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Tra parole e immagini. Contrappunti

Tra parole e immagini. Contrappunti - Nuovicontesti

Un mio tratto distintivo è quello di vivere per contrappunti. Una necessità vitale, quasi dettata dall’istinto e che razionalizzo a intervalli di tempo, all’occorrenza.

Per dare valore, peso e sostanza alle parole, materia prima del mio fare, ho bisogno di staccarmi da loro attraverso le immagini.

Per dare senso, nuove prospettive e aria fresca allo sguardo, mi allontano momentaneamente dalla fotografia quando percepisco che sta diventando una abitudine, un calco, una ripetizione.

Ho aperto un blog – questo – che non è il primo della mia vita on line, ma che ne è il filo conduttore. Sono una blogger atipica perché sempre più spesso lo utilizzo per rispecchiare la dimensione che potrei chiamare laterale – ma per me così importante – del mio lavoro.

Lo stile dei miei post non è mai stato e non sarà mai uguale. Dagli appunti operativi alle ispirazioni d’immagine, questo è il luogo dove si spandono le tracce di profumi sempre nuovi. Per me questa infinita possibilità, speranza, apertura è vita allo stato puro.

Non posto da Pasqua, ma quello spazio apparentemente rimasto vuoto è stato in realtà colmo di vita.

Ho bisogno di un varco sempre aperto da cui filtri costantemente uno spiraglio di luce.

Ho bisogno di una continuità solida ma fluida, capace di portare ogni giorno nuova linfa alle mie mani e ai miei pensieri.

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Fiorire o volare?

Fiorire o volare? - Nuovicontesti

Fiorire o volare?

Pasqua è sapere che puoi sempre ricominciare.

Un augurio a tutti voi!

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Uno, nessuno e centomila modi di essere nel web

Uno, nessuno e centomila modi di essere nel web

Ultimamente – no, in realtà da sempre – amo le domande esistenziali, abbiate pazienza.

Questo post non sarà in ogni caso esaustivo, anzi. Come tutto quello che scrivo qui. Se volete, fateci un pensiero sopra.

Chi siamo?

Veniamo al punto. Di questi tempi la nostra identità off line va sempre più a completarsi e infine a coincidere con la nostra identità on line, che lo vogliamo o no. Il fatto di usare il nostro vero nome al posto di un nick ci apre nuove prospettive, nuove connessioni e nuove relazioni, ma ci pone anche di fronte a nuove scelte di responsabilità.

L’identità on line non è affatto virtuale, è ben altrettanto reale rispetto all’identità off line, e il comportamento che teniamo nel web è soggetto a regole talvolta sottovalutate ma di assoluta importanza per una buona vita nella dimensione digitale.

Social web e relazioni

Vi porto un piccolo esempio tratto dalla mia esperienza. Da quando frequento il social web con una certa consapevolezza, le mie relazioni interpersonali sono diventate più ricche ed intense.

Se incontro fisicamente una persona dopo tanto tempo in cui non ci siamo viste, ma se nel periodo intercorso abbiamo continuato a comunicare, dialogare, condividere tramite i social, ho la netta percezione che il nostro rapporto nel frattempo sia realmente cresciuto proprio grazie allo scambio on line di pezzetti di vita, di emozioni, di momenti, di riflessioni.

Si tratta di relazioni sia professionali sia di amicizia, che hanno entrambe una radice comune nel web, essendovi confluite o – in alcune circostanze – nate.

Personal branding

Restringendo il tema al contesto professionale, che talvolta con sorpresa non è privo di risvolti amicali, a questo punto è d’obbligo anche solo citare il tema trasversale del personal branding, in particolare on line, che naturalmente si rivolge non solo ai professionisti del web ma a chiunque svolge un lavoro, ha relazioni con clienti e fornitori, instaura collaborazioni e rapporti di fiducia con altre persone, siano essi il titolare d’azienda oppure il docente universitario.

Pronto, chi parla?

