Categorie
Prospettive

Parole per farci leggere

«In questi mesi particolari, in cui la dimensione online sostituisce la maggior parte delle volte il contatto offline, cresce nel nostro interlocutore il bisogno di una comunicazione sempre più efficacechiaradiretta».

«Ma la riflessione vale anche, in prospettiva, come orientamento generale sempre più valido per situazioni non collegate alla quarantena che stiamo vivendo».

«La comunicazione deve portare subito il nostro lettore al suo punto di interesse».

Quando scriviamo, valorizziamo al massimo il tempo del nostro lettore?

In tre punti:

• quali problemi risolviamo?

• siamo nei panni del nostro lettore?

• parliamo del nostro lettore?

Ne ho scritto su C+B.

Categorie
Prospettive

Parole in diretta

NuoviConTesti LAB è un gruppo-laboratorio, l’ho aperto per allenare io per prima la mia scrittura e imparare ogni giorno qualcosa di nuovo.

La scrittura è ovunque, e serve ovunque.

Tutti scriviamo, ogni giorno, per motivi professionali e personali.

Proviamo a scrivere per comunicare sempre meglio?

Alleniamo la nostra scrittura giocando, nel gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

📌 OGGI 17.4 📌

Fino alle 19 ➡️ partecipa all’esercizio-gioco nel post fissato in alto.

Dalle 19 alle 20 ➡️ leggo e commento in diretta.

Le mie dirette sono registrate e rimangono disponibili all’interno del gruppo Facebook NuoviConTesti LAB.

Categorie
Prospettive Radici

Parole tra me e me, e un micro-servizio per te

– Cosa combini?
– Penso.
– Sarà meglio se pensi, e poi fai.
– Eh, strano momento.
– Perché?
– Ho poco tempo.
– Ok, procedi.
– Faticoso.
– E poi?
– Lavoro di più.
– Sì, con i figli per casa.
– Ammetto sia acrobatico.
– Tutto qui?
– Ancora una cosa.
– Sentiamo.
– Ho pensato di riproporre un micro-servizio utile.
– Ma ce la fai?
– È importante, si chiama 1 ora per te.
– Per me?
– Sì. Ma vale più di un’ora.
– Non cincischiare e dimmi.
– In un’ora ti aiuto a dare una nuova prospettiva alla tua comunicazione, per ripartire con molta concretezza già durante questo periodo particolare.
– Ok, non ci crede nessuno.
– Mandami un tuo testo e vedrai.
– Ma come funziona?
– Vediamo insieme la tua presentazione su LinkedIn, la tua pagina web, il tuo curriculum, oppure altri contenuti che hai bisogno di rivedere in modo agile ma approfondito. Ne uscirà un modo nuovo, che sentirai tuo, per riscriverli e per comunicare.
– E poi?
– Hai strumenti da utilizzare in autonomia anche in futuro.
– E questo in una sola ora?
– Sì. Ti serve anche per sperimentare il mio approccio.
– Funziona?
– Se hai buona volontà e costanza, sono certa di sì.
– E quanto costa?
– Non tanto e meno del solito, per aprile.
– Dove lo trovo?
Qui.

Categorie
Prospettive Visioni

Parole nuove

Vorrei un mondo
in cui le parole
sono leggere
e profonde,
trasparenti
e avvolgenti
come un abbraccio.

Vorrei un mondo
in cui si ascolta
prima di parlare.

Vorrei un mondo
che si rende conto
della meraviglia
e della fragilità
di un respiro.

Categorie
Prospettive

Parole col naso in su

Cielo
sei lì
oltre il vetro
ti guarderei da sotto
aspettami.

Susi, del gruppo Telegram 1 Testo al Giorno, mi ha insegnato un gioco di parole che si chiama petit onze (piccolo undici), me ne sono innamorata e ho iniziato a praticarlo per la sua bellezza. È una piccola poesia dalla struttura semplicissima, sono 11 parole in 5 versi, funziona così:

• verso 1 ➡️ 1 parola
• verso 2 ➡️ 2 parole
• verso 3 ➡️ 3 parole
• verso 4 ➡️ 4 parole
• verso 5 ➡️ 1 parola

Vuoi provare?

Categorie
Prospettive

Parole e pesci

Un primo aprile di molti anni fa, ero ancora una ragazza, ritagliai tanti piccoli pesci di carta gialla, semplicissimi e di un bel giallo intenso, e li collocai in ogni angolo della casa in cui abitavo con i miei genitori e mia sorella.

Ridendo da sola ne misi due o tre in un cassetto, due o tre nella dispensa, due o tre nell’armadietto del bagno, due o tre sotto le coperte in camera da letto, due o tre nei portapenne della scrivania, due o tre vicino alle tazze della colazione, e così via.

