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[i miei ospiti #9] Io non amo scrivere, di Sandro Ghini

Sandro Ghini descrive il suo mondo: «Consulente di comunicazione digitale, affianco e intreccio la mia attività di sviluppo progetti web alla mia passione per pittura e disegno e arte in genere». Quando ho iniziato ad ascoltare il podcast Mettiamoci la voce! collegato al progetto Leggere a voce alta mi chiedevo, incantata dalle voci, dall’armonia della conversazione e dalla praticità delle informazioni condivise, quale volto avessero i suoi protagonisti Sandro, Maria Grazia e Francesco. A poco a poco li ho conosciuti meglio e li ho seguiti con interesse sempre maggiore. Anche Sandro ci regala la lettura a voce alta del suo testo: ascoltalo nel canale Telegram NuoviConTesti.

Io non amo scrivere.

Non amo quel modo che ha la scrittura di rendere reali le cose. Mi fa paura.

Ogni tanto penso che la penna, ancor più della tastiera, pensi da sola. Sa cose che tu non sai o ne sa altre che non vorresti nessuno sapesse. E invece le spiattella lì, nero su bianco, su un foglio di carta.

Io non amo scrivere.

Perché in un pensiero ti ci puoi coccolare, avvolgere sentire al sicuro. Una volta che è scritto è vero, reale tanto da poterlo toccare. Non è più tuo.

Ma se quel pensiero ormai è autonomo, ti rappresenta ancora? Ti ha mai rappresentato? Era te in un dato giorno, in una data ora o era la penna a vederlo così in quel momento?

Io non amo scrivere.

Perché se è vero che la penna ne ferisce più della spada devi stare attento. Dove si prende il porto d’armi per scrivere? Già perché se dici una cosa magari puoi giocartela con il fraintendimento, con il “no ma volevo dire un’altra cosa…” ma con lo scritto? No con lo scritto non lo puoi fare. È lì inconfutabile. È lì a giudicarti e permettere di farti giudicare.

Io non amo scrivere.

Ma scrivo. In fondo quando si ama si scrive no?

Grazie a Sandro Ghini per aver partecipato alla rubrica con il suo testo e la sua voce. Se hai domande o vuoi approfondire scrivimi nei commenti. Leggi qui la puntata precedente.

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Visioni

Parole e musica

Ci sono parole che vivono da sole perché sono potenti, sensoriali, piene di vita, azione, movimento.

C’è musica che vive da sola, senza parole. È un’onda che trasporta i pensieri, le emozioni, i sentimenti più in alto di dove ci sembra di essere, dove li vediamo in modo più chiaro, sopra la nebbia, oltre le nuvole che offuscano lo sguardo. Parole e musica non ci sottraggono al temporale più oscuro, ma ci danno la forza di guardare attraverso e oltre.

Quando le parole sposano la musica, l’arte prende le sembianze di un uomo o di una donna che presta le vibrazioni del proprio cuore, ogni parte del proprio corpo a un testo. Le parole in musica esplodono, si spalancano, diventano corpo, voce, anima, danza per arrivare ad altre anime e ad altri corpi come scintille, di luce, calore, energia.

Scritto per 1 Testo al Giorno

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Prospettive

[i miei ospiti #5] Scrittura e teatro: due arti terapeutiche, di Cristina Dal Farra

Cristina Dal Farra si racconta così, nel suo sito: «La parola che meglio mi descrive è “sognatrice” e questo già lo sapete se avete ascoltato il mio podcast. Siccome però di sogni non si campa dirò che per sopravvivere faccio la farmacista, ma per continuare a sognare ho fatto e faccio altre cose». Cristina pratica il teatro, la lettura a voce alta ed è una attiva podcaster con progetti sia personali sia collaborativi. Ora ti auguro buona lettura e ti lascio il link alla scorsa puntata.

Quando ero adolescente il mio mito era Jo del romanzo Piccole Donne.

