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Parole e pesci

Un primo aprile di molti anni fa, ero ancora una ragazza, ritagliai tanti piccoli pesci di carta gialla, semplicissimi e di un bel giallo intenso, e li collocai in ogni angolo della casa in cui abitavo con i miei genitori e mia sorella.

Ridendo da sola ne misi due o tre in un cassetto, due o tre nella dispensa, due o tre nell’armadietto del bagno, due o tre sotto le coperte in camera da letto, due o tre nei portapenne della scrivania, due o tre vicino alle tazze della colazione, e così via.

Seminare ovunque pesciolini gialli fu un vero lavoro di distribuzione.

Da allora, dopo oltre venti anni, ogni tanto i miei genitori trovano un esemplare.

Che cosa succederebbe se da oggi iniziassi – continuassi – a seminare parole, in tanti spazi piccoli e grandi?

Ogni giorno un breve racconto in forme diverse, ogni giorno un allenamento creativo, ogni giorno una soluzione di scrittura.

L’ho sempre fatto, ma vorrei diventarne ancora più consapevole.

Parole che un giorno qualcuno potrebbe ripescare, come una piccola sorpresa, dal fondo del mare.

Parole come una traccia, come il segno di una mappa, dentro il sogno di un pesciolino giallo.

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[i miei ospiti #6] Scrittura: collaborazione e concretezza, di Riccardo Esposito

Riccardo Esposito è un professionista della scrittura online. Nel suo sito My Social Web si presenta così: «Ho iniziato a scrivere per emulare i web writer famosi. Anche per segnare gli appunti universitari, poi è arrivato My Social Web. Ma chi è Riccardo Esposito? Un antropologo prestato al web writing e al mondo del blogging». Riccardo è autore di diversi libri. Tra questi c’è l’opera in crowdfunding in uscita a maggio 2020, divisa in due parti di cui una scritta dalla giornalista Cristina Maccarrone, dedicata alla scrittura per informare: blogging e giornalismo si affiancano in modo reciprocamente produttivo. Buona lettura! Ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

Il mio rapporto con la scrittura. Argomento difficile da affrontare ma non impossibile, in realtà ho deciso di mettermi in gioco proprio per questo: scrivo ogni giorno per lavoro e lo faccio da più di dieci anni. Ma perché? E in che modo lo faccio?

Cioè, non mi chiedo se lo faccio bene o male (non mi interessa questo per ora) ma cosa mi permette di raccogliere quest’attività? Scrivo solo per lavoro o anche per un beneficio personale? Ovviamente la seconda opzione è quella giusta, non potrebbe essere diversamente per me.

Il mio rapporto con la scrittura è atavico, antico, basato su un rapporto che affonda le sue radici nella prima adolescenza. Vale a dire quando prendevo pessimi voti in matematica ed evitavo bocciature sonore solo grazie a temi di alto profilo. E interrogazioni rocambolesche in storia, italiano e geografia.

In realtà tutto inizia con le prime letture giovanili, con gli autori che ti segnano perché raccontano storie avvincenti attraverso la scrittura.

Jack Kerouac, Hemingway, Bukowski: questi nomi hanno rapito la mia attenzione. Scrivevano in modo speciale e sembrava quella la strada da seguire. Raccontare la strada, le avventure giovanili, le esperienze. Il tutto con uno stile rapido e veloce. Ed è qui che ho iniziato a scrivere in modo diverso, pensando prima all’immediatezza del messaggio.

Il mio rapporto con la scrittura si è sviluppato così: da un lato c’era il mio bisogno di comunicare, dall’altro un mezzo che cercavo di raffinare e portare all’essenza. Poi c’è stato il periodo universitario a cambiare le carte in tavola. Motivo?

Qui le mie esperienze hanno preso una direzione diversa, accademica. Ho iniziato a collaborare con professori, cattedre, eventi del settore. La scrittura mi ha aiutato, ancora una volta. Ma è stata risucchiata dal vortice del fanatismo dottrinale: ero concentrato sulla forma barocca delle pubblicazioni professionali, perdendo di vista il punto più importante. Vale a dire al comunicazione efficace.