A corollario, come le persone devono imparare letteralmente a mettere nel web la propria faccia, anche le aziende devono imparare a parlare nel web come aziende fatte di persone: per far questo non basta sospendere i profili personali e sostituirli con le pagine dedicate alle aziende utilizzabili nei vari social, ma occorre una formazione costante – o almeno una consulenza seria e approfondita – rivolta al personale che deve occuparsene, se non si tratta di professionisti del web. Inutile dire che anche i professionisti del web necessitano di una formazione permanente.

Cosa, come, perché

Tornando alle persone, l’esigenza primaria è quindi cercare di definire – e di conseguenza unificare – la nostra vera identità personale e professionale. Per questo dobbiamo chiarire bene a noi stessi:

1. cosa sappiamo fare
2. come lo facciamo
3. perché vale la pena scegliere noi.

Un curriculum vitae diffuso

Non si tratta di creare solo un elenco di competenze, ma di esprimere la parte più appassionata, profonda e interessante della nostra personalità: un vero e proprio lavoro che ha l’ulteriore vantaggio di farci crescere in consapevolezza.

Per non sbagliare dobbiamo tenere sempre in mente le tre chiavi indicate qui sopra ogni volta che condividiamo pubblicamente dei contenuti. Dobbiamo pensare che tutto ciò che postiamo costituisce una sorta di curriculum vitae diffuso. In questo modo potremo presentarci bene in tutti i nostri profili social, che non devono essere tanti, anzi meglio se sono pochi, aggiornati e ricchi di informazioni.

Postilla. I miei sconfinamenti

Ed ecco il momento dello sconfinamento. Vi lascio con una suggestione che appartiene al mio vissuto. In circostanze particolari, e quando ho la possibilità di investire un certo tempo, amo il fatto di poter stendere un post prima su carta – in tutte le forme: mappa concettuale, appunti, pensieri sparsi, pensieri argomentati – per poi riportarlo, in un secondo momento, nel mio blog.

Questa continuità tra off line e on line a me fa bene e mi serve perché dà ulteriore concretezza ai miei pensieri e a ciò che realizzo. Probabilmente per me è un bisogno, e di certo è uno dei modi per offrire connessioni sempre nuove alla mia vita nel web.

Ora tocca a te

E voi, che ne pensate?

Quante identità avete inventato nel corso della vostra vita in rete? In che modo esprimete la vostra personalità nel web? Quali strumenti social utilizzate? Come utilizzate i social durante la giornata di lavoro?

Buona riflessione e buon lavoro, a presto!

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Il coraggio delle donne nell’era del social web

Il coraggio delle donne nell'era del social web - nuovicontesti

Dedicato alle donne che incontro ogni giorno, online e offline.

C’è un tema che mi sta a cuore e che mi frulla in testa da un po’ di tempo. Un tema trasversale al mondo della scrittura e dei contenuti per il web, un tema che si arricchisce sempre più con nuovi esempi di esperienze vissute e condivise.

Prima di tutto, grazie

Senza chiamarle per nome, ma con estrema gratitudine, con questo post vorrei ringraziare per la testimonianza di coraggio che ogni giorno mi danno – spesso senza saperlo –  le donne giovani e meno giovani, con figli o senza figli, single oppure no, che – oggi come nel passato – con vero spirito anticrisi si stanno reinventando o si sono reinventate non solo una nuova vita, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di fare comunità, ma anche una nuova professionalità.

Tutto ciò senza dimenticare l’altra metà del cielo, che in questo post sarà menzionata solo qui ma che, in tanti casi, costituisce una presenza importante, rispettosa e collaborativa nella vicenda di queste donne.

Donne e nuove professionalità

Vorrei soffermarmi, in particolare, sulle storie di donne alle prese con una nuova professionalità. Talvolta si tratta di storie invisibili ai più, storie che conosco solamente di persona grazie ai rapporti familiari o di amicizia; talvolta sono storie più largamente condivise, che leggo tra le righe dei social media.

Restringo ancora il campo e punto l’attenzione su queste ultime storie più visibili online, non tanto perché siano più rilevanti di quelle che rimangono offline, quanto per sottolineare – ancora una volta – che un buon uso dei social media e del web può essere un veicolo molto importante di competenze e talenti per persone assolutamente normali che hanno imparato a fare della propria quotidianità, del proprio modo di essere e della propria creatività una vera risorsa.

