In questo strano 2020 pensavo di cominciare a uscire dalla dimensione totalizzante di mamma che sino ad ora mi coinvolge, se non a tempo pieno, almeno a tempo considerevole nell’arco della giornata: non è così, non ne esco, e in ogni caso sono immensamente grata al mio consorte per il pari impegno sostenuto in questo r-esistere.
Sta succedendo che – come, credo, numerose colleghe – mi sento in una sorta di maternità permanente, e sto lottando non tanto per non farmi sopraffare dai figli, con i quali condivido gran parte della giornata – perché in realtà amo farmi sopraffare dal loro amore dirompente e da qualsiasi altra cosa sia collegata alla loro esistenza – ma sto lottando per resistere e crescere come professionista, pur restando madre, felice e cosciente di rimanerlo per sempre.
Il limite di tempo si sta dimostrando un confine sempre più importante da considerare: un tempo da attraversare e valorizzare con un bagaglio di fiducia, di perseveranza e di energia che non sospettavo di avere e che, anzi, temevo di dover utilizzare in circostanze complesse, poco controllabili e poco governabili come quelle attuali, che sono poi quelle della Vita tutta intera.
Madri, padri, non madri, non padri, single e tutti quanti: cosa è cambiato in questi ultimi tempi? Come ti senti?