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Fili di Voce Scritta

Aurora

AURORA: 1 PAROLA PER TE

Cosa ci racconta oggi questa parola, e come può essere utile alla nostra Voce Scritta?

Inizio io, continua tu: puoi ascoltare e puoi leggere.

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Oggi vorrei soffermarmi sulla parola aurora.

Negli anni ho raccontato ai miei figli che ci sono momenti della giornata contraddistinti da luci differenti e citavo loro aurora, alba, crepuscolo e tramonto.

Siccome una delle mie parole guida di oggi è proprio aurora, per l’idea di luce decisa ma ancora da portare allo scoperto, sono andata a verificare l’esatto significato dei termini dedicati alla luce nei momenti della giornata, in particolare quando il sole sorge e tramonta, e ho fatto una nuova scoperta.

Quindi cosa ci insegna la parola aurora oggi?

Seleziono 3 aspetti.

Il primo aspetto è che, nel tempo, alcune parole non hanno avuto una connotazione così precisa come ce l’hanno oggi, anzi, anche oggi in realtà ci sono delle sfumature non del tutto definite.

Quindi, quando troviamo una parola che pensiamo di conoscere – come è capitato con la parola aurora per me – andiamo ad approfondire, troviamo la sua storia e rendiamoci conto dei tanti passaggi che spesso ha attraversato, di quante storie, di quanti volti e di quante situazioni è testimone ogni singola parola quindi.

Ti invito a scoprire quali sono le differenze tra crepuscolo, aurora, alba e tramonto.

Il secondo punto è questo: l’uso di parole che definiscono gli stati della luce in due momenti significativi della giornata come il sorgere del sole e il suo tramonto oggi è forse poco diffuso, il sole e le stelle non sono più la guida, ad esempio, nel mare, nel cammino, quindi nelle rotte, come orientamento.

L’invito che ti faccio è a riscoprire queste parole per aprire un occhio nuovo su ciò che ci circonda e a colorare la nostra tavolozza di vocaboli, oltre che riprendere consapevolezza sulla natura e sull’ambiente, sul mondo in cui dovremmo essere ospiti premurosi.

Ed ecco il terzo aspetto: vedo in parole come aurora, insieme a crepuscolo soprattutto – e poi a tramonto ed alba, che forse sono più diffuse, quindi più immediate alla comprensione – un bagaglio prezioso da custodire, diffondere e far conoscere anche alle persone più giovani, non per un semplice obiettivo di conservazione sterile, immobile, ma per portare al nostro Vocabolario a Voce Scritta quella espressività profonda che offre nuovi strumenti di comunicazione e nuove soluzioni per arricchire la nostra Voce Scritta.

E tu, quale insegnamento trovi nella parola aurora?

C’è un’esperienza, un significato, un ricordo che vuoi condividere?

Ti aspetto nei commenti.

A rileggerci presto, buona Voce Scritta!

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Fili di Voce Scritta

Corrusco

CORRUSCO: 1 PAROLA PER TE

Cosa ci racconta oggi questa parola, e come può essere utile alla nostra Voce Scritta?

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La parola corrusco mi è venuta in mente per caso alcuni giorni fa chiacchierando con mio figlio, non ne ricordavo con chiarezza il significato, addirittura non ricordo di averla pronunciata in vita mia e davvero non so da dove mi sia arrivata, ma procediamo.

Ho fatto ricerche e ho scoperto che l’ha usata anche Dante nella sua Divina Commedia.

Ho scoperto che questa parola ha due sfumature principali che sembrano appartenere a due significati opposti e che possono cambiare a seconda del contesto.

Corrusco infatti significa luminoso nel senso di scintillante, balenante, abbagliante in senso positivo, ma il suo significato può anche spostarsi verso il concetto di burrascoso, tempestoso, ad esempio il balenare delle armi, oppure il cielo con i fulmini durante il temporale.

Ma cosa possiamo imparare da questa parola?

3 aspetti, principalmente.

Innanzitutto le parole non sono neutre, quindi non hanno un valore assoluto e il loro significato può cambiare a seconda del contesto.

Secondo aspetto: questa parola ha un suono sibilante che può suscitare ad esempio un senso di inquietudine di allerta.

In generale il suono è una importante componente espressiva della parola, e diventiamo capaci di utilizzarlo quando conosciamo tante parole, quindi quando le parole appartengono al nostro bagaglio in modo naturale.

