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Prospettive

Parole e ghostwriting

Mi è stato chiesto diverse volte, e anche di recente, perché nella mia comunicazione non inserisco le referenze pubbliche dei miei lavori, vecchi e nuovi.

La motivazione principale è che si tratta di una scelta o, per meglio dire, di un approccio necessario.

Di norma lavoro in modalità ghost, una dimensione cosiddetta fantasma altamente collaborativa, che non mi porta mai a sostituirmi al mio interlocutore ma ad accompagnarlo oppure a sostenerlo con interventi diversi a seconda della sua esigenza.

La modalità ghost implica il fatto di non inserire riferimenti pubblici.

In certi casi posso raccontare ispirandomi ad esempi reali senza fare nomi, per portarli a un livello oggettivo in modo che siano comprensibili ma non riconoscibili se non ho richiesto e ricevuto approvazione in precedenza.

L’alternativa, che sto attuando in modo continuativo, è comunicare attraverso i progetti personali o collaborativi da me avviati: sono iniziative ed esperienze dedicate alla comunità di persone interessate alla scrittura quotidiana contemporanea.

Questi progetti di tipo personale mi aiutano a condividere il mio approccio e le mie modalità di coinvolgimento.

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Radici

Parole tra generazioni

Penso al prato grande nel parco in mezzo ai boschi, a poca distanza da casa e dove un tempo tutti arrivavano a piedi. È il posto in cui ho giocato fin da piccolissima, lì ho mosso i primi passi. È un’oasi verde di foglie e azzurra di cielo, dove un tempo c’era il bosco delle fate, con alberi antichi dalle forme magiche. Chi si corica nel prato, chi gioca a palla, chi legge, chi dorme, chi abbraccia, chi non fa nulla, chi cerca la sua strada nei sentieri nel bosco. I genitori vi portano i figli, e i figli vi portano i loro figli, da una generazione all’altra. Gli amici vi portano gli amici, gli amori vi portano gli amori. È una verde e azzurra eredità del cuore.

Scritto su Telegram per 1 Testo al Giorno.

Qual è il posto che ti fa stare bene?

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Prospettive

Parole per r-esistere

In questo strano 2020 pensavo di cominciare a uscire dalla dimensione totalizzante di mamma che sino ad ora mi coinvolge, se non a tempo pieno, almeno a tempo considerevole nell’arco della giornata: non è così, non ne esco, e in ogni caso sono immensamente grata al mio consorte per il pari impegno sostenuto in questo r-esistere.

Sta succedendo che – come, credo, numerose colleghe – mi sento in una sorta di maternità permanente, e sto lottando non tanto per non farmi sopraffare dai figli, con i quali condivido gran parte della giornata – perché in realtà amo farmi sopraffare dal loro amore dirompente e da qualsiasi altra cosa sia collegata alla loro esistenza – ma sto lottando per resistere e crescere come professionista, pur restando madre, felice e cosciente di rimanerlo per sempre.

Il limite di tempo si sta dimostrando un confine sempre più importante da considerare: un tempo da attraversare e valorizzare con un bagaglio di fiducia, di perseveranza e di energia che non sospettavo di avere e che, anzi, temevo di dover utilizzare in circostanze complesse, poco controllabili e poco governabili come quelle attuali, che sono poi quelle della Vita tutta intera.

Madri, padri, non madri, non padri, single e tutti quanti: cosa è cambiato in questi ultimi tempi? Come ti senti?

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Radici

Parole insegnate dai figli

Nella mia vita non ho mai avuto dei grandi colpi di genio, ma una tra le mie soddisfazioni più sentite è stata questa che vi racconto. Stavo aiutando il mio figlio grande a fare i compiti. Lui è più benevolo con le materie come matematica e geometria, e un po’ controvoglia doveva creare dei testi per italiano, sulla base di una traccia. Si trovava in difficoltà e quindi mi ha chiesto aiuto, senza troppe speranze visto che non era la sua attività preferita – anche se io vedo che è portato – e soprattutto senza fare alcun caso al mio lavoro collegato alla scrittura, che per molti anni ha considerato finto. L’ho accompagnato con uno sguardo il più possibile esterno (e poco materno) nel proseguire l’esercizio, ponendogli delle domande non dirette e facendolo riflettere. Alla fine è riuscito a completare in autonomia il compito e mi ha detto, incredulo del suo risultato – tutto suo – e con gli occhi che brillavano: Mamma, non so come ho fatto a scrivere, mi hai aperto la mente. Qui una madre si scioglie, dimentica ogni cosa e quando si riprende dallo svenimento si fa un paio di domande. Una risposta è che, di sicuro, il colpo di genio non l’ho avuto io.