Sono davvero tante le donne che hanno avviato oppure stanno avviando una attività in proprio e che, senza farsi bloccare – per dirne due – dai percorsi della burocrazia e dalle difficoltà della pianificazione economica, sanno esprimere anche online e con buone strategie di comunicazione non solo il loro saper fare, ma anche l’energia, l’entusiasmo e la passione che le anima.

Donne per le donne

A corredo di questo post, vi segnalo che ci sono anche donne che lavorano per le donne. Solo un esempio: vi indico un sito utilissimo e che naturalmente adoro. Si tratta di C+B, in cui le donne creative che desiderano avviare una attività imprenditoriale possono trovare notizie, informazioni, opportunità, consulenza e tantissimi altri spunti.

E io? Io sono una donna normale, vale a dire unica e diversa come ogni singola persona, e possiedo – proprio come ogni singola persona – i miei lati chiaroscuri.

Sono orgogliosa di essere donna e di esserlo a modo mio, e non mi stanco di ripeterere che sono – ogni giorno di più – riconoscente per i tantissimi esempi di coraggio, cura, curiosità, attenzione, pazienza, sensibilità, creatività, capacità di ascolto, lungimiranza e determinazione che vedo splendidamente fiorire intorno a me.

Un patrimonio di immenso valore per tutti, da assimilare, far crescere e soprattutto da condividere, il più possibile.

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Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno

Posti per scrivere. La scrittura con la vita intorno - Nuovicontesti

Sei un aspirante scrittore? Questo è un post scomodo, ti avverto.

Ti aspetti forse un bell’elenco comodo comodo, con qualche utile e semplice consiglio per scrivere bene nei posti giusti?

Un post spettinato, come me

Credevo di dover scrivere un post ordinato, diligente e preciso sui luoghi e sui modi dello scrivere e poi, invece, tutto quello – o meglio, qualcosa di quello – che c’è intorno alla scrittura e al mondo dei contenuti mi è venuto incontro, arruffando ogni cosa, come al solito… e come piace tantissimo a me.

Scrivere e condividere contenuti, soprattutto online, è un’attività che oggi richiede grande attenzione e grande coscienza a tutti, non solo a chi lo fa per lavoro.

Ti parlerò dei posti per scrivere, ma cambiando prospettiva. Ho provato a guardare il mondo da altri punti di vista, che appaiono smontati, ma in realtà sono tutti interconnessi.

Quindi ho individuato in bozza – e in modo assolutamente parziale, chi mi aiuta? – alcuni spunti esplorativi e piccoli esercizi di consapevolezza grazie ai quali le tue prospettive in qualche modo troveranno – lo auguro a te, come ogni giorno a me stessa – nuovo calore e nuova linfa, proprio come quelle foglioline attraversate dal sole che ho messo in foto e che fanno tanto desiderare la primavera.

E ora diamo inizio alle danze.

Prospettiva 1: il mondo visto attraverso Facebook

L’onnipresente Facebook – per scelta esaminerò solo questo social, anche se non è certo l’unico, e forse nemmeno il mio preferito – è il social media attualmente più diffuso, tanto che per alcuni “è” ancora il web.

Sempre più utilizzato dalle aziende non solo per ragioni di marketing ma anche, ad esempio – oltre a Linkedin e a Twitter, per nominare solo alcuni – per la ricerca di candidati e risorse umane, non è una dimensione parallela ma è un mondo del tutto integrato con la vita di ogni giorno.

Va frequentato come frequenteresti non solo una piazza, ma la piazza di una grande metropoli dove potresti incontrare sia il tuo attuale datore di lavoro, sia il datore di lavoro che avevi sempre sognato e che – ora, in questo momento – ti sta cercando. Comportati di conseguenza.

