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Oggi festeggio San Valentino da Ateleba, l’atelier di Elena Barba, stilista e creatrice di abiti da sposa di alta moda.
Ho prestato parole ed emozioni ad un abito che prende vita mentre scrive una lettera alla futura sposa.
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Oggi festeggio San Valentino da Ateleba, l’atelier di Elena Barba, stilista e creatrice di abiti da sposa di alta moda.
Ho prestato parole ed emozioni ad un abito che prende vita mentre scrive una lettera alla futura sposa.
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Come in un canto corale, ascolta ciò che ti sta intorno e continua a migliorare la tua voce. Con queste premesse, senza bisogno di urlare, sarai una piccola luce gradita nel Natale di chi già ti segue o di chi, per la prima volta, ti incontra nel web.
Ecco il mio post di Natale per Keliweb: Web content di Natale: come comunicare l’azienda sotto l’albero
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Oggi sono ospite di Keliweb, che mi ha intervistata. Ringrazio di cuore Vincenzo Abate e il suo staff per la bella opportunità che mi hanno offerto. Ed ecco a voi cosa ne è uscito… Alla scoperta di nuovi scenari del copywriting, intervista a Federica Segalini.

Oggi sono a casa di Rita Fortunato nel suo blog Paroleombra con un post per la rubrica #CurriculumDelLettore, in cui racconto i libri più importanti della mia vita. Se volete curiosare, vi consiglio di trovare un momento di relax e un buon tè da sorseggiare lentamente. Buona lettura! 🙂
In foto: due pagine del libro Rime chiaroscure di Chiara Carminati e Bruno Tognolini, con le illustrazioni di Pia Valentinis.
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Oggi non posto qui, ma sono onoratissima ospite di Roberto Gerosa su SocialDaily con l’articolo Copywriting e relazioni: dal tempo della carta al tempo dei social. Enjoy! 🙂
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Mi autopubblico o non mi autopubblico? Questo è il dilemma. Prendo spunto da una chiaccherata con un’amica per approfondire con voi il tema del self publishing.
Di recente un’amica mi ha chiesto indicazioni per pubblicare in autonomia alcuni racconti in un piccolo libro oppure in un ebook. Le ho suggerito qualche strada percorribile – mettendo un attimo da parte la possibilità di crearsi un bel pdf – e le ho accennato di self publishing, con la premessa che sono una grandissima e incorreggibile curiosa ma che non sono affatto un’esperta del settore.
E allora, mi direte voi, che cosa vieni a raccontarci oggi?
Vi spiego subito. Quando non conosco bene una cosa, ma questa stessa cosa mi lancia dei segnali del tipo «Ehi sono qui, con me potresti fare questo e questo e quest’altro, magari non proprio domani ma tra qualche anno, interessante vero?» il mio cervello comincia a lavorarci senza chiedere il permesso e mi fa capire che devo – subito o prima di subito – approfondire la questione.
Per questo motivo ho deciso di riprendere qui sul blog il filo del discorso avviato con la mia amica e di stendere una piccola riflessione sul mondo del self publishing, condividendo quello che di nuovo ho scoperto e che probabilmente alcuni di voi conoscono in tutto o in parte. Non è una trattazione esaustiva – non potrebbe esserla – e anzi chiedo a voi di condividere nei commenti le vostre esperienze in merito.
L’idea che mi sono fatta è più o meno questa. Innanzitutto, da diversi anni si sente parlare della procedura di self publishing, detta altrimenti autopubblicazione, e da subito si sono contrapposti gli schieramenti a favore o contro, in un contesto estremamente complesso – che qui non è funzionale analizzare – in cui l’editoria tradizionale ha mostrato, detto molto in sintesi, tanti segni della necessità di evolversi.
Estrapolo alcune indicazioni che ho trovato interessanti in un articolo de Il Post di gennaio, che vi linko appena sotto:
Il self-publishing è esploso intorno al 2009 con il lancio dei primi lettori di eBook di massa, il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes&Noble. Quando, subito dopo, gli eBook auto-pubblicati hanno cominciato a fare numeri importanti nei mercati di lingua inglese, i grandi editori se ne sono accorti e ci si sono buttati. Quella fase sembra terminata, anche in Italia.
Sempre a proposito di self publishing:
La sua vera novità consiste nel fatto che l’autore non divide i diritti con un editore, ma segue il libro in tutte le sue fasi, dalla scrittura alla scelta di titolo e copertina, decidendo se tradurlo e in quali lingue, come distribuirlo, pubblicizzarlo e venderlo. Al momento riguarda quasi esclusivamente il digitale, ma presto potrebbe cambiare anche il modo di fare libri di carta, i cui costi stanno rapidamente calando.
