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Visioni Radici

Parole brevi

Parole per giocare.

Feste
rimaste bambine
rovesciano il tempo
travolgendo parvenze di abitudine
fragorosamente.

Parole per ripartire.

Domani:
sei oscuro
e sei speranza
oggi, tra molti passi
incerti.

Parole madre.

Storie
passi scritti
intimi segni generativi
dove nascere, rinascere: io,
tu.

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Radici

Parole attraverso

CUORTECCIA.

Soglia, tra fuori e dentro. Spiraglio, fra terra e cielo. Soffio, che dal tuo centro attraversa ogni corazza, e in mezzo al buio la trapunge.

Il progetto Invenzionario continua su Telegram.

Nei commenti qui sotto ti invito a descrivere il tuo albero preferito.

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Prospettive Visioni

Parole nuove

Vorrei un mondo
in cui le parole
sono leggere
e profonde,
trasparenti
e avvolgenti
come un abbraccio.

Vorrei un mondo
in cui si ascolta
prima di parlare.

Vorrei un mondo
che si rende conto
della meraviglia
e della fragilità
di un respiro.

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Radici

Parole d’acqua

[piove, chiudi gli occhi]

Acqua sopra, acqua sotto / dall’acqua vieni, all’acqua tendi.

Il tuo riflesso gocciola, ad ogni passo, in uno specchio rotto.

Vieni da una culla antica e calda, che un giorno si aprì alla luce / cerchi un nuovo abbraccio, in riva a un mare grande e calmo.

Vieni da un orizzonte morbido e tondo, di voci lontane e carezze oltre l’ombra / guardi la linea curva dove scendono e salgono, come certezze e incertezze, là in fondo le navi.

Tutto sott’acqua, o tutto sottosopra / non tutto è perso, non tutto è rotto.

Lo specchio asciuga, resta un po’ di sale sulle guance, il sole scotta.

[apri gli occhi, non piove più]

Maggio 2018

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Visioni

Parole e istanti

Parole al crepuscolo.

Sera
tu scendi
a me cara
ti attardi nella luce
calma.

Parole brevi.

Rifugio
parola scritta
tu sei, oggi
quando il giorno finisce
rapito.

Parole nuove.

Quando
gli occhi
vedono l’alba
un altro inizio sorge
ovunque.

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Visioni

Parole vecchie e nuove

Altallenare.

Movimento oscillatorio tipico della vita, in cui ci è richiesto di consolidare ogni giorno pazienza, energie, volontà per attraversare i momenti difficili e volare ogni volta più in alto, con l’aria a rinfrescarci il viso.

Altre parole vecchie e nuove sono in arrivo qui.

Ho scritto questa parola a marzo 2018, ma sembra fatta per questi giorni.

C’è una parola, anche inventata, che descrive il tuo stato d’animo nei nostri tempi?

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Visioni

Parole per il terzo figlio

Oggi è il terzo figlio che mi chiama.

Non quello mio, perché non ce l’ho, ma tutto ciò che potrebbe esserlo.

Non ho sentimenti di mancanza, incompiutezza, assenza: non si tratta di questo.

Mi chiama da mesi.

Mi chiama di più in questi giorni a casa.

Il terzo figlio prende vita fuori e dentro me, in persone, sguardi, progetti, sogni, desideri, aspirazioni.

Tutto ciò che mi attraversa mi dona qualcosa, io dono qualcosa, tutto diventa terzo figlio.

Divido, condivido, moltiplico: non sono fatta per i conti.

Se in apparenza il dono toglie, nel concreto moltiplica.

I miei figli hanno un fratello infinito che ogni giorno, a poco a poco, rende infinito il mio orizzonte.

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Prospettive

Parole e pesci

Un primo aprile di molti anni fa, ero ancora una ragazza, ritagliai tanti piccoli pesci di carta gialla, semplicissimi e di un bel giallo intenso, e li collocai in ogni angolo della casa in cui abitavo con i miei genitori e mia sorella.