Dopo la laurea, due tesi e altrettante bocciature agli esami di dottorato ho iniziato a lavorare nel mondo della scrittura online. In realtà avevo già fatto esperienza con il giornalismo, in un’agenzia stampa, ma la rivoluzione arriva qui. Sulle pagine web.

Qui il mio rapporto con al scrittura cambia ancora, forse in modo definitivo. O almeno per ora è così. Dopo una nascita utilitaristica e un’evoluzione che passa dallo stile scapigliato a quello dottrinale, il web suggerisce qualcosa di diverso: devi scrivere per le persone e per i motori di ricerca. Il primo approccio, nel 2009, è quasi infantile: si parla di keyword density e si costringe il povero web writer a seguire un certo numero di ripetizioni nel testo.

Vale a dire l’esatto contrario della buona scrittura. Ecco perché ho avanzato sempre l’idea di poter studiare le necessità del pubblico, non solo il come aggiungere più parole chiave al testo. L’ho fatto per My Social Web, il mio blog, e per quello dei miei clienti. Il risultato? Ho scritto due libri dedicati a questo argomento e il terzo è nato in crowdfunding: con la mia collega Cristina Maccarrone ho cercato di migliorare la fusione tra buona scrittura online per blogging e giornalismo.

Questo è il mio rapporto con la scrittura: una continua idea di collaborazione per ottenere un risultato concreto. Ovvero comunicare nel miglior modo possibile.

Ringrazio Riccardo Esposito per il suo prezioso contributo. Scrivi nei commenti se desideri porre domande o approfondire.

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[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!

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[progetti] Parole per ricominciare

Conosco il progetto C+B da parecchi anni, e sono grata per avervi incontrato donne magnifiche.

Nel tempo, nei tanti articoli pubblicati, ho trovato spunti e risposte eccellenti ai miei piccoli e grandi dubbi sull’intreccio di temi che ruotano intorno al lavoro da professionista, in moltissime sfaccettature: dalla crescita personale alle materie fiscali, dalle indicazioni pratiche sulla Seo all’uso dei social.

Dopo essere stata lettrice di C+B per un bel po’, da circa un anno sono diventata autrice e, da gennaio, faccio parte dello staff editoriale: sono fiduciosa nell’intraprendere un nuovo sentiero condiviso e collaborativo, che possa essere utile a chi cerca strumenti per vivere sempre meglio la propria attività e la propria identità professionale.

Ringrazio la capitana Francesca Marano e Daniela Scapoli sia per lo splendido lavoro fatto sino ad ora (e per tutto ciò che continueranno a fare) sia per la fiducia nel passare le consegne al nuovo staff.

Andiamo?

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[link] Parole che rispondono alle domande

Parliamo di Seo: come mettere d’accordo uomo e macchina?

Creare contenuti testuali adatti per la Seo significa costruire i sentieri che porteranno il nostro futuro interlocutore da noi.

E quindi: come possiamo trovare le parole importanti per la nostra comunicazione?

Ne ho scritto su C+B:

Ecco l’indice dei passaggi principali per far emergere le parole chiave:

• scriviamo le domande dei nostri clienti
• prepariamo elenchi e questionari
• stendiamo un primo elenco di parole chiave
• esempio: creiamo la mappa di parole per un prodotto fisico
• incrociamo tutti i passaggi precedenti

C+B, la casa + bottega delle imprenditrici creative italiane

Ne parliamo insieme?

Ti aspetto qui sotto nei commenti.

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[progetti] Parole quotidiane

Vuoi iniziare oggi stesso ad allenare in modo consapevole e utile la tua scrittura?

È nato il nuovo gruppo Telegram pubblico 1 Testo al Giorno: qui ogni giorno trovi spunti per scrivere usando la tua creatività.

Il progetto è in collaborazione con due donne creative, Cristina Dal Farra e Paola Fontana.

Le prime volte puoi fare fatica a scrivere, le volte successive è un po’ più semplice perché senti la tua scrittura diventare man mano più fluida.

Un consiglio?

Cerca di essere costante nell’esercizio quotidiano e cerca anche di divertirti, l’importante è dedicare qualche minuto ogni giorno a questa attività, che ha una forte componente di gioco.