Fonte: Tutto sul self-publishing, Il Post, 11 gennaio 2016
Ciò significa – e qui vedo il maggiore interesse – che, paradossalmente, per creare un’opera autopubblicata occorra una professionalità di alto livello e non il suo contrario, e che sia necessaria una mole di lavoro affine – pur se non identico – a quella occorrente per un’opera di editoria tradizionale.
A questo proposito passerei ad analizzare i contro, ben espressi da Daniele Imperi nel suo post, incentrati soprattutto sulla necessità di svolgere un lavoro professionale in particolare a livello di qualità del testo. Vi inserisco un estratto e subito sotto il link al post:
Negli ultimi tempi gli autori che abbandonano le speranze di essere pubblicati da una casa editrice sono aumentati. In alcuni casi si dedicano al self-publishing anche autori che neanche hanno provato a farsi pubblicare da un editore: semplicemente hanno pensato che essere autori indipendenti fosse la soluzione giusta.
Fonte: Errori che continuo a vedere nel self-publishing, Daniele Imperi, 23 marzo 2016
Inutile dirvi che la mia immaginazione ha la meglio e corre a mille: in tutti questi no – che condivido concettualmente – io intravedo dei sì e delle opportunità da tenere in considerazione.
Quindi chiedo: vale la pena caricarsi di tanto lavoro per un prodotto di self publishing, a costi più o meno elevati, non solo in termini economici ma anche in termini di tempo investito?
Certamente non è necessario partire con un’opera in tredici volumi o con un’enciclopedia universale, ma non è questo il problema principale. Ciò che conta è voler fare un lavoro serio, professionale, anche molto piccolo ma estremamente curato sotto ogni aspetto, dalla progettazione alla distribuzione.
A questo proposito, sempre Daniele Imperi indica con molta lucidità, in un post di circa un anno fa, ciò che può offrire una casa editrice e ciò che il mondo del self publishing generalmente non garantisce. Ecco l’estratto e, a seguire, il link di riferimento:
Chi decide di pubblicare in self-publishing deve rimboccarsi quelle maniche, tirarle bene su e prepararsi a un lavoro differente e maggiore. Quanti autori hanno il tempo e anche la voglia di dedicarsi alla propria opera dal punto di vista editoriale?
Lo scrittore medio si dedica al suo libro dal solo lato artistico, letterario. Quello, poi, che gli compete. Ma, autopubblicando un libro, bisogna trasformarsi in editori di se stessi. E questo richiede impegno, un impegno che non tutti gli autori sono in grado, per mille motivi, di prendere.
Fonte: 7 motivi per non scegliere il self-publishing, Daniele Imperi, 12 maggio 2015
Detto ciò, la partita per la scelta tra il sì e il no rimane aperta su tutti i fronti.
Per completare il quadro ho cercato informazioni più precise su una strada effettivamente percorribile per una persona che voglia fare della scrittura di libri il suo lavoro, e ho trovato un elenco davvero molto ricco e approfondito dei principali servizi di self publishing nazionali e internazionali, collocato all’interno di un portale curato da un professionista esperto proprio in questo campo. Trovate anche consigli per non cadere in truffe o più in generale per declinare richieste non giustificate. Ecco un estratto e poi il link alla pagina:
Sempre più persone si stanno interessando al self publishing. Molte di loro, però, girano la Rete alla ricerca di notizie per poi imbattersi in improbi articoli redatti da chi, i servizi di self publishing, non li ha mai visti nemmeno in penombra.
Per questo ho deciso di redigere questa sorta di guida: in modo che chiunque possa farsi un’idea di cosa caratterizzi un servizio di self publishing e di quali siano i servizi più affidabili, nel Bel Paese e all’estero. Perché scrivere per il Web e sul Web si sta trasformando, sempre più, in un vero e proprio lavoro in grado di produrre guadagni importanti.
Fonte: I migliori servizi italiani e stranieri di self publishing, Roberto Tartaglia
Personalmente, sia per i libri in cartaceo sia per gli ebook, avevo sentito parlare di Lulu e di pochi altri. Ho approfondito la ricerca e ho appreso che ad esempio attraverso Lulu – ma non solo – è possibile vendere i propri libri sulle principali piattaforme on line, una volta valutati molto bene le condizioni e i costi necessari.
Giungo alle conclusioni. Alla luce delle informazioni che ho reperito e dell’interesse che suscita in me il settore dell’autopubblicazione, ritengo che la scelta di pubblicare un libro in modalità self publishing dipenda in primo luogo dalla tipologia e dalla qualità dello scritto.
A seguire andranno valutati gli obiettivi del lavoro, tra cui l’uso che se ne vuole fare, e qui per chiarezza indico due estremi che si trovano su una linea di possibilità quasi infinite: si va dal regalo per pochi (clienti, familiari) fino alla scelta della massima diffusione, attuabile quest’ultima sia nella modalità libro cartaceo e/o ebook gratuito (in tal caso potrebbe essere una risorsa per siti web) sia nella modalità a pagamento se si opta per un approccio di tipo imprenditoriale.