Ridendo da sola ne misi due o tre in un cassetto, due o tre nella dispensa, due o tre nell’armadietto del bagno, due o tre sotto le coperte in camera da letto, due o tre nei portapenne della scrivania, due o tre vicino alle tazze della colazione, e così via.

Seminare ovunque pesciolini gialli fu un vero lavoro di distribuzione.

Da allora, dopo oltre venti anni, ogni tanto i miei genitori trovano un esemplare.

Che cosa succederebbe se da oggi iniziassi – continuassi – a seminare parole, in tanti spazi piccoli e grandi?

Ogni giorno un breve racconto in forme diverse, ogni giorno un allenamento creativo, ogni giorno una soluzione di scrittura.

L’ho sempre fatto, ma vorrei diventarne ancora più consapevole.

Parole che un giorno qualcuno potrebbe ripescare, come una piccola sorpresa, dal fondo del mare.

Parole come una traccia, come il segno di una mappa, dentro il sogno di un pesciolino giallo.

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Radici

Parole e polvere

Come credo tanti altri nella mia situazione, in queste settimane il tempo non si è ampliato. Mi si è polverizzato.

In mezzo alla polvere raccolgo pietosamente qualche scritto ritagliato tra vita e professione, che lascio a te ricomporre nell’ordine (o nel disordine) che preferisci.

Da due settimane il 4enne ha iniziato a mangiare la pizza che faccio a casa una volta alla settimana. Prima, questa era la sua dichiarazione ufficiale: No mamma, non mangio la tua pizza, mangio solo la pizza di… (uno dei meravigliosi negozi di alimentari del mio paese).

10enni che riprendono a scrivere sul proprio blog (mi sono chiesta cosa è successo in tutto questo tempo volato via, quando ho verificato che l’abbiamo aperto più di un anno fa e non volevo crederci). Con lui facciamo smart working: nel suo pc di cortesia accede ai compiti arrivati dal registro elettronico o che gli invio da una stanza all’altra via email, guarda video e fa ricerca. Da rimarcare sopra ogni cosa e detto ridendo, ma che sferzata: Mamma, in questi giorni mi hai dato più link che abbracci.

4enni (vedi quello di cui sopra) che assediano il mio pc, usano Paint, scrivono su Word e creano disegni alfabetici su Excel. Senza mandarmi in pappa la mia creatura elettronica. Imparano a nominare i file e a salvarli. Copywriter dei miei stivali, spostati.

Spezzo una lancia a favore della chat delle mamme della scuola, e credo ce ne siano tante così, anche se non se ne sente parlare perché diamo più peso a ciò che non funziona rispetto a ciò che funziona. Un solo esempio. Il mio gruppo mamme della scuola primaria è differente: rispetto, educazione, no lamentele, no spam.

In questi giorni il gruppo Facebook NuoviConTesti LAB compie 2 anni. Gruppo piccolo, a oggi poco più di 380 iscritti, ma gli devo moltissimo: tutto quello che mi sono inventata da marzo 2018 a oggi viene dalle idee che sono nate lì, da quel fare silenzioso. Lì dentro mi sono messa in discussione, mi sono messa in gioco anche nel senso ludico del termine. Mi sono allenata, ho sperimentato, mi sono evoluta, ho incontrato persone bellissime e anche nuove collaborazioni professionali. E il percorso è appena iniziato, mi dico ogni giorno.

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Fili di Voce Scritta

[link] Parole e caffè

Simona Fiore mi ha proposto una intervista semi-seria sul luogo comune che unisce il blogger al suo amato caffè.

Tocca proprio a me sfatare il mito del blogger con la tazza di caffè sempre vicina? Sono già fuori dai giochi: non mi faccio quasi mai selfie, non bevo caffè come abitudine e, come risultato finale, non ho neanche un selfie con la tazzina di caffè. E allora cosa ci faccio qui? Che specie di blogger sono?

E se, sfatato il connubio blogger-caffè, smontassimo anche lo stereotipo del blogger?

Mi sono divertita molto.