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Visioni

Parole e istanti

Parole al crepuscolo.

Sera
tu scendi
a me cara
ti attardi nella luce
calma.

Parole brevi.

Rifugio
parola scritta
tu sei, oggi
quando il giorno finisce
rapito.

Parole nuove.

Quando
gli occhi
vedono l’alba
un altro inizio sorge
ovunque.

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Visioni

Parole vecchie e nuove

Altallenare.

Movimento oscillatorio tipico della vita, in cui ci è richiesto di consolidare ogni giorno pazienza, energie, volontà per attraversare i momenti difficili e volare ogni volta più in alto, con l’aria a rinfrescarci il viso.

Altre parole vecchie e nuove sono in arrivo qui.

Ho scritto questa parola a marzo 2018, ma sembra fatta per questi giorni.

C’è una parola, anche inventata, che descrive il tuo stato d’animo nei nostri tempi?

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Visioni

Parole per il terzo figlio

Oggi è il terzo figlio che mi chiama.

Non quello mio, perché non ce l’ho, ma tutto ciò che potrebbe esserlo.

Non ho sentimenti di mancanza, incompiutezza, assenza: non si tratta di questo.

Mi chiama da mesi.

Mi chiama di più in questi giorni a casa.

Il terzo figlio prende vita fuori e dentro me, in persone, sguardi, progetti, sogni, desideri, aspirazioni.

Tutto ciò che mi attraversa mi dona qualcosa, io dono qualcosa, tutto diventa terzo figlio.

Divido, condivido, moltiplico: non sono fatta per i conti.

Se in apparenza il dono toglie, nel concreto moltiplica.

I miei figli hanno un fratello infinito che ogni giorno, a poco a poco, rende infinito il mio orizzonte.

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Prospettive Visioni

[link] Parole dal 2020

È uscita la mia nuova lettera, la numero 15.

Vorrei iniziare a condividere con te alcune esperienze di rottura (e al contempo di apertura) che sto avviando, in un percorso di elaborazione e sperimentazione di progetti collaborativi.

Sto avviando un nuovo approccio al mio fare, in modo che la sperimentazione sia sempre più consapevole e produttiva, non solo per me ma per le persone coinvolte.

Buona lettura, e buon 2020!

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Radici Visioni

[progetti] Parole per ricominciare

Conosco il progetto C+B da parecchi anni, e sono grata per avervi incontrato donne magnifiche.

Nel tempo, nei tanti articoli pubblicati, ho trovato spunti e risposte eccellenti ai miei piccoli e grandi dubbi sull’intreccio di temi che ruotano intorno al lavoro da professionista, in moltissime sfaccettature: dalla crescita personale alle materie fiscali, dalle indicazioni pratiche sulla Seo all’uso dei social.

Dopo essere stata lettrice di C+B per un bel po’, da circa un anno sono diventata autrice e, da gennaio, faccio parte dello staff editoriale: sono fiduciosa nell’intraprendere un nuovo sentiero condiviso e collaborativo, che possa essere utile a chi cerca strumenti per vivere sempre meglio la propria attività e la propria identità professionale.

Ringrazio la capitana Francesca Marano e Daniela Scapoli sia per lo splendido lavoro fatto sino ad ora (e per tutto ciò che continueranno a fare) sia per la fiducia nel passare le consegne al nuovo staff.

Andiamo?

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Visioni

[link] Parole lette

Cristina Dal Farra ha letto a voce alta un breve racconto che ho scritto anni fa.

Qualunque sia il valore del testo, Cristina gli ha donato davvero un soffio delicato e potente, quel soffio che porta vita.

È solo un soffio, lievissimo e costante. No, non voglio. Ma quel soffio torna in tutte le mie notti. Negli occhi, nelle orecchie, tra le mani. Poi è successo. 

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Prospettive Visioni

[i miei ospiti #2] Scrivere e progettare, di Giulio Muto

Giulio Muto si occupa di architettura e di grafica, inoltre è un grande appassionato di cinema: qui puoi leggere un suo pezzo. L’ho incontrato quasi per caso attraverso Telegram, e da quel momento non abbiamo più smesso di interagire, in modo sempre più costruttivo. Ha un fare discreto che mette in risalto la sua professionalità, il suo entusiasmo e la sua energia. Qui puoi leggere la puntata precedente.

