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Radici

Parole insegnate dai figli

Nella mia vita non ho mai avuto dei grandi colpi di genio, ma una tra le mie soddisfazioni più sentite è stata questa che vi racconto. Stavo aiutando il mio figlio grande a fare i compiti. Lui è più benevolo con le materie come matematica e geometria, e un po’ controvoglia doveva creare dei testi per italiano, sulla base di una traccia. Si trovava in difficoltà e quindi mi ha chiesto aiuto, senza troppe speranze visto che non era la sua attività preferita – anche se io vedo che è portato – e soprattutto senza fare alcun caso al mio lavoro collegato alla scrittura, che per molti anni ha considerato finto. L’ho accompagnato con uno sguardo il più possibile esterno (e poco materno) nel proseguire l’esercizio, ponendogli delle domande non dirette e facendolo riflettere. Alla fine è riuscito a completare in autonomia il compito e mi ha detto, incredulo del suo risultato – tutto suo – e con gli occhi che brillavano: Mamma, non so come ho fatto a scrivere, mi hai aperto la mente. Qui una madre si scioglie, dimentica ogni cosa e quando si riprende dallo svenimento si fa un paio di domande. Una risposta è che, di sicuro, il colpo di genio non l’ho avuto io.

Scritto ieri, complice Cristina ispiratrice, per 1 Testo al Giorno.

I colpi di genio mi hanno sempre evitata, ma ringrazio Cristina per avermi dato uno spunto per riflettere, con un sorriso.

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Visioni

Parole e ispirazione

Conversando in uno dei progetti in cui si articola la community NuoviConTesti, è emerso un bel dibattito sul concetto di ispirazione e ne è nata una mia riflessione: la aggiusto un poco, lasciandola quasi intatta, e la condivido qui.

A furia di parlare di ispirazione se ne è perso il senso. La verità è che l’ispirazione esiste, ed è nella vita: da cosa nasce cosa. Poi capita che si realizzi effettivamente ciò che abbiamo immaginate grazie all’ispirazione. E capita che non si faccia nulla, che il tutto rimanga nella testa. Fare – in particolare per la prima volta – comporta molto lavoro, nel senso che è una gran fatica rompere il guscio all’inizio, compiere il primo passo, mettersi in gioco capendo che non abbiamo infinite strade a disposizione, ma ne abbiamo una, la nostra strada, che comporta decisioni, scelte, cambiamento, crescita, evoluzione, rinuncia ad altro. Poi, dopo la fatica di essere usciti dal guscio, non è finita: bisogna mantenere il passo, più o meno lento o veloce, rallentare ma senza fermarsi. Questo, per la mia piccola esperienza, è tra i cammini più difficili e soddisfacenti in assoluto.

Ispirazione: che cosa è, per te?

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Visioni

Parole verdi

Tino guarda alla finestra, che è molto grande e lascia entrare tanta luce. Fuori è tutto verde: le colline, gli alberi del giardino, gli occhi del gatto che gira intorno a casa. Tino si chiede perché non può uscire: gli mancano la scuola, gli amici, le passeggiate. In realtà non si lamenta mai, però ogni tanto fa una domanda: perché non vado più a scuola? Immerso nella luce riprende a giocare, a cercare abbracci, a inventare nuovi circuiti per rincorrerci. La sua energia mi lascia respirare. E la vita continua, più verde che mai.

Scritto un giorno per 1 Testo al Giorno 🍏

Di che colore sei, oggi?

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Prospettive

Parole per organizzare

Forse è capitato anche a te: nelle ultime settimane i messaggi ricevuti tramite le diverse piattaforme si sono moltiplicati.

Per non perdere nessuna comunicazione importante, ma anche per usare nel migliore dei modi il mio tempo, nell’ottica di una essenzialità sempre più utile e funzionale mi sto facendo aiutare da #Telegram: è molto più di una app di messaggistica, è molto più di un social.

Condivido con te alcune azioni che ho attivato – alcune da mesi, alcune più di recente – stimolata dalla necessità di ottimizzare tempi ed energie.

Porto tutto questo con me, nella quotidianità nuova che si sta aprendo:

• gestione email: mi faccio aiutare dal bot @GmailBot che, con il suo formato sintetico, mi permette di fare scorrere tutto in tempi brevi;

• mi sono iscritta ai canali e ai gruppi dei siti che seguo, perché dai social spesso non reperisco tutti gli aggiornamenti che mi occorrono, in quanto gestiti da algoritmi non aderenti alla cronologia e alla sequenza completa dei contenuti. Ho silenziato quasi tutto, tranne le chat e alcuni gruppi dei quali non posso perdere nulla;

• canali, gruppi e chat private: ho organizzato tutto in cartelle tematiche e ho fissato in alto i principali tra di loro, pochi, quelli che mi occorre seguire in tempo reale.

E, visto che le cose fatte bene non si fanno mai da soli, ringrazio il mio mentore-aiutante Flavius Florin Harabor.

Conosci Telegram? Come lo usi?

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Visioni

Parole e uomini

Temo più le risposte rispetto alle domande. Temo le risposte che sanno di immobilità, che non si aprono alla curiosità, al cambiamento, all’evoluzione: mi sembrano inumane. Le domande mi aiutano a crescere quando non sono un blocco per le azioni, quando continuo a fare un passo dopo l’altro.

  • Dove sei?
  • Che cosa ti fa uomo?
  • Dove vai?

Ho poche risposte e molte domande, ne ho scritte alcune per il progetto SHIRITORI, qui.

