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[progetti] Parole quotidiane

Vuoi iniziare oggi stesso ad allenare in modo consapevole e utile la tua scrittura?

È nato il nuovo gruppo Telegram pubblico 1 Testo al Giorno: qui ogni giorno trovi spunti per scrivere usando la tua creatività.

Il progetto è in collaborazione con due donne creative, Cristina Dal Farra e Paola Fontana.

Le prime volte puoi fare fatica a scrivere, le volte successive è un po’ più semplice perché senti la tua scrittura diventare man mano più fluida.

Un consiglio?

Cerca di essere costante nell’esercizio quotidiano e cerca anche di divertirti, l’importante è dedicare qualche minuto ogni giorno a questa attività, che ha una forte componente di gioco.

Se per caso ti piacesse e lo trovassi utile anche per altre persone, passaparola 🍏

Buona scrittura e buon divertimento, ti aspetto qui!

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[i miei ospiti #3] Cogito, dunque intraprendo, di Michele Casiero

Michele Casiero è docente di filosofia e storia, appassionato di comunicazione e molto altro. Lo si comprende dalla sua attività vulcanica e molto creativa: dal modo di coinvolgere i suoi alunni alla gestione dei canali Telegram dedicati alla filosofia e alla storia Appuntosofia e Tutta un’altra storia, dalla passione per la scrittura alla cura del podcast Sofia e Clio. Nel suo contributo Michele offre spunti che trovo essenziali: dall’utilità della filosofia nella cultura aziendale, alla connessione della scrittura con i processi cognitivi, il pensiero, la formazione. Ho scritto troppo, ti lascio al pezzo di Michele e ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

La filosofia aiuta l’imprenditorialità a dispiegare il suo potenziale.

Vi sembra una affermazione eretica?

Nel mondo scolastico e accademico si ritiene che la riflessione filosofica e il suo insegnamento non debbano inseguire logiche aziendalistiche e che la scuola debba difendere la tradizione culturale basata sul gesto persuasivo della parola e sulla sua capacità di disegnare orizzonti ampi, incentrati sui contenuti e sulla crescita del sapere e del pensiero critico attraverso un processo di apertura mentale.

Fuori il digitale dalle scuole!

Preferire le conoscenze, perché la categoria di competenze nasconde un significato ideologico elaborato da forze estranee alla scuola, che vorrebbero colonizzarla.

Ho ascoltato, a tal proposito, durante un incontro di studi, l’intervento di un’accademica di estrazione umanista, secondo la quale la scuola deve essere considerata un luogo di resistenza contro il neoliberismo capitalista (sic!).

D’altro canto, mi capita di ascoltare e leggere pareri che considerano il sapere filosofico astratto e, pertanto, inutile e la scuola italiana troppo lontana dal mondo del lavoro, perché troppo preoccupata a costruire nozionismo.

La scuola italiana ha un’impostazione storicista e incentrata sulle mnemotecniche, avulsa dal mondo reale.

Pertanto, se qualcuno ti definisce filosofo, preoccupati.

Ti sta dicendo che sei persona che parla, ma non conclude.

Un altro modo di dire rivolto ai docenti è: “Chi sa fa, chi non sa insegna”.

Questo preconcetto sulla filosofia, sull’insegnamento e sulle discipline umanistiche in generale nasce da un retaggio antico, che si può far risalire a Pitagora e ad Aristotele.

Si racconta che il primo abbia paragonato la società a una competizione olimpica: c’è chi gareggia, c’è chi tifa per i propri beniamini, chi partecipa per realizzare affari. Il filosofo, invece, è colui che osserva tutti questi eventi. Con distacco.

Aristotele ha definito la filosofia come conoscenza teoretica e disinteressata. Colui che fa filosofia non ha altro interesse se non quello di conoscere. E, in quanto uomo, cioè animale razionale, filosofando realizza se stesso pienamente come essere umano.

Platone, a sua volta, nel Teeteto, ci tramanda la storiella di uno stralunato Talete (convenzionalmente ritenuto il primo filosofo) che cadde in un pozzo, perché troppo impegnato a guardare il cielo. Da ciò si evince che la filosofia fosse considerata solo una modalità di vivere e non un mestiere.