L’arte dello scrivere accompagna chiunque da sempre.

Preceduta storicamente dalle arti figurative, strumento espressivo di un’esigenza quasi primordiale di trasporre i pensieri in immagini, la scrittura costituisce lo strumento con il quale diamo una forma strutturata e precisa traducendo i pensieri in parole.

Nell’ambito del costruire, dell’architettura e delle arti grafiche, che si espandono sempre più nella sfera della multimedialità, la scrittura assurge al ruolo di strumento marginale seppur fondamentale. Un mondo in cui l’immagine, sia essa statica o in movimento, astratta o tecnica, gioca il ruolo principale, la scrittura si frappone nella fase di accentuazione e sintesi di un concetto già rappresentato figurativamente.

Potrebbe stare a margine di un lavoro come anche nella parte centrale e più impattante di un processo comunicativo e rappresentativo.

Nel mio caso, la scrittura in prosa occupa un ruolo importante tanto quanto quello dell’espressione grafica.

Il processo artistico, a livello concettuale, non è normato da regole e procedure quanto piuttosto da criteri e canoni.

È buona norma seguire un criterio procedurale per fasi, dal concepimento di un’idea, passando alla sua rappresentazione preliminare, cioè la fase in cui si compiono le scelte progettuali più importanti, arrivando alle fasi finali di definizione dell’idea ormai consolidata.

Durante tutto questo procedimento la scrittura è sempre presente, come accompagnatrice di un percorso costituito da più strumenti tesi tutti al conseguimento di uno stesso obiettivo.

Gli schizzi su carta di un progetto tecnico o grafico sono un amalgama di disegno e scrittura, un dualismo spesso imprescindibile per la comprensione l’uno dell’altro.

Così come nella fase di definizione la scrittura funge da strumento per relazionare e descrivere un progetto definito in tutto il suo insieme e completo di tutte le sue parti.

La scrittura non rappresenta unicamente uno strumento utile alla professione, anzi è soprattutto un canale di sfogo per le emozioni, le ispirazioni, le passioni.

Una passione per un determinato ambito professionale in cui non si opera personalmente, può trovare il proprio sfogo e appagamento attraverso la scrittura. A tal proposito possiamo aprire una parentesi sui lati positivi del progresso tecnologico, il quale dietro molti difetti (la micro-comunicazione nella telefonia) e le sue insidie (tutti i rischi derivanti dalla realtà virtuale nel web) nasconde anche una moltitudine di possibilità e occasioni per la divulgazione e la condivisione culturale, se utilizzato bene e con parsimonia.

Uno chef può diffondere il suo sapere e la sua passione attraverso un blog, così come allo stesso modo un aspirante giornalista può trovare occasioni per esprimersi. Un appassionato di cinema può sentirsi vicino a quel mondo scrivendo le sue opinioni sotto forma di recensioni e articoli, da diffondere per puro spirito di condivisione e di confronto con gli altri.

Grazie ancora a Giulio Muto per aver condiviso le sue belle riflessioni, mi auguro che avremo occasione di conoscerlo sempre meglio in futuro. Ti aspetto nei commenti in fondo alla pagina!

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[i miei ospiti #1] Che scrivo? Di Samantha Rocca

Da oggi, nel mio blog lascio spazio anche a ospiti scelti che lavorano con la scrittura e la utilizzano come strumento principale oppure trasversale. Nel caso di Samantha Rocca, autrice dell’articolo che segue, la scrittura è protagonista della sua attività professionale – collegata al design e a molto altro, come potrai apprendere dal suo racconto – e del progetto Mamibum, capace di portare uno sguardo nuovo e fresco sul mondo delle mamme. Ma ora lascio la parola a Samantha, che ci parla di sé con il sorriso. Buona lettura! Federica

Un giorno mi diedero una penna, ed io iniziai a volare.

Così è come mi sento quando inizio a scrivere, fluttuando in una nuvola colorata di pensieri, al di sopra di ogni preoccupazione e lontana da ogni meccanismo ingrigito della nostra società.

Solo lì, al di là delle nuvole, proprio dove volano gli aerei, trovo la pace ed ogni ispirazione. Per questo forse amo viaggiare.

