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Fili di Voce Scritta

[link] Parole e caffè

Simona Fiore mi ha proposto una intervista semi-seria sul luogo comune che unisce il blogger al suo amato caffè.

Tocca proprio a me sfatare il mito del blogger con la tazza di caffè sempre vicina? Sono già fuori dai giochi: non mi faccio quasi mai selfie, non bevo caffè come abitudine e, come risultato finale, non ho neanche un selfie con la tazzina di caffè. E allora cosa ci faccio qui? Che specie di blogger sono?

E se, sfatato il connubio blogger-caffè, smontassimo anche lo stereotipo del blogger?

Mi sono divertita molto.

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Prospettive Visioni

[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!

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Visioni

[link] Parole lette

Cristina Dal Farra ha letto a voce alta un breve racconto che ho scritto anni fa.

Qualunque sia il valore del testo, Cristina gli ha donato davvero un soffio delicato e potente, quel soffio che porta vita.

È solo un soffio, lievissimo e costante. No, non voglio. Ma quel soffio torna in tutte le mie notti. Negli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Poi è successo. 

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Radici

[link] Parole che rispondono alle domande

Parliamo di Seo: come mettere d’accordo uomo e macchina?

Creare contenuti testuali adatti per la Seo significa costruire i sentieri che porteranno il nostro futuro interlocutore da noi.

E quindi: come possiamo trovare le parole importanti per la nostra comunicazione?

Ne ho scritto su C+B:

Ecco l’indice dei passaggi principali per far emergere le parole chiave:

• scriviamo le domande dei nostri clienti
• prepariamo elenchi e questionari
• stendiamo un primo elenco di parole chiave
• esempio: creiamo la mappa di parole per un prodotto fisico
• incrociamo tutti i passaggi precedenti

C+B, la casa + bottega delle imprenditrici creative italiane

Ne parliamo insieme?

Ti aspetto qui sotto nei commenti.

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Radici

[link] Parole da esplorare

Sono ospite di Cristina Dal Farra, a cui sono grata perché mi ha proposto una bellissima intervista.

Ecco alcuni concetti ai quali riconosco una importanza essenziale:

Alla base di tutto sta una scrittura chiara, diretta, comprensibile: questa impostazione è generata da un grande rispetto per il nostro interlocutore, in particolare per il tempo che sta spendendo nella lettura del nostro contenuto e che deve sfociare in una risposta alle sue reali esigenze.

In abbinamento a una scrittura lineare riprendo il concetto di personale, vale a dire per un contenuto rivolto ad ogni nostro interlocutore.

Non si tratta di una etichetta o di un elemento di facciata, ma di un approccio umano reale che richiede molto impegno e perseveranza.

Ci spostiamo quindi sul piano delle relazioni, capace, se gestito in modo consapevole e trasparente, di unire sempre più la dimensione online e quella offline, tra le quali non deve percepirsi alcuno scarto. 

Grazie Cristina per avermi regalato una preziosa occasione di approfondimento sul mio percorso.

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Prospettive

[link] Parole e magie

Debora Montoli: è lei che fa magie, non io.

Ci sono alcune persone che hanno la capacità di creare delle vere magie con le parole 🧚🏻‍♀️ e Federica fa parte di questa categoria. Quando scrive, riesce ad abbinare questa sua competenza a una sintesi perfetta che le invidio.

Debora mi ha riservato uno spazio prezioso nel suo canale Telegram A Lume di Fare, illuminante non solo a parole, ma nella concretezza di ogni singolo contenuto condiviso.

Tra le tante informazioni utili, presenti nella sua nota vocale, ti segnalo l’importanza di saper gestire le idee in ogni momento della vita. Federica ha delle abitudini molto efficaci e usa strumenti all’apparenza semplici ma con un ottimo metodo.

Grazie ancora Debora per avermi ospitata, e per avere permesso di sperimentarmi attraverso l’uso della mia voce.

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Prospettive

[link] Parole vive e idee per scrivere

«Pensiamo alla scrittura come a un allenamento che rafforza un muscolo importante, quello della comunicazione con le persone interessate al nostro lavoro».

Sono felice di condividere il nuovo articolo che ho scritto per C+B, ecco il sommario per avere una prima idea dei contenuti:

• smontare da subito il blocco dello scrittore

• scrivere: prima, durante e dopo

• creare una mappa di chi siamo per orientarci nella scrittura

• essere noi stessi, con equilibrio

• custodire il privato

• condividere ciò che è personale

• organizzare l’attività per concentrarci e dare spazio al nostro racconto

• lavorare per blocchi tematici

• partire da una parola per ogni contenuto

• pensare alle domande e alle richieste dei clienti

• rimanere allenati, per scrivere con meno fatica

• scrivere in modo consapevole.