A quell’epoca consolavo la mia tristezza scrivendo poesie e la scrittura mi è di nuovo venuta in soccorso durante la mia giovinezza.

Non ho mai avuto un’amica “del cuore” e spesso, nei momenti più difficili della mia vita, la lettura e la scrittura mi sono state di conforto e ancore di salvezza.

Ogni volta che mi accingevo a mettere su un foglio bianco quelle che un tempo ho definito “lacrime d’inchiostro”, automaticamente tutto mi appariva più chiaro e si placavano tutti i miei singhiozzi.

Non sono mai stata una chiacchierona ma in qualche modo i miei silenzi volevano trovare un modo per esprimersi, perché non si può non comunicare, e anche i più timidi e riservati come me sentono il grande bisogno di far sentire la propria voce.

L’ho capito quando per la prima volta a ventotto anni ho scoperto il piacere di fare teatro. È stato come se le parole, che per tanto tempo avevo confidato solo al mio foglio di carta, magicamente avessero preso una forma fuori di me e avessero trovato il modo di farsi sentire, di urlare, addirittura. E non avevano solo una voce queste parole ma anche un corpo.

A quel punto il teatro divenne per me quello che era stata la scrittura tempo prima: terapia.

Recentemente ho messo insieme queste due arti creando un podcast, e cioè un contenuto audio on demand, dove racconto una tappa della mia di vita attraverso riflessioni e suggestioni scritte.

La scrittura terapeutica è diventata così una forma di scrittura narrata ad alta voce attraverso il linguaggio del teatro.

Ma com’è il linguaggio del teatro?

È un linguaggio nato per essere detto, pronunciato ad alta voce.

Io direi che si tratta di una scrittura plastica capace di dare forma alle emozioni.

Sintesi ed immediatezza sono le sue caratteristiche.

Un linguaggio più vicino alla poesia che alla prosa.

Nel teatro, così come nella musica sono molto importanti i silenzi.

Nel mio podcast i silenzi pieni del teatro sono affidati alla musica e alle suggestioni sonore, che diventano  parte integrante della scrittura.

Il teatro che si fa su un palcoscenico possiede il gesto, lo spazio scenico, il corpo e parola per esprimersi. Nel caso di un audiodramma, come quello che mi propongo di creare nel mio podcast, la voce è l’unico strumento, insieme al suono e alla musica, di cui dispongo. Per questo motivo ho imparato a scoprire le potenzialità che questa racchiude.

Usare un registro più o meno acuto, un’intonazione piuttosto che un’altra può fare la differenza e, in alcuni casi, introdurre un silenzio teatrale.

Ogni parola scritta acquista così la sua voce e i suoi silenzi, che sarà l’ascoltatore a riempire con la sua immaginazione.

Voce, suono, musica e silenzio diventano parte integrante di una scrittura fatta per essere detta e ascoltata.

Grazie a Cristina Dal Farra per aver accolto l’invito ad essere mia ospite. Se desideri approfondire i contenuti dell’articolo ti aspetto nei commenti.

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[link] Parole e magie

Debora Montoli: è lei che fa magie, non io.

Ci sono alcune persone che hanno la capacità di creare delle vere magie con le parole 🧚🏻‍♀️ e Federica fa parte di questa categoria. Quando scrive, riesce ad abbinare questa sua competenza a una sintesi perfetta che le invidio.

Debora mi ha riservato uno spazio prezioso nel suo canale Telegram A Lume di Fare, illuminante non solo a parole, ma nella concretezza di ogni singolo contenuto condiviso.

Tra le tante informazioni utili, presenti nella sua nota vocale, ti segnalo l’importanza di saper gestire le idee in ogni momento della vita. Federica ha delle abitudini molto efficaci e usa strumenti all’apparenza semplici ma con un ottimo metodo.

Grazie ancora Debora per avermi ospitata, e per avere permesso di sperimentarmi attraverso l’uso della mia voce.