Mi chiamo Samantha, per quasi tutti Sami, per gli amici dominicani “La italiana loca” e per le seguaci della mia pagina web “Mamibum”. Sono simpatica, carina e attiva. Assumetemi 🙂 Scherzo. Aggiungo, sono anche ironica, credo sportiva e mi reputo un’appassionata scrittrice.

Vengo dal mondo delle favole o dal mondo delle frivole come preferite.
C’è chi la ama e chi la odia, parlo di lei… della Moda!

Non sono gli abiti ad avermi colpito, ma tutto quello che hanno dentro, dietro ed attorno.

Parlo del linguaggio silenzioso dell’abbigliamento. Perché gli abiti parlano, scrivono, e raccontano storie. Noi indossatori queste storie le personalizziamo, le stravolgiamo e a volte le riscriviamo. O le cancelliamo del tutto.

Mi diverte interpretare i linguaggi della strada, i segnali della società, e i messaggi delle pubblicità. Spesso scrivo le mie riflessioni e le condivido con amici e addetti ai lavori.

Così negli anni mi sono appassionata ai media, alla comunicazione verbale e non, alla sociologia e alle basi della psicologia. Passando per la PNL e la filosofia, convertendomi così in attenta osservatrice alla ricerca di nuovi Trend.

Tutto quello che è Linguaggio mi appassiona, tanto che dalle parole, sono passata a studiare le lingue straniere, per poi approdare ai linguaggi dei computer, l’html e molti altri.

Oggi mi occupo di Comunicazione Strategica, Ricerca Tendenze per il design, Grafica e Sviluppo web. Il mio mestiere potrebbe sembrare per lo più Visual, creazione di moodboard, presentazioni, campagne, loghi, siti internet… Ma vi assicuro non è così.

Le parole e la scrittura diventano essenziali per la buona riuscita di un qualsiasi progetto creativo!

Sappiamo bene che la sintesi è il dono dei bravi comunicatori, il super potere che porta all’effetto WOW e alla buona riuscita dell’acquisto – se la pensiamo in ottica pubblicitaria. Proprio per questo, tutto quello che è testo, quello che è il copy – utilizzando il linguaggio moderno, risulta essere di fondamentale importanza.

A questi livelli, quando si tratta di progettare o ridisegnare una strategia, le fortunate parole elette devono avere una forza incredibile.

Devono gridare ed essere chiassose in questo marasma del mercato odierno. Oppure essere del tutto silenziose… e contro tendenza.

Proprio per questo ho dato vita a “Wild Wild Word”, un progetto dedicato al “selvaggio” mondo delle parole. Un glossario di tendenza per esperti comunicatori e curiosi.

La scrittura è per me uno strumento potentissimo. Lavoro spesso con Key Words e concetti brevi, che il più delle volte mi vengono richieste a cornice dei progetti.
A volte addirittura, le parole me le invento. Creo dei neologismi curiosi per rendere il concetto ancora più immediato, rispetto all’utilizzare parole che conosciamo.

E quanto adoro le onomatopeiche, totalmente sottovalutate! Per non parlare poi dei giochi di parole. Ho un rapporto giocoso con la scrittura! Lo ammetto, volevo iniziare questo testo con “ABCiao a tutti…“ ma mi è sembrato un po’ troppo infantile ed ho optato per una frase a effetto. Vedete… le apparenze! Quanto ingannano.

Le parole, come i vestiti… nascondono qualche verità e dicono alcune bugie. O al contrario, sta a noi interpretarle!

Scrivere il più delle volte mi diverte molto, mi piace condividere quello che penso e raccontare le mie storie ad altri. Forse perché in persona spesso sono più riservata hehe.

Per esempio, parlo di me e della mia famiglia in una pagina web che gestisco… potete leggermi su mamibum.com e scoprirete che lì scrivere non è un lavoro, ma è più che altro un divertimento, uno storytelling che mi intrattiene molto.

Altre volte scrivere mi aiuta. Diventa la “pillola del buon umore”, che mi permette di sfogarmi e di lasciare sul foglio quello che non voglio portarmi dentro. Mi alleggerisco di qualche grammo e lascio spazio solo alle cose belle – e alle frivolezze, ovvio!

Nella mia vita ho scritto di tutto, lettere d’amore, lettere di scuse, lettere d’addio, lettere d’accompagnamento ai cv – che incubo oddiooo! Così come ho scritto racconti, storie vere, storie finte, e riflessioni profonde in momenti pindarici.