Se per caso ti piacesse e lo trovassi utile anche per altre persone, passaparola 🍏

Buona scrittura e buon divertimento, ti aspetto qui!

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[i miei ospiti #3] Cogito, dunque intraprendo, di Michele Casiero

Michele Casiero è docente di filosofia e storia, appassionato di comunicazione e molto altro. Lo si comprende dalla sua attività vulcanica e molto creativa: dal modo di coinvolgere i suoi alunni alla gestione dei canali Telegram dedicati alla filosofia e alla storia Appuntosofia e Tutta un’altra storia, dalla passione per la scrittura alla cura del podcast Sofia e Clio. Nel suo contributo Michele offre spunti che trovo essenziali: dall’utilità della filosofia nella cultura aziendale, alla connessione della scrittura con i processi cognitivi, il pensiero, la formazione. Ho scritto troppo, ti lascio al pezzo di Michele e ti ricordo che qui trovi la puntata precedente.

La filosofia aiuta l’imprenditorialità a dispiegare il suo potenziale.

Vi sembra una affermazione eretica?

Nel mondo scolastico e accademico si ritiene che la riflessione filosofica e il suo insegnamento non debbano inseguire logiche aziendalistiche e che la scuola debba difendere la tradizione culturale basata sul gesto persuasivo della parola e sulla sua capacità di disegnare orizzonti ampi, incentrati sui contenuti e sulla crescita del sapere e del pensiero critico attraverso un processo di apertura mentale.

Fuori il digitale dalle scuole!

Preferire le conoscenze, perché la categoria di competenze nasconde un significato ideologico elaborato da forze estranee alla scuola, che vorrebbero colonizzarla.

Ho ascoltato, a tal proposito, durante un incontro di studi, l’intervento di un’accademica di estrazione umanista, secondo la quale la scuola deve essere considerata un luogo di resistenza contro il neoliberismo capitalista (sic!).

D’altro canto, mi capita di ascoltare e leggere pareri che considerano il sapere filosofico astratto e, pertanto, inutile e la scuola italiana troppo lontana dal mondo del lavoro, perché troppo preoccupata a costruire nozionismo.

La scuola italiana ha un’impostazione storicista e incentrata sulle mnemotecniche, avulsa dal mondo reale.

Pertanto, se qualcuno ti definisce filosofo, preoccupati.

Ti sta dicendo che sei persona che parla, ma non conclude.

Un altro modo di dire rivolto ai docenti è: “Chi sa fa, chi non sa insegna”.

Questo preconcetto sulla filosofia, sull’insegnamento e sulle discipline umanistiche in generale nasce da un retaggio antico, che si può far risalire a Pitagora e ad Aristotele.

Si racconta che il primo abbia paragonato la società a una competizione olimpica: c’è chi gareggia, c’è chi tifa per i propri beniamini, chi partecipa per realizzare affari. Il filosofo, invece, è colui che osserva tutti questi eventi. Con distacco.

Aristotele ha definito la filosofia come conoscenza teoretica e disinteressata. Colui che fa filosofia non ha altro interesse se non quello di conoscere. E, in quanto uomo, cioè animale razionale, filosofando realizza se stesso pienamente come essere umano.

Platone, a sua volta, nel Teeteto, ci tramanda la storiella di uno stralunato Talete (convenzionalmente ritenuto il primo filosofo) che cadde in un pozzo, perché troppo impegnato a guardare il cielo. Da ciò si evince che la filosofia fosse considerata solo una modalità di vivere e non un mestiere.

Nella tradizione occidentale, vi sono numerosi esempi di filosofia legata all’ambito accademico e impegnata su questioni metafisico-teologiche lontane dagli interessi pratici e utilitaristici di coloro che svolgono lavori finalizzati al guadagno e al benessere materiale.

Ma qualcosa sta cambiando.

Nella riflessione di Alain Badiou, per citare un esempio, si parla di filosofia come evento, cioè attenzione non a ciò che è, ma a ciò che sarà. In questo contesto, un confronto con la quarta rivoluzione industriale è inevitabile. Riflessioni simili sono presenti nella filosofia di Arnold Gehlen, che lancia la sfida all’era tecnologica, non demonizzandola, ma cercando parametri etici per interpretare e vivere il futuro in un contesto ecosistemico, che superi le etiche tradizionali e l’antropocentrismo. Molto si muove anche nel panorama filosofico italiano. Luciano Floridi propone una lettura critica del concetto di informazione, mentre Maurizio Ferraris si propone di fondare un’ontologia del digitale.