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Percorsi tra parole, colori, voce: dalla progettazione della socialità agli alfabeti magici, dalla lettura per scrivere alla scrittura come nave in mezzo all’oceano

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La consapevolezza, l’esplorazione e la creatività sono il filo conduttore dei laboratori da 21 a 25, compreso un intervallo, che ho pubblicato nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.
Qui sotto ti lascio qualche appunto in ordine sparso sui vari argomenti trattati, tra loro interconnessi.
E ora, se vuoi: giochiamo? Riesci a indovinare a quale laboratorio si riferisce ogni breve estratto?
Se preferisci, più sotto trovi l’elenco ordinato degli ultimi laboratori.
Ricorda o segna su un taccuino le parole che ti hanno colpito, i titoli ben fatti che hanno mantenuto la promessa, l’avviso pubblico che non si è perso nel burocratese, l’e-mail che non ti ha fatto sbadigliare, l’uso di caratteri, spazi, dimensioni, colori.
La scrittura come strumento quotidiano riguarda due ambiti, quello professionale e quello creativo, che per me si relazionano in modo quasi paradossale: gli ambiti professionale e creativo sono al contempo necessari, complementari e inscindibili.
Qui sotto [nel laboratorio corrispondente] trovi alcuni brevi estratti che permettono di immaginare, da subito, una strategia di comunicazione – e, di conseguenza, una scrittura – fondata sulle relazioni, vale a dire su un percorso che nasce dalla collaborazione, dalla reciprocità.
A che cosa può servirti un testo organizzato secondo un criterio alfabetico? O meglio, partendo a ritroso: come puoi applicare questo schema alla tua scrittura? Come puoi aiutare la tua scrittura attraverso una tecnica alfabetica? Ad esempio, l’alfabeto può aiutarti a individuare una serie di concetti, se hai bisogno di stendere un testo complesso e non sai da dove partire.
L’obiettivo di questo laboratorio è aiutarti a colmare la distanza tra off line e on line, evitare la sensazione che nel web tu appaia in un modo, e di persona in un altro. Non si tratta solo di una spiacevole impressione: si tratta proprio di costruire la fiducia reciproca con l’interlocutore. Sin dalla prima pagina, dal primo articolo, dal primo post.
«Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c’è in Bertham Street, d’estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c’è mai stato».
[aspetta un attimo a gugolare: conosci il libro da cui è tratta la citazione?]

Ora, se ti trovi meglio, ti scrivo un elenco più chiaro dei laboratori.

Laboratorio 21

Alla base della scrittura nei social, e non solo: la «progettazione della socialità» secondo Mafe de Baggis.

Progettare la socialità

Laboratorio 22

Scrivere per esplorare: libri, alfabeti e dizionari magici per attraversare in un modo del tutto nuovo un orizzonte consueto.

Alfabeti magici
Laboratorio 23

Leggere, per scrivere. Per migliorare la tua scrittura da subito e per sempre, prova a fare l’esercizio che ti propongo.

Leggi e scrivi
Laboratorio 24 
Scrivere per comunicare: dimmi chi sei. Che cosa occorre fare prima di scrivere?

Dimmi chi sei

[intervallo tra laboratori]
Camminare con la voce. Nuovi e vecchi percorsi tra parole, colori e voce, per scrivere sempre meglio.

Parole, colori, voce

Laboratorio 25

La buona scrittura è una nave in mezzo all’oceano, che ruba l’anima al mondo.

Scrittura e navi

NuoviConTesti LAB: tutti i laboratori

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Scrivi? Leggi? Ecco per te: titoli da mangiare, Grammatica della fantasia, newsletter e lettere che vendono senza vendere

NuoviConTesti-LAB-Federica-Segalini

Qui sotto trovi i laboratori da 11 a 15, che ho attivato nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB. Come filo conduttore ti lascio una osservazione che ho scritto nel gruppo. Una novità: nel Laboratorio 15 puoi condividere il tuo progetto di scrittura. Ti aspetto!