Seminare ovunque pesciolini gialli fu un vero lavoro di distribuzione.

Da allora, dopo oltre venti anni, ogni tanto i miei genitori trovano un esemplare.

Che cosa succederebbe se da oggi iniziassi – continuassi – a seminare parole, in tanti spazi piccoli e grandi?

Ogni giorno un breve racconto in forme diverse, ogni giorno un allenamento creativo, ogni giorno una soluzione di scrittura.

L’ho sempre fatto, ma vorrei diventarne ancora più consapevole.

Parole che un giorno qualcuno potrebbe ripescare, come una piccola sorpresa, dal fondo del mare.

Parole come una traccia, come il segno di una mappa, dentro il sogno di un pesciolino giallo.

Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #6] Scrittura: collaborazione e concretezza, di Riccardo Esposito

Riccardo Esposito è un professionista della scrittura online. Nel suo sito My Social Web si presenta così: «Ho iniziato a scrivere per emulare i web writer famosi. Anche per segnare gli appunti universitari, poi è arrivato My Social Web. Ma chi è Riccardo Esposito? Un antropologo prestato al web writing e al mondo del blogging». Riccardo è autore di diversi libri. Tra questi c’è l’opera in crowdfunding in uscita a maggio 2020, divisa in due parti di cui una scritta dalla giornalista Cristina Maccarrone, dedicata alla scrittura per informare: blogging e giornalismo si affiancano in modo reciprocamente produttivo. Buona lettura! Ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

Il mio rapporto con la scrittura. Argomento difficile da affrontare ma non impossibile, in realtà ho deciso di mettermi in gioco proprio per questo: scrivo ogni giorno per lavoro e lo faccio da più di dieci anni. Ma perché? E in che modo lo faccio?

Cioè, non mi chiedo se lo faccio bene o male (non mi interessa questo per ora) ma cosa mi permette di raccogliere quest’attività? Scrivo solo per lavoro o anche per un beneficio personale? Ovviamente la seconda opzione è quella giusta, non potrebbe essere diversamente per me.

Il mio rapporto con la scrittura è atavico, antico, basato su un rapporto che affonda le sue radici nella prima adolescenza. Vale a dire quando prendevo pessimi voti in matematica ed evitavo bocciature sonore solo grazie a temi di alto profilo. E interrogazioni rocambolesche in storia, italiano e geografia.

In realtà tutto inizia con le prime letture giovanili, con gli autori che ti segnano perché raccontano storie avvincenti attraverso la scrittura.

Jack Kerouac, Hemingway, Bukowski: questi nomi hanno rapito la mia attenzione. Scrivevano in modo speciale e sembrava quella la strada da seguire. Raccontare la strada, le avventure giovanili, le esperienze. Il tutto con uno stile rapido e veloce. Ed è qui che ho iniziato a scrivere in modo diverso, pensando prima all’immediatezza del messaggio.

Il mio rapporto con la scrittura si è sviluppato così: da un lato c’era il mio bisogno di comunicare, dall’altro un mezzo che cercavo di raffinare e portare all’essenza. Poi c’è stato il periodo universitario a cambiare le carte in tavola. Motivo?

Qui le mie esperienze hanno preso una direzione diversa, accademica. Ho iniziato a collaborare con professori, cattedre, eventi del settore. La scrittura mi ha aiutato, ancora una volta. Ma è stata risucchiata dal vortice del fanatismo dottrinale: ero concentrato sulla forma barocca delle pubblicazioni professionali, perdendo di vista il punto più importante. Vale a dire al comunicazione efficace.

Dopo la laurea, due tesi e altrettante bocciature agli esami di dottorato ho iniziato a lavorare nel mondo della scrittura online. In realtà avevo già fatto esperienza con il giornalismo, in un’agenzia stampa, ma la rivoluzione arriva qui. Sulle pagine web.

Qui il mio rapporto con al scrittura cambia ancora, forse in modo definitivo. O almeno per ora è così. Dopo una nascita utilitaristica e un’evoluzione che passa dallo stile scapigliato a quello dottrinale, il web suggerisce qualcosa di diverso: devi scrivere per le persone e per i motori di ricerca. Il primo approccio, nel 2009, è quasi infantile: si parla di keyword density e si costringe il povero web writer a seguire un certo numero di ripetizioni nel testo.

Vale a dire l’esatto contrario della buona scrittura. Ecco perché ho avanzato sempre l’idea di poter studiare le necessità del pubblico, non solo il come aggiungere più parole chiave al testo. L’ho fatto per My Social Web, il mio blog, e per quello dei miei clienti. Il risultato? Ho scritto due libri dedicati a questo argomento e il terzo è nato in crowdfunding: con la mia collega Cristina Maccarrone ho cercato di migliorare la fusione tra buona scrittura online per blogging e giornalismo.

