Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #6] Scrittura: collaborazione e concretezza, di Riccardo Esposito

Riccardo Esposito è un professionista della scrittura online. Nel suo sito My Social Web si presenta così: «Ho iniziato a scrivere per emulare i web writer famosi. Anche per segnare gli appunti universitari, poi è arrivato My Social Web. Ma chi è Riccardo Esposito? Un antropologo prestato al web writing e al mondo del blogging». Riccardo è autore di diversi libri. Tra questi c’è l’opera in crowdfunding in uscita a maggio 2020, divisa in due parti di cui una scritta dalla giornalista Cristina Maccarrone, dedicata alla scrittura per informare: blogging e giornalismo si affiancano in modo reciprocamente produttivo. Buona lettura! Ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

Il mio rapporto con la scrittura. Argomento difficile da affrontare ma non impossibile, in realtà ho deciso di mettermi in gioco proprio per questo: scrivo ogni giorno per lavoro e lo faccio da più di dieci anni. Ma perché? E in che modo lo faccio?

Cioè, non mi chiedo se lo faccio bene o male (non mi interessa questo per ora) ma cosa mi permette di raccogliere quest’attività? Scrivo solo per lavoro o anche per un beneficio personale? Ovviamente la seconda opzione è quella giusta, non potrebbe essere diversamente per me.

Il mio rapporto con la scrittura è atavico, antico, basato su un rapporto che affonda le sue radici nella prima adolescenza. Vale a dire quando prendevo pessimi voti in matematica ed evitavo bocciature sonore solo grazie a temi di alto profilo. E interrogazioni rocambolesche in storia, italiano e geografia.

In realtà tutto inizia con le prime letture giovanili, con gli autori che ti segnano perché raccontano storie avvincenti attraverso la scrittura.

Jack Kerouac, Hemingway, Bukowski: questi nomi hanno rapito la mia attenzione. Scrivevano in modo speciale e sembrava quella la strada da seguire. Raccontare la strada, le avventure giovanili, le esperienze. Il tutto con uno stile rapido e veloce. Ed è qui che ho iniziato a scrivere in modo diverso, pensando prima all’immediatezza del messaggio.

Il mio rapporto con la scrittura si è sviluppato così: da un lato c’era il mio bisogno di comunicare, dall’altro un mezzo che cercavo di raffinare e portare all’essenza. Poi c’è stato il periodo universitario a cambiare le carte in tavola. Motivo?

Qui le mie esperienze hanno preso una direzione diversa, accademica. Ho iniziato a collaborare con professori, cattedre, eventi del settore. La scrittura mi ha aiutato, ancora una volta. Ma è stata risucchiata dal vortice del fanatismo dottrinale: ero concentrato sulla forma barocca delle pubblicazioni professionali, perdendo di vista il punto più importante. Vale a dire al comunicazione efficace.

Dopo la laurea, due tesi e altrettante bocciature agli esami di dottorato ho iniziato a lavorare nel mondo della scrittura online. In realtà avevo già fatto esperienza con il giornalismo, in un’agenzia stampa, ma la rivoluzione arriva qui. Sulle pagine web.

Qui il mio rapporto con al scrittura cambia ancora, forse in modo definitivo. O almeno per ora è così. Dopo una nascita utilitaristica e un’evoluzione che passa dallo stile scapigliato a quello dottrinale, il web suggerisce qualcosa di diverso: devi scrivere per le persone e per i motori di ricerca. Il primo approccio, nel 2009, è quasi infantile: si parla di keyword density e si costringe il povero web writer a seguire un certo numero di ripetizioni nel testo.

Vale a dire l’esatto contrario della buona scrittura. Ecco perché ho avanzato sempre l’idea di poter studiare le necessità del pubblico, non solo il come aggiungere più parole chiave al testo. L’ho fatto per My Social Web, il mio blog, e per quello dei miei clienti. Il risultato? Ho scritto due libri dedicati a questo argomento e il terzo è nato in crowdfunding: con la mia collega Cristina Maccarrone ho cercato di migliorare la fusione tra buona scrittura online per blogging e giornalismo.

Questo è il mio rapporto con la scrittura: una continua idea di collaborazione per ottenere un risultato concreto. Ovvero comunicare nel miglior modo possibile.

