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A proposito di regole

A proposito di regole - Nuovicontesti

Le regole un po’ mi guidano e un po’ mi liberano. La regola – la disciplina – non deve essere una forzatura cieca: per me è un modo per concentrarmi di più e far scaturire il meglio da quello che sto facendo. Mi pongo queste regole perché mi conosco molto bene. Sono curiosa di tutto e quindi devo un po’ arginarmi, per selezionare e approfondire bene gli aspetti più importanti e lasciarmi alle spalle ciò che potrebbe disperdermi.

Provo a raccogliere qui alcune regole molto ma molto sparse che – più o meno consapevolmente – mi pongo. Più o meno consapevolmente? Sì, perché il mio cervello tiene così tanto alla mia sopravvivenza che, a volte, elabora e mi suggerisce alcune norme senza che io stessa ne sia del tutto cosciente. Poi a un certo punto razionalizzo, e il peso sulle mie spalle si alleggerisce. E questo, quanto mi solleva!

Ma ora partiamo: comincio da un aspetto molto specifico (la frequenza dei post di un blog) per arrivare alla apoteosi finale – e qui mi sbilancio, prendetemi con le molle – sulla complessità della mente, che molte volte – ne sono certa – lavora per noi anche se non lo sappiamo.

Articoli a frequenze regolari

Ad esempio, una regola consapevole che consiglierei ad altri che volessero dedicare molte energie al blog – visto che spesso non lo faccio perché non mi considero solo una blogger – è quella di scrivere un post nel blog con regolarità, con una specifica frequenza a seconda dei destinatari e degli obiettivi da raggiungere.

Personalmente, sapere che devo scrivere a cadenza regolare mi spinge a stimolare, convogliare, rafforzare il processo mentale di attenzione verso ciò che di utile o bello mi accade o mi passa vicino, in modo da coglierlo nel momento in cui si presenta e guardarlo con occhi – anche – da blogger per poterlo offrire sia ai lettori, sia a me.

Risultato? Cresco. Trovo aspetti nascosti e scopro dimensioni sempre nuove.

Scadenze e agenda

Il fatto di trovare gusto nell’organizzarmi il lavoro non significa che abbia sempre amato agende, calendari, elenchi da spuntare. Anzi, è proprio il contrario. Quindi, la decisione di fare ordine nasce sia da una stretta necessità, sia da un processo inizialmente inconsapevole.

Visto che sono in grado di lavorare senza sosta – perdendo del tutto il conto delle ore, saltando sonno e pasti – sempre per la questione di sopravvivere ho cominciato a capire che un lavoro interrotto (ma vorrei dire corroborato) da piccole pause – quando possibile – viene meglio.

Per cui, con le giuste dosi, ho di volta in volta inserito nelle mie giornate impegni extra, piccoli o grandi, che funzionassero da stop-reset, per poi ripartire meglio. Troverete una connessione al tema nel prossimo punto.

Non accanirti su ciò che non riesce subito

Questo è un mio antico difetto che con il tempo ho da una parte riconosciuto, e dall’altra modellato a mio vantaggio. In lotta con scadenze sempre molto ravvicinate, ho imparato a progettare il mio tempo.

Molte volte occorre essere rapidissimi, certo. Ma non sempre è buona cosa forzare la volontà per ottenere subito il tanto agognato testo perfetto, l’attacco intrigante, il titolo d’impatto da ricordare nei secoli venturi.

Ho imparato il senso dell’attesa, l’importanza del far decantare idee e progetti per poi ritornarvi dopo un certo intervallo di tempo: a volte la parentesi di un caffè, a volte lo spazio di una notte, a volte anche di più. Ma vi rimando al punto seguente.

Lascia che il tuo cervello lavori per te

A questa intuizione – che è divenuta piena coscienza – sono arrivata dopo molti anni, ed è stata la mia salvezza. Dico chiaramente che vale per me, e forse qualcuno di voi – spero – fa la stessa esperienza. Organizzando meglio il tempo del mio lavoro, ho scoperto che le pause d’aria – in cui non penso forzatamente alla soluzione da trovare – molto spesso mi portano proprio alla soluzione tanto desiderata senza che io vi abbia ulteriormente ragionato.