Che dite, il self publishing potrebbe essere uno strumento da prendere in considerazione sia per gli aspiranti scrittori, sia per progetti differenti?
Raccontare per lavoro a volte lascia poco spazio per sé.
In questo blog – svolazzante sulla mia vita come un leggerissimo abito estivo – cerco di trovare quel respiro capace di far volare più in alto le storie che scrivo per dare voce a chi produce, offre servizi, aggiusta, vende: le storie di chi vive del proprio lavoro, delle proprie fatiche e delle proprie passioni.
Trovare uno dopo l’altro i momenti di consapevolezza e di concentrazione necessari non è sempre facile. E non si tratta di inventare nulla.
Questa mattina, tra il sonno e la veglia, ho avuto la conferma di una possibile strada da percorrere.
I momenti belli della vita, le parole che ricordi da sempre, i bagliori di umanità presenti in ogni storia sono piccole luci che appaiono e scompaiono: bisogna saperle vedere e coglierle al volo, portarsele dentro senza dimenticarle.
Ciò che conta sono minuscole scintille di calore, sono gli ultimi raggi di sole al crepuscolo su una collina già velata dal buio.
Tieni orecchie, occhi e cuore bene aperti, e respira: c’è ancora vita, se ci sono ancora storie belle, e ti assicuro che ce ne sono tantissime. Prima da ascoltare, e poi da raccontare.
Se il mattino ha l’oro in bocca, per me quell’oro è tempo e pane. Una parte di quel tempo diventa linfa nuova per i miei post. Dopo mesi di assenza – in cui la famiglia è magicamente passata da tre a quattro componenti – torno cautamente a tessere il tempo d’oro dei post. O almeno, da blogger atipica, ci riprovo.
Il tempo per fare questo pane è stato catturato con piena coscienza del potere salvifico che hanno le cose inutili e belle. Ma l’essenziale a volte diventa visibile agli occhi: quando il tempo trascorso con mio figlio diventa pane, la vita ha ancora senso e l’anima prende il volo.
Ultimamente – no, in realtà da sempre – amo le domande esistenziali, abbiate pazienza.
Questo post non sarà in ogni caso esaustivo, anzi. Come tutto quello che scrivo qui. Se volete, fateci un pensiero sopra.
Veniamo al punto. Di questi tempi la nostra identità off line va sempre più a completarsi e infine a coincidere con la nostra identità on line, che lo vogliamo o no. Il fatto di usare il nostro vero nome al posto di un nick ci apre nuove prospettive, nuove connessioni e nuove relazioni, ma ci pone anche di fronte a nuove scelte di responsabilità.
L’identità on line non è affatto virtuale, è ben altrettanto reale rispetto all’identità off line, e il comportamento che teniamo nel web è soggetto a regole talvolta sottovalutate ma di assoluta importanza per una buona vita nella dimensione digitale.
Vi porto un piccolo esempio tratto dalla mia esperienza. Da quando frequento il social web con una certa consapevolezza, le mie relazioni interpersonali sono diventate più ricche ed intense.
Se incontro fisicamente una persona dopo tanto tempo in cui non ci siamo viste, ma se nel periodo intercorso abbiamo continuato a comunicare, dialogare, condividere tramite i social, ho la netta percezione che il nostro rapporto nel frattempo sia realmente cresciuto proprio grazie allo scambio on line di pezzetti di vita, di emozioni, di momenti, di riflessioni.
Si tratta di relazioni sia professionali sia di amicizia, che hanno entrambe una radice comune nel web, essendovi confluite o – in alcune circostanze – nate.
Restringendo il tema al contesto professionale, che talvolta con sorpresa non è privo di risvolti amicali, a questo punto è d’obbligo anche solo citare il tema trasversale del personal branding, in particolare on line, che naturalmente si rivolge non solo ai professionisti del web ma a chiunque svolge un lavoro, ha relazioni con clienti e fornitori, instaura collaborazioni e rapporti di fiducia con altre persone, siano essi il titolare d’azienda oppure il docente universitario.
A corollario, come le persone devono imparare letteralmente a mettere nel web la propria faccia, anche le aziende devono imparare a parlare nel web come aziende fatte di persone: per far questo non basta sospendere i profili personali e sostituirli con le pagine dedicate alle aziende utilizzabili nei vari social, ma occorre una formazione costante – o almeno una consulenza seria e approfondita – rivolta al personale che deve occuparsene, se non si tratta di professionisti del web. Inutile dire che anche i professionisti del web necessitano di una formazione permanente.
