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Radici Visioni

Una copy con la bisnonna dentro

Unacopy con la bisnonna dentro - Nuovicontesti

Da oggi sento di avere una marcia in più: ho scoperto con fierezza la bisnonna che c’è in me.

A scatenarla in tutta la sua potenza è bastato un forte raffreddore, presentatosi con gli insidiosi sintomi di una influenza priva di febbre.

Quanta soddisfazione mi hanno dato – in una giornata trascorsa a cavallo di tastiera, internet e montagne di fazzoletti – le sedute con fumini al sale grosso e asciugamano di rito a trattenerne i vapori, varie tazze di camomilla e miele ma soprattutto, e di questo sono particolarmente orgogliosa, una ora abbondante di rammendo a mano.

Tali scene si sono svolte principalmente nel divano accanto al camino, con la cornice di una copertina da bambino a scaldarmi le gambe.

Ho detto tutto, anzi ho scritto, perché in questo momento sono pure afona.

Alla salute – mia, vostra e della bisnonna!

Buona serata 🙂

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Visioni

Anche il copy ha un cuore (musicale)

Oggi vi racconterò una storia vecchia, cioè una storia che come tutte le storie vecchie non invecchia mai.

All’inizio

All’inizio, come in tutti gli inizi che si rispettano, c’era qualcosa. C’era un cuore di carta. Non si capiva bene come avrebbe dovuto svolgersi la storia, comunque il cuore c’era, e da lì si sarebbe potuto forse costruire – o almeno immaginare, nella più prudente delle ipotesi – qualche cosa di nuovo.

(il cuore era disegnato in un angolo, nel bianco che correva intorno alla stampa di una foto di compleanno. Anzi: a guardare bene, all’inizio era un cuore di carta ritagliato e poi di nuovo incollato, carta su carta)

All’inizio era un cuore polveroso, appassionato di libri e di pagine da sfogliare. Poi a poco a poco annusò aria diversa e, pur senza abbandonare la polvere e i segnalibri tradizionali, si tuffò in una faccenda più complicata: parole per immaginare, immagini per parlare, pixel e rudimenti di html, condivisione, interazione, comunicazione.

Senonché

Senonché, ad aumentare le vibrazioni di un cuore così assetato, che forse già bastavano, giunse una nuova sollecitazione.

Se l’esperienza – piccola e comune – di un coro di paese dotato di ottimi maestri può dare spunti utili e impensati, così accadde per quel cuore mai esausto.

Quel cuore di carta in perenne movimento scoprì, o gli sembrò di riscoprire, come fosse la cosa più naturale del mondo, qualcosa di molto bello.

Scoprì

Scoprì la fluidità, la cadenza, l’impronta musicale (oddio, ho detto la parolaccia, chi fa davvero musica mi perdoni) che possono avere i testi pensati e letti, i suoni differenti di parole diversamente accostate.

Scoprì l’effetto dirompente di una parola breve o la marcia lenta di una parola lunga, la vita di una sillaba in mezzo ad altre sillabe, il racconto uditivo creato da una successione di vocali chiuse o aperte.

Quel cuore di carta si mise a danzare, quando scoprì che le parole erano simili ad altrettanti strumenti o voci da far suonare insieme, in modo sempre più appassionato e consapevole.

Continua

Così è andata. La storia è vecchia, ma non è mai finita. Come sempre continua a interrogare (e a interrogarvi), sedimentare, decantare, sperimentare.

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Prospettive

Tutto a post!

Tutto a post - Nuovicntesti

Mi affaccio dalla mia casetta virtuale per salutarvi nel fermento di un periodo lavorativo molto bello e intenso.

Cosa bolle in pentola? Nulla di particolarmente nuovo, ma tante piccole novità in crescendo, che costellano il mio quotidiano proprio come piace a me.

Sto raccogliendo forze e risorse per il prossimo salto di livello energetico, sembro ferma ma non lo sono e, comunque, non ne sarei capace.

Ho in serbo un paio di post in bozza (ma preferirei dire in bozzolo) che sto rimescolando da qualche tempo nel mio pentolone. Sfrutterò la calma (ma quale calma?) estiva per sfornarvi nuovi post belli caldi, se per caso non vi bastasse (e finalmente è arrivato) il sole di luglio.

