Categorie
Prospettive Visioni

Parole nuove

Vorrei un mondo
in cui le parole
sono leggere
e profonde,
trasparenti
e avvolgenti
come un abbraccio.

Vorrei un mondo
in cui si ascolta
prima di parlare.

Vorrei un mondo
che si rende conto
della meraviglia
e della fragilità
di un respiro.

Categorie
Radici

Parole d’acqua

[piove, chiudi gli occhi]

Acqua sopra, acqua sotto / dall’acqua vieni, all’acqua tendi.

Il tuo riflesso gocciola, ad ogni passo, in uno specchio rotto.

Vieni da una culla antica e calda, che un giorno si aprì alla luce / cerchi un nuovo abbraccio, in riva a un mare grande e calmo.

Vieni da un orizzonte morbido e tondo, di voci lontane e carezze oltre l’ombra / guardi la linea curva dove scendono e salgono, come certezze e incertezze, là in fondo le navi.

Tutto sott’acqua, o tutto sottosopra / non tutto è perso, non tutto è rotto.

Lo specchio asciuga, resta un po’ di sale sulle guance, il sole scotta.

[apri gli occhi, non piove più]

Maggio 2018

Categorie
Visioni

Parole e istanti

Parole al crepuscolo.

Sera
tu scendi
a me cara
ti attardi nella luce
calma.

Parole brevi.

Rifugio
parola scritta
tu sei, oggi
quando il giorno finisce
rapito.

Parole nuove.

Quando
gli occhi
vedono l’alba
un altro inizio sorge
ovunque.

Categorie
Visioni

Parole vecchie e nuove

Altallenare.

Movimento oscillatorio tipico della vita, in cui ci è richiesto di consolidare ogni giorno pazienza, energie, volontà per attraversare i momenti difficili e volare ogni volta più in alto, con l’aria a rinfrescarci il viso.

Altre parole vecchie e nuove sono in arrivo qui.

Ho scritto questa parola a marzo 2018, ma sembra fatta per questi giorni.

C’è una parola, anche inventata, che descrive il tuo stato d’animo nei nostri tempi?

Categorie
Visioni

Parole per il terzo figlio

Oggi è il terzo figlio che mi chiama.

Non quello mio, perché non ce l’ho, ma tutto ciò che potrebbe esserlo.

Non ho sentimenti di mancanza, incompiutezza, assenza: non si tratta di questo.

Mi chiama da mesi.

Mi chiama di più in questi giorni a casa.

Il terzo figlio prende vita fuori e dentro me, in persone, sguardi, progetti, sogni, desideri, aspirazioni.

Tutto ciò che mi attraversa mi dona qualcosa, io dono qualcosa, tutto diventa terzo figlio.

Divido, condivido, moltiplico: non sono fatta per i conti.

Se in apparenza il dono toglie, nel concreto moltiplica.

I miei figli hanno un fratello infinito che ogni giorno, a poco a poco, rende infinito il mio orizzonte.

Categorie
Prospettive

Parole col naso in su

Cielo
sei lì
oltre il vetro
ti guarderei da sotto
aspettami.

Susi, del gruppo Telegram 1 Testo al Giorno, mi ha insegnato un gioco di parole che si chiama petit onze (piccolo undici), me ne sono innamorata e ho iniziato a praticarlo per la sua bellezza. È una piccola poesia dalla struttura semplicissima, sono 11 parole in 5 versi, funziona così:

• verso 1 ➡️ 1 parola
• verso 2 ➡️ 2 parole
• verso 3 ➡️ 3 parole
• verso 4 ➡️ 4 parole
• verso 5 ➡️ 1 parola

Vuoi provare?

Categorie
Radici

Parole per crescere

La parola lievito torna spesso nei miei pensieri, non solo in questi tempi in cui è difficile reperirlo nei negozi.

Lievito è vita, crescita, fermento, calore, nutrimento.

C’è un’altra parola forte di questi miei tempi, e di tempi molto più antichi.

Madre.

Penso a me come madre, e penso alla mia madre.

Anni fa scrissi:

Quando un figlio
ti attraversa
ritrovi tua madre
davvero.