Tornando alle persone, l’esigenza primaria è quindi cercare di definire – e di conseguenza unificare – la nostra vera identità personale e professionale. Per questo dobbiamo chiarire bene a noi stessi:
1. cosa sappiamo fare
2. come lo facciamo
3. perché vale la pena scegliere noi.
Non si tratta di creare solo un elenco di competenze, ma di esprimere la parte più appassionata, profonda e interessante della nostra personalità: un vero e proprio lavoro che ha l’ulteriore vantaggio di farci crescere in consapevolezza.
Per non sbagliare dobbiamo tenere sempre in mente le tre chiavi indicate qui sopra ogni volta che condividiamo pubblicamente dei contenuti. Dobbiamo pensare che tutto ciò che postiamo costituisce una sorta di curriculum vitae diffuso. In questo modo potremo presentarci bene in tutti i nostri profili social, che non devono essere tanti, anzi meglio se sono pochi, aggiornati e ricchi di informazioni.
Ed ecco il momento dello sconfinamento. Vi lascio con una suggestione che appartiene al mio vissuto. In circostanze particolari, e quando ho la possibilità di investire un certo tempo, amo il fatto di poter stendere un post prima su carta – in tutte le forme: mappa concettuale, appunti, pensieri sparsi, pensieri argomentati – per poi riportarlo, in un secondo momento, nel mio blog.
Questa continuità tra off line e on line a me fa bene e mi serve perché dà ulteriore concretezza ai miei pensieri e a ciò che realizzo. Probabilmente per me è un bisogno, e di certo è uno dei modi per offrire connessioni sempre nuove alla mia vita nel web.
E voi, che ne pensate?
Quante identità avete inventato nel corso della vostra vita in rete? In che modo esprimete la vostra personalità nel web? Quali strumenti social utilizzate? Come utilizzate i social durante la giornata di lavoro?
Buona riflessione e buon lavoro, a presto!
Dedicato alle donne che incontro ogni giorno, online e offline.
C’è un tema che mi sta a cuore e che mi frulla in testa da un po’ di tempo. Un tema trasversale al mondo della scrittura e dei contenuti per il web, un tema che si arricchisce sempre più con nuovi esempi di esperienze vissute e condivise.
Senza chiamarle per nome, ma con estrema gratitudine, con questo post vorrei ringraziare per la testimonianza di coraggio che ogni giorno mi danno – spesso senza saperlo – le donne giovani e meno giovani, con figli o senza figli, single oppure no, che – oggi come nel passato – con vero spirito anticrisi si stanno reinventando o si sono reinventate non solo una nuova vita, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di fare comunità, ma anche una nuova professionalità.
Tutto ciò senza dimenticare l’altra metà del cielo, che in questo post sarà menzionata solo qui ma che, in tanti casi, costituisce una presenza importante, rispettosa e collaborativa nella vicenda di queste donne.
Vorrei soffermarmi, in particolare, sulle storie di donne alle prese con una nuova professionalità. Talvolta si tratta di storie invisibili ai più, storie che conosco solamente di persona grazie ai rapporti familiari o di amicizia; talvolta sono storie più largamente condivise, che leggo tra le righe dei social media.
Restringo ancora il campo e punto l’attenzione su queste ultime storie più visibili online, non tanto perché siano più rilevanti di quelle che rimangono offline, quanto per sottolineare – ancora una volta – che un buon uso dei social media e del web può essere un veicolo molto importante di competenze e talenti per persone assolutamente normali che hanno imparato a fare della propria quotidianità, del proprio modo di essere e della propria creatività una vera risorsa.
Sono davvero tante le donne che hanno avviato oppure stanno avviando una attività in proprio e che, senza farsi bloccare – per dirne due – dai percorsi della burocrazia e dalle difficoltà della pianificazione economica, sanno esprimere anche online e con buone strategie di comunicazione non solo il loro saper fare, ma anche l’energia, l’entusiasmo e la passione che le anima.
A corredo di questo post, vi segnalo che ci sono anche donne che lavorano per le donne. Solo un esempio: vi indico un sito utilissimo e che naturalmente adoro. Si tratta di C+B, in cui le donne creative che desiderano avviare una attività imprenditoriale possono trovare notizie, informazioni, opportunità, consulenza e tantissimi altri spunti.
E io? Io sono una donna normale, vale a dire unica e diversa come ogni singola persona, e possiedo – proprio come ogni singola persona – i miei lati chiaroscuri.
Sono orgogliosa di essere donna e di esserlo a modo mio, e non mi stanco di ripeterere che sono – ogni giorno di più – riconoscente per i tantissimi esempi di coraggio, cura, curiosità, attenzione, pazienza, sensibilità, creatività, capacità di ascolto, lungimiranza e determinazione che vedo splendidamente fiorire intorno a me.
Un patrimonio di immenso valore per tutti, da assimilare, far crescere e soprattutto da condividere, il più possibile.