Nella tradizione occidentale, vi sono numerosi esempi di filosofia legata all’ambito accademico e impegnata su questioni metafisico-teologiche lontane dagli interessi pratici e utilitaristici di coloro che svolgono lavori finalizzati al guadagno e al benessere materiale.

Ma qualcosa sta cambiando.

Nella riflessione di Alain Badiou, per citare un esempio, si parla di filosofia come evento, cioè attenzione non a ciò che è, ma a ciò che sarà. In questo contesto, un confronto con la quarta rivoluzione industriale è inevitabile. Riflessioni simili sono presenti nella filosofia di Arnold Gehlen, che lancia la sfida all’era tecnologica, non demonizzandola, ma cercando parametri etici per interpretare e vivere il futuro in un contesto ecosistemico, che superi le etiche tradizionali e l’antropocentrismo. Molto si muove anche nel panorama filosofico italiano. Luciano Floridi propone una lettura critica del concetto di informazione, mentre Maurizio Ferraris si propone di fondare un’ontologia del digitale.

E nel mondo imprenditoriale cosa succede? Basta farsi un giro sul web, digitando per esempio “filosofi in azienda sui motori di ricerca”.

La filosofia non solo interessa. Ma è vista come sapere strategico.

Mentre, infatti, nei licei italiani la filosofia è considerata “insegnamento atipico”, negli Usa sfornano manager che, facendo domande e non fornendo soluzioni preconfezionate, salvano le aziende dalla crisi. Realtà quali l’American Practitioners Association o la Cass Business school stanno diffondendo esempi di consulenza filosofica strategica. In una società basata sulla rapidità e sulla ristrutturazione delle skills, il filosofo aiuta a ragionare fuori da schemi consolidati e a trovare soluzioni sostenibili a lungo termine.

Come impattano sulla scuola queste dinamiche?

Gli studenti sono abituati a riflettere sui processi cognitivi che elaborano quando svolgono un compito o risolvono un problema. I processi formativi sviluppano una maggiore autoconsapevolezza negli attori coinvolti. Bisogna saper progettare e porsi obiettivi. Chi si occupa di filosofia ha un ruolo di ascolto attivo e di dialogo con l’obiettivo di far emergere le propensioni e i talenti degli studenti. Anche e soprattutto quelli nascosti. I filosofi, in generale, e i docenti di filosofia, dunque, possono avere un ruolo orientativo.

E in questi processi ne va anche della scrittura. Per anni si è puntato molto (forse troppo) sull’oralità. Oggi si lavora sulla scrittura filosofica. Esistono, infatti, competenze specifiche della filosofia. La scrittura di un testo argomentativo, che metta in luce alcune domande fondamentali. Lo stile filosofico è unico e molteplice. Tutti i testi si basano sul domandare, ma alcuni sono strutturati e sistematici altri brevi e penetranti. Saggi e aforismi. C’è poi l’interazione con altri linguaggi e altre forme di pensiero.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ma si potrebbe concludere con un paio di interrogativi, che ne apre altri. Cosa significa oggi pensare? E se pensare non è legato alla dimensione calcolante, è possibile aprire la dimensione di impresa ad altri linguaggi e a prospettive diverse dal riduzionismo economicista?

Ringrazio Michele Casiero per il suo prezioso contributo e ti invito a seguirlo nei canali in cui è presente. Buona filosofia e buona scrittura! E ora ti aspetto nei commenti.

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[link] Parole e magie

Debora Montoli: è lei che fa magie, non io.

Ci sono alcune persone che hanno la capacità di creare delle vere magie con le parole 🧚🏻‍♀️ e Federica fa parte di questa categoria. Quando scrive, riesce ad abbinare questa sua competenza a una sintesi perfetta che le invidio.

Debora mi ha riservato uno spazio prezioso nel suo canale Telegram A Lume di Fare, illuminante non solo a parole, ma nella concretezza di ogni singolo contenuto condiviso.

Tra le tante informazioni utili, presenti nella sua nota vocale, ti segnalo l’importanza di saper gestire le idee in ogni momento della vita. Federica ha delle abitudini molto efficaci e usa strumenti all’apparenza semplici ma con un ottimo metodo.

Grazie ancora Debora per avermi ospitata, e per avere permesso di sperimentarmi attraverso l’uso della mia voce.