Non ho approfondito bene le ragioni scientifiche di ciò (e forse un giorno mi farò spiegare meglio) ma spesso titoli, testi, frasi, immagini creative e questioni complesse – poi risolte – che hanno funzionato nei miei lavori sono nate proprio da questo processo. A parte il volo pindarico che ho fatto e i mille incisi con trattini che ho inserito – ma quanto mi piacciono queste cose! – credo sia un consiglio buono e oggettivo per tutti alternare momenti di forte applicazione e spazi di decompressione, per lavorare meglio e – quindi – vivere meglio.

Postilla. Mi avete seguito davvero fin qui? Avete tutta la mia stima! Grazie, e – se volete – ditemi la vostra.

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Lento. Frammenti di carta

Lento. Frammenti di carta - Nuovicontesti

Premessa provvisoria

Lavoro tanto tempo servendomi dello schermo e della Rete, ma ho molto bisogno di spazi di carta, polmoni di carta, momenti di carta. Intendo la carta soprattutto come possibilità di sondare uno spazio profondo, aperto, lento, libero, come potenzialità mentale, come possibilità per scandagliare, ritrovare, scatenare risorse ed energie.

Oppure e anche

Da qui, per opposizione, mi è venuta l’idea di scrivere come si realizza il lavoro delle parole con la carta, ad esempio la carta dei libri. Per quanto mi riguarda ho lavorato con le parole degli altri, ma le ho vissute in prima persona. E ci sono moltissimi spazi per far vivere, risuonare, cantare le parole, anche quelle degli altri, dentro un libro.

Intermezzo infinito

Cito la carta dei libri solo come un esempio nell’infinita serie di altri supporti pensabili, leggibili, ascoltabili, scrivibili, esistenti, inventabili. Infinite prospettive, come spesso ripeto e desidero. Un infinito reale con cui, tra l’altro, ho un conto in sospeso per via della musica e della matematica. Per ora è un pensiero colto al volo, e forse riaffronterò il tema.

Una fatica tremenda

Torno alle parole dei libri. Un lavoraccio. Da innamorati folli. Un mestiere paziente e meticoloso. Al limite della sopportazione propria e altrui, visto che si lavora in team.

Spazi-con-parole

Prima di trovare una qualsiasi forma concreta, deve essersi già formata l’idea degli spazi-con-parole che la carta accoglierà: copertina, frontespizio, dorso, quarta di copertina, pagine interne, sovracoperta e molti altri spazi, visibili o invisibili ai più. A volte questa idea si costruisce con una lentezza fuori misura, a volte si intuisce con la rapidità di una associazione mentale immediata, tipo corto circuito. In ogni caso l’occhio va alle scadenze sempre imminenti e il tic-tac dell’orologio è fisso nella testa di ognuno dei suddetti folli innamorati.

Progetto innamorato

Non solo chi lavora con le parole è innamorato folle della carta: ogni singolo spazio-di-carta si deve combinare a tutti gli altri spazi-di-carta e si avvicina, si unisce, si aggrappa per sempre a tanti elementi come i segni grafici, i disegni, le immagini. Tutto avviene in un unico – naturalmente folle e innamoratissimo – progetto. Un amore da coltivare.

Parole e parole

Ci sono le parole, ci sono quelle già scritte, e ci sei tu con la tua testa, il tuo vissuto, le tue connessioni, il tuo essere, che devi mettere in gioco. Se le parole sono il tuo mestiere, sei tu il catalizzatore. Sei tu che guidi le parole, anche quelle altrui, e qui lavori con una delicatezza e un rigore se possibile ancora maggiori, in modo che concorrano al progetto e crescano con esso. E tutto si moltiplica. Risorse, idee, nuove soluzioni che in un processo composto di molti passaggi si trasferiscono dalla mente all’oggetto (in)finito.

Falso epilogo, inizio vero

Per affrontare al meglio lo schermo e la Rete ho sempre più bisogno di pagine, libri veri, su cui posare occhi mani e mente, da studiare, da far decantare con lentezza. Dormendoci su la notte e facendo passare giorni tra una pagina e l’altra, oppure leggendo un libro anche in un solo pomeriggio. Per me è una questione vitale, di equilibri profondi.

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Come sopravvivere lavorando da casa

Sopravvivere lavorando da casa - Nuovicontesti

Se avete l’opportunità di lavorare da casa, per esempio al computer, vi sarete già accorti che la situazione presenta delle criticità per nulla trascurabili. Per quanto mi riguarda mi sono imposta delle regole precise per non essere fagocitata dalla mia dolce dimora e stabilire le giuste distanze con lei. Ecco allora alcune buone abitudini che desidero condvidere con voi.