Prospettiva 2: il mondo visto attraverso i testi

Prova a fare un esercizio. Confronta consapevolmente, ogni volta che ne hai l’occasione, la lettura di contenuti brevi a letture lente, entrambe sia online sia offline. Per quanto riguarda le letture brevi, allenati a trovare i testi più efficaci senza perdere di vista la centralità del contenuto.

Testi incisivi e di impatto possono essere utilizzati – senza urlare e senza voler stupire a tutti i costi – per le descrizioni e i titoli da inserire nel curriculum, nell’oggetto delle comunicazioni e-mail, nei messaggi brevi – ma non per questo meno meditati – su WhatsApp.

Testi lunghi e argomentativi richiedono tempo per essere letti, ma sono la base per arricchire il mondo delle nostre parole e non solo. Non linkiamo mai un contenuto solo perché il titolo – o l’immagine, ma qui passiamo al punto 3 – ci ha catturato.

Prima di condividere andiamo a leggere bene la pagina linkata, approfondiamo e non accontentiamoci mai di una fonte sola, verifichiamo le notizie e la loro attualità, ad esempio cominciamo a cercare la data di pubblicazione.

Prospettiva 3: il mondo visto attraverso le (tue) immagini

Prova ad osservare il flusso continuo di immagini che scorrono online. In questo paragrafetto mi limiterò alle foto che ritraggono te, cioè solo un tassello microscopico di un capitolo infinito. Le immagini sono un osservatorio da cui guardare, per esempio, te e il tuo mondo. Le immagini raccontano chi sei, anche alle persone che non ti conoscono.

Vale sempre il discorso della grande piazza metropolitana. Vorresti che il tuo futuro e agognato datore di lavoro ti incontrasse per la prima volta in costume da bagno mentre ti scoli una mega birra?

La birra e il costume ci stanno benissimo, basta collocarli nel contesto giusto: queste immagini sono da inserire nelle foto condivise con i tuoi amici, ma non nei post pubblici o – peggio – nella tua foto profilo pubblica.

Prospettiva 4: il mondo visto attraverso la finestra

Che tempo fa oggi? Nevica? C’è il sole? Non dirmi che hai già visto il meteo sul web, metti il naso fuori dalla finestra e poi potrai rispondermi.

Ti devo spiegare perché ogni tanto fa bene alzarti dalla sedia, staccare per un attimo i pensieri e gli occhi da ciò che stai facendo e, per esempio, fare un minimo di movimento?

Ecco, per favore, dillo anche a me, che lo dimentico spesso! Ti auguro una pausa piacevole, magari con un buon caffè o con ciò che preferisci.

Prospettiva 5: il mondo visto attraverso lo schermo

Lo schermo è diventato il nostro compagno più assiduo oltre che, ogni giorno di più, indispensabile sia per il lavoro sia per la vita sociale.

Ognuno di noi, inoltre, fruisce di un numero variabile di schermi. In tutti i suoi formati, lo schermo è quasi uno specchio – per lo più portatile – che riflette la vita nostra e delle persone con cui siamo costantemente connessi.

Trascorriamo sempre più tempo con gli occhi sullo schermo: un esercizio potrebbe essere quello di limitarne l’uso allo stretto necessario e di scegliere solo le app e i social che vi sono davvero utili nella vita reale e corrispondono al nostro modo di essere.

Non occorre essere iscritti a tanti media se poi non abbiamo il tempo oggettivo di parteciparvi con una certa regolarità, ma soprattutto con una presenza di qualità.

L’esercizio potrebbe dunque essere: sfoltisci i tuoi media, e su questi dai il meglio di te, esattamente come faresti nella vita offline. Ma per questo argomento ti invito a leggere il prossimo punto.

Prospettiva 6: il mondo visto attraverso di te

Online e offline sono oggi inscindibili, per tutti. Online e offline devono avere una sola radice comune: te stesso, la tua personalità, il tuo modo di essere, la tua “voce”.

Difficilmente una persona educata e gentile offline sarà di proposito maleducata online.

Una tra le difficoltà delle comunicazioni online sta però, ad esempio, nel fatto di nascondere, in tutto o in parte, la comunicazione non verbale, quindi il rischio di fraintendimenti cresce, e anche una persona generalmente educata dovrà riflettere bene prima di postare, trasmettere o condividere certi tipi di contenuti.