Questo è il mio rapporto con la scrittura: una continua idea di collaborazione per ottenere un risultato concreto. Ovvero comunicare nel miglior modo possibile.

Ringrazio Riccardo Esposito per il suo prezioso contributo. Scrivi nei commenti se desideri porre domande o approfondire.

Categorie
Prospettive

[link] Parole per vivere

Nella mia lettera digitale numero 16 ho riflettuto sulle soste a cui non possiamo dire no.

Trovi tre nuove cose accadute.

Nulla nasce all’istante: tutto è covato, cullato, curato nel tempo e dal tempo.

In linea con il mio desiderio di aprire attività e iniziative in contesti sempre nuovi, ho aperto realmente nuovi spazi, al momento virtuali in attesa di creare delle occasioni di incontro dal vivo.

Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #5] Scrittura e teatro: due arti terapeutiche, di Cristina Dal Farra

Cristina Dal Farra si racconta così, nel suo sito: «La parola che meglio mi descrive è “sognatrice” e questo già lo sapete se avete ascoltato il mio podcast. Siccome però di sogni non si campa dirò che per sopravvivere faccio la farmacista, ma per continuare a sognare ho fatto e faccio altre cose». Cristina pratica il teatro, la lettura a voce alta ed è una attiva podcaster con progetti sia personali sia collaborativi. Ora ti auguro buona lettura e ti lascio il link alla scorsa puntata.

Quando ero adolescente il mio mito era Jo del romanzo Piccole Donne.

A quell’epoca consolavo la mia tristezza scrivendo poesie e la scrittura mi è di nuovo venuta in soccorso durante la mia giovinezza.

Non ho mai avuto un’amica “del cuore” e spesso, nei momenti più difficili della mia vita, la lettura e la scrittura mi sono state di conforto e ancore di salvezza.

Ogni volta che mi accingevo a mettere su un foglio bianco quelle che un tempo ho definito “lacrime d’inchiostro”, automaticamente tutto mi appariva più chiaro e si placavano tutti i miei singhiozzi.

Non sono mai stata una chiacchierona ma in qualche modo i miei silenzi volevano trovare un modo per esprimersi, perché non si può non comunicare, e anche i più timidi e riservati come me sentono il grande bisogno di far sentire la propria voce.

L’ho capito quando per la prima volta a ventotto anni ho scoperto il piacere di fare teatro. È stato come se le parole, che per tanto tempo avevo confidato solo al mio foglio di carta, magicamente avessero preso una forma fuori di me e avessero trovato il modo di farsi sentire, di urlare, addirittura. E non avevano solo una voce queste parole ma anche un corpo.

A quel punto il teatro divenne per me quello che era stata la scrittura tempo prima: terapia.

Recentemente ho messo insieme queste due arti creando un podcast, e cioè un contenuto audio on demand, dove racconto una tappa della mia di vita attraverso riflessioni e suggestioni scritte.

La scrittura terapeutica è diventata così una forma di scrittura narrata ad alta voce attraverso il linguaggio del teatro.

Ma com’è il linguaggio del teatro?

È un linguaggio nato per essere detto, pronunciato ad alta voce.

Io direi che si tratta di una scrittura plastica capace di dare forma alle emozioni.

Sintesi ed immediatezza sono le sue caratteristiche.

Un linguaggio più vicino alla poesia che alla prosa.

Nel teatro, così come nella musica sono molto importanti i silenzi.

Nel mio podcast i silenzi pieni del teatro sono affidati alla musica e alle suggestioni sonore, che diventano  parte integrante della scrittura.

Il teatro che si fa su un palcoscenico possiede il gesto, lo spazio scenico, il corpo e parola per esprimersi. Nel caso di un audiodramma, come quello che mi propongo di creare nel mio podcast, la voce è l’unico strumento, insieme al suono e alla musica, di cui dispongo. Per questo motivo ho imparato a scoprire le potenzialità che questa racchiude.

Usare un registro più o meno acuto, un’intonazione piuttosto che un’altra può fare la differenza e, in alcuni casi, introdurre un silenzio teatrale.

Ogni parola scritta acquista così la sua voce e i suoi silenzi, che sarà l’ascoltatore a riempire con la sua immaginazione.

Voce, suono, musica e silenzio diventano parte integrante di una scrittura fatta per essere detta e ascoltata.

Grazie a Cristina Dal Farra per aver accolto l’invito ad essere mia ospite. Se desideri approfondire i contenuti dell’articolo ti aspetto nei commenti.

Categorie
Prospettive Visioni

[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!