A volte la scrittura è faticosa, perché il lavoro di taglio, di lima, di selezione, di revisione occupa tanto tempo e richiede molto impegno, autocritica e lo sforzo di non innamorarsi del proprio testo.

Con l’esperienza si imparano certe buone pratiche che diventano ottime abitudini, si trasformano in metodo, e aiutano soprattutto a migliorare certe fasi del lavoro.

Nonostante ci sia un metodo la mia scrittura non è mai la stessa, si evolve sempre e mi troverei male se non fosse così.

Anche nel caso di scritture formali e/o apparentemente noiose trovo sempre un alto grado di coinvolgimento personale.

Far trasparire la voce umana dentro quella dell’azienda, o di chiunque sia il soggetto della scrittura, è una delle scommesse più belle del mio lavoro.

Laboratorio 11
Questione di titoli: apriamo una piccola riflessione creativa.
Titoli appetitosi 

Laboratorio 12
La newsletter: che cos’è, e a che cosa serve? Una sintesi dei punti di partenza per una buona comunicazione tramite newsletter.
Newsletter per comunicare

Laboratorio 13
Il valore della creatività nella scrittura quotidiana contemporanea, a partire dal libro La grammatica della fantasia di Gianni Rodari.
Fantasia, immaginazione, creatività

Laboratorio 14
Lettere di vendita ed e-mail commerciali che vendono… senza vendere: qualche spunto per costruirle.
Lettere che vendono

Laboratorio 15
Scrivi? Leggi? Leggi e scrivi? In questo laboratorio puoi far conoscere il tuo progetto di scrittura: un blog, un gruppo, un canale Telegram o altri strumenti che utilizzi quotidianamente.
Il tuo progetto di scrittura

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Scrivere controcorrente. 5 laboratori: dal tono di voce alla stesura di una e-mail che non sfugga alla lettura

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Scrivere controcorrente: missione impossibile? Forse. Però esistono delle buone pratiche di scrittura che aiutano a farsi leggere nel flusso incessante di contenuti in cui siamo immersi non solo ogni giorno, ma ogni istante. Occorre un connubio tra lentezza e velocità, tra osservazione e azione (osserv-azione), tra competenza e relazioni costruttive. Ecco i 5 nuovi laboratori sulla scrittura quotidiana contemporanea che puoi trovare nel mio gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

Laboratorio 6
Tono di voce, personalità e relazioni nelle conversazioni on line di ogni giorno.
Il tono di voce

Laboratorio 7
Dire la stessa cosa in 99 modi diversi. Lavorare con le parole: giochiamo con gli Esercizi di stile di Raymond Queneau?
99 esercizi di stile

Laboratorio 8
L’abito fa il testo. Maiuscole accentate, puntini di sospensione, spazi tra parole e punteggiatura, apostrofi, punti esclamativi.
Testi accurati

Laboratorio 9
E-mail: messaggi in bottiglia? Dell’oggetto avevamo già iniziato a parlare in un laboratorio precedente. Ora ci dedichiamo al corpo del messaggio.
E-mail memorabili

Laboratorio 10
Le e-mail devono navigare controcorrente nella casella di posta del nostro destinatario, per essere prese in considerazione e lette.
E-mail controcorrente

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Vado a capo. Come trovare il tone of voice del tuo progetto

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Vado a capo è il progetto ideato e coordinato da Francesca Sollo, per aiutare ad avviare o far ripartire la comunicazione on line della propria attività. Sono onorata di aver partecipato come docente, in un gruppo di 10 professioniste, al corso svoltosi interamente nel web dal 19 giugno al 9 luglio 2017. In questo post espongo in forma discorsiva i concetti che ho espresso nei miei tweet e nei rispettivi visual creati da Francesca.