Per il momento vi lascio con una foto leggera come questo bellissimo gatto mascherato, pronto a lanciarsi – tra il serio e il faceto, proprio come me – verso sempre nuove avventure.

A presto!

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Prospettive Visioni

Voce del verbo camminare

Voce del verbo camminare - Nuovicontesti

Per me la parola camminare è simbolo del cambiamento costante, dell’evoluzione, dell’incontro con realtà sempre nuove. È l’ingrediente di un percorso a misura d’uomo, organico, che ha al centro l’esperienza personale e il piacere di poterne condividere alcuni aspetti.

Come mi è capitato di scrivere altre volte, trovo ormai impossibile separare il mio vissuto dal lavoro che faccio. Il modo in cui affronto ogni cosa somiglia al camminare: quando incontro un elemento, una questione, un tema che accende la mia curiosità raramente passo avanti senza fermarmi. Mi concentro, mi lascio condurre per un poco, se occorre approfondisco e poi lascio decantare. Molto spesso imparo qualcosa di nuovo, oppure trovo spunti per far nascere – il più delle volte non subito – nuove idee.

Camminando idealmente, ogni occasione è valida per avviare riflessioni serie ma anche per attivare qualche corto circuito. Ad esempio sto leggendo un libro, ma improvvisamente mi stacco dal contenuto come se dovessi farne la revisione. A questo punto non resisto dall’appuntare, sul margine della pagina, il piccolo refuso invisibile che trovo dentro al volume, la didascalia che scriverei, il sottotitolo che aggiungerei. Altrettanto improvvisamente mi sveglio dal mio volo pindarico in veste di revisore di bozze, torno al paragrafo dove ero arrivata e sorrido di me.

Quando cammino cerco di cogliere i dettagli di colore, di suono, di atmosfera. Tutto questo andrà ad arricchire il lavoro che faccio con le parole, un lavoro da modulare su tanti strumenti e canali diversi. Un gioco molto serio che richiede capacità di immaginazione, sguardo d’insieme, attenzione al dettaglio, metodo, pazienza, un poco di leggerezza e tanto, tanto tempo.

Camminando, vedo un gatto arancione nel cortile di una casa abbandonata. Nella mia testa vedo il gatto molto più arancione di quello che è. Anzi, sono obbligata a vederlo più arancione per far sì che spicchi meglio rispetto all’intonaco azzurrino della casa e perché si ricolleghi visivamente alla ruggine sulla cancellata bianca. Il gatto è fermo, ma sta per saltare giù dalla tettoia. O meglio, io lo farei saltare giù, per andare in cerca di cibo, di una coccola o di una lucertola da rincorrere.

Nell’azione di camminare, metaforica o reale, il tipo di gioco – o meglio il tipo di lavoro, il lavoro di raccolta – non cambia. Cambiano il paesaggio e lo scenario in cui ci troviamo, e gli elementi che abbiamo colto ci serviranno per creare nuovi contesti.

Gli elementi che hanno creato il varco – verso una emozione, una sensazione, una visione – devono coordinarsi tra loro, uscire da se stessi e superare la forza di attrito iniziale per avviare un racconto rivolto a qualcuno. Devono trovare la forza di aprire tutte le finestre e prendere aria. Devono muoversi, agire, generare a loro volta movimento, far interagire e far dialogare. Hanno il compito di inventare [ri-trovare], mostrare e condividere nuove strade. A tutti i livelli: per le gambe, per il cuore, per la mente.

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Visioni

Come si accende un testo

Come si accende un post - Nuovicontesti

[il fuoco di un camino]

Completa tu la frase del super classico dei Nomadi, oppure leggi questo testo fino alla fine. Ok, ma che c’entra? C’entra, c’entra. Ora ti dico perché.

Ogni volta che scrivo un testo, come ad esempio un articolo di blog, a me succede come quando devo accendere il camino.

Il camino c’entra sempre, perché lavoro da casa e nelle giornate d’inverno è il mio compagno di avventure preferito.