Siamo guidati in questo processo di utilizzo sia da una scelta razionale sia da un intuizione irrazionale, che ci arriva proprio da quello che abbiamo immagazzinato nelle nostre letture di ogni genere, nei nostri ascolti, nelle nostre visioni.

Questa capacità di unire il suono alla parola, di usare parole con un suono particolare, è tanto più facile per noi quanto più approfondito il nostro bagaglio di parole che abbiamo interiorizzato.

In terzo luogo, arricchire ogni giorno il nostro vocabolario di parole ci dà strumenti affilati per farci comprendere e comunicare sempre meglio.

Quindi il mio invito è: troviamo il modo di apprendere parole nuove utilizzando anche delle modalità giocose, come ad esempio aprire un vocabolario cartaceo in una pagina a caso e cercare una parola che non conosciamo.

E tu, cosa aggiungeresti a questo elenco?

Lasciami la tua riflessione.

A rileggerci presto, e buona Voce Scritta!

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Fili di Voce Scritta

Eccentrico

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Eccentrico è…

Leggi questo frammento:

«Sono così contento di essere rosso! Mi brucia dentro, sono forte, so di attirare l’attenzione, so anche che non riuscite a resistermi. Non mi nascondo. Per me, la finezza non si ottiene con la debolezza o la fragilità, ma con la decisione e la forza di volontà. Mi faccio notare. Non ho paura degli altri colori, delle ombre, della folla o della solitudine. Com’è bello riempire con il mio fuoco vittorioso una superficie che mi attende! Dove mi espando io, gli occhi brillano, le passioni si fortificano, le sopracciglia si alzano, i cuori battono forte».

Questo frammento arriva dal libro Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk.

Collego a questo testo la parola eccentrico – anzi per meglio dire, il concetto di policentrico.

Il concetto di eccentrico rappresenta ciò che è lontano dal suo centro, mentre questo libro è di più: è policentrico, perché ogni capitolo è narrato da una voce diversa.

In alcuni casi questa voce narrante compare una sola volta, in altri casi torna più volte, con una cadenza particolare a seconda del ruolo nel libro, a seconda della della narrazione, di ciò che accade e di ciò che viene esposto, a seconda della logica costruita dall’autore.

Nello specifico, a me interessa condividere il concetto di eccentrico come qualcosa che è sì lontano dal suo centro, lontano da uno standard, lontano da uno schema.

Ma, soprattutto, collego il concetto di eccentrico all’idea di equilibrio: un equilibrio non statico, non immobile.

Penso invece a un equilibrio dinamico, quindi a una situazione di movimento che porta a evoluzione, crescita, cambiamento, ampliamento di orizzonti.

Questo è eccentrico, per me.

E per te, cosa significa questa parola?

Fammelo sapere nei commenti.

A rileggerci presto, buona Voce Scritta!

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Impuntura

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Impuntura è…

Leggi questa frase:

«Ma quando finalmente il sole si avvicinò al tramonto, e i suoi raggi filtrati dalle dense foschie ricoprirono l’intero mondo che mi circondava con il più bel porpora mai visto, il colore delle ombre si tramutò in un verde che poteva essere paragonato, per trasparenza, a un verde mare e, per bellezza, al verde di uno smeraldo».

Questa frase viene dal libro La teoria dei colori di Johann Wolfgang [von] Goethe e mi ha fatto pensare subito alle ombre colorate, in particolare rappresentate dagli impressionisti, e all’ombra come elemento che dà volume, dà forma – ma anche sostanza – a ciò che viene dipinto.

La parola di oggi è impuntura, e qui voglio creare intrecci con un altro mondo ancora: quello del cucire, della sartoria, dell’artigianalità.

L’impuntura è quel punto al contempo decorativo e solido, estetico e funzionale: dà resistenza al tessuto, ne unisce le varie parti ed è visibile anche nella parte esterna dell’abito.

È un punto fatto di piccoli passi regolari, e a me ricorda molto la scrittura: attraverso il filo crea una forma che dà anche sostanza e quindi arricchisce il testo, arricchisce l’abito.

Continuando il gioco della metafora, dà anche struttura, solidità, tenuta.

Su questa scia anche l’ombra colorata è qualcosa che, pur apparendo secondaria, dà struttura e sostanza alla scena rappresentata.

Mi è piaciuto molto unire questi mondi perché l’utilizzo dei sensi, di ciò che noi percepiamo attraverso il nostro corpo, dà corpo – davvero – anche alla scrittura, alla nostra Voce Scritta.

E a te, cosa fa venire in mente la parola impuntura?