Qui accade che le due parole si sposino: lievito e madre.

Non ho mai prodotto lievito madre, mi sto informando su come fare.

Mettere insieme lievito e madre, con le mie mani e non solo con le mie parole, potrebbe avere un effetto non evidente agli occhi dei più, ma dirompente per me.

Lievito madre come inizio senza fine.

C’è qualcosa che comincia, spesso da un dono – quando il primo nucleo viene regalato da un’altra persona – e c’è qualcosa che non finisce, ogni volta è riversato in altro, per vivificarlo.

Scopro che il lievito madre cresce per anni se lo nutri ogni giorno.

Lo nutri, e lui ti nutre.

Lievito madre come inizio continuo, come la vita.

Come un segno, una eredità.

Come accogliere nelle proprie mani il dono e il rischio di un atto creativo quotidiano.

Categorie
Prospettive

Parole e pesci

Un primo aprile di molti anni fa, ero ancora una ragazza, ritagliai tanti piccoli pesci di carta gialla, semplicissimi e di un bel giallo intenso, e li collocai in ogni angolo della casa in cui abitavo con i miei genitori e mia sorella.

Ridendo da sola ne misi due o tre in un cassetto, due o tre nella dispensa, due o tre nell’armadietto del bagno, due o tre sotto le coperte in camera da letto, due o tre nei portapenne della scrivania, due o tre vicino alle tazze della colazione, e così via.

Seminare ovunque pesciolini gialli fu un vero lavoro di distribuzione.

Da allora, dopo oltre venti anni, ogni tanto i miei genitori trovano un esemplare.

Che cosa succederebbe se da oggi iniziassi – continuassi – a seminare parole, in tanti spazi piccoli e grandi?

Ogni giorno un breve racconto in forme diverse, ogni giorno un allenamento creativo, ogni giorno una soluzione di scrittura.

L’ho sempre fatto, ma vorrei diventarne ancora più consapevole.

Parole che un giorno qualcuno potrebbe ripescare, come una piccola sorpresa, dal fondo del mare.

Parole come una traccia, come il segno di una mappa, dentro il sogno di un pesciolino giallo.

Categorie
Radici

Parole e polvere

Come credo tanti altri nella mia situazione, in queste settimane il tempo non si è ampliato. Mi si è polverizzato.

In mezzo alla polvere raccolgo pietosamente qualche scritto ritagliato tra vita e professione, che lascio a te ricomporre nell’ordine (o nel disordine) che preferisci.

Da due settimane il 4enne ha iniziato a mangiare la pizza che faccio a casa una volta alla settimana. Prima, questa era la sua dichiarazione ufficiale: No mamma, non mangio la tua pizza, mangio solo la pizza di… (uno dei meravigliosi negozi di alimentari del mio paese).

10enni che riprendono a scrivere sul proprio blog (mi sono chiesta cosa è successo in tutto questo tempo volato via, quando ho verificato che l’abbiamo aperto più di un anno fa e non volevo crederci). Con lui facciamo smart working: nel suo pc di cortesia accede ai compiti arrivati dal registro elettronico o che gli invio da una stanza all’altra via email, guarda video e fa ricerca. Da rimarcare sopra ogni cosa e detto ridendo, ma che sferzata: Mamma, in questi giorni mi hai dato più link che abbracci.

4enni (vedi quello di cui sopra) che assediano il mio pc, usano Paint, scrivono su Word e creano disegni alfabetici su Excel. Senza mandarmi in pappa la mia creatura elettronica. Imparano a nominare i file e a salvarli. Copywriter dei miei stivali, spostati.

Spezzo una lancia a favore della chat delle mamme della scuola, e credo ce ne siano tante così, anche se non se ne sente parlare perché diamo più peso a ciò che non funziona rispetto a ciò che funziona. Un solo esempio. Il mio gruppo mamme della scuola primaria è differente: rispetto, educazione, no lamentele, no spam.