Scelti prima il pubblico e gli obiettivi, con l’aiuto della metafora vediamo come si fa ad accendere un testo.

Cercare da accendere

Se non hai già in mente uno spunto guardati intorno, adotta uno sguardo da blogger e cerca un input di partenza da sviluppare, interessante per te e che ritieni interessante per i tuoi lettori. Potrebbe essere un’immagine, un avvenimento della giornata, una sensazione vissuta, una notizia da approfondire. Cerca di allenarti a questo tipo di approccio, perché ti sarà di molto aiuto nell’attività continuativa di blogging.

Intrecciare carta e rametti

Se scrivi ogni giorno o con una certa frequenza forse ti capita più volte, nell’arco della giornata, di individuare gli input adatti a diventare articoli. In questo caso ci sono due alternative: o postare subito, oppure annotare immediatamente l’idea – o più idee per più articoli – in qualunque spazio scrivibile tu abbia a disposizione, per non dimenticarla e poterne disporre al momento opportuno.

Avviare il fuoco

Preparata la base di possibili temi da cui partire, comincia a lavorare con le parole per creare una piccola storia con un inizio, uno svolgimento e una conclusione. Nel corso della stesura alcune scintille potranno generare nuove idee e quindi arricchire il tuo testo che sta nascendo. In questa fase non fermarti e lascia che la fiamma si espanda liberamente.

Far crescere il calore

Una volta pronta la prima stesura, rileggi e aggiungi a poco a poco frasi e parole in grado di ravvivare e completare in modo equilibrato quanto hai già scritto. In questo modo il tuo post potrà arricchirsi senza digressioni fuori tema e sarà avviato più facilmente alla sua forma compiuta.

Creare uno spazio invitante

L’ultima cosa da fare è scrivere il titolo definitivo, che ha la funzione di una vera e propria porta. Potresti avere in mente già da subito un buon titolo, ma ricorda di verificarlo una volta scritto l’articolo. Se il titolo ha il giusto impatto può essere determinante per l’apertura o meno dell’articolo da parte del lettore. Se poi mantiene ciò che promette favorirà il ritorno dei visitatori sul tuo blog.

Dare la giusta aria

Se ne hai la possibilità, fermati un attimo per una breve pausa. Ritorna quindi al tuo articolo e leggi tutto una volta senza interruzioni. Avrai immediatamente la sensazione se tutto scorre oppure no, e potrai comportarti di conseguenza cercando di favorire la presenza di un filo conduttore.

Condividere a caldo

A questo punto puoi programmare o pubblicare il tuo articolo, corredato di una o più immagini, e interagire con il pubblico dei tuoi lettori fedeli o potenziali, condividerlo sui social media o tra gli altri blogger che trattano temi attinenti o correlabili ai tuoi. Abbi cura di commentare i post dei tuoi blog preferiti senza forzature e in modo non meccanico: i blog sono fatti da persone per le persone, e se ti porrai in questa ottica la tua presenza sarà ben accolta e, magari, piacevolmente ricambiata.

E ora… divano!

Giunge il momento di contemplare l’opera delle tue fatiche: cosa c’è di meglio di un bel divano proprio davanti al camino scoppiettante, con qualcosa di caldo da bere, e il gatto* a farti compagnia? Ricorda che il momento di contemplazione dovrà sostenere la tua autostima almeno fino al prossimo articolo. Non cedere né a pigrizia né ad accanimento – salvo tu ne abbia saltuariamente e necessariamente bisogno – e cerca di andare d’accordo con i tuoi programmi e scadenze.

*Io non ho un gatto, ma immaginarlo nei pressi di un camino in abbinamento a un divano mi dà una bella sensazione di casa e di calore. Me lo figuro disegnato proprio come nei libri delle scuole elementari, quando si chiamavano così e le frequentavo io un paio di ere geologiche fa.

[non è caldo come il sole del mattino]

Allora: hai acceso il camino, ops, il tuo testo? Dopo averlo amorevolmente preparato e condiviso, se c’è bel tempo puoi rilassarti un attimo e mettere finalmente il naso fuori dalla finestra, proprio lì, verso il sole. Che te ne pare?