Fammi sapere, continua tu.

Buona Voce Scritta!

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Paradosso

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Paradosso è…

Leggi questo frammento:

In questo piacevolissimo racconto – Il cavaliere inesistente di Italo Calvino, romanzo fantastico della trilogia I nostri antenati – un personaggio esiste pur senza esistere, e questo è il suo paradosso.

È un personaggio che attraversa strade, storie, che vive delle vicende con il suo particolarissimo punto di vista, quello di un personaggio che non esiste.

Leggi questo altro frammento:

Questa è la parte finale del racconto in cui Calvino rappresenta la storia dal punto di vista di chi scrive, come un viaggio che non sappiamo dove ci porterà.

Qual è il punto qui, qual è il paradosso?

Che cosa sa fare la pagina scritta?

Che cosa può fare la tua Voce Scritta?

Può farti intraprendere un viaggio, innanzitutto può far esistere qualcosa che non esiste.

La riga scritta diventa vita, dietro la pagina scritta c’è vita nel senso che, quando la Voce Scritta è autentica, ciò che noi leggiamo diventa percepito in modo reale, si materializza in una scena, diventa accessibile al vissuto interiore, diventa parte della nostra stessa vita.

Ed è così che Agilulfo, il cavaliere inesistente, entra nella nostra vita e, con il suo paradosso di non esistere, ci mostra quanto una pagina scritta possa portare vita pur essendo solo scritta.

E per te, che cos’è un paradosso?

Fammelo sapere, continua tu.

A rileggerci presto, e buona Voce Scritta!

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Cerebrale

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Cerebrale è…

Leggi questo frammento:

«Sandy getta a terra i suoi pon pon: “Sei un falso e un bugiardo e vorrei non averti mai conosciuto!”. Danny ci rimane malissimo – ma Rizzo, che ha architettato il loro incontro-scontro, è al settimo cielo. Le brillano gli occhi, il suo volto si illumina».

Questo frammento viene dal libro Atlante delle emozioni umane di Tiffany Watt Smith.

Il paragrafo di riferimento si intitola Soddisfazione, in realtà parla del sorriso di soddisfazione.

In questo paragrafo l’autrice fa incontrare mondi apparentemente molto lontani fra loro, ad esempio una scena di Grease – a cui appartiene il frammento citato – il sorriso dello Stregatto, il mondo della Rivoluzione francese: non ti voglio anticipare nulla, ti lascio la curiosità.

Ciò che mi preme sottolineare è il criterio cerebrale con cui è costruito il libro.

In realtà il criterio è razionale, perché viene utilizzato un criterio alfabetico: questo libro è una sorta di enciclopedia, in cui ogni lettera dell’alfabeto contiene diversi concetti, quindi a ogni lettera dell’alfabeto corrispondono diversi concetti che iniziano con la stessa lettera.

Altri libri che amo hanno scelto di usare un solo concetto per ogni lettera, quindi ci sono percorsi diversi possibili.

La cosa bella di questo libro è che unisce un criterio razionale con un contenuto irrazionale, anche molto fluido e impalpabile come quello del vissuto interiore, delle emozioni umane.

Nel sottotitolo del libro c’è scritto infatti:

«156 emozioni che hai provato,
che non sai di aver provato,
che non proverai mai».

Questo libro è una finestra aperta su un mondo che non potremo mai conoscere del tutto, un mondo che comunque si apre: iniziamo a esplorarlo, iniziamo a sviluppare concetti.

A volte anch’io utilizzo il criterio alfabetico nei percorsi con le persone con cui lavoro: aiuta proprio a costruire, a riconoscere – anzi, meglio – a trovare insieme il Vocabolario a Voce Scritta di queste persone, quindi è una lente con cui osservare non solo la realtà esteriore, ma anche quella interiore.

In questo modo il mondo razionale e quello irrazionale si uniscono, trovano un punto di incontro costruttivo.

Un’altra osservazione nasce proprio dalla parola cerebrale, che è trasversale a tutta questa riflessione.

La parola cerebrale torna anche nelle lezioni di canto che frequento.

La mia maestra mi ha indicato, in un caso particolare, di rendere il parlato dentro una canzone in modo da dare un’impressione particolare, cerebrale appunto, quindi di un pensiero tra le righe che non viene espresso in modo diretto ma latente, utilizzando un tono chiaro ma sommesso, basso.

Questa parola – cerebrale, neanche semplice da pronunciare – è una parola che torna e che mi ha spinto ad avviare questa riflessione: per me è una chiave capace di unire il mondo razionale e irrazionale.