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[i miei ospiti #2] Scrivere e progettare, di Giulio Muto

Giulio Muto si occupa di architettura e di grafica, inoltre è un grande appassionato di cinema: qui puoi leggere un suo pezzo. L’ho incontrato quasi per caso attraverso Telegram, e da quel momento non abbiamo più smesso di interagire, in modo sempre più costruttivo. Ha un fare discreto che mette in risalto la sua professionalità, il suo entusiasmo e la sua energia. Qui puoi leggere la puntata precedente.

L’arte dello scrivere accompagna chiunque da sempre.

Preceduta storicamente dalle arti figurative, strumento espressivo di un’esigenza quasi primordiale di trasporre i pensieri in immagini, la scrittura costituisce lo strumento con il quale diamo una forma strutturata e precisa traducendo i pensieri in parole.

Nell’ambito del costruire, dell’architettura e delle arti grafiche, che si espandono sempre più nella sfera della multimedialità, la scrittura assurge al ruolo di strumento marginale seppur fondamentale. Un mondo in cui l’immagine, sia essa statica o in movimento, astratta o tecnica, gioca il ruolo principale, la scrittura si frappone nella fase di accentuazione e sintesi di un concetto già rappresentato figurativamente.

Potrebbe stare a margine di un lavoro come anche nella parte centrale e più impattante di un processo comunicativo e rappresentativo.

Nel mio caso, la scrittura in prosa occupa un ruolo importante tanto quanto quello dell’espressione grafica.

Il processo artistico, a livello concettuale, non è normato da regole e procedure quanto piuttosto da criteri e canoni.

È buona norma seguire un criterio procedurale per fasi, dal concepimento di un’idea, passando alla sua rappresentazione preliminare, cioè la fase in cui si compiono le scelte progettuali più importanti, arrivando alle fasi finali di definizione dell’idea ormai consolidata.

Durante tutto questo procedimento la scrittura è sempre presente, come accompagnatrice di un percorso costituito da più strumenti tesi tutti al conseguimento di uno stesso obiettivo.

Gli schizzi su carta di un progetto tecnico o grafico sono un amalgama di disegno e scrittura, un dualismo spesso imprescindibile per la comprensione l’uno dell’altro.

Così come nella fase di definizione la scrittura funge da strumento per relazionare e descrivere un progetto definito in tutto il suo insieme e completo di tutte le sue parti.

La scrittura non rappresenta unicamente uno strumento utile alla professione, anzi è soprattutto un canale di sfogo per le emozioni, le ispirazioni, le passioni.

Una passione per un determinato ambito professionale in cui non si opera personalmente, può trovare il proprio sfogo e appagamento attraverso la scrittura. A tal proposito possiamo aprire una parentesi sui lati positivi del progresso tecnologico, il quale dietro molti difetti (la micro-comunicazione nella telefonia) e le sue insidie (tutti i rischi derivanti dalla realtà virtuale nel web) nasconde anche una moltitudine di possibilità e occasioni per la divulgazione e la condivisione culturale, se utilizzato bene e con parsimonia.

Uno chef può diffondere il suo sapere e la sua passione attraverso un blog, così come allo stesso modo un aspirante giornalista può trovare occasioni per esprimersi. Un appassionato di cinema può sentirsi vicino a quel mondo scrivendo le sue opinioni sotto forma di recensioni e articoli, da diffondere per puro spirito di condivisione e di confronto con gli altri.

Grazie ancora a Giulio Muto per aver condiviso le sue belle riflessioni, mi auguro che avremo occasione di conoscerlo sempre meglio in futuro. Ti aspetto nei commenti in fondo alla pagina!

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[link] Parole vive e idee per scrivere

«Pensiamo alla scrittura come a un allenamento che rafforza un muscolo importante, quello della comunicazione con le persone interessate al nostro lavoro».

Sono felice di condividere il nuovo articolo che ho scritto per C+B, ecco il sommario per avere una prima idea dei contenuti:

• smontare da subito il blocco dello scrittore

• scrivere: prima, durante e dopo

• creare una mappa di chi siamo per orientarci nella scrittura

• essere noi stessi, con equilibrio

• custodire il privato

• condividere ciò che è personale

• organizzare l’attività per concentrarci e dare spazio al nostro racconto

• lavorare per blocchi tematici

• partire da una parola per ogni contenuto

• pensare alle domande e alle richieste dei clienti

• rimanere allenati, per scrivere con meno fatica

• scrivere in modo consapevole.