Scritto ieri, complice Cristina ispiratrice, per 1 Testo al Giorno.

I colpi di genio mi hanno sempre evitata, ma ringrazio Cristina per avermi dato uno spunto per riflettere, con un sorriso.

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Radici Visioni

Parole della motivazione più grande del mondo

Ho in testa una cosa che a me sembra semplice ma è difficile da scrivere, forse perché prima di tutto sento di doverla dire a me stessa.

A volte socchiudo gli occhi e intravedo, nel mio approccio adulto alla vita personale e professionale, un aspetto per cui sono grata: la traccia dell’essere stata bambina, una bambina fortunata.

Intravedo nel mio passato di bambina, e mai sopite, una pervicacia genuina, una determinazione appassionata, una sicurezza pacata – parecchio cocciuta, se non si fosse capito – nel voler fare le cose.

Ai tempi del mio essere bambina non mi applicavo allo scrivere, è un amore che avrei scoperto molto dopo, ma vivevo decisa nel fare le cose per me normali: assemblare fogli e disegni in finti-veri libri, preparare intrugli di erbe e semi per nutrire i poveri fiori del giardino, costruire invenzioni belle e inutili fatte di oggetti ritrovati.

Con gli occhi di oggi intravedo la stessa forza innata – potrei dire imperativa – nei miei figli e nei tanti bambini incontrati: piccoli maestri, cuochi, muratori, attori, librai, sportivi, veterinari, tutti a giocare con i mestieri più diversi e così profondamente, teneramente, potentemente inseriti nel loro ruolo, pervasi e illuminati dalla motivazione più grande del mondo.

Dopo essere stata bambina, per un po’ di anni c’è stata luce intermittente tendente al buio, seguita da una luce più stabile una volta intrapresa la mia strada.

E se provassimo a ritrovare in modo sempre più consapevole l’energia convinta, sia pure istintiva, che avevamo da bambini, una energia aperta alla sperimentazione, al fallimento, al continuo rialzarci dalle cadute?

E se provassimo ad alimentare ogni giorno questa luce, che a volte gioca a nascondino, anche nel nostro agire da adulti?

Beh, non so se si capisce ma l’ho detta, anzi l’ho scritta, e prima di tutto la ricordo a me stessa.

Che cosa è importante, oggi, del tuo passato di bambina, di bambino?

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Visioni

Parole e ispirazione

Conversando in uno dei progetti in cui si articola la community NuoviConTesti, è emerso un bel dibattito sul concetto di ispirazione e ne è nata una mia riflessione: la aggiusto un poco, lasciandola quasi intatta, e la condivido qui.

A furia di parlare di ispirazione se ne è perso il senso. La verità è che l’ispirazione esiste, ed è nella vita: da cosa nasce cosa. Poi capita che si realizzi effettivamente ciò che abbiamo immaginate grazie all’ispirazione. E capita che non si faccia nulla, che il tutto rimanga nella testa. Fare – in particolare per la prima volta – comporta molto lavoro, nel senso che è una gran fatica rompere il guscio all’inizio, compiere il primo passo, mettersi in gioco capendo che non abbiamo infinite strade a disposizione, ma ne abbiamo una, la nostra strada, che comporta decisioni, scelte, cambiamento, crescita, evoluzione, rinuncia ad altro. Poi, dopo la fatica di essere usciti dal guscio, non è finita: bisogna mantenere il passo, più o meno lento o veloce, rallentare ma senza fermarsi. Questo, per la mia piccola esperienza, è tra i cammini più difficili e soddisfacenti in assoluto.

Ispirazione: che cosa è, per te?

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Visioni

Parole verdi

Tino guarda alla finestra, che è molto grande e lascia entrare tanta luce. Fuori è tutto verde: le colline, gli alberi del giardino, gli occhi del gatto che gira intorno a casa. Tino si chiede perché non può uscire: gli mancano la scuola, gli amici, le passeggiate. In realtà non si lamenta mai, però ogni tanto fa una domanda: perché non vado più a scuola? Immerso nella luce riprende a giocare, a cercare abbracci, a inventare nuovi circuiti per rincorrerci. La sua energia mi lascia respirare. E la vita continua, più verde che mai.