In questi giorni il gruppo Facebook NuoviConTesti LAB compie 2 anni. Gruppo piccolo, a oggi poco più di 380 iscritti, ma gli devo moltissimo: tutto quello che mi sono inventata da marzo 2018 a oggi viene dalle idee che sono nate lì, da quel fare silenzioso. Lì dentro mi sono messa in discussione, mi sono messa in gioco anche nel senso ludico del termine. Mi sono allenata, ho sperimentato, mi sono evoluta, ho incontrato persone bellissime e anche nuove collaborazioni professionali. E il percorso è appena iniziato, mi dico ogni giorno.

Categorie
Prospettive

[i miei ospiti #5] Scrittura e teatro: due arti terapeutiche, di Cristina Dal Farra

Cristina Dal Farra si racconta così, nel suo sito: «La parola che meglio mi descrive è “sognatrice” e questo già lo sapete se avete ascoltato il mio podcast. Siccome però di sogni non si campa dirò che per sopravvivere faccio la farmacista, ma per continuare a sognare ho fatto e faccio altre cose». Cristina pratica il teatro, la lettura a voce alta ed è una attiva podcaster con progetti sia personali sia collaborativi. Ora ti auguro buona lettura e ti lascio il link alla scorsa puntata.

Quando ero adolescente il mio mito era Jo del romanzo Piccole Donne.

A quell’epoca consolavo la mia tristezza scrivendo poesie e la scrittura mi è di nuovo venuta in soccorso durante la mia giovinezza.

Non ho mai avuto un’amica “del cuore” e spesso, nei momenti più difficili della mia vita, la lettura e la scrittura mi sono state di conforto e ancore di salvezza.

Ogni volta che mi accingevo a mettere su un foglio bianco quelle che un tempo ho definito “lacrime d’inchiostro”, automaticamente tutto mi appariva più chiaro e si placavano tutti i miei singhiozzi.

Non sono mai stata una chiacchierona ma in qualche modo i miei silenzi volevano trovare un modo per esprimersi, perché non si può non comunicare, e anche i più timidi e riservati come me sentono il grande bisogno di far sentire la propria voce.

L’ho capito quando per la prima volta a ventotto anni ho scoperto il piacere di fare teatro. È stato come se le parole, che per tanto tempo avevo confidato solo al mio foglio di carta, magicamente avessero preso una forma fuori di me e avessero trovato il modo di farsi sentire, di urlare, addirittura. E non avevano solo una voce queste parole ma anche un corpo.

A quel punto il teatro divenne per me quello che era stata la scrittura tempo prima: terapia.

Recentemente ho messo insieme queste due arti creando un podcast, e cioè un contenuto audio on demand, dove racconto una tappa della mia di vita attraverso riflessioni e suggestioni scritte.

La scrittura terapeutica è diventata così una forma di scrittura narrata ad alta voce attraverso il linguaggio del teatro.

Ma com’è il linguaggio del teatro?

È un linguaggio nato per essere detto, pronunciato ad alta voce.

Io direi che si tratta di una scrittura plastica capace di dare forma alle emozioni.

Sintesi ed immediatezza sono le sue caratteristiche.

Un linguaggio più vicino alla poesia che alla prosa.

Nel teatro, così come nella musica sono molto importanti i silenzi.

Nel mio podcast i silenzi pieni del teatro sono affidati alla musica e alle suggestioni sonore, che diventano  parte integrante della scrittura.

Il teatro che si fa su un palcoscenico possiede il gesto, lo spazio scenico, il corpo e parola per esprimersi. Nel caso di un audiodramma, come quello che mi propongo di creare nel mio podcast, la voce è l’unico strumento, insieme al suono e alla musica, di cui dispongo. Per questo motivo ho imparato a scoprire le potenzialità che questa racchiude.

Usare un registro più o meno acuto, un’intonazione piuttosto che un’altra può fare la differenza e, in alcuni casi, introdurre un silenzio teatrale.

Ogni parola scritta acquista così la sua voce e i suoi silenzi, che sarà l’ascoltatore a riempire con la sua immaginazione.

Voce, suono, musica e silenzio diventano parte integrante di una scrittura fatta per essere detta e ascoltata.

Grazie a Cristina Dal Farra per aver accolto l’invito ad essere mia ospite. Se desideri approfondire i contenuti dell’articolo ti aspetto nei commenti.