Anche in questo caso, l’invito è a fare costantemente – me compresa – un esercizio di consapevolezza su ogni dato e contenuto che mettiamo in circolazione.

Abbiamo a disposizione strumenti eccezionali e utili, divertenti e potentissimi: allo stesso tempo occorre tanta coscienza in più, occorre una vera e propria educazione. Penso qui alla fascia dei più giovani, tema su cui non apro un’altra infinita parentesi, e lascio la parola a te.

Postilla. Pensa che non prevedevo un post lunghissimo, ma questa volta – povero te, giunto fino alla fine – ho scritto un mare di parole che, nelle varie fasi di stesura, sono servite tantissimo a me in primis, ancora una volta, per riorganizzare idee e prospettive.

Grazie per aver letto fin qui, buona serata!

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Scrivere. Con le mani in pasta

Scrivere. Con le mani in pasta - Nuovicontesti

Da qualche tempo avevo un post sulla punta delle dita. Letteralmente. Per me le mani sono antenne, archivio, strumento. Ecco la mia versione dei fatti, volete darmi la vostra? Vi avviso: il mio è un volo pindarico, però… io ci credo! 🙂

Per me scrivere – per un’azienda, per un bambino, per un adulto, per un amico, per me – significa metterci tutta me stessa, comprese le mani. Come corollario, alla fine di certe sere ho più appunti sul dorso delle mani che sui post-it che tendo a disseminare ovunque.

Il tempo che utilizzo per scrivere è molto minore rispetto al tempo in cui – nella mia testa e soprattutto nelle mie mani – si forma ciò che andrò a stendere sullo spazio bianco. Questo continuo stratificarsi è anche ciò che, tra gli altri fattori, favorisce l’efficacia: scrivere la cosa giusta al momento giusto.

Un processo che porta a generare la parola. Dentro un nido, in un luogo caldo, in un luogo vissuto. Empatia, contesto, pertinenza. E da ogni contenuto nasce a sua volta qualcosa. Nuove connessioni, relazioni, interazioni. Che hanno bisogno di essere coltivate, e quindi di tempi lunghi per portare a ciò che è duraturo. Ogni testo, per breve che sia il contenuto, così come ogni immagine, ha motivazioni e conseguenze.

Scrivere è un piccolo modello di vita. C’è sempre un prima, c’è sempre un dopo. Nulla nasce dal nulla, ma in un contesto reale che bisogna conoscere bene, all’interno del quale occorre ogni volta compiere delle scelte in una direzione ben precisa.

Ho le mani in pasta perché quando sollevo le dita per una pausa o alla fine della giornata mi sembra di avere i comandi da tastiera ancora incollati ai polpastrelli. Ho le mani in pasta perché quando prepariamo dolci e pizzette con il pargolo mi ritrovo a pensare per hashtag a tema cucina, mamme e bambinerie.

Ho le mani in pasta perché anche se questo maledetto raffreddore da elefante mi assedia ormai da oltre una settimana (e oggi è il giorno del mal di testa, yuppi) cerco di non farmi mettere ko e piuttosto che abbandonarmi a lui mi invento cose nuove da fare e da scrivere.

Finché ci sono consapevolezza, testa, cuore… c’è speranza. Anche per la scrittura! 🙂

Buona serata a tutti voi!

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Radici Visioni

Una copy con la bisnonna dentro

Unacopy con la bisnonna dentro - Nuovicontesti

Da oggi sento di avere una marcia in più: ho scoperto con fierezza la bisnonna che c’è in me.

A scatenarla in tutta la sua potenza è bastato un forte raffreddore, presentatosi con gli insidiosi sintomi di una influenza priva di febbre.

Quanta soddisfazione mi hanno dato – in una giornata trascorsa a cavallo di tastiera, internet e montagne di fazzoletti – le sedute con fumini al sale grosso e asciugamano di rito a trattenerne i vapori, varie tazze di camomilla e miele ma soprattutto, e di questo sono particolarmente orgogliosa, una ora abbondante di rammendo a mano.