Scritto un giorno per 1 Testo al Giorno 🍏

Di che colore sei, oggi?

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Prospettive

Parole per organizzare

Forse è capitato anche a te: nelle ultime settimane i messaggi ricevuti tramite le diverse piattaforme si sono moltiplicati.

Per non perdere nessuna comunicazione importante, ma anche per usare nel migliore dei modi il mio tempo, nell’ottica di una essenzialità sempre più utile e funzionale mi sto facendo aiutare da #Telegram: è molto più di una app di messaggistica, è molto più di un social.

Condivido con te alcune azioni che ho attivato – alcune da mesi, alcune più di recente – stimolata dalla necessità di ottimizzare tempi ed energie.

Porto tutto questo con me, nella quotidianità nuova che si sta aprendo:

• gestione email: mi faccio aiutare dal bot @GmailBot che, con il suo formato sintetico, mi permette di fare scorrere tutto in tempi brevi;

• mi sono iscritta ai canali e ai gruppi dei siti che seguo, perché dai social spesso non reperisco tutti gli aggiornamenti che mi occorrono, in quanto gestiti da algoritmi non aderenti alla cronologia e alla sequenza completa dei contenuti. Ho silenziato quasi tutto, tranne le chat e alcuni gruppi dei quali non posso perdere nulla;

• canali, gruppi e chat private: ho organizzato tutto in cartelle tematiche e ho fissato in alto i principali tra di loro, pochi, quelli che mi occorre seguire in tempo reale.

E, visto che le cose fatte bene non si fanno mai da soli, ringrazio il mio mentore-aiutante Flavius Florin Harabor.

Conosci Telegram? Come lo usi?

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Visioni

Parole e uomini

Temo più le risposte rispetto alle domande. Temo le risposte che sanno di immobilità, che non si aprono alla curiosità, al cambiamento, all’evoluzione: mi sembrano inumane. Le domande mi aiutano a crescere quando non sono un blocco per le azioni, quando continuo a fare un passo dopo l’altro.

  • Dove sei?
  • Che cosa ti fa uomo?
  • Dove vai?

Ho poche risposte e molte domande, ne ho scritte alcune per il progetto SHIRITORI, qui.

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Prospettive

Parole senza mezze stagioni

– Sono stanca.
– Di che cosa?
– Non c’è più una via di mezzo.
– Vorrai dire, non ci sono più le mezze stagioni.
– Anche. Prima arrivano disposizioni di tenere tutto ancora freddo. E poi: scalda bene, quasi come fosse estate.
– Beh, e a te che problemi crea?
– Prima mi ricopro di fiori, poi gelano e ridivento spoglia, poi piove e dopo ancora secca tutto. Non so più come vestirmi.
– Non dirlo a me. L’anno scorso mi sono straripati tutti i fiumi e non mi entrava più nessun vestito. Poi le foglie mi sono cadute in anticipo e non avevo più nulla da mettere in testa.
– A chi potremmo rivolgerci, secondo te?
– Il principale mi sembra molto occupato, ma non vedo altra soluzione se non rivolgerci a lui. E intanto non ho più foglie gialle.
– Chi intendi per principale?
– Di certo non mi riferisco all’uomo. Tanti amano ancora le mezze stagioni, ma altri non ci vogliono più vedere. Cercano solo la neve per sciare o il sole per andare al mare. Niente più richieste di autunno.
– E allora a chi ti riferisci?
– Chiederei al tempo. Lui solo sa dare le risposte. Passa, fa il suo corso, e riporta le cose in equilibrio. Spero mi aiuti a ritrovare tutti i miei colori.
– Il tempo, lui risolve tutto, ma intanto a me mancano i passi di quelle persone deliziose tra i miei alberi che rinascono, quando appaiono i primi germogli.
– Ci sarà pure qualche umano con un po’ di sensibilità, che voglia aiutarci.
– Appunto. Bisogna guardare bene, ma qualcuno c’è.
– Che dici, andiamo a cercarli?
– Proviamo. Sono stanca di essere scambiata per l’estate.
– E io sono stanco di confondermi con l’inverno.
– Magari troviamo qualcuno che ci aiuta a parlare con il tempo, sembra che questa volta le scadenze siano molto vicine e che rischiamo davvero di perdere il lavoro.
– Andiamo, primavera. Questa storia deve finire.
– Ok autunno, mando un po’ di pioggerella e sono da te.

Scritto per 1 Testo al Giorno 🍏