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Fili di Voce Scritta

Mamma, ma tu che lavoro fai?

27 maggio 2026

Mamma, il tuo lavoro è finto. Qui sotto (articolo del 2014) racconto come la prole vede(va) il mio lavoro. Anche oggi, mentre la mia professione si è evoluta nel progetto Voce Scritta LAB con ramificazioni in Carta a Voce Scritta, la figliolanza – cresciuta in età, numero e complicità – si allea senza chiedermi il permesso e mi scherza dicendomi la stessa cosa.

13 febbraio 2014

Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… lei mi crede pianista in un bordello. Jacques Séguéla

Ora, posto che mia madre si sia da tempo pacificata con l’idea della professione che svolgo, provate a mettervi nei miei panni quando è il Pupo, candido candido, a pormi la Grande Domanda:

Ma tu, mamma, che lavoro fai?

La prima volta che me lo ha chiesto gli ho risposto con una parolona. Gli ho detto che facevo la Scrittrice e, nell’immediato, non ho ricevuto ulteriori interrogazioni. Alcuni giorni dopo ci riprova: mi chiede di nuovo e, siccome voleva dettagli, ho dovuto dirgli che scrivo le parole che vanno un po’ dappertutto. Sulle pagine che vede nel computer, sulla carta dei libri, sui manifesti, sulle confezioni di fazzoletti di carta, sulle scatole del latte. No, non era ancora soddisfatto. E se ne è uscito con questa frase:

Mamma, ma questo non è un lavoro vero, è un lavoro finto.

E, con la forza spiazzante e paziente delle sue argomentazioni bambine, mi ha spiegato che i veri mestieri sono raccogliere l’uva, fare il pane, fare il vigile. Confesso tutto il mio stupore davanti a tanto senso della realtà: come si fa a vivere di scrittura? Come si fa a vivere di parole? Mi sono sentita scrutata e indagata, e ho cercato di essere più concreta.

Guai, poi, a dire che a volte ciò che scrivo serve anche per la pubblicità. Si apre un circolo vizioso: la pubblicità non serve, la pubblicità dice le bugie, la pubblicità non si guarda. Non pensavo che sarei stata messa così a dura prova da un adorabile Tappo alle prese con i suoi primi ragionamenti.

Ormai anche la parola copywriter non è più un tabù. Dopo lo sdoganamento di tutti i termini connessi alle funzioni corporee e quant’altro grazie alle mirabolanti avventure vissute con un neonato, è diventata una passeggiata conversare di accessori per il bagno quando si tratta di lavoro. Ormai, io e i copriwater (sì, hai letto bene, e se ti è sfuggito rileggi ancora) siamo parte di una grande famiglia.

Allora, ancora una volta, ho riconosciuto chiaramente il confine che – tra amore e follia – attraverso ad occhi aperti ogni giorno, per credere in un sogno che pian piano si sta avverando.

Quindi ho chiamato il Pupo accanto a me e, con calma, gli ho rispiegato in un modo diverso. La mamma scrive perché a volte le persone hanno delle domande, non sanno le cose, cercano delle risposte, e qualcuno scrive per far trovare queste risposte. Gli ho detto che oggi tutti parlano, dicono cose, ma non tutti lo fanno o, meglio, non tutti possono farlo nel modo corretto, anche solo per mancanza di tempo. Se un negoziante vuole vendere i suoi oggetti, e anche tanti altri negozianti hanno gli stessi prodotti da vendere, come fa?

Gli ho detto che se tutti parlano insieme della stessa cosa alla fine nessuno riesce a sentire, quindi bisogna che ci sia una voce diversa, o tante voci diverse, anche piccole, che al momento giusto e nel posto giusto dicano la cosa giusta. C’è qualche persona che fa questo lavoro e, ad esempio, presta le sue parole al negoziante di prima. Così è il mio lavoro, è un lavoro vero, è il mio lavoro preferito perché lo adoro ed è la mia grande passione. E, come tutti gli altri lavori, deve essere in grado di darmi da mangiare.