Nell’ambito del copywriting, vale a dire nella dimensione strategica e creativa della scrittura, trovare il tone of voice del nostro progetto significa trovare gli elementi concreti per trasmetterne la personalità, l’identità, l’anima.

Scriviamo come parliamo

Compensa le distanze azzerate:
costruisci relazioni,
colma abissi di vicinanza
creati dalla tecnologia.

Leggere le parole di un testo destinato alla comunicazione è una attività che deve risultare il più possibile naturale e piacevole al nostro utente. Perché allora non proviamo a scrivere come parliamo? Immaginiamo di porre le premesse di un dialogo con il nostro interlocutore, che non è una macchina ma una persona in carne ed ossa, proprio come noi che scriviamo. Le aziende non sono entità astratte, sono fatte di persone: ed è proprio a queste che ci rivolgiamo e con le quali interagiamo.

A proposito di personalità: ciò che siamo, ciò che facciamo e i valori del nostro progetto sono gli elementi che confluiranno nel tone of voice. A seconda del progetto il tone of voice avrà un carattere peculiare, che sarà costante pur nel variare dei canali e potrà essere più o meno leggero: istituzionale, tecnico, informativo, culturale, divulgativo, ironico.

Occorre inoltre costruire e mantenere un buon equilibrio tra tone of voice formale (autorevole, professionale) e informale (caldo, amichevole). Per esprimere vicinanza al pubblico e porre le basi di un possibile dialogo è bene scegliere uno stile semplice e chiaro – non superficiale – anche quando gli argomenti sono complessi.

Tu o voi? Oppure ancora: noi?

La scelta pratica del pronome da usare quando scriviamo per il nostro pubblico dipende dalla natura del progetto, dal canale utilizzato e dal coinvolgimento desiderato. Non si tratta di una scelta semplice: per capire quale strada intraprendere – potrebbe variare a seconda del canale – proviamo a leggere ad alta voce il testo e ad immedesimarci prima nel nostro lettore più attento e ideale, poi nel lettore più frettoloso e sbadato che potremmo avere.

Che effetto ci fa? Ci sentiamo coinvolti o aggrediti? La risposta di volta in volta verrà da sé, senza dimenticare che il tone of voice e i suoi elementi più concreti possono evolvere e migliorare nel tempo a seconda del mezzo utilizzato e delle caratteristiche di ogni singolo progetto.

Per trovare il tono corretto occorre definire il pubblico e gli obiettivi del progetto, in modo da generare familiarità e fiducia in chi ci legge. La costruzione stessa del tone of voice procede per obiettivi strategici: il copywriting – quello che funziona – ha il compito di attivare connessioni, rafforzare legami e generare novità, o meglio generare nuove prospettive da cui guardare cose che nuove non sono affatto.

Obiettivo: la fiducia reciproca

L’obiettivo strategico principale è proprio quello di favorire un clima di fiducia reciproca: vanno evitate l’autocelebrazione e le promesse che non saranno mantenute. Con le nostre parole cerchiamo di compiere un passo verso le persone. Che cosa significa? Eliminare la promozione pura, proporre contenuti utili e puntare ad un tone of voice dal tocco umano.

L’umanità da imprimere ai testi è un argomento da approfondire e da tenere sempre presente. Un tone of voice capace di far leva sulle emozioni favorisce la connessione con le persone e genera una comunicazione coinvolgente, diretta, sentita. Infondere al tone of voice trasparenza, leggerezza, attenzione, calore consente di raggiungere più facilmente la mente e il cuore delle persone.

Individuato il nostro pubblico, questo va ascoltato nei canali in cui è presente. Sia per estrapolare gli argomenti che interessano ai nostri potenziali utenti, sia – in particolare – per comprendere il modo in cui si esprimono le persone a cui intendiamo rivolgerci. È importante anche analizzare come comunicano i concorrenti, per delineare un tone of voice unico.

Sulla base di queste osservazioni possiamo iniziare a sperimentare il linguaggio del nostro pubblico nei testi che scriviamo: per trovare affinità e migliorare l’empatia.