E per te, cosa significa cerebrale?

Fammelo sapere, continua tu.

A rileggerci presto, e buona Voce Scritta!

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Paradigma

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Paradigma è…

Leggi questa frase:

«Gli hobbit erano ancora stanchi quando il mattino dopo si rimisero in marcia di buon’ora. Le miglia da coprire tra loro e il Guado erano ancora molte e arrancavano col passo più spedito possibile».

Forse hai riconosciuto la frase, il contesto, l’ambiente, i personaggi.

Ho citato un frammento del volume La Compagnia dell’Anello, dalla trilogia Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien con la traduzione di Ottavio Fatica, che a me è piaciuta molto.

Ora torniamo alla parola di oggi: paradigma.

Paradigma: che cos’è?

Questa parola ha un significato proprio e un significato metaforico, a me interessa quello metaforico.

Ho letto tutta la trilogia del Signore degli Anelli qualche anno fa, lo sto leggendo ancora e lo leggo a mio figlio piccolo.

Il paradigma è il cammino che fanno gli hobbit.

Per quasi tutto il tempo della narrazione gli hobbit camminano, incontrano altri personaggi, entrano in luoghi, vivono delle situazioni, e il loro paradigma è il camminare.

Ho introiettato talmente tanto l’idea del camminare – in particolare, il modo in cui è espressa in questa opera narrativa – che, quando mi trovo in una situazione, mi sembra di essere un hobbit, cioè mi sembra di trovarmi davanti a un bivio, davanti a una vetta da scalare, davanti a un ostacolo da aggirare.

Questo approccio è diventato davvero un paradigma per me: il camminare è un concetto – o meglio, una parola guida – che mi è proprio dal punto di vista letterale e metaforico, e diventa una lente per osservare la realtà, una mappa, un punto di vista, una prospettiva.

E tu, hai un tuo paradigma?

Hai una parola guida che ti è utile, che riconosci nella tua esperienza, una lente con cui osservi il mondo?

Se vuoi, commenta e condividila.

Buona Voce Scritta!

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Serendipità

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Serendipità è…

Leggi questa frase:

«Quanto al preciso significato di serendipità, lo stesso vocabolario dava questa definizione: “La capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte mentre si sta cercando altro”».

Leggi quest’altra frase:

«E certe idee ti vengono solo grazie a un’altra forma di serendipità: quella che ti fa trovare qualcosa solo quando smetti di cercarla».

Serendipità è una delle chiavi di lettura che vedo nel libro Johnny non muore di Daniel Di Schüler, da cui ho tratto le due frasi.

È un libro ricco di libri, è un libro dedicato al popolo dei libri, denso di storie, di volti.

C’è tanta ironia, anche tanta autoironia, perché il personaggio principale Brenno – che si racconta – parla con la sua voce, e lo riconosco nella voce dell’autore.

C’è dolore, raccontato con levità.

C’è profondità, c’è coscienza civile.

Questo può essere un invito a leggere il libro, ed è soprattutto un invito a trovare le parole che ci guidano.

Serendipità viene collegata al caso, viene collegata a fortuna.

Che cos’è per te serendipità?

Io l’ho trovata in questo libro e la trovo sparsa nella nella mia vita, con molta gioia.

Ti aspetto nei commenti.

Buona Voce Scritta!

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Immaginare

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Immaginare è…

Ti lascio la frase di un libro molto bello che amo, tornerà spesso nelle mie osservazioni: L’invenzione della poesia di Jorge Luis Borges.

Scrive Borges:

«Quando una cosa viene semplicemente detta o, meglio ancora, accennata, in qualche modo la nostra immaginazione la accoglie. Siamo pronti ad accettarla».

Poco sopra, Borges aveva scritto:

«Le cose solo suggerite sono molto più incisive di quelle spiegate».

È un po’ il segreto delle buone storie, è un po’ il segreto del racconto e anche della comunicazione efficace: il lasciare spazio a chi ci ascolta, perché la sua mente e il suo cuore si aprano anche oltre quello che noi stiamo dicendo.

La parola che oggi ti lascio è immaginare: che cosa è per te immaginare?

Se vuoi, scrivilo nei commenti.

Buona Voce Scritta!

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Soglia

Finestra
di domande
dove brilla curioso
il nostro primo sguardo
bambino.

Soglia è… Continua tu nei commenti, anche in forma di petit onze se vuoi.