Buona scrittura!

Leggi l’articolo completo: Come trovare le idee per scrivere?

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Prospettive

Scrivere molto, scrivere poco

Tendi a scrivere molto, a disperderti, a vagare?

Va benissimo, ma per la prima fase della scrittura. 

Quando abbiamo vincoli di spazio, di formato, di peso ci concentriamo di più e meglio per organizzare valigie, arredi, scrivanie.

Questo vale anche per la scrittura.

Più vincoli ci sono, più la scrittura diventa densa, unica, tua: specchio della tua identità, come persona e come professionista.

Ma: come fare? Dopo aver creato una mappa o un testo di partenza, che ti serve per raccogliere le idee e per non lasciarle sfuggire, passa alla seconda fase: prima fai una pausa, una mezza giornata, la notte, un giorno; poi, crea un testo nuovo ponendoti, ad esempio, un limite al numero di parole da scrivere.

Crea una sorta di sommario, un indice, un testo concentrato mirato al tuo destinatario, con l’obiettivo chiaro sul messaggio da comunicare: una bio sintetica, la descrizione breve di un servizio, un elenco puntato di frasi.

Elimina le parole pigre, quelle che vedi ovunque, ed elimina gli aggettivi che non informano, che non dicono nulla di più.

Da qui puoi sviluppare un testo più articolato.

Oppure: tendi invece a scrivere poco, e fatichi a far fluire un testo medio o lungo? 

Se vuoi, ne riparliamo.

In entrambi casi, nel futuro prossimo, su NuoviConTesti LAB.

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Prospettive Radici

Parole invisibili?

No, molto di più.

Forse lo hai notato, o forse no, ma poco importa, davvero; e non mi offenderei.

Nelle ultime settimane ho diminuito la mia presenza nei media web e nei social, in quelli visibili per la precisione.

In alcuni spazi non immediatamente visibili, invece, sto lavorando parecchio e con molta soddisfazione.

Sì, per questo scampolo di mese e per il prossimo ho in progetto di mettere mano alla mia comunicazione, quella che realizzo per me, e quindi per te, e se ricevi già la mia newsletter presto avrai mie nuove notizie.

Uhm.

Ma quale newsletter?

Ah sì, non ho ancora una newsletter, scusami, ma la sto costruendo, sarà una cosa semplice ma densa, e spero potrà piacerti.

No, aspetta. Aggiornamento del giorno 8 maggio 2019: è nata la mia newsletter! La trovi qui.

Intanto te la annuncio qui tra le righe, poi ti darò notizia ufficiale al momento della sua uscita.

Ed ecco l’annuncio tra le righe ufficiale, come promesso! Da questa pagina puoi iscriverti alla mia newsletter.

Sarà una tra le novità di quest’anno, novità che vedono sempre persona e professione camminare di pari passo.

Non sapevo quando sarebbe successo, ma è successo. Da oggi puoi seguirmi anche attraverso la mia newsletter, che trovi qui.

Sto elaborando una comunicazione più raccolta, più significativa, più volta agli spazi privati senza dimenticare gli orizzonti aperti, quelli che danno aria nuova e respiro profondo.

Il mio sito sarà più essenziale e leggero, senza cambiamenti scenografici, anzi; ma occorrerà una buona potatura, come farebbe mio padre con piante e alberi bisognosi di nuova energia.

Sono partita nel 2012 a cavallo tra parole e immagini; nel 2018 ho iniziato ad aggiungere l’elemento uditivo, della voce, della mia stessa voce, con qualche sconfinamento musicale.

Tornerò a dare il primo posto al segno scritto, alla parola, per concentrarmi soprattutto sul testo e aiutare anche te a farlo.

Posterò meno immagini, meno fotografie, proprio per una questione di focalizzazione e di ricerca di senso.

Condividerò con te, se vorrai, il perché e il percome di ciò che sto elaborando.

Io sono tanto curiosa ed entusiasta di questo percorso che inizia a vedersi.

Si tratta di un nuovo inizio, ma che si innesta su qualcosa di molto radicato e solido.

Se vuoi parlare con me mandami la tua e-mail con un messaggio privato, ci risentiamo presto.