Buona scrittura!

Leggi l’articolo completo: Come trovare le idee per scrivere?

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Visioni

[i miei ospiti #1] Che scrivo? Di Samantha Rocca

Da oggi, nel mio blog lascio spazio anche a ospiti scelti che lavorano con la scrittura e la utilizzano come strumento principale oppure trasversale. Nel caso di Samantha Rocca, autrice dell’articolo che segue, la scrittura è protagonista della sua attività professionale – collegata al design e a molto altro, come potrai apprendere dal suo racconto – e del progetto Mamibum, capace di portare uno sguardo nuovo e fresco sul mondo delle mamme. Ma ora lascio la parola a Samantha, che ci parla di sé con il sorriso. Buona lettura! Federica

Un giorno mi diedero una penna, ed io iniziai a volare.

Così è come mi sento quando inizio a scrivere, fluttuando in una nuvola colorata di pensieri, al di sopra di ogni preoccupazione e lontana da ogni meccanismo ingrigito della nostra società.

Solo lì, al di là delle nuvole, proprio dove volano gli aerei, trovo la pace ed ogni ispirazione. Per questo forse amo viaggiare.

Mi chiamo Samantha, per quasi tutti Sami, per gli amici dominicani “La italiana loca” e per le seguaci della mia pagina web “Mamibum”. Sono simpatica, carina e attiva. Assumetemi 🙂 Scherzo. Aggiungo, sono anche ironica, credo sportiva e mi reputo un’appassionata scrittrice.

Vengo dal mondo delle favole o dal mondo delle frivole come preferite.
C’è chi la ama e chi la odia, parlo di lei… della Moda!

Non sono gli abiti ad avermi colpito, ma tutto quello che hanno dentro, dietro ed attorno.

Parlo del linguaggio silenzioso dell’abbigliamento. Perché gli abiti parlano, scrivono, e raccontano storie. Noi indossatori queste storie le personalizziamo, le stravolgiamo e a volte le riscriviamo. O le cancelliamo del tutto.

Mi diverte interpretare i linguaggi della strada, i segnali della società, e i messaggi delle pubblicità. Spesso scrivo le mie riflessioni e le condivido con amici e addetti ai lavori.

Così negli anni mi sono appassionata ai media, alla comunicazione verbale e non, alla sociologia e alle basi della psicologia. Passando per la PNL e la filosofia, convertendomi così in attenta osservatrice alla ricerca di nuovi Trend.

Tutto quello che è Linguaggio mi appassiona, tanto che dalle parole, sono passata a studiare le lingue straniere, per poi approdare ai linguaggi dei computer, l’html e molti altri.

Oggi mi occupo di Comunicazione Strategica, Ricerca Tendenze per il design, Grafica e Sviluppo web. Il mio mestiere potrebbe sembrare per lo più Visual, creazione di moodboard, presentazioni, campagne, loghi, siti internet… Ma vi assicuro non è così.

Le parole e la scrittura diventano essenziali per la buona riuscita di un qualsiasi progetto creativo!

Sappiamo bene che la sintesi è il dono dei bravi comunicatori, il super potere che porta all’effetto WOW e alla buona riuscita dell’acquisto – se la pensiamo in ottica pubblicitaria. Proprio per questo, tutto quello che è testo, quello che è il copy – utilizzando il linguaggio moderno, risulta essere di fondamentale importanza.

A questi livelli, quando si tratta di progettare o ridisegnare una strategia, le fortunate parole elette devono avere una forza incredibile.

Devono gridare ed essere chiassose in questo marasma del mercato odierno. Oppure essere del tutto silenziose… e contro tendenza.

Proprio per questo ho dato vita a “Wild Wild Word”, un progetto dedicato al “selvaggio” mondo delle parole. Un glossario di tendenza per esperti comunicatori e curiosi.

La scrittura è per me uno strumento potentissimo. Lavoro spesso con Key Words e concetti brevi, che il più delle volte mi vengono richieste a cornice dei progetti.
A volte addirittura, le parole me le invento. Creo dei neologismi curiosi per rendere il concetto ancora più immediato, rispetto all’utilizzare parole che conosciamo.

E quanto adoro le onomatopeiche, totalmente sottovalutate! Per non parlare poi dei giochi di parole. Ho un rapporto giocoso con la scrittura! Lo ammetto, volevo iniziare questo testo con “ABCiao a tutti…“ ma mi è sembrato un po’ troppo infantile ed ho optato per una frase a effetto. Vedete… le apparenze! Quanto ingannano.

Le parole, come i vestiti… nascondono qualche verità e dicono alcune bugie. O al contrario, sta a noi interpretarle!

Scrivere il più delle volte mi diverte molto, mi piace condividere quello che penso e raccontare le mie storie ad altri. Forse perché in persona spesso sono più riservata hehe.