Ringrazio Riccardo Esposito per il suo prezioso contributo. Scrivi nei commenti se desideri porre domande o approfondire.

Categorie
Prospettive

[link] Parole per vivere

Nella mia lettera digitale numero 16 ho riflettuto sulle soste a cui non possiamo dire no.

Trovi tre nuove cose accadute.

Nulla nasce all’istante: tutto è covato, cullato, curato nel tempo e dal tempo.

In linea con il mio desiderio di aprire attività e iniziative in contesti sempre nuovi, ho aperto realmente nuovi spazi, al momento virtuali in attesa di creare delle occasioni di incontro dal vivo.

Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #5] Scrittura e teatro: due arti terapeutiche, di Cristina Dal Farra

Cristina Dal Farra si racconta così, nel suo sito: «La parola che meglio mi descrive è “sognatrice” e questo già lo sapete se avete ascoltato il mio podcast. Siccome però di sogni non si campa dirò che per sopravvivere faccio la farmacista, ma per continuare a sognare ho fatto e faccio altre cose». Cristina pratica il teatro, la lettura a voce alta ed è una attiva podcaster con progetti sia personali sia collaborativi. Ora ti auguro buona lettura e ti lascio il link alla scorsa puntata.

Quando ero adolescente il mio mito era Jo del romanzo Piccole Donne.

A quell’epoca consolavo la mia tristezza scrivendo poesie e la scrittura mi è di nuovo venuta in soccorso durante la mia giovinezza.

Non ho mai avuto un’amica “del cuore” e spesso, nei momenti più difficili della mia vita, la lettura e la scrittura mi sono state di conforto e ancore di salvezza.

Ogni volta che mi accingevo a mettere su un foglio bianco quelle che un tempo ho definito “lacrime d’inchiostro”, automaticamente tutto mi appariva più chiaro e si placavano tutti i miei singhiozzi.

Non sono mai stata una chiacchierona ma in qualche modo i miei silenzi volevano trovare un modo per esprimersi, perché non si può non comunicare, e anche i più timidi e riservati come me sentono il grande bisogno di far sentire la propria voce.

L’ho capito quando per la prima volta a ventotto anni ho scoperto il piacere di fare teatro. È stato come se le parole, che per tanto tempo avevo confidato solo al mio foglio di carta, magicamente avessero preso una forma fuori di me e avessero trovato il modo di farsi sentire, di urlare, addirittura. E non avevano solo una voce queste parole ma anche un corpo.

A quel punto il teatro divenne per me quello che era stata la scrittura tempo prima: terapia.

Recentemente ho messo insieme queste due arti creando un podcast, e cioè un contenuto audio on demand, dove racconto una tappa della mia di vita attraverso riflessioni e suggestioni scritte.

La scrittura terapeutica è diventata così una forma di scrittura narrata ad alta voce attraverso il linguaggio del teatro.

Ma com’è il linguaggio del teatro?

È un linguaggio nato per essere detto, pronunciato ad alta voce.

Io direi che si tratta di una scrittura plastica capace di dare forma alle emozioni.

Sintesi ed immediatezza sono le sue caratteristiche.

Un linguaggio più vicino alla poesia che alla prosa.

Nel teatro, così come nella musica sono molto importanti i silenzi.

Nel mio podcast i silenzi pieni del teatro sono affidati alla musica e alle suggestioni sonore, che diventano  parte integrante della scrittura.

Il teatro che si fa su un palcoscenico possiede il gesto, lo spazio scenico, il corpo e parola per esprimersi. Nel caso di un audiodramma, come quello che mi propongo di creare nel mio podcast, la voce è l’unico strumento, insieme al suono e alla musica, di cui dispongo. Per questo motivo ho imparato a scoprire le potenzialità che questa racchiude.

Usare un registro più o meno acuto, un’intonazione piuttosto che un’altra può fare la differenza e, in alcuni casi, introdurre un silenzio teatrale.

Ogni parola scritta acquista così la sua voce e i suoi silenzi, che sarà l’ascoltatore a riempire con la sua immaginazione.

Voce, suono, musica e silenzio diventano parte integrante di una scrittura fatta per essere detta e ascoltata.