E nel mondo imprenditoriale cosa succede? Basta farsi un giro sul web, digitando per esempio “filosofi in azienda sui motori di ricerca”.

La filosofia non solo interessa. Ma è vista come sapere strategico.

Mentre, infatti, nei licei italiani la filosofia è considerata “insegnamento atipico”, negli Usa sfornano manager che, facendo domande e non fornendo soluzioni preconfezionate, salvano le aziende dalla crisi. Realtà quali l’American Practitioners Association o la Cass Business school stanno diffondendo esempi di consulenza filosofica strategica. In una società basata sulla rapidità e sulla ristrutturazione delle skills, il filosofo aiuta a ragionare fuori da schemi consolidati e a trovare soluzioni sostenibili a lungo termine.

Come impattano sulla scuola queste dinamiche?

Gli studenti sono abituati a riflettere sui processi cognitivi che elaborano quando svolgono un compito o risolvono un problema. I processi formativi sviluppano una maggiore autoconsapevolezza negli attori coinvolti. Bisogna saper progettare e porsi obiettivi. Chi si occupa di filosofia ha un ruolo di ascolto attivo e di dialogo con l’obiettivo di far emergere le propensioni e i talenti degli studenti. Anche e soprattutto quelli nascosti. I filosofi, in generale, e i docenti di filosofia, dunque, possono avere un ruolo orientativo.

E in questi processi ne va anche della scrittura. Per anni si è puntato molto (forse troppo) sull’oralità. Oggi si lavora sulla scrittura filosofica. Esistono, infatti, competenze specifiche della filosofia. La scrittura di un testo argomentativo, che metta in luce alcune domande fondamentali. Lo stile filosofico è unico e molteplice. Tutti i testi si basano sul domandare, ma alcuni sono strutturati e sistematici altri brevi e penetranti. Saggi e aforismi. C’è poi l’interazione con altri linguaggi e altre forme di pensiero.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere. Ma si potrebbe concludere con un paio di interrogativi, che ne apre altri. Cosa significa oggi pensare? E se pensare non è legato alla dimensione calcolante, è possibile aprire la dimensione di impresa ad altri linguaggi e a prospettive diverse dal riduzionismo economicista?

Ringrazio Michele Casiero per il suo prezioso contributo e ti invito a seguirlo nei canali in cui è presente. Buona filosofia e buona scrittura! E ora ti aspetto nei commenti.

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[link] Parole da esplorare

Sono ospite di Cristina Dal Farra, a cui sono grata perché mi ha proposto una bellissima intervista.

Ecco alcuni concetti ai quali riconosco una importanza essenziale:

Alla base di tutto sta una scrittura chiara, diretta, comprensibile: questa impostazione è generata da un grande rispetto per il nostro interlocutore, in particolare per il tempo che sta spendendo nella lettura del nostro contenuto e che deve sfociare in una risposta alle sue reali esigenze.

In abbinamento a una scrittura lineare riprendo il concetto di personale, vale a dire per un contenuto rivolto ad ogni nostro interlocutore.

Non si tratta di una etichetta o di un elemento di facciata, ma di un approccio umano reale che richiede molto impegno e perseveranza.

Ci spostiamo quindi sul piano delle relazioni, capace, se gestito in modo consapevole e trasparente, di unire sempre più la dimensione online e quella offline, tra le quali non deve percepirsi alcuno scarto. 

Grazie Cristina per avermi regalato una preziosa occasione di approfondimento sul mio percorso.

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[link] Parole e magie

Debora Montoli: è lei che fa magie, non io.

Ci sono alcune persone che hanno la capacità di creare delle vere magie con le parole 🧚🏻‍♀️ e Federica fa parte di questa categoria. Quando scrive, riesce ad abbinare questa sua competenza a una sintesi perfetta che le invidio.