Scrivere, come nuotare, come fare yoga… lo interpreto come una forma di disciplina, serve spesso a riordinare le idee, e a sgarbugliare temi complessi.
Si tratta di un’attività che consiglio a tutti, come camminare e leggere. Altrettanto utili allo spirito.

Ho sempre detto che un giorno scriverò un libro, penso di non essere la sola. Ho conosciuto già almeno una decina di persone che hanno avuto la stessa idea. Che originali eh.

Forse quindi il desiderio di urlare le proprie parole al mondo, è il desiderio di tutti?

Io penso di sì, per questo ho capito di non aver più bisogno di un libro. Mi accontento di condividere i miei pensieri con le persone a me care, amici e colleghi 🙂

C’è una frase molto bella che vorrei condividere con voi.
Vi darà l’energia giusta!

Do not try to be original, just try to be good”, Paul Rand.

Trovo che questo concetto sia magnifico. Adesso potete smettere di sbadigliare, ho finito 😉

Vi abbraccio!
Samantha Rocca

Grazie ancora a Samantha Rocca per il suo contributo. Ti consiglio di passare a trovarla nei suoi progetti web e di seguirla per conoscerla sempre meglio. Al prossimo post!

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2 + 2 fa sempre 5

Sto per scrivere delle cose strane.

Vuoi proseguire?

Condivido una breve riflessione che mi piacerebbe portare anche nella mia scrittura, professionale e personale, una volta che avrò capito bene se e come applicarla.

In primo luogo, come forse sai sono per la lentezza, che non è il contrario della velocità, e questo è la base di tutto.

Poteri nascosti?

In secondo luogo, a livello puramente intuitivo e senza aver approfondito nulla in merito, da qualche tempo sto riflettendo su alcuni – mi si passi il termine – poteri nascosti che mi sembra abbiamo come persone, derivanti da una sorta di salto, o meglio di ponte tra la nostra razionalità e un piano più istintivo.

Mi sono sempre considerata una persona creativa, ma ho anche scoperto che qualche volta sono bloccata da una forte, forse eccessiva razionalità.

In questo senso, per iniziare a sbloccarmi mi sono state d’aiuto nuove esperienze iniziate da qualche mese.

Strumenti

Per fare un esempio, alcuni semplici esercizi di teoria musicale che ho eseguito come principiante mi hanno spinto a pensare, per quel poco, anzi pochissimo che credo di aver fatto, che come esseri umani siamo dotati di una strumentazione raffinatissima: ci farebbe bene conoscerla meglio, e in più ci converrebbe avere fiducia in lei.

In questi esercizi, probabilmente molto semplici per una persona che conosce davvero la musica, sono stata costretta a smettere di ragionare su quello che stavo facendo nel preciso istante presente, per fermarmi su quanto avevo ascoltato appena prima, su quanto potevo leggere appena dopo e sull’unire tutto questo al gesto delle mie mani, ciascuna delle quali doveva eseguire un compito diverso.

Con un altro ingrediente in più, al quale non avevo mai pensato: la fiducia.

Digressione: dai il tempo, tieni il tempo

Si è trattato di fidarsi di una nuova abitudine presa da una parte del mio corpo, in questo caso dalle mie mani, vale a dire tenere il tempo.

Tra l’altro: tenere il tempo, dare il tempo. Ma chi lo tiene, chi lo dà, il tempo? Chi sono io per prendere o dare il tempo?

E prima di tenere il tempo, il mio tempo, chi lo aveva tenuto, o dato, prima?

Ma qui si apre un altro discorso, cui ho già fatto cenno qualche mese fa:

Dai tu il tempo. Chi? Io? Che cosa? È bastata una richiesta a smuovere qualcosa di imprevisto, una richiesta forse abituale per un buon maestro che insegna teoria musicale, ma non per una allieva un po’ anziana che cerca di perdere vecchie abitudini e di trovarne nuove e buone. Il tempo è qualcosa che la musica misura, con la precisione che serve per comprenderlo ma non per levargli il suo respiro di infinito. Al tempo non si comanda, ma lo si può vivere dandogli il massimo valore. Questo è stato il cortocircuito di pensieri, nell’istante in cui il maestro attendeva il mio tempo, sorridendo. Allora, dai tu il tempo?