Tali scene si sono svolte principalmente nel divano accanto al camino, con la cornice di una copertina da bambino a scaldarmi le gambe.

Ho detto tutto, anzi ho scritto, perché in questo momento sono pure afona.

Alla salute – mia, vostra e della bisnonna!

Buona serata 🙂

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Anche il copy ha un cuore (musicale)

Oggi vi racconterò una storia vecchia, cioè una storia che come tutte le storie vecchie non invecchia mai.

All’inizio

All’inizio, come in tutti gli inizi che si rispettano, c’era qualcosa. C’era un cuore di carta. Non si capiva bene come avrebbe dovuto svolgersi la storia, comunque il cuore c’era, e da lì si sarebbe potuto forse costruire – o almeno immaginare, nella più prudente delle ipotesi – qualche cosa di nuovo.

(il cuore era disegnato in un angolo, nel bianco che correva intorno alla stampa di una foto di compleanno. Anzi: a guardare bene, all’inizio era un cuore di carta ritagliato e poi di nuovo incollato, carta su carta)

All’inizio era un cuore polveroso, appassionato di libri e di pagine da sfogliare. Poi a poco a poco annusò aria diversa e, pur senza abbandonare la polvere e i segnalibri tradizionali, si tuffò in una faccenda più complicata: parole per immaginare, immagini per parlare, pixel e rudimenti di html, condivisione, interazione, comunicazione.

Senonché

Senonché, ad aumentare le vibrazioni di un cuore così assetato, che forse già bastavano, giunse una nuova sollecitazione.

Se l’esperienza – piccola e comune – di un coro di paese dotato di ottimi maestri può dare spunti utili e impensati, così accadde per quel cuore mai esausto.

Quel cuore di carta in perenne movimento scoprì, o gli sembrò di riscoprire, come fosse la cosa più naturale del mondo, qualcosa di molto bello.

Scoprì

Scoprì la fluidità, la cadenza, l’impronta musicale (oddio, ho detto la parolaccia, chi fa davvero musica mi perdoni) che possono avere i testi pensati e letti, i suoni differenti di parole diversamente accostate.

Scoprì l’effetto dirompente di una parola breve o la marcia lenta di una parola lunga, la vita di una sillaba in mezzo ad altre sillabe, il racconto uditivo creato da una successione di vocali chiuse o aperte.

Quel cuore di carta si mise a danzare, quando scoprì che le parole erano simili ad altrettanti strumenti o voci da far suonare insieme, in modo sempre più appassionato e consapevole.

Continua

Così è andata. La storia è vecchia, ma non è mai finita. Come sempre continua a interrogare (e a interrogarvi), sedimentare, decantare, sperimentare.

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Le soddisfazioni del sabato pomeriggio

Le soddisfazioni del sabato pomeriggio - Nuovicontesti

Oggi non è sabato, è uno di quei giorni con l’accento, ma non ha importanza.

Questo post è trasversale e raccoglie, tonifica, ispira tutti i pensieri felici della mia settimana.

Premesso che amo il mio lavoro da casa (lo svolgo spesso anche di sabato, suggeriscono dalla regia) e non aspetto il fine settimana per smettere (perché non smetterei mai) vi descrivo il mio sabato pomeriggio ideale, che in parte dedico di solito alle faccende domestiche, ma non alle pulizie, per intenderci (le pulizie rimangono arditamente arrampicate tra una parentesi e l’altra – proprio come le parentesi di questo periodo, senza contare le quadre e le graffe – in vari momenti della settimana).

In ordine accuratamente disordinato e incompleto, ecco l’inventario immaginario di – alcune – attività e – alcuni – desideri che nel mio infinito sabato pomeriggio troverebbero la loro più compiuta e meravigliosa espressione.