Grazie a Cristina Dal Farra per aver accolto l’invito ad essere mia ospite. Se desideri approfondire i contenuti dell’articolo ti aspetto nei commenti.

Categorie
Fili di Voce Scritta

[i miei ospiti #4] La scrittura nella mia vita quotidiana, di Paola Fontana

Paola Fontana è consulente nel settore nel settore del benessere e della bellezza, e si descrive così: «Il mio nome deriva dal latino e significa “piccola donna”, e così mi sento: una piccola donna che cresce! E piccoli sono i contributi che vorrei dare alle persone e all’ambiente […]. Amo la natura, sono affascinata dal potere e dai benefici delle piante sulla nostra salute». Aggiungerei altre passioni e talenti importanti: Paola ama la creatività, è appassionata di fotografia, pratica il disegno ed è una brava illustratrice (ho visto cose!). Che altro dire? Ora ti lascio alle sue parole. Qui trovi la puntata precedente.

Come uso la scrittura nella mia vita quotidiana?

In passato scrivevo un diario. Mettevo su carta pensieri ed emozioni. Era uno sfogo e conforto, e anche uno scavo nelle profondità del mio animo.

Tuttora continuo a scrivere a penna su un quaderno. Scrivo principalmente per fornire a me stessa una guida.

Stendo appunti sparsi che servono a fissare le idee.

Questi appunti sono sintesi e parole chiave prese da libri cartacei e testi letti online. Mi sono utili per raccogliere nozioni nuove e importanti per la mia crescita personale e professionale.

Uso anche le liste di cose da fare, per non perdere di vista gli obiettivi che ho fissato a priori (sempre nero su bianco).

Ulteriore strumento che uso nella mia scrittura sono le mappe mentali, esse sono una vera e propria “cartina” o “bussola” per non perdere di vista la direzione da prendere e per avere una visione organizzata del mio nuovo progetto.

Scrivo anche testi per pubblicizzare i prodotti e servizi che vendo: scrivo per persuadere il lettore e comunicargli in forma accattivante le mie soluzioni ai suoi problemi.

Questi testi sono accompagnati da immagini da me realizzate mescolando disegni fatti a mano con grafica eseguita attraverso strumenti digitali.

È mio intento scrivere anche, nel mio nascente blog, piccoli testi che vogliono essere un trasmettere mie riflessioni ed esperienze, nella speranza che siano utili a qualcuno.

In estrema sintesi, scrivere per me ha un duplice aspetto: riordinare idee a mio uso personale, o trasmettere idee e riflessioni ad altri, per loro utilità.

Ringrazio Paola Fontana per essere stata mia ospite. Se vuoi approfondire o lasciare la tua riflessione scrivimi nei commenti.

Categorie
Prospettive Visioni

[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!

Categorie
Radici Visioni

[progetti] Parole per ricominciare

Conosco il progetto C+B da parecchi anni, e sono grata per avervi incontrato donne magnifiche.

Nel tempo, nei tanti articoli pubblicati, ho trovato spunti e risposte eccellenti ai miei piccoli e grandi dubbi sull’intreccio di temi che ruotano intorno al lavoro da professionista, in moltissime sfaccettature: dalla crescita personale alle materie fiscali, dalle indicazioni pratiche sulla Seo all’uso dei social.

Dopo essere stata lettrice di C+B per un bel po’, da circa un anno sono diventata autrice e, da gennaio, faccio parte dello staff editoriale: sono fiduciosa nell’intraprendere un nuovo sentiero condiviso e collaborativo, che possa essere utile a chi cerca strumenti per vivere sempre meglio la propria attività e la propria identità professionale.

Ringrazio la capitana Francesca Marano e Daniela Scapoli sia per lo splendido lavoro fatto sino ad ora (e per tutto ciò che continueranno a fare) sia per la fiducia nel passare le consegne al nuovo staff.

Andiamo?

Categorie
Visioni

[link] Parole lette

Cristina Dal Farra ha letto a voce alta un breve racconto che ho scritto anni fa.

Qualunque sia il valore del testo, Cristina gli ha donato davvero un soffio delicato e potente, quel soffio che porta vita.

È solo un soffio, lievissimo e costante. No, non voglio. Ma quel soffio torna in tutte le mie notti. Negli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Poi è successo. 