Non so se sono riuscita a convincerlo del tutto, però non ha più detto, con sguardo preoccupato, che il mio è un lavoro finto. Anzi, adesso ci scherziamo su.

La scommessa vera è, ora, trasmettergli piano piano tutta la positività, tutto l’amore, tutto l’entusiasmo possibili perché anche da grande sappia sognare, cercare, inventarsi un lavoro, una vita, una storia dove camminare con i piedi sempre a cavallo tra terra e cielo, una storia che corrisponda il più possibile ai suoi desideri più belli.

Con questo finale in crescendo ti saluto e, se vuoi, ti invito ad approfondire meglio cosa faccio.

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Radici Visioni

Le mie radici, fuori e dentro il web

Noi siamo in tre, ma abbiamo una sola radice.

Proprio così mi ha detto il pargolo, descrivendomi i disegni appena terminati, cosa avvenuta – e da me prontamente registrata sul retro del foglio – il giorno 31 dicembre 2013. Sono ancora sufficientemente commossa a distanza di oltre un mese, quindi continuerò semplicemente a contemplare, in silenzio e senza fare null’altro, queste semplici pagine di carta.

Di radici avevo pensato di parlare in questo post, anche se con declinazioni differenti. Radici che da una parte mi tengono incollata ai supporti cartacei, che amo oltremisura, e che dall’altra parte mi spingono a cercare continuamente nuove mappe, nuovi percorsi, nuovi approdi nell’infinito web.

Nella rete ho disseminato appunti sparsi, allo stesso modo in cui – ovunque mi trovi – dissemino note sul retro degli scontrini, sulle mani, sui tovaglioli di carta e su qualsiasi superficie scrivibile, a patto che sia tascabile nelle mie proprie tasche.

Da queste radici, di origine molto tattile, sono nate le mie prime esperienze in rete. Ho aperto il mio primo blog nel 2006. Ora, con un pochino di riserbo, vi presento Notedibordo, nata per contenere immagini e testi e poi divenuta prevalentemente album di sole immagini. Gli aggiornamenti non sono frequentissimi ma è uno dei miei due taccuini web preferiti. Se avete il coraggio di sfogliarlo, troverete – soprattutto agli inizi – un misto tale di cose che, comunque, non avrei cuore di rinnegare.

Non contenta del primo danno fatto nel web, alcuni anni dopo – nel 2008ho aperto un secondo blog. Pensavo di scrivere solo testi, indipendenti dalle immagini, quindi ho provato. Righepiccole è il mio secondo taccuino on line preferito. Anche se i post sono distanziati tra loro e poco regolari, in questo blog ho lasciato le mie emozioni più grandi, lo sento molto vivo. I link esterni portano a blog a volte abbandonati, ma anche in questo caso, essendo il luogo di incontro con persone e storie, non posso cancellarli. Sarebbe come cancellarne il ricordo.

Ecco, adesso almeno un piccolo grazie devo esprimerlo. In questo post mi rivolgo simbolicamente a due persone, fra le tante altre straordinarie che ho incrociato, ho seguito e seguo, davvero capaci di danzare in rete.

Luisa Carrada è da sempre la mia guru professionale. Seguo il suo blog dal 2003, e in dieci anni compiuti non so dirvi quante cose ho imparato grazie ai suoi tantissimi e approfonditi articoli.

Alessandro Bonino – sappiatelo, periodicamente si autodefinisce così: sono una persona orribile, ma invece no – con i suoi post scanzonati che seguo dal 2004, con il suo entusiasmo sperimentatore e la sua capacità di essere presente ovunque nel web ai primordi dei social media, mi ha ispirato ad aprire il mio primo blog.

A margine ma non troppo, mi sembra ingiusto non ricostruire la grande costellazione di tante altre persone che negli anni ho incontrato nel web. Quindi poco per volta – post dopo post, a seconda dell’argomento, e se vorrete seguirmi – chissà, potrei farle conoscere anche a voi.

E a te, che abiti la rete, chiedo: quali sono le tue radici? Quali sono stati gli incontri più importanti per il tuo percorso personale e professionale?