Per esempio, parlo di me e della mia famiglia in una pagina web che gestisco… potete leggermi su mamibum.com e scoprirete che lì scrivere non è un lavoro, ma è più che altro un divertimento, uno storytelling che mi intrattiene molto.

Altre volte scrivere mi aiuta. Diventa la “pillola del buon umore”, che mi permette di sfogarmi e di lasciare sul foglio quello che non voglio portarmi dentro. Mi alleggerisco di qualche grammo e lascio spazio solo alle cose belle – e alle frivolezze, ovvio!

Nella mia vita ho scritto di tutto, lettere d’amore, lettere di scuse, lettere d’addio, lettere d’accompagnamento ai cv – che incubo oddiooo! Così come ho scritto racconti, storie vere, storie finte, e riflessioni profonde in momenti pindarici.

Scrivere, come nuotare, come fare yoga… lo interpreto come una forma di disciplina, serve spesso a riordinare le idee, e a sgarbugliare temi complessi.
Si tratta di un’attività che consiglio a tutti, come camminare e leggere. Altrettanto utili allo spirito.

Ho sempre detto che un giorno scriverò un libro, penso di non essere la sola. Ho conosciuto già almeno una decina di persone che hanno avuto la stessa idea. Che originali eh.

Forse quindi il desiderio di urlare le proprie parole al mondo, è il desiderio di tutti?

Io penso di sì, per questo ho capito di non aver più bisogno di un libro. Mi accontento di condividere i miei pensieri con le persone a me care, amici e colleghi 🙂

C’è una frase molto bella che vorrei condividere con voi.
Vi darà l’energia giusta!

Do not try to be original, just try to be good”, Paul Rand.

Trovo che questo concetto sia magnifico. Adesso potete smettere di sbadigliare, ho finito 😉

Vi abbraccio!
Samantha Rocca

Grazie ancora a Samantha Rocca per il suo contributo. Ti consiglio di passare a trovarla nei suoi progetti web e di seguirla per conoscerla sempre meglio. Al prossimo post!

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Visioni

2 + 2 fa sempre 5

Sto per scrivere delle cose strane.

Vuoi proseguire?

Condivido una breve riflessione che mi piacerebbe portare anche nella mia scrittura, professionale e personale, una volta che avrò capito bene se e come applicarla.

In primo luogo, come forse sai sono per la lentezza, che non è il contrario della velocità, e questo è la base di tutto.

Poteri nascosti?

In secondo luogo, a livello puramente intuitivo e senza aver approfondito nulla in merito, da qualche tempo sto riflettendo su alcuni – mi si passi il termine – poteri nascosti che mi sembra abbiamo come persone, derivanti da una sorta di salto, o meglio di ponte tra la nostra razionalità e un piano più istintivo.

Mi sono sempre considerata una persona creativa, ma ho anche scoperto che qualche volta sono bloccata da una forte, forse eccessiva razionalità.

In questo senso, per iniziare a sbloccarmi mi sono state d’aiuto nuove esperienze iniziate da qualche mese.

Strumenti

Per fare un esempio, alcuni semplici esercizi di teoria musicale che ho eseguito come principiante mi hanno spinto a pensare, per quel poco, anzi pochissimo che credo di aver fatto, che come esseri umani siamo dotati di una strumentazione raffinatissima: ci farebbe bene conoscerla meglio, e in più ci converrebbe avere fiducia in lei.

In questi esercizi, probabilmente molto semplici per una persona che conosce davvero la musica, sono stata costretta a smettere di ragionare su quello che stavo facendo nel preciso istante presente, per fermarmi su quanto avevo ascoltato appena prima, su quanto potevo leggere appena dopo e sull’unire tutto questo al gesto delle mie mani, ciascuna delle quali doveva eseguire un compito diverso.

Con un altro ingrediente in più, al quale non avevo mai pensato: la fiducia.

Digressione: dai il tempo, tieni il tempo

Si è trattato di fidarsi di una nuova abitudine presa da una parte del mio corpo, in questo caso dalle mie mani, vale a dire tenere il tempo.

Tra l’altro: tenere il tempo, dare il tempo. Ma chi lo tiene, chi lo dà, il tempo? Chi sono io per prendere o dare il tempo?

E prima di tenere il tempo, il mio tempo, chi lo aveva tenuto, o dato, prima?