Categorie
Radici

[link] Parole che rispondono alle domande

Parliamo di Seo: come mettere d’accordo uomo e macchina?

Creare contenuti testuali adatti per la Seo significa costruire i sentieri che porteranno il nostro futuro interlocutore da noi.

E quindi: come possiamo trovare le parole importanti per la nostra comunicazione?

Ne ho scritto su C+B:

Ecco l’indice dei passaggi principali per far emergere le parole chiave:

• scriviamo le domande dei nostri clienti
• prepariamo elenchi e questionari
• stendiamo un primo elenco di parole chiave
• esempio: creiamo la mappa di parole per un prodotto fisico
• incrociamo tutti i passaggi precedenti

C+B, la casa + bottega delle imprenditrici creative italiane

Ne parliamo insieme?

Ti aspetto qui sotto nei commenti.

Categorie
Prospettive

[progetti] Parole quotidiane

Vuoi iniziare oggi stesso ad allenare in modo consapevole e utile la tua scrittura?

È nato il nuovo gruppo Telegram pubblico 1 Testo al Giorno: qui ogni giorno trovi spunti per scrivere usando la tua creatività.

Il progetto è in collaborazione con due donne creative, Cristina Dal Farra e Paola Fontana.

Le prime volte puoi fare fatica a scrivere, le volte successive è un po’ più semplice perché senti la tua scrittura diventare man mano più fluida.

Un consiglio?

Cerca di essere costante nell’esercizio quotidiano e cerca anche di divertirti, l’importante è dedicare qualche minuto ogni giorno a questa attività, che ha una forte componente di gioco.

Se per caso ti piacesse e lo trovassi utile anche per altre persone, passaparola 🍏

Buona scrittura e buon divertimento, ti aspetto qui!

Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #3] Cogito, dunque intraprendo, di Michele Casiero

Michele Casiero è docente di filosofia e storia, appassionato di comunicazione e molto altro. Lo si comprende dalla sua attività vulcanica e molto creativa: dal modo di coinvolgere i suoi alunni alla gestione dei canali Telegram dedicati alla filosofia e alla storia Appuntosofia e Tutta un’altra storia, dalla passione per la scrittura alla cura del podcast Sofia e Clio. Nel suo contributo Michele offre spunti che trovo essenziali: dall’utilità della filosofia nella cultura aziendale, alla connessione della scrittura con i processi cognitivi, il pensiero, la formazione. Ho scritto troppo, ti lascio al pezzo di Michele e ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

La filosofia aiuta l’imprenditorialità a dispiegare il suo potenziale.

Vi sembra una affermazione eretica?

Nel mondo scolastico e accademico si ritiene che la riflessione filosofica e il suo insegnamento non debbano inseguire logiche aziendalistiche e che la scuola debba difendere la tradizione culturale basata sul gesto persuasivo della parola e sulla sua capacità di disegnare orizzonti ampi, incentrati sui contenuti e sulla crescita del sapere e del pensiero critico attraverso un processo di apertura mentale.

Fuori il digitale dalle scuole!

Preferire le conoscenze, perché la categoria di competenze nasconde un significato ideologico elaborato da forze estranee alla scuola, che vorrebbero colonizzarla.

Ho ascoltato, a tal proposito, durante un incontro di studi, l’intervento di un’accademica di estrazione umanista, secondo la quale la scuola deve essere considerata un luogo di resistenza contro il neoliberismo capitalista (sic!).

D’altro canto, mi capita di ascoltare e leggere pareri che considerano il sapere filosofico astratto e, pertanto, inutile e la scuola italiana troppo lontana dal mondo del lavoro, perché troppo preoccupata a costruire nozionismo.

La scuola italiana ha un’impostazione storicista e incentrata sulle mnemotecniche, avulsa dal mondo reale.

Pertanto, se qualcuno ti definisce filosofo, preoccupati.

Ti sta dicendo che sei persona che parla, ma non conclude.

Un altro modo di dire rivolto ai docenti è: “Chi sa fa, chi non sa insegna”.

Questo preconcetto sulla filosofia, sull’insegnamento e sulle discipline umanistiche in generale nasce da un retaggio antico, che si può far risalire a Pitagora e ad Aristotele.