Giunto dunque il momento di espormi, mi espongo. Amo, amo sconsideratamente:

rammendare a mano il vestiario di quella parte di famiglia che non supera il metro di altezza e glorifica metà del proprio tempo a testare la robustezza dei tessuti a livello pavimento

passare il metal detector sui muri per individuare condutture di vario genere, prima di trapanare o conficcarvi qualsivoglia tipologia di chiodo o di oggetto appositamente appuntito

contemplare al lavoro, in opere di artigianato a scelta, tre generazioni uguali nell’entusiasmo e diverse solo per colore e quantità di baffi barba e capelli, in un arco d’età compreso tra i 75 e i 5 anni

mettere a dimora nuove piantine, semi, fiori, pini natalizi ed erbe aromatiche. Facendo finta di averlo sempre fatto nella mia vita precedente, però devo ammettere che mi riesce bene, in realtà

assemblare in totale autonomia un tavolo, ad esempio, della famosa azienda nordica (fascia di difficoltà: facile) e potermi giulivamente bullare di tutto ciò (esclusa la fascia di difficoltà) davanti alle suddette tre generazioni

– in ultimo, ma essenziale per poter realizzare tutti questi desideri: confidare, col procedere della bella stagione, che le ore di luce prima della notte possano non finire mai.

Mi sono quindi sbilanciata con il mio sogno di mezzo sabato.

E voi, quale idea avete di questo giorno che, pur senza averlo scritto dentro di sé, può mettere un nuovissimo spumeggiante accento sulla vostra settimana conclusa e su quella futura?

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Il segreto dei lavori metodici

Il segreto dei lavori metodici - Nuovicontesti

In questo articolo cercherò di esprimere l’importanza dell’alternare tipologie di attività diverse in modo tale che il lavoro non ne risenta, anzi: ne giovi sempre più.

A grandi linee, nei momenti di peggiore sconforto, a tutti potrebbe accadere di contrapporre, nel contesto di una lacrimosa e rassegnata lamentela, due grandi categorie di lavori: i lavori cosiddetti metodici (noiosi, ripetitivi, in tempi lunghi) e i lavori cosiddetti creativi (interessanti, sempre nuovi, in tempi contenuti).

Bene, oggi la mia missione è – e non sono certo la prima a farlo – sfatare il mito di questa triste inconciliabilità.

Posso dire di essere nel complesso una persona metodica, ma chi mi conosce bene sa che ho bisogno di (talvolta estremi) contrappunti in direzioni anche opposte, per far sì che tale lavoro metodico non mi precluda mondi altri e mi consenta di sopravvivere.

La verità è che amo il lavoro metodico, ma lo amo perché da solo non mi basta. Cerco di spiegarmi meglio. Per farlo bene si rende necessaria una certa misura di evasione. Occorrono momenti di non-concentrazione. Sulla linea del lasciar decantare.

Il segreto dei lavori metodici sta, per la mia esperienza personale, nel non subirli come tali ma nel farli diventare sorgente di qualcosa di diverso. Ad esempio, visto che in genere non richiedono l’utilizzo di eccessive risorse mentali, possono trasformarsi in uno spazio fantastico per far nascere nuovi pensieri. E qui stanno la mia gioia e la mia salvezza.

Spesso le idee nuove si affacciano in un istante imprevisto – sì, è proprio questione di un istante, è lo sguardo di un volto amato che per un istante si affaccia alla finestra, e pur nella brevità dell’evento questo affacciarsi ti infonde un calore immenso – le idee nuove si affacciano quando si abbandona temporaneamente la tensione costruttiva, creativa, progettuale e ogni sua deriva verso il concetto di accanimento.

Ciò non significa che sia sufficiente prendere per buone le idee nascenti come tali, abbandonare l’ispirazione in stato di abbozzo. Occorre, invece, precisamente, riprendere le idee in bozzolo al momento giusto – oppure, come più spesso accade nella vita reale, raccoglierle alle soglie della scadenza corrispondente – per affrontare il lavoro creativo in profondità e nella direzione corretta.

Ecco svelato, secondo una sorta di logica degli opposti, in un circolo virtuoso inaspettato, il vero motivo per cui amo – finestra e fucina di novità – i lavori metodici.

E tu, ami i lavori metodici?