Ma qui si apre un altro discorso, cui ho già fatto cenno qualche mese fa:

Dai tu il tempo. Chi? Io? Che cosa? È bastata una richiesta a smuovere qualcosa di imprevisto, una richiesta forse abituale per un buon maestro che insegna teoria musicale, ma non per una allieva un po’ anziana che cerca di perdere vecchie abitudini e di trovarne nuove e buone. Il tempo è qualcosa che la musica misura, con la precisione che serve per comprenderlo ma non per levargli il suo respiro di infinito. Al tempo non si comanda, ma lo si può vivere dandogli il massimo valore. Questo è stato il cortocircuito di pensieri, nell’istante in cui il maestro attendeva il mio tempo, sorridendo. Allora, dai tu il tempo?

Fidarsi della fiducia

Collegata a questa sensazione di ascolto del prima e di visione del dopo, c’era la consapevolezza di ciò che stava facendo il mio corpo in quel momento.

Ma non era una consapevolezza qualsiasi: era una sorta di fiducia nel fatto che non tutto fosse chiuso nelle mie mani o che tutto dipendesse da loro, ma che ci fosse qualcosa di molto più grande, una prospettiva impensata e vasta, un orizzonte in questo caso musicale, a con-tenere, a tenere insieme il tutto.

Quindi, se non tutto dipende da me, perché mi devo accanire?

Ciò che ho sperimentato nei miei primi passi musicali è, forse, applicabile anche altrove?

Imprevisti e conti che non tornano

Nel vissuto quotidiano ci sono dei processi, degli avvenimenti che possiamo facilitare a seconda del nostro atteggiamento, e a volte succede qualcosa di imprevisto: la somma dei singoli eventi non è perfetta, anzi, il risultato è maggiore di ciò che ci si aspettava.

Questa cosa mi è accaduta anche lavorando con un buon team: il risultato non è mai la somma perfetta di tutte le competenze, ma è molto di più, il valore creato è molto maggiore, il risultato molto più grande e ricco di nuove connessioni.

Banale? No.

Prima e dopo

Ma che cosa succede, allora?

Mi sono accorta che, per esteso, intorno ad ogni nostro gesto, come intorno ad ogni nostra parola, c’è un intero ecosistema, fatto di istanti presenti circondati da un prima, da un dopo e da un ponte di intuizione che fa compiere dei salti tra quanto si pensava di non saper fare e quello che poi invece sarebbe stato fatto, con molta sorpresa e meraviglia.

Qualche volta mi trovo a pensare: e se applicassimo ovunque questa percezione intuitiva non potremmo fare tutto molto meglio, anche sul piano delle relazioni e della comunicazione, con meno preoccupazioni e più soddisfazione?

Non si tratta di empatia, o meglio: non solo.

Si tratta di una visione molto più ampia e aperta al nuovo, capace di fare tesoro del prima e che a volte sa leggere il dopo, ma senza vincolarlo.

Ora dimmi: ho una fervida immaginazione, oppure ho bisogno di riposo?

2 + 2 fa sempre 5

Mi viene in mente un detto diffuso: in ogni cosa che intraprendi, butta il cuore oltre l’ostacolo.

E, se non fosse sufficiente: 2 + 2 fa sempre 5, borbotta mio padre.

[aggiornamento: nella storia, la questione del 2 + 2 = 5 ha avuto anche implicazioni complesse se non inquietanti, come ho scoperto qui, ma in questo breve articolo rimango sul concetto di un pensiero creativo che non si costringe in una gabbia, desideroso di ritrovarsi ampliando i propri orizzonti]

Gli elementi imprevisti, gli elementi catalizzatori, che connettono, che fanno spiccare il volo sono forse poco visibili e in apparenza deboli.

Sono segnali da non sottovalutare, ma sempre presenti: per chi li vuole cogliere.

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Parole sugli scaffali

Mi sono persa tra le mille confezioni di sapone.

Non frequento molto i supermercati, soprattutto quelli grandi, e quando vado cerco di uscirne presto, perché poi mi capitano certe cose.

Capita che mi perdo.

Sapevo già quale prodotto acquistare, ma mi sono persa ugualmente.

Mi sono messa a catalogare.

A catalogare ciò che era già stato catalogato, selezionato, preordinato.

C’è il sapone neutro (però, mi dicevano, non significa che il pH sia neutro), quello alla mandorla, quello antibatterico.

Interessante.

C’è il sapone liquido e c’è il sapone tradizionale.

La confezione che comunica con il minimo indispensabile, e quella con l’horror vacui.

Oh no.

Il sapone a prezzo pieno, e quello in sconto solo per i più fedeli.

C’è questo e c’è quell’altro.

Bene.

Mi sono persa a guardare, a comparare, a borbottare tra me e me.

Quanti saponi, tutti saponi, mille saponi.

Con l’addetta sorridente alle mie spalle, e il suo carrello di nuovi arrivi da scaricare.

Cose che piacerebbero a certe copy, aiutare l’addetta sorridente a riempire gli scaffali.

Per mescolare tutti quei saponi ordinati con qualche parola fuori schema.