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A proposito di regole

A proposito di regole - Nuovicontesti

Le regole un po’ mi guidano e un po’ mi liberano. La regola – la disciplina – non deve essere una forzatura cieca: per me è un modo per concentrarmi di più e far scaturire il meglio da quello che sto facendo. Mi pongo queste regole perché mi conosco molto bene. Sono curiosa di tutto e quindi devo un po’ arginarmi, per selezionare e approfondire bene gli aspetti più importanti e lasciarmi alle spalle ciò che potrebbe disperdermi.

Provo a raccogliere qui alcune regole molto ma molto sparse che – più o meno consapevolmente – mi pongo. Più o meno consapevolmente? Sì, perché il mio cervello tiene così tanto alla mia sopravvivenza che, a volte, elabora e mi suggerisce alcune norme senza che io stessa ne sia del tutto cosciente. Poi a un certo punto razionalizzo, e il peso sulle mie spalle si alleggerisce. E questo, quanto mi solleva!

Ma ora partiamo: comincio da un aspetto molto specifico (la frequenza dei post di un blog) per arrivare alla apoteosi finale – e qui mi sbilancio, prendetemi con le molle – sulla complessità della mente, che molte volte – ne sono certa – lavora per noi anche se non lo sappiamo.

Articoli a frequenze regolari

Ad esempio, una regola consapevole che consiglierei ad altri che volessero dedicare molte energie al blog – visto che spesso non lo faccio perché non mi considero solo una blogger – è quella di scrivere un post nel blog con regolarità, con una specifica frequenza a seconda dei destinatari e degli obiettivi da raggiungere.

Personalmente, sapere che devo scrivere a cadenza regolare mi spinge a stimolare, convogliare, rafforzare il processo mentale di attenzione verso ciò che di utile o bello mi accade o mi passa vicino, in modo da coglierlo nel momento in cui si presenta e guardarlo con occhi – anche – da blogger per poterlo offrire sia ai lettori, sia a me.

Risultato? Cresco. Trovo aspetti nascosti e scopro dimensioni sempre nuove.

Scadenze e agenda

Il fatto di trovare gusto nell’organizzarmi il lavoro non significa che abbia sempre amato agende, calendari, elenchi da spuntare. Anzi, è proprio il contrario. Quindi, la decisione di fare ordine nasce sia da una stretta necessità, sia da un processo inizialmente inconsapevole.

Visto che sono in grado di lavorare senza sosta – perdendo del tutto il conto delle ore, saltando sonno e pasti – sempre per la questione di sopravvivere ho cominciato a capire che un lavoro interrotto (ma vorrei dire corroborato) da piccole pause – quando possibile – viene meglio.

Per cui, con le giuste dosi, ho di volta in volta inserito nelle mie giornate impegni extra, piccoli o grandi, che funzionassero da stop-reset, per poi ripartire meglio. Troverete una connessione al tema nel prossimo punto.

Non accanirti su ciò che non riesce subito

Questo è un mio antico difetto che con il tempo ho da una parte riconosciuto, e dall’altra modellato a mio vantaggio. In lotta con scadenze sempre molto ravvicinate, ho imparato a progettare il mio tempo.

Molte volte occorre essere rapidissimi, certo. Ma non sempre è buona cosa forzare la volontà per ottenere subito il tanto agognato testo perfetto, l’attacco intrigante, il titolo d’impatto da ricordare nei secoli venturi.

Ho imparato il senso dell’attesa, l’importanza del far decantare idee e progetti per poi ritornarvi dopo un certo intervallo di tempo: a volte la parentesi di un caffè, a volte lo spazio di una notte, a volte anche di più. Ma vi rimando al punto seguente.

Lascia che il tuo cervello lavori per te

A questa intuizione – che è divenuta piena coscienza – sono arrivata dopo molti anni, ed è stata la mia salvezza. Dico chiaramente che vale per me, e forse qualcuno di voi – spero – fa la stessa esperienza. Organizzando meglio il tempo del mio lavoro, ho scoperto che le pause d’aria – in cui non penso forzatamente alla soluzione da trovare – molto spesso mi portano proprio alla soluzione tanto desiderata senza che io vi abbia ulteriormente ragionato.