Fidarsi della fiducia

Collegata a questa sensazione di ascolto del prima e di visione del dopo, c’era la consapevolezza di ciò che stava facendo il mio corpo in quel momento.

Ma non era una consapevolezza qualsiasi: era una sorta di fiducia nel fatto che non tutto fosse chiuso nelle mie mani o che tutto dipendesse da loro, ma che ci fosse qualcosa di molto più grande, una prospettiva impensata e vasta, un orizzonte in questo caso musicale, a con-tenere, a tenere insieme il tutto.

Quindi, se non tutto dipende da me, perché mi devo accanire?

Ciò che ho sperimentato nei miei primi passi musicali è, forse, applicabile anche altrove?

Imprevisti e conti che non tornano

Nel vissuto quotidiano ci sono dei processi, degli avvenimenti che possiamo facilitare a seconda del nostro atteggiamento, e a volte succede qualcosa di imprevisto: la somma dei singoli eventi non è perfetta, anzi, il risultato è maggiore di ciò che ci si aspettava.

Questa cosa mi è accaduta anche lavorando con un buon team: il risultato non è mai la somma perfetta di tutte le competenze, ma è molto di più, il valore creato è molto maggiore, il risultato molto più grande e ricco di nuove connessioni.

Banale? No.

Prima e dopo

Ma che cosa succede, allora?

Mi sono accorta che, per esteso, intorno ad ogni nostro gesto, come intorno ad ogni nostra parola, c’è un intero ecosistema, fatto di istanti presenti circondati da un prima, da un dopo e da un ponte di intuizione che fa compiere dei salti tra quanto si pensava di non saper fare e quello che poi invece sarebbe stato fatto, con molta sorpresa e meraviglia.

Qualche volta mi trovo a pensare: e se applicassimo ovunque questa percezione intuitiva non potremmo fare tutto molto meglio, anche sul piano delle relazioni e della comunicazione, con meno preoccupazioni e più soddisfazione?

Non si tratta di empatia, o meglio: non solo.

Si tratta di una visione molto più ampia e aperta al nuovo, capace di fare tesoro del prima e che a volte sa leggere il dopo, ma senza vincolarlo.

Ora dimmi: ho una fervida immaginazione, oppure ho bisogno di riposo?

2 + 2 fa sempre 5

Mi viene in mente un detto diffuso: in ogni cosa che intraprendi, butta il cuore oltre l’ostacolo.

E, se non fosse sufficiente: 2 + 2 fa sempre 5, borbotta mio padre.

[aggiornamento: nella storia, la questione del 2 + 2 = 5 ha avuto anche implicazioni complesse se non inquietanti, come ho scoperto qui, ma in questo breve articolo rimango sul concetto di un pensiero creativo che non si costringe in una gabbia, desideroso di ritrovarsi ampliando i propri orizzonti]

Gli elementi imprevisti, gli elementi catalizzatori, che connettono, che fanno spiccare il volo sono forse poco visibili e in apparenza deboli.

Sono segnali da non sottovalutare, ma sempre presenti: per chi li vuole cogliere.

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Parole sugli scaffali

Mi sono persa tra le mille confezioni di sapone.

Non frequento molto i supermercati, soprattutto quelli grandi, e quando vado cerco di uscirne presto, perché poi mi capitano certe cose.

Capita che mi perdo.

Sapevo già quale prodotto acquistare, ma mi sono persa ugualmente.

Mi sono messa a catalogare.

A catalogare ciò che era già stato catalogato, selezionato, preordinato.

C’è il sapone neutro (però, mi dicevano, non significa che il pH sia neutro), quello alla mandorla, quello antibatterico.

Interessante.

C’è il sapone liquido e c’è il sapone tradizionale.

La confezione che comunica con il minimo indispensabile, e quella con l’horror vacui.

Oh no.

Il sapone a prezzo pieno, e quello in sconto solo per i più fedeli.

C’è questo e c’è quell’altro.

Bene.

Mi sono persa a guardare, a comparare, a borbottare tra me e me.

Quanti saponi, tutti saponi, mille saponi.

Con l’addetta sorridente alle mie spalle, e il suo carrello di nuovi arrivi da scaricare.

Cose che piacerebbero a certe copy, aiutare l’addetta sorridente a riempire gli scaffali.

Per mescolare tutti quei saponi ordinati con qualche parola fuori schema.