1. E adesso dove mi metto?

Prima di tutto sceglietevi una postazione in grado di nascondere del tutto alla vista e alla mente – per almeno 6-8 ore al giorno, o comunque il tempo ottimale per la vostra attività – cose come la tv, il divano, il libro delle risposte, la finestra dei vicini, l’internet che distrae, insomma tutto ciò che nelle pause andrebbe benissimo ma durante il lavoro proprio no. Chiudete bene la porta e concentratevi al massimo sugli obiettivi che dovete raggiungere.

2. Stop ai mestieri di casa

Quindi, dimenticate tutto ciò che ha a che fare con i mestieri casalinghi. La lavastoviglie ancora da vuotare, il cestone dei panni da piegare, le stanze da riordinare, la moltitudine di giocattoli allo sbando o i peli del gatto sulle poltrone vi creano un chiaro senso di colpa? Rimedierete senza grossi problemi in un momento da voi deciso, appena prima o appena dopo il lavoro, meglio se in giorni stabiliti della settimana. Reset!

3. Bando all’aspirapolvere

Discende dal punto 2, ma per me è il nodo cruciale. Non fatevi tentare dall’aspirapolvere, per nessun motivo. Non potete passare l’aspirapolvere due volte al giorno solamente perché la casa trabocca di cespugli rotolanti. Tanto la polvere non smetterà mai di accumularsi. Nemmeno se avete un aspirapolvere di superdesign e di ultimissima generazione, come ad esempio questo (io non ce l’ho, ma il mio catorcio ha su di me una presa ugualmente formidabile). Per capire come organizzarsi è sempre valido il punto 2.

4. Pigiama? Nossignori!

Per me è un altro punto fortissimo e mi sento di consigliarvelo, ma fate voi. Anche se prevedete di non uscire, vestitevi come se doveste farlo, e abbandonate pigima e affini il più presto possibile nella vostra giornata. Prima di tutto vi sentirete meglio e poi, se vi fossero imprevisti (graditi) come partecipare a incontri di lavoro fuori programma, perderete meno tempo e sarete più efficienti (con tutto ciò che ne consegue) perché già pronti mentalmente.

5. Frigo: solo a ore pasti

Se siete spesso soli e tante volte vi coglie quell’irresistibile sottile languorino, domandatevi se è proprio il caso di dargli ascolto. D’accordo, il vostro elettrodomestico preferito contiene prelibatezze indiscutibili, ma riservatele ai momenti giusti. Provate a stabilire gli orari anche per le pause, e la vostra salute (ma non solo) ne gioverà tantissimo.

Per ora sono giunta a elaborare questi 5 punti, che mi sembrano una buona partenza ma non sono certo esaustivi. E voi, cosa aggiungereste?

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Parole, punto e a capo

Parole, punto e a capo - Nuovicontesti

Inauguro questa esperienza di blog con un post quasi serio. Sì, perché io con le parole gioco, dialogo, lavoro, costruisco, vivo ogni giorno. Le parole e le loro combinazioni sono il mio pallino.

[nella foto il mio buongiorno, un augurio di buon inizio, da una finestra semiaperta del centro storico di Piacenza. Fiori sul davanzale, una tenda da cui filtrano luce e aria, un arco in cotto tra i mattoni a vista: #piacenzaisgoodPiacenza is good!]

E perché mai amo lavorare con le parole, giocare con le parole?

Perché fanno parte di un mondo con un numero incalcolabile di prospettive, e questo mi piace molto. Perché amo fare ordine tra alcune di loro, riorganizzare, spolverare, aprire le finestre, cambiare posto ai mobili, fare in modo che chi le cerca le trovi nella pagina o nel cassetto giusti, amo farle belle per gli ospiti. Perché dentro questo incredibile garbuglio si apre un sentiero per me. Perché, ovunque si trovi, la parola è viva e potente. Ogni parola ha il suo peso, la sua scia, la sua eco.

Ogni parola ha il suo posto. Ogni parola ha molte conseguenze. Parola ascoltata, letta, scritta, cantata. Ogni parola ha un colore. Ogni parola ha un calore. Non sono solo lettere, virgole e spazi.

Sono respiri e battiti. Un universo vivo e rigoglioso di legami, associazioni, combinazioni, dove la strada ha mille incroci. Un universo tendente all’infinito, da cui mi lascio catturare volentieri.

Questo per me è un nuovo inizio, un nuovo piccolo inizio. Come sempre mi accade, a condurmi è la curiosità, con un sorriso.