Non ho approfondito bene le ragioni scientifiche di ciò (e forse un giorno mi farò spiegare meglio) ma spesso titoli, testi, frasi, immagini creative e questioni complesse – poi risolte – che hanno funzionato nei miei lavori sono nate proprio da questo processo. A parte il volo pindarico che ho fatto e i mille incisi con trattini che ho inserito – ma quanto mi piacciono queste cose! – credo sia un consiglio buono e oggettivo per tutti alternare momenti di forte applicazione e spazi di decompressione, per lavorare meglio e – quindi – vivere meglio.

Postilla. Mi avete seguito davvero fin qui? Avete tutta la mia stima! Grazie, e – se volete – ditemi la vostra.

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Prospettive Visioni

R-evolution!

R-evolution! Nuovicontesti

Da tempo rifletto su uno spunto che viene dal mio vissuto e si realizza anche nel mio lavoro. Evoluzione e rivoluzione. Lentezza e rapidità. Progettualità e azione. Sono famiglie di concetti apparentemente contrastanti, ma per quanto mi riguarda sono indissolubili.

Tante novità e tanti cambiamenti che ho sperimentato sono stati preparati da lunghi percorsi, che pian piano si sono dipanati rivelandosi, e rivelando nuovi sentieri. È accaduto prima nelle mie vicende personali, con progetti maturati nell’arco di un decennio.

Allo stesso modo sta accadendo con il mio lavoro, che dopo quasi dieci anni si apre a nuove prospettive mai immaginate prima. Questo grazie ad un meraviglioso percorso trasversale dove si sono mescolati la carta, la Rete e un ingrediente misterioso che per fortuna, credo, non capirò mai del tutto. Non so se chiamarlo sogno o follia, ma senza quello sarei di certo immobile.

Non so ancora bene cosa diventerà questo blog, ma conoscendomi posso dire che crescerà con me e magari con chi – per caso oppure no – passerà di qui: conterrà tanti piccoli input, frammenti di me, spiragli sul mio lavoro e su tutto ciò che di utile e bello incontrerò lungo il sentiero. Scrivere in questi spazi mi aiuterà a far chiarezza, trovare ispirazioni, realizzare nuove connessioni che non mi stanco mai di desiderare e immaginare.

Ora cominciamo sul serio e quindi… do il mio benvenuto ad ogni visitatore!

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Prospettive

Parole, punto e a capo

Parole, punto e a capo - Nuovicontesti

Inauguro questa esperienza di blog con un post quasi serio. Sì, perché io con le parole gioco, dialogo, lavoro, costruisco, vivo ogni giorno. Le parole e le loro combinazioni sono il mio pallino.

[nella foto il mio buongiorno, un augurio di buon inizio, da una finestra semiaperta del centro storico di Piacenza. Fiori sul davanzale, una tenda da cui filtrano luce e aria, un arco in cotto tra i mattoni a vista: #piacenzaisgoodPiacenza is good!]

E perché mai amo lavorare con le parole, giocare con le parole?

Perché fanno parte di un mondo con un numero incalcolabile di prospettive, e questo mi piace molto. Perché amo fare ordine tra alcune di loro, riorganizzare, spolverare, aprire le finestre, cambiare posto ai mobili, fare in modo che chi le cerca le trovi nella pagina o nel cassetto giusti, amo farle belle per gli ospiti. Perché dentro questo incredibile garbuglio si apre un sentiero per me. Perché, ovunque si trovi, la parola è viva e potente. Ogni parola ha il suo peso, la sua scia, la sua eco.

Ogni parola ha il suo posto. Ogni parola ha molte conseguenze. Parola ascoltata, letta, scritta, cantata. Ogni parola ha un colore. Ogni parola ha un calore. Non sono solo lettere, virgole e spazi.

Sono respiri e battiti. Un universo vivo e rigoglioso di legami, associazioni, combinazioni, dove la strada ha mille incroci. Un universo tendente all’infinito, da cui mi lascio catturare volentieri.

Questo per me è un nuovo inizio, un nuovo piccolo inizio. Come sempre mi accade, a condurmi è la curiosità, con un sorriso.