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Prospettive Visioni

Storie di copy, di agende e di microinizi

Anche i copywriter hanno un’agenda.

Nel caso specifico, ho un’agenda cartacea giornaliera.

Da quest’anno.

Sì, perché fino all’anno scorso usavo un’agenda, sempre cartacea, ma settimanale.

Fino all’anno scorso ero una mamma lavoratrice che doveva, oltre che sui singoli giorni, avere la visione sulla settimana per non perdere il filo tra tutte le cose, agite e scritte.

Da quest’anno sono ancora una mamma lavoratrice, che però deve avere la visione sugli obiettivi di ogni giorno.

Per focalizzarmi sempre meglio e imparare a crescere attraverso il fare, nel rispetto delle scadenze che mi stabilisco.

Un cambiamento poco significativo?

No, perché i piccoli cambiamenti consapevoli, tutti insieme, fanno la differenza.

Una grandissima differenza.

Non si tratta di avere i superpoteri: si tratta di suddividere le situazioni complesse in microsituazioni.

E ho in cantiere un vasto orizzonte di microcambiamenti consapevoli.

Uno ogni giorno.

Ho un orizzonte di nuovi microinizi, dentro un percorso lungo che ha la durata di una vita intera.

La mia.

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Hai fatto i compiti delle vacanze?

Non avrei saputo rispondere subito per me, se tu me lo avessi chiesto a sorpresa.

Che ho fatto io nei giorni a cavallo tra anno vecchio e anno nuovo?

Ho riscoperto che cosa significa essere in quattro sotto lo stesso tetto dal mattino alla sera, dalla notte al mattino – e mi sono ricordata che, eccetto qualche picco di decibel e altri dettagli, ci si può stare bene.

Ho indovinato, balzando da una stanza all’altra, le vicende chiare e oscure della saga di Star Wars che, unica della tribù, non ho ancora visto per intero.

Ho verificato la potenza vitale di due minorenni alleati tutto il giorno tra di loro, grazie alla quale uscire in piazza può diventare un salvagente oppure un’avventura senza fiato, ma con molto fiatone.

E quindi, questi compiti?

Non li ho fatti.

O forse, invece, sì.

Il mio vero compito delle vacanze non era fare qualcosa di preciso, ma stabilire i compiti nuovi per il 2019 appena iniziato.

Poche cose, ma per tutto l’anno.

Da regalarmi ogni giorno.

Camminare venti minuti.

Leggere un libro per mezz’ora.

Chiudere il computer quando i piccoli arrivano da scuola.

Togliere la connessione internet in certi momenti della giornata.

Cose scontate? No.

Cose difficili? Sì, quando per mesi e anni hai mescolato il giorno con la notte, l’estate con l’inverno, il bagno con la cucina.

Cose un po’ meno difficili, quando ti accorgi che per vivere meglio hai bisogno di fissare nuove buone abitudini, quando il vincolo si trasforma da ostacolo a finestra aperta sul cielo.

E allora?

Si continua a camminare.

Con passi leggeri, pronti a salti e salite.

Pieni di stelle, però.

Andiamo?

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Prospettive Radici

Caro dicembre

Caro dicembre. Decorazioni di Natale sul vetro della mia finestra, che si affaccia sul giardino. Sullo sfondo, oltre la tenda, un albero di noce nel sole.

Caro dicembre, che cosa posso chiederti in dono?

Non essere geloso di settembre, è lui il mese che dà avvio al mio vero anno.

A dicembre qualcuno aspetta santa Lucia, qualcuno reclama l’albero di Natale, che sarà sempre più sbilenco, qualcuno desidera una casa più densa di abbracci.

Tutta questione di tempo.

Chi, che cosa è più importante?

Persone piccole e persone grandi, comprese tra 0 e 99 anni.

Cose piccole e cose grandi, tra vita e lavoro.

Poche e preziose.

Meritano tempo, meritano attenzione.

Caro dicembre: riparto dal poco e dal vicino.

Vicino alla mente, e vicino al cuore.

Il mio tempo, quello più intenso e profondo, sarà per poche persone, per poche cose.

Questo, da spandere in tutto il tempo che verrà, sarà il tuo dono per me.

Per andare lontano ci vorranno altri passi – ma lontano dove? mi domando quanto abbia senso – e, se vuoi, ne riparliamo l’anno prossimo.