Debora mi ha riservato uno spazio prezioso nel suo canale Telegram A Lume di Fare, illuminante non solo a parole, ma nella concretezza di ogni singolo contenuto condiviso.

Tra le tante informazioni utili, presenti nella sua nota vocale, ti segnalo l’importanza di saper gestire le idee in ogni momento della vita. Federica ha delle abitudini molto efficaci e usa strumenti all’apparenza semplici ma con un ottimo metodo.

Grazie ancora Debora per avermi ospitata, e per avere permesso di sperimentarmi attraverso l’uso della mia voce.

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[i miei ospiti #2] Scrivere e progettare, di Giulio Muto

Giulio Muto si occupa di architettura e di grafica, inoltre è un grande appassionato di cinema: qui puoi leggere un suo pezzo. L’ho incontrato quasi per caso attraverso Telegram, e da quel momento non abbiamo più smesso di interagire, in modo sempre più costruttivo. Ha un fare discreto che mette in risalto la sua professionalità, il suo entusiasmo e la sua energia. Qui puoi leggere la puntata precedente.

L’arte dello scrivere accompagna chiunque da sempre.

Preceduta storicamente dalle arti figurative, strumento espressivo di un’esigenza quasi primordiale di trasporre i pensieri in immagini, la scrittura costituisce lo strumento con il quale diamo una forma strutturata e precisa traducendo i pensieri in parole.

Nell’ambito del costruire, dell’architettura e delle arti grafiche, che si espandono sempre più nella sfera della multimedialità, la scrittura assurge al ruolo di strumento marginale seppur fondamentale. Un mondo in cui l’immagine, sia essa statica o in movimento, astratta o tecnica, gioca il ruolo principale, la scrittura si frappone nella fase di accentuazione e sintesi di un concetto già rappresentato figurativamente.

Potrebbe stare a margine di un lavoro come anche nella parte centrale e più impattante di un processo comunicativo e rappresentativo.

Nel mio caso, la scrittura in prosa occupa un ruolo importante tanto quanto quello dell’espressione grafica.

Il processo artistico, a livello concettuale, non è normato da regole e procedure quanto piuttosto da criteri e canoni.

È buona norma seguire un criterio procedurale per fasi, dal concepimento di un’idea, passando alla sua rappresentazione preliminare, cioè la fase in cui si compiono le scelte progettuali più importanti, arrivando alle fasi finali di definizione dell’idea ormai consolidata.

Durante tutto questo procedimento la scrittura è sempre presente, come accompagnatrice di un percorso costituito da più strumenti tesi tutti al conseguimento di uno stesso obiettivo.

Gli schizzi su carta di un progetto tecnico o grafico sono un amalgama di disegno e scrittura, un dualismo spesso imprescindibile per la comprensione l’uno dell’altro.

Così come nella fase di definizione la scrittura funge da strumento per relazionare e descrivere un progetto definito in tutto il suo insieme e completo di tutte le sue parti.

La scrittura non rappresenta unicamente uno strumento utile alla professione, anzi è soprattutto un canale di sfogo per le emozioni, le ispirazioni, le passioni.

Una passione per un determinato ambito professionale in cui non si opera personalmente, può trovare il proprio sfogo e appagamento attraverso la scrittura. A tal proposito possiamo aprire una parentesi sui lati positivi del progresso tecnologico, il quale dietro molti difetti (la micro-comunicazione nella telefonia) e le sue insidie (tutti i rischi derivanti dalla realtà virtuale nel web) nasconde anche una moltitudine di possibilità e occasioni per la divulgazione e la condivisione culturale, se utilizzato bene e con parsimonia.

Uno chef può diffondere il suo sapere e la sua passione attraverso un blog, così come allo stesso modo un aspirante giornalista può trovare occasioni per esprimersi. Un appassionato di cinema può sentirsi vicino a quel mondo scrivendo le sue opinioni sotto forma di recensioni e articoli, da diffondere per puro spirito di condivisione e di confronto con gli altri.

Grazie ancora a Giulio Muto per aver condiviso le sue belle riflessioni, mi auguro che avremo occasione di conoscerlo sempre meglio in futuro. Ti aspetto nei commenti in fondo alla pagina!