Altro passaggio necessario è porre le basi per una buona interazione con le persone che ci leggono e ci seguono. Per favorirla occorre creare, anche mediante il tone of voice, spazi accoglienti in cui il pubblico sa di avere ascolto e risposte. Grazie a tutti questi elementi possiamo orientare i contenuti a call to action efficaci: un buon tone of voice porta il pubblico a compiere azioni specifiche.

Come è necessario definire il tone of voice prima di avviare ogni attività di comunicazione, altrettanto importante è monitorare e migliorare costantemente la voce del nostro progetto: il tone of voice evolve insieme alla nostra attività.

Digitale e reale, digitale è reale

In ultimo, ma non meno importante, ecco qualche osservazione sul collegamento coerente della presenza off line e on line. Il tone of voice è il filo sottilissimo e potente, rappresentato dalla parola scritta, che unisce dimensione digitale e identità fisica.

Digitale e reale sono due livelli ormai sovrapposti, che anche nella attività di copywriting occorre interpretare in modo integrato. La percezione che si ha in un incontro nel web deve corrispondere alla percezione che si avrebbe nel mondo fisico, e viceversa.

Dobbiamo pensare ad una linea di continuità tra la dimensione off line e quella on line, per non essere abbandonati dal nostro utente nel caso non ci riconosca in contesti differenti. Una volta creato un tone of voice inconfondibile, quando incontriamo le persone nel web e fuori noi e il nostro progetto saremo riconoscibili e memorabili fra i tanti che apparentemente ci somigliano.

La definizione di un corretto tone of voice è solo la ciliegina sulla torta di un percorso molto ampio, articolato e complesso: l’obiettivo strategico di coltivare la fiducia reciproca può essere raggiunto solo quando miriamo alla creazione, al mantenimento e al consolidamento di relazioni vere e costruttive, che compensino le distanze azzerate e colmino gli abissi di vicinanza generati dalla tecnologia.

Ti è piaciuto l’articolo? Ti invito a commentare qui sotto con la tua esperienza e a condividerlo sui social per raggiungere ed aiutare altre persone.

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Radici Visioni

[link] Il cambiamento consapevole

http://www.spreaker.com/user/audrabertolone/il-cambiamento-consapevole


Come conciliare il lavoro a casa con gli impegni di famiglia? A margine: piccola riflessione – di una produttrice seriale di parole scritte – sull’uso della voce.

Poco tempo fa ho avuto il piacere (e un poco di timore, lo confesso) di essere intervistata a voce dalla bravissima Audra Bertolone per il suo podcast Lavoro da casa.

Come potrete sentire dall’audio avevo anche una coda di raffreddore, ma Audra mi ha ugualmente promossa e, soprattutto, ha saputo mettermi subito a mio agio guidandomi con naturalezza in tutte le fasi dell’intervista.

Si è trattato di una bellissima avventura, che per me ha significato provare a trasmettere l’esperienza della scrittura raccontandomi proprio attraverso la mia voce.

Collegare la scrittura alla voce è un percorso che mi richiederà ancora tanto lavoro, visto che in genere non amo sentire la mia voce registrata.

Ciò forse contrasta con l’utilizzo pubblico della voce, che ho praticato e pratico da vari anni nel canto e nel teatro – sperimentati entrambi sebbene in forme amatoriali – e nella professione di guida turistica, svolta nella mia vita precedente mentre studiavo.

Sembra che non ci sia relazione tra tutti questi elementi: in realtà la intuisco, voglio trovarla e valorizzare anche questo aspetto così combattuto in me.

Vi lascio al podcast, spero possa darvi spunti positivi se siete alla ricerca di un equilibrio tra lavoro a casa e vita familiare.

Vi aspetto nei commenti per conoscere le vostre osservazioni e approfondire insieme.

Buon ascolto!

Il cambiamento consapevole