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Prospettive

Parole senza mezze stagioni

– Sono stanca.
– Di che cosa?
– Non c’è più una via di mezzo.
– Vorrai dire, non ci sono più le mezze stagioni.
– Anche. Prima arrivano disposizioni di tenere tutto ancora freddo. E poi: scalda bene, quasi come fosse estate.
– Beh, e a te che problemi crea?
– Prima mi ricopro di fiori, poi gelano e ridivento spoglia, poi piove e dopo ancora secca tutto. Non so più come vestirmi.
– Non dirlo a me. L’anno scorso mi sono straripati tutti i fiumi e non mi entrava più nessun vestito. Poi le foglie mi sono cadute in anticipo e non avevo più nulla da mettere in testa.
– A chi potremmo rivolgerci, secondo te?
– Il principale mi sembra molto occupato, ma non vedo altra soluzione se non rivolgerci a lui. E intanto non ho più foglie gialle.
– Chi intendi per principale?
– Di certo non mi riferisco all’uomo. Tanti amano ancora le mezze stagioni, ma altri non ci vogliono più vedere. Cercano solo la neve per sciare o il sole per andare al mare. Niente più richieste di autunno.
– E allora a chi ti riferisci?
– Chiederei al tempo. Lui solo sa dare le risposte. Passa, fa il suo corso, e riporta le cose in equilibrio. Spero mi aiuti a ritrovare tutti i miei colori.
– Il tempo, lui risolve tutto, ma intanto a me mancano i passi di quelle persone deliziose tra i miei alberi che rinascono, quando appaiono i primi germogli.
– Ci sarà pure qualche umano con un po’ di sensibilità, che voglia aiutarci.
– Appunto. Bisogna guardare bene, ma qualcuno c’è.
– Che dici, andiamo a cercarli?
– Proviamo. Sono stanca di essere scambiata per l’estate.
– E io sono stanco di confondermi con l’inverno.
– Magari troviamo qualcuno che ci aiuta a parlare con il tempo, sembra che questa volta le scadenze siano molto vicine e che rischiamo davvero di perdere il lavoro.
– Andiamo, primavera. Questa storia deve finire.
– Ok autunno, mando un po’ di pioggerella e sono da te.

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Radici Visioni

Parole e arte

Che cosa ci direbbe oggi, ai tempi del selfie, il Narciso attribuito a Caravaggio?

Scrive Caravaggio:

Prendo in prestito dei corpi e degli oggetti, li dipingo per ricordare a me stesso la magia dell’equilibrio che regola l’universo tutto. In questa magia l’anima mia risuona dell’Unico Suono che mi riporta a Dio.

Ho incontrato questo dipinto in varie mostre diversi anni fa, e mi sembra di avere iniziato un dialogo con l’opera, mai concluso.

Protagonista è il corpo, il corpo come luogo di una storia di dolore, moltiplicata dal riflesso nell’acqua che restituisce una immagine destinata a cambiare.

Di me ho pochissimi selfie, non amo farli come abitudine e mi interrogo, senza alcun giudizio, quando ne vedo tanti di altre persone.

In compenso, ho molte domande.

Che cosa ci spinge, oggi, a mostrare la nostra immagine? Che cosa ci accade quando ci guardiamo in un nostro selfie? In che cosa abbiamo bisogno di rispecchiarci, per riconoscerci? Che cosa ci dice Narciso, oggi?

A cura di SegniSogniDisegni in collaborazione con IspirArte, qui.

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Prospettive Visioni

Parole e sguardi

La normalità.

Dubito che tornerà tutto come prima.

Vorrei che la normalità fosse accorgerci davvero di tutto ciò che ci sta intorno, con occhi nuovi.

Ma lo sguardo nuovo, quello che vorrei avere quando la tensione si sarà allentata, sta già nascendo adesso.

Quindi vorrei essere capace di mantenere questo sguardo fatto di essenzialità, cura, semplicità, amore per ciò che ci è dato e che ci può largamente bastare.

Mi bastano il mio paesaggio verde per camminare, il cielo e le nuvole da osservare, il vento leggero tra gli alberi da ascoltare, i miei cari da guardare negli occhi e coccolare.

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Visioni Radici

Parole brevi

Parole per giocare.

Feste
rimaste bambine
rovesciano il tempo
travolgendo parvenze di abitudine
fragorosamente.

Parole per ripartire.

Domani:
sei oscuro
e sei speranza
oggi, tra molti passi
incerti.

Parole madre.

Storie
passi scritti
intimi segni generativi
dove nascere, rinascere: io,
tu.

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Radici

Parole di pane

Da tanti anni non preparavo il pane in casa.

Non l’ho mai fatto neanche in questo 2020 di quarantena.

Oggi è stato il giorno: abbiamo sfornato qualche pagnotta che ci ha scaldato mani e cuore.

Il momento più bello è il primo impasto, premessa e promessa per la lievitazione.

Nel primo pomeriggio predispongo mezzo pentolino d’acqua tiepida con un pizzico di zucchero di canna.

Amo quella piccola percezione di calore attraverso il metallo sottile.

Non ho ancora il lievito madre e al suo posto sciolgo lievito di birra, che forma una schiuma densa in cui il piccolo di casa infila naso e dito.

In una ciotola verso metà farina di semola, granulosa e ruvida, e metà farina tipo zero, liscia e soffice. Un filo d’olio attraversa come un intarsio levigato la miscela di farine.

Dalla ciotola al piano di lavoro il passo è breve.

La pasta si lavora bene, è elastica, leggera e vellutata se ho indovinato la quantità d’acqua.

Penso che l’impasto è carezzevole come le guance dei miei piccoli.

Circondata da mani curiose arrotondo l’impasto e ripongo la palla nella ciotola come fosse la sua culla, per farla crescere alcune ore.

Prima di lasciarla a riposare, i miei aiutanti insistono per accarezzarla.

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