, comincia a lavorare con le parole per creare una piccola storia con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Nel corso della stesura alcune scintille potranno generare nuove idee e quindi arricchire il tuo testo che sta nascendo. In questa fase non fermarti e lascia che la fiamma si espanda liberamente.

Far crescere il calore

Una volta pronta la prima stesura, rileggi e aggiungi a poco a poco frasi e parole in grado di ravvivare e completare in modo equilibrato quanto hai già scritto. In questo modo il tuo post potrà arricchirsi senza digressioni fuori tema e sarà avviato più facilmente alla sua forma compiuta.

Creare uno spazio invitante

L’ultima cosa da fare è scrivere il titolo definitivo, che ha la funzione di una vera e propria porta. Potresti avere in mente già da subito un buon titolo, ma ricorda di verificarlo una volta scritto l’articolo. Se il titolo ha il giusto impatto può essere determinante per l’apertura o meno dell’articolo da parte del lettore. Se poi mantiene ciò che promette favorirà il ritorno dei visitatori sul tuo blog.

Dare la giusta aria

Se ne hai la possibilità, fermati un attimo per una breve pausa. Ritorna quindi al tuo articolo e leggi tutto una volta senza interruzioni. Avrai immediatamente la sensazione se tutto scorre oppure no, e potrai comportarti di conseguenza cercando di favorire la presenza di un filo conduttore.

Condividere a caldo

A questo punto puoi programmare o pubblicare il tuo articolo, corredato di una o più immagini, e interagire con il pubblico dei tuoi lettori fedeli o potenziali, condividerlo sui social media o tra gli altri blogger che trattano temi attinenti o correlabili ai tuoi. Abbi cura di commentare i post dei tuoi blog preferiti senza forzature e in modo non meccanico: i blog sono fatti da persone per le persone, e se ti porrai in questa ottica la tua presenza sarà ben accolta e, magari, piacevolmente ricambiata.

E ora… divano!

Giunge il momento di contemplare l’opera delle tue fatiche: cosa c’è di meglio di un bel divano proprio davanti al camino scoppiettante, con qualcosa di caldo da bere, e il gatto* a farti compagnia? Ricorda che il momento di contemplazione dovrà sostenere la tua autostima almeno fino al prossimo articolo. Non cedere né a pigrizia né ad accanimento – salvo tu ne abbia saltuariamente e necessariamente bisogno – e cerca di andare d’accordo con i tuoi programmi e scadenze.

*Io non ho un gatto, ma immaginarlo nei pressi di un camino in abbinamento a un divano mi dà una bella sensazione di casa e di calore. Me lo figuro disegnato proprio come nei libri delle scuole elementari, quando si chiamavano così e le frequentavo io un paio di ere geologiche fa.

[non è caldo come il sole del mattino]

Allora: hai acceso il camino, ops, il tuo testo? Dopo averlo amorevolmente preparato e condiviso, se c’è bel tempo puoi rilassarti un attimo e mettere finalmente il naso fuori dalla finestra, proprio lì, verso il sole. Che te ne pare?