Si racconta che il primo abbia paragonato la società a una competizione olimpica: c’è chi gareggia, c’è chi tifa per i propri beniamini, chi partecipa per realizzare affari. Il filosofo, invece, è colui che osserva tutti questi eventi. Con distacco.

Aristotele ha definito la filosofia come conoscenza teoretica e disinteressata. Colui che fa filosofia non ha altro interesse se non quello di conoscere. E, in quanto uomo, cioè animale razionale, filosofando realizza se stesso pienamente come essere umano.

Platone, a sua volta, nel Teeteto, ci tramanda la storiella di uno stralunato Talete (convenzionalmente ritenuto il primo filosofo) che cadde in un pozzo, perché troppo impegnato a guardare il cielo. Da ciò si evince che la filosofia fosse considerata solo una modalità di vivere e non un mestiere.

Nella tradizione occidentale, vi sono numerosi esempi di filosofia legata all’ambito accademico e impegnata su questioni metafisico-teologiche lontane dagli interessi pratici e utilitaristici di coloro che svolgono lavori finalizzati al guadagno e al benessere materiale.

Ma qualcosa sta cambiando.

Nella riflessione di Alain Badiou, per citare un esempio, si parla di filosofia come evento, cioè attenzione non a ciò che è, ma a ciò che sarà. In questo contesto, un confronto con la quarta rivoluzione industriale è inevitabile. Riflessioni simili sono presenti nella filosofia di Arnold Gehlen, che lancia la sfida all’era tecnologica, non demonizzandola, ma cercando parametri etici per interpretare e vivere il futuro in un contesto ecosistemico, che superi le etiche tradizionali e l’antropocentrismo. Molto si muove anche nel panorama filosofico italiano. Luciano Floridi propone una lettura critica del concetto di informazione, mentre Maurizio Ferraris si propone di fondare un’ontologia del digitale.

E nel mondo imprenditoriale cosa succede? Basta farsi un giro sul web, digitando per esempio “filosofi in azienda sui motori di ricerca”.

La filosofia non solo interessa. Ma è vista come sapere strategico.

Mentre, infatti, nei licei italiani la filosofia è considerata “insegnamento atipico”, negli Usa sfornano manager che, facendo domande e non fornendo soluzioni preconfezionate, salvano le aziende dalla crisi. Realtà quali l’American Practitioners Association o la Cass Business school stanno diffondendo esempi di consulenza filosofica strategica. In una società basata sulla rapidità e sulla ristrutturazione delle skills, il filosofo aiuta a ragionare fuori da schemi consolidati e a trovare soluzioni sostenibili a lungo termine.

Come impattano sulla scuola queste dinamiche?

Gli studenti sono abituati a riflettere sui processi cognitivi che elaborano quando svolgono un compito o risolvono un problema. I processi formativi sviluppano una maggiore autoconsapevolezza negli attori coinvolti. Bisogna saper progettare e porsi obiettivi. Chi si occupa di filosofia ha un ruolo di ascolto attivo e di dialogo con l’obiettivo di far emergere le propensioni e i talenti degli studenti. Anche e soprattutto quelli nascosti. I filosofi, in generale, e i docenti di filosofia, dunque, possono avere un ruolo orientativo.

E in questi processi ne va anche della scrittura. Per anni si è puntato molto (forse troppo) sull’oralità. Oggi si lavora sulla scrittura filosofica. Esistono, infatti, competenze specifiche della filosofia. La scrittura di un testo argomentativo, che metta in luce alcune domande fondamentali. Lo stile filosofico è unico e molteplice. Tutti i testi si basano sul domandare, ma alcuni sono strutturati e sistematici altri brevi e penetranti. Saggi e aforismi. C’è poi l’interazione con altri linguaggi e altre forme di pensiero.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ma si potrebbe concludere con un paio di interrogativi, che ne apre altri. Cosa significa oggi pensare? E se pensare non è legato alla dimensione calcolante, è possibile aprire la dimensione di impresa ad altri linguaggi e a prospettive diverse dal riduzionismo economicista?

Ringrazio Michele Casiero per il suo prezioso contributo e ti invito a seguirlo nei canali in cui è presente. Buona filosofia e buona scrittura! E